
Questo lavoro ci offre un quadro puntuale ed esauriente sul ministero del diacono.
Il corpo del logos, «bello o brutto, splendente o piagato e piegato» (P. Sequeri), è l'unica condizione cristiana della pensabilità di Dio; non vi è altro differenziale che giustifichi la presenza del cristianesimo sulla scena del mondo. Gesù è il Dio toccato dalla storia e la storia è il luogo in cui questo Dio è messo alla prova.
Parlare di Dio nel corpo di Gesù vuol dire collocare il discorso teologico cristiano nel cuore della cultura contemporanea. Non si tratta solamente di un'interlocuzione con la contemporaneità, con le sue ragioni e i suoi tratti problematici, ma del posizionamento in cui ne va del cristianesimo stesso di essere un 'possibile effettivo' nel plurale della socialità europea. Il compito pubblico della teologia «non consiste nel raccogliere i frammenti disseminati del cristianesimo in una nuova forma unitaria di coestensione della fede alla socialità, ma nel percepire il "cristiano", che abita ormai ospitalmente in corpi estranei, riconoscendolo come proprio esattamente in questa sua estraneità senza ritorno e consegnandolo definitivamente a essa» (dal capitolo III).
Lo studio tenta di dire il Dio di Gesù nella cultura contemporanea, non come privilegio di una fetta eletta di popolo, ma a favore del plurale della socialità.
Sommario
Introduzione. I. LA FIGURA DI GESÙ: DALLA DIMOSTRAZIONE ALLA POSIZIONE. 1. Inquadramento storico della questione. 2. Quale paradigma storico per il Dio di Gesù? 3. Il dito di Tommaso. 4. Posizionamento di Dio, dislocazioni della fede. II. LA QUALITÀ DELLA MANIFESTAZIONE CRISTIANA DI DIO. 1. L'attestazione. 2. Piccola criteriologia della verità attestata. 3. Gesù: a testimonianza per Dio. III. NELLE TRAME DELLA SOCIALITÀ. 1. Il testo e la storia. 2. Scrittura e critica. Istantanee di un rapporto inquieto. 3. Senso della fede e Gesù storico. 4. Scrittura - Cultura - Teologia. IV. ABBOZZI PER UNA FENOMENOLOGIA DI GESÙ. 1. Teologia e fenomenologia. 2. La carne di Gesù: approcci fenomenologici a un tema cristologico. 3. Il Dio sensibile. 4. Il corpo quale differenziale cristiano di Dio. 5. Quello che resta…
Note sull'autore
MARCELLO NERI, teologo e pubblicista, attualmente è ricercatore presso l'Istituto di teologia fondamentale dell'Università di Graz (Austria), membro del gruppo di ricerca «Commu(nicat)ing Bodies. The Body as Medium in Religious Symbol Systems» (Università di Graz e Zurigo, Fondazione Kessler di Trento) e redattore de Il Regno. È stato professore di teologia sistematica presso la Facoltà teologica dell'Emilia Romagna e professore invitato all'Università di Vienna. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La testimonianza in H.U. von Balthasar. Evento originario di Dio e mediazione storica della fede, EDB, Bologna 2001; Gesù. Affetti e corporeità di Dio. Il Cuore e la fede, Cittadella, Assisi 2007; Nell'acqua e nello Spirito. Riflessioni per il battesimo dei nostri bambini, EDB, Bologna 2008; Il monte e la senape. Meditazioni sul Simbolo apostolico, EDB, Bologna 2009.
Un testo che esprime profonda fiducia nella umana capacità di discernimento senza ignorare la complessità del presente e le distorsioni degli stili di vita dominanti.
Il fecondo quanto inaspettato intreccio tra i percorsi di Pieper e di Bonhoeffer - due interpreti della sapienza della Parola e della ricerca umana di senso - sollecita ad assumere la ricerca del vero e del bene come fecondo lievito operante nella storia, contestando radicalmente qualsiasi rassegnata accettazione dell'esistente.
Sapienza e intersoggettività, autonomia della coscienza ed esercizio del discernimento rendono possibile la realizzazione di un'esistenza autenticamente umana senza rinchiudersi nella logica del privilegio di sè.
