
Il XX secolo ha visto le chiese cristiane in un certo affanno per quanto riguarda il loro rapporto con la società: l’allontanamento delle grandi masse operaie dalla pratica religiosa, l’ateismo comunista al potere in ampie regioni del globo, la radicale secolarizzazione occidentale, l’emergere, anche in contesti tradizionalmente cristiani, del pluralismo religioso. Il pensiero teologico ha reagito a tali sfide con grande vivacità, facendo del Novecento uno dei secoli più ricchi dell’intera storia del pensiero cristiano. Il volume ripercorre i principali snodi della riflessione teologica recente, guidando il lettore, anche profano, in un’avventura intellettuale che proprio la nostra cultura, ampiamente scristianizzata, merita di conoscere.
«Questo mondo nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza, per non cadere nella disperazione. La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione» (Paolo VI, Messaggio agli artisti, 8 dicembre 1965).
«Troppo spesso, però, la bellezza che viene propagandata è illusoria e mendace, superficiale e abbagliante fino allo stordimento e, invece di far uscire gli uomini da sé e aprirli ad orizzonti di vera libertà attirandoli verso l’alto, li imprigiona in se stessi e li rende ancor più schiavi, privi di speranza e di gioia» (Benedetto XVI, Discorso agli artisti, 21 novembre 2009).
È in questo contesto che si inserisce la denuncia fatta da Ratzinger della nuova cultura iconoclasta oggi imperante, la quale, pur accettando di essere invasa da immagini di ogni genere, ha perso il gusto per l’immagine bella e significativa, dalla sfera artistica a quella letteraria, in particolare nell’ambito del sacro. Ciò esige una nuova educazione all’immagine che tenga conto del suo vero valore e delle possibili distorsioni che esso può subire, nonché dell’uso fatto da coloro che ne hanno saputo trasmettere lo spessore, anche nella sfera letteraria. A tal fine uniamo ad una disamina filosofica e teologica sull’immagine anche un saggio sull’esemplare e sapiente uso delle immagini, proposto da sant’Antonio da Padova nei Sermones, ove brilla la profondità delle splendide simbologie bibliche.
Descrizione dell'opera
Con stile chiaro ed essenziale, il volume presenta una riflessione sistematica su pace e guerra nel contesto teologico-morale dell'ultimo cinquantennio, esaminando il contributo specifico dei moralisti italiani.
La prima parte espone una visione essenziale del pensiero biblico, della storia della teologia e del magistero di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. La seconda parte è dedicata alla riflessione teologico-morale che segue un ordine tematico: la liceità/illiceità della guerra, la legittima difesa, l'ingerenza umanitaria, l'obiezione di coscienza, il terrorismo, ecc... Un'ampia bibliografia è utile strumento per la documentazione e per lavori di ricerca.
Nelle sue conclusioni l'autore constata come gli studiosi ribadiscano la necessità di abbandonare il principio del bellum iustum sulla base di due ragioni principali: le esigenze del Vangelo, che non lasciano spazio alcuno alla violenza, e l'insegnamento tradizionale, che ne decreta la fine a causa delle capacità distruttive della guerra moderna. Tale principio può essere al massimo rimpiazzato da quello dell'ingerenza umanitaria o dal diritto alla legittima difesa.
Sommario
Abbreviazioni. Introduzione. I. ELEMENTI DI TEOLOGIA POSITIVA. 1. La Scrittura e la storia della Chiesa: una panoramica. 2. La svolta teologico-pastorale di Pacem in terris e Gaudium et spes. 3. Paolo VI. 4. Giovanni Paolo II. 5. Benedetto XVI. II. LA RIFLESSIONE TEOLOGICO-MORALE. A. Il periodo della Guerra fredda. 1. L'illiceità della guerra e il sogno della pace. 2. La legittima difesa. 3. Il problema degli armamenti. B. Dalla caduta del muro di Berlino ai nostri giorni. 1. Il contenimento della violenza. 2. Vendicare la violenza? 3. Prevenire la violenza. Conclusione. Bibliografia.
Note sull'autore
GIULIO CESAREO è frate minore conventuale, sacerdote dal 2005. Ha compiuto gli studi di teologia morale alla Pontificia Università Gregoriana e all'Università di Fribourg (Svizzera). Dal 2009 è docente alla Facoltà teologica del Seraphicum (Roma).
Un saggio teologico di grande valenza culturale sulla discesa agli inferi di Gesù dopo la morte.
La vicenda terrena di Cristo si pone come la progressiva esegesi del Dio trinitario, dinamica incessante di Amore interpersonale, che per amore dell’uomo – raggiunto dal male e dal niente in molteplici modi – mette a rischio dentro la Storia tutto se stesso, fino al totale annientamento.
