
Il libro è la testimonianza diretta di un inviato di guerra, Marcello Ugolini, che alla fine della sua straordinaria carriera sente il bisogno di raccontarci pagine di storia che egli ha vissuto... "Avete mai sentito un brivido corrervi lungo la schiena per la paura o per un pericolo scampato? Io sì, svariate volte. È una sensazione tremenda. Chi mi conosce sa che nel corso della mia professione giornalistica ho lavorato per vari quotidiani della carta stampata, concludendola al Giornale Radio Rai. Nella maggior parte della mia vita lavorativa ho avuto l'immensa fortuna (guadagnata sul campo) e il grande piacere di aver svolto la mansione di inviato speciale; raramente sono stato inchiodato su una sedia in Redazione. Non racconterò delle politiche disastrose che hanno scatenato la guerra in vari Paesi del mondo. A riguardo ho una mia opinione, forse molti di voi non saranno d'accordo con me, ma ve lo garantisco, l'ho toccato con mano: gran parte dei conflitti di questi ultimi anni si sono verificati là dove impera o ha imperato il comunismo, provocando la povertà più nera per le popolazioni."
Uto Ughi ha soltanto tre anni quando il suo primo maestro, l'amico di famiglia Ariodante Coggi, gli mette in mano un violino minuscolo, e glielo lega al collo perché non cada. Nasce cosi uno dei più grandi talenti musicali del nostro tempo, un esecutore dalla naturale e precoce attitudine a "tirar l'arco", che calca, ad appena sette anni, i palcoscenici dei teatri per i primi concerti in pubblico. Tuttavia questo libro non si limita a ripercorrere l'apprendistato del musicista, le lezioni con George Enesco, i concerti tenuti in tutto il mondo, i sodalizi artistici con i più grandi interpreti degli ultimi cinquant'anni. Questo libro ci svela un inedito Uto Ughi, un uomo che, lontano dai riflettori, ama la letteratura, i viaggi e la natura, il silenzio consapevole e i luoghi del mito, dove poter ritrovare se stesso. Capace come pochi di mantenere intatto nel tempo il rapporto con il pubblico, Uto Ughi condivide per la prima volta con i lettori i tesori accumulati durante il suo cammino professionale e umano, e mette insieme il racconto di una vita ricca di passioni.
Francesco di mestiere fa l'educatore, e di esperienza con bambini e ragazzi ne ha tanta, ma quando diventa papà di DA1 (il primogenito) e DA2 (il secondogenito, a soli sedici mesi di distanza) scopre che essere genitore è un lavoro completamente diverso: meraviglioso, sfiancante, entusiasmante, e soprattutto a tempo pieno e orario continuato. Come tutti i bambini, DA1 e DA2 sono vivacissimi e curiosi, e bombardano i genitori di domande complesse, stravaganti, ridicole o profondissime su ogni argomento possibile. Mamma Stefania ha trovato una soluzione geniale: "Andate da papà, che ve lo spiega lui". E a Francesco non resta che armarsi di tanta pazienza - e di una sana dose di ironia - e prepararsi a rispondere. Dopo i racconti di tante mamme, finalmente arriva una voce maschile a esporre la "versione del papà", rivelandoci che anche i padri amano in modo viscerale, e vivono intensamente tutte le emozioni e la complessità del diventare genitori. Senza nascondere i pensieri negativi, o i momenti di paura e debolezza, questo libro tenero e divertente ci catapulta nella vita quotidiana di una famiglia di oggi, in cui tante mamme e tanti papà si riconosceranno. E magari troveranno qualche spunto per rispondere con il sorriso sulle labbra alle domande impossibili dei propri figli.
Chi sono e cosa fanno pm, gip, gup, giudici dibattimentali, imputati, difensori, polizia giudiziaria, ufficiali giudiziari e "terzi" che appaiono sulla scena del procedimento penale. Come si può giungere a privare una persona della libertà. Quali sono i poteri del giudice e delle parti durante la celebrazione di un giusto processo, funzionale alla verifica dell'accusa nel rispetto dei diritti della difesa.