Questo breve saggio di Inos Biffi ha come intento quello di risvegliare o anche creare il gusto per il Paradiso di Dante, nel quale la poesia pura ha raggiunto il suo vertice sublime. La terza cantica della Commedia è ritenuta la più difficile, quasi la più arida, rarefatta com'è di immagini, la più ardua nel linguaggio. E infatti essa trasporta in un altro mondo, ultraterreno, privo della visibilità e della sagoma sensibile dei primi due, tutto plasmato di luce, nella quale si annidano i beati. La prima parte del volume inizia alla comprensione della cantica illustrandone il senso nel percorso letterario e spirituale del poeta e mettendo in luce il suo carattere teologico. Nel Paradiso il mistero cristiano appare nella sua "forma": Dante con la sua poesia abbellisce la teologia, la rappresenta come canto, nella sua lirica e nella sua estetica. Quindi il Paradiso come una cattedrale di luce. La seconda parte offre alcuni assaggi di commento al canto X.
Da tali degustazioni potrebbe sorgere il desiderio di inoltrarsi in questa incomparabile gloria del mistero, che per singolare grazia divina Dante ci ha lasciato.
Oggi l'opposizione tra il laicismo e la Chiesa cattolica, tra l'esistenza senza Dio, libera dai valori tradizionali, e l'esistenza nella fede cristiana, in Dio e con la libertà legata alle norme morali cristiane, sembra "essersi avviata su un binario morto". Il vero conflitto, invece, ha luogo tra i laicisti da un lato e i tanti laici dall'altro, che vivono con Dio e in libertà sulla base dei valori cristiani affermati dalla Chiesa. Percorrere quest'ultimo binario è lo scopo del libro, che mette a confronto la filosofia laicista di origine illuministica con la filosofia della grande tradizione filosofica cui si richiamano i laici cattolici, nonché la Chiesa stessa. Dopo un'analisi approfondita di questo tema centrale, il volume chiarisce alcuni fraintendimenti su punti talvolta ritenuti "irragionevoli" della fede cristiana, per poi affrontare la discussione dei temi più attuali nel campo dell'etica e in particolare della bioetica.
Guardare in faccia i nostri vizi è entrare nella complessità e nei meandri del nostro cuore. Conoscerci con realismo, senza scandalizzarci di ciò che scopriamo in noi, è un passo necessario per avviare un processo di maturazione umana e dare la scalata alle "virtù morali". Questo agile libretto, pur nella sua modestia, apporta un piccolo contributo a una grande causa: l'educazione morale. Presenta i classici sette vizi capitali così come li viviamo oggi, e alcuni vizi nuovi, tipici del nostro tempo e della nostra società.
A partire da salde basi teologiche, con particolare attenzione a problematiche esistenziali e attraverso il racconto della malattia che è stata per lui determinante, padre Körner spiega perché crede in una vita dopo la morte e mostra come la risposta personale all’interrogativo su che cosa ci attenda al termine della vita, determini anche il nostro orientamento esistenziale qui e ora.
Destinatari
Tutti, credenti e non.
Autore
Reinhard Körner, carmelitano, è direttore di esercizi spirituali e autore di successo.
L’Occidente cristiano ha ancora un dovere missionario nei confronti del resto del mondo? Ha ancora senso, al giorno d’oggi, mantenere un movimento che ha le sue radici e i suoi capisaldi nel lontano Ottocento?
"Ho incontrato un ragazzo torinese che stava partendo per la Mongolia. Non gli ho chiesto che cosa ci andava a fare, ma me lo sono chiesto io. Il punto è sempre questo. Cosa ci va a fare un ragazzo di 25 anni, con una grande fede, con molto spirito evangelico, in Mongolia? Una persona come me non se lo domanda perché pensa che il giovane non ci debba andare – è libero di farlo – ma il problema che pone la sua scelta è antropologico. Tra l’altro mi ha raccontato che è là con un collega del Camerun, e con altri tre confratelli di altri continenti. Un esempio sublime di cosmopolitismo, e non a Ulan-Bator, la capitale, ma in un posto sperduto dell’interno. Sembra un modello di sopravvivenza interetnica.
La domanda viene spontanea: che ci vanno a fare persone così quando all’interno della Mongolia la religione dominante è lo sciamanesimo, la cultura della terra? Così pure mi domando: perché gli indios yanomami devono imparare ad andare a messa? O i mongoli a confessarsi?