Studiare l'avversario, i suoi punti di forza e di debolezza; conoscere alla perfezione il terreno di battaglia, ma anche i propri limiti; giocare di anticipo, con manovre e scelte tattiche inaspettate; contare sulla massima velocità nel passaggio delle informazioni (che saranno carpite al nemico da un nutrito esercito di spie) e nell'organizzazione delle contromosse: queste sono le linee guida del libro "Arte della guerra", il trattato militare attribuito a Sun Tzu, scritto probabilmente nel VI secolo a.C. Tutto ciò farà sì che ogni azione abbia la massima efficacia possibile ed eviti inutili stragi. L'opera ha influenzato nei secoli non solo la filosofia orientale, ma anche il mondo occidentale, ispirando grandi condottieri del passato e divenendo oggi un libro di culto per migliaia di manager e dirigenti aziendali dal momento che ci insegna a gestire anche situazioni conflittuali della vita quotidiana.
Per Mike la boxe non è mai stata uno sport, o un divertimento. È stata questione di vita o di morte, in cui l'allenamento duro, spietato, e la rabbia segnavano la differenza tra un'esistenza misera, da sbandato, e l'esistenza punto e basta. Cresciuto praticamente senza padre, in un ambiente in cui gente che diceva di amarsi si spaccava la faccia a vicenda, terrorizzato in casa e fuori, era un bambino grassoccio, timidissimo, bersaglio degli scherni dei ragazzi più grandi, che lo chiamavano "Fatina". Si è definito spesso la pecora nera della famiglia, ma per tutta l'infanzia è stato docilissimo, sempre in cerca di riconoscimento e di calore. Il candidato ideale alla delinquenza di strada, e al carcere minorile, dove infatti finisce. Proprio il carcere, e non sarà l'unica volta della sua vita, lo salva. Bastava qualcuno che gli instillasse un grammo di speranza in corpo e sarebbe arrivato sulla luna. A vent'anni diventa il più giovane campione del mondo dei pesi massimi, una furia nera che incute paura sia dentro che fuori dal ring. Ma il successo è un cavallo imbizzarrito, che bisogna saper domare, altrimenti ti disarciona. E non sempre è facile se le sirene del passato ti chiamano, e l'uomo che ti ha insegnato tutto ti lascia solo troppo presto a cavalcare la belva che lui stesso ha alimentato. La stessa che ti rende imbattibile sul ring, e ingestibile fuori. Vittorie, soldi, fallimenti, donne, alcol, violenza, prigione, droga entrano ed escono dalla sua vita come un vortice.
"La città di Dapur, protetta da una doppia muraglia in cima a una collina, appare inespugnabile. Ma né frecce né macigni, che gli ittiti scagliano dall'alto, possono fermare l'assalto degli egiziani guidati dal loro faraone. Senza nessuna protezione, armato solo del suo coraggio, è Ramses a portare i suoi soldati alla vittoria". Ramses sapeva cosa fa di un faraone un grande faraone. Sapeva che doveva essere un guerriero indomito, un sontuoso costruttore, un padre prolifico, e una divinità in terra. Solo così il suo nome sarebbe stato conosciuto, rispettato e temuto in tutto il mondo antico e per i secoli a venire. Ramses ha fatto tutto questo. Ha condotto battaglie vittoriose e disseminato l'Egitto di monumenti e statue celebrative. Si è trasformato in un modello per i suoi successori, molti dei quali hanno adottato il suo nome per vantare una seppur inesistente discendenza. Ha fatto di sé stesso l'archetipo del faraone. Discernendo tra mito e verità e raccogliendo nuove prove archeologiche, l'egittologa Joyce Tyldesley ricostruisce la vita e i tempi di Ramses II, dagli sfarzi delle corti ai rapporti con i popoli confinanti, alla costruzione della propria leggenda.
Charlie Brown, Snoopy e tutti gli altri personaggi dei fumetti di Schulz cosa c'entrano con la psicologia? Abraham Twerski, attraverso la sua esperienza di psichiatra, ha scoperto che l'arguzia e la saggezza delle strisce di Schulz non fa solo sorridere i propri pazienti, ma li aiuta a vedere se stessi sotto una nuova luce e a capire la radice dei loro problemi.
La tesi di Jean M. Twenge è semplice ma rivoluzionaria: i ragazzi non sono più quelli di un tempo. Sono nati negli anni zero del Duemila, sono cresciuti costantemente connessi, immersi negli smartphone (iPhone in particolare) e nei social network. La rete ha preso il sopravvento sui rapporti faccia a faccia e i giovani di oggi sono più aperti e più attenti delle precedenti generazioni, ma anche più ansiosi e infelici. E sono immaturi, infantili: non bevono, usano meno droghe e fanno meno sesso, ma sono anche meno pronti ad affrontare la vita reale, al punto di essere sull'orlo della peggior crisi esistenziale di sempre.