È una domanda – e non marginale – che mi pongo dal punto di vista antropologico, senza sminuire la buona fede di quelli che partono per la missione".
Da simili domande è nato questo libro. Temi a tutto campo sulla missione, i cambiamenti in atto, la crisi dei riferimenti tradizionali, i tentativi di rinnovamento, gli ostacoli che lo impediscono. Una discussione appassionante che, come il libro, ha l’unico scopo di aiutare a riflettere. E di proporre qualche piccola risposta.
Contributi di: Raniero La Valle, Maurizio Chierici, Maria Teresa Ratti, Paolo Boschini, Mario Menin, Nicola Colasuonno.
Nel documentario allegato, Professione Missionario, padre Marino Rigon esprime il senso dei suoi 55 anni in Bangladesh. Ha edificato una sorta di città-giardino per l’istruzione e la salute della popolazione di Shelabunia, è il grande traduttore di Tagore in italiano, ama e valorizza la cultura della gente tra cui vive, celebra in una chiesa decorata con simboli di religioni diverse. E ultimamente ha tradotto Pinocchio in bengali, una favola particolarmente accessibile alla sua gente. È dopo la visione di questo film che si è scatenato il dibattito di cui rende conto questo libro.
Professione Missionario
ideato e diretto da Mario Ghiretti, fotografato da Pier Paolo Pessini, montato da Nicola Tasso, prodotto da Emi. In DVD - durata 33’
Munari Giovanni - Ghiretti Mario
• Giovanni Munari, comboniano, è dal 2008 direttore dell’Emi. Per trent’anni è stato missionario in Brasile, a Salvador, Rio de Janeiro e São Paulo, cercando nuove forme di dialogo e incontro con il mondo afrobrasiliano e le realtà di emarginazione delle metropoli latinoamericane. Ha operato a lungo anche nel settore della comunicazione, dirigendo un giornale e una rivista.
• Mario Ghiretti, formatosi presso il Teatro Universitario di Parma, di cui divenne direttore nel 1969, dagli anni Ottanta utilizza la tecnica multivisiva come strumento narrativo. Sceneggiatore, produttore e documentarista, partecipa nel 1986 alla Biennale di Venezia e nel 1988 al Photokina di Colonia.
La fortuna di molti saggi recenti che si candidano a svelare intrighi, misteri e menzogne della religione, e in realtà sono alle prese con le sue caricature più aberranti ed improbabili, è così grande da suscitare sospetto. Risulta assai più feconda l’attenzione alla bellezza della religione, che emana dai gesti di chi accoglie il rapporto con Dio come fondamento della propria libertà. Dio infatti non si impone, non viola l’uomo, non lo seduce con la promessa di convenienze opportunistiche, di semplificazioni magiche, di gratificazioni infantili. Il rapporto con Dio forma la libertà, la sostiene nel suo compito di rispetto e apertura al mistero di sé, degli altri, del mondo.
Paolo Zini (1966) è religioso tra i Salesiani di Don Bosco. Laureato in Filosofia e Teologia è docente di Filosofia morale e Filosofia della religione presso il Centro Salesiano di Studio «Paolo VI» di Nave (BS) affiliato all’Università Pontificia Salesiana di Roma. Ha pubblicato presso l’editrice Glossa i volumi Semantica dell’onnipotenza. Hegel e Barth: Volto della storia, volto di Dio (2003) e Libertà e compimento. Saggio di filosofia della religione (2008). Con Fede & Cultura ha pubblicato La speranza del gesto educativo (2010).
Meditazioni teologiche sulla bontà di Dio verso l'uomo.
Il volume raccoglie e presenta un colloquio a più voci sul tema dell'agire, intrinseco alla riflessione morale. I grandi temi che riguardano l'agire: l'azione che rivela la persona, la persona che si compie nell'azione e la novità di Dio nell'azione umana - suddividono la prima parte del libro, che offre al lettore un pregevole panorama degli studi dei relatori invitati, che hanno costituito la base su cui si è sviluppato il confronto. Chiude ed arricchisce il volume una seconda parte, in cui è riportata una serie di contributi, suggeriti e suscitati dal tema del colloquio, che si aggiungono alle riflessioni precedentemente proposte sul mistero dell'agire.