La discesa agli inferi di Cristo, ben lungi dal risultare l’extravaganza di un Dio lontano e solitario, si rivela anche l’opposto esatto del Nulla annichilente “che ingoia perfino Dio”: e cioè compimento definitivo di un’avventura “nuziale” con l’uomo impostata da Dio “en arché”, fin dal principio, nella kenosi primordiale della creazione, e “sospesa” dal peccato, cioè dal mancato “sì” a Dio del primo Adamo, uomo e donna. Un “riprendere le fila” della creazione, che il nuovo Adamo/Cristo compie, non a caso, in coppia con Maria/Eva, offrendo all’Umanità la definitiva icona dell’Uomo-Donna, insieme archetipo ed éskaton.
Destinatari
Sacerdoti, studenti di teologia.
Autore
Giorgio Mazzanti è sacerdote della Diocesi di Firenze e docente di Teologia sacramentaria presso la Pontificia Università Urbaniana in Roma. Accanto alla riflessione teologica sui sacramenti (I Sacramenti Simbolo e Teologia: I. Introduzione generale, II. Eucaristia Battesimo Confermazione, III. Ordine; Teologia sponsale e sacramento delle nozze) e sulla Teologia nuziale (Mistero pasquale, mistero nuziale; Persone nuziali. Communio nuptialis. Saggio teologico di antropologia), ha pubblicato testi di poesia (Il Canto della Madre; Nella adorata luce. Voce di sposo e voce di sposa), tutti editi dall’EDB di Bologna. Recentemente ha pubblicato un saggio sulla poesia, Tra soffio e carne. Una considerazione teologica sulla poesia, (EDB, 2009).
Le parole - dette o scritte - ci istruiscono, formano, plasmano, consolano. Ci rendono presenti l'uno all'altro. Tutto, infatti, è stato creato dalla Parola potente risuonata in seno ai Tre, e l'universo intero è una sorta di materializzazione di questa Parola. Così anche l'uomo. Anzi, soprattutto l'uomo, perché fu creato per mezzo della Parola rivoltagli dal Creato, affinché la sua vita si compisse nel dialogo con Lui, nella relazione.
Possono dunque le parole accogliere e dire, evocandola, la bellezza della relazionabilità?E se sì, com'è possibile?
Costantemente in bilico tra antropologia e teologia, il libro prova a fornire una risposta a questi interrogativi. E, dal momento che tutto è pieno di senso e bellezza - Nulla è senza voce! - prova a farlo attingendo anche alle innumerevoli suggestioni della letteratura.
Pierangelo Sequeri, ordinario di teologia fondamentale, propone, nell'epoca disincantata della società globale, una riflessione intorno a Dio. In questo contesto Dio è presente come desiderio inespresso, inquietudine del cuore, ricerca di uno sguardo capace di tenere insieme i frammenti delle storie e della Storia. Questa intervista fa lievitare parole essenziali - pensieri vivi - per chiunque abbia corde sensibili all'enigma dell'esistenza. Per dire e ascoltare Dio, insomma, non invano.
Muovendosi sulla duplice esperienza scientifica del fisico e del teologo l'autore guida il lettore nel complesso mondo dei rapporti tra teologia e scienza. L'opera chiarisce sin dalle prime pagine che molti scontri storici tra scienza e teologia nacquero da salutari dibattiti tra la vecchia scuola aristotelica e la nuova scienza che si stava ormai imponendo su una scolastica cristallizzata, creando utili contrasti nel dibattito di ricerca scientifica e teologica. Acquisita consapevolezza che il Creatore si serve d'ogni opera del proprio creato, nel XVI secolo cominciò a imporsi l'idea che scienza e teologia fossero due realtà e linguaggi distinti per mezzo dei quali Dio comunicava all'uomo manifestandosi con le sacre scritture come con la fisica e la matematica. Linguaggi che oggi appaiono meno diversi e più vicini, interscambiabili e a tratti quasi interdipendenti.
Una satira epistolare sul nuovo ateismo. Prefazione di Rino Cammilleri
Con la "Caritas in veritate" Benedetto XVI si rivela un innovatore nel solco della tradizione delle encicliche sociali. È un testo dottrinale da mettere in relazione con il "magistero della verità" del Papa, che pone al centro della sua attenzione il rapporto tra fede e ragione, all'interno del quale considerare l'attuale situazione culturale e sociale. Questo volume risponde ad alcuni interrogativi: qual è la natura della enciclica? Quali i temi, gli obiettivi e le prospettive da essa aperti? In quale tradizione si inserisce? Quali i pronunciamenti di Ratzinger su tematiche sociali? La speranza dei popoli che essa invoca vuole essere un invito per il dialogo tra le culture, per la costruzione della civiltà dell'amore. Serve "un nuovo slancio del pensiero" che può provenire dalla carità intellettuale e dal dialogo tra i saperi, in cui deve essere coinvolta anche la teologia, affinché manifesti il realismo della fede e contribuisca ad una comprensione integrale dell'uomo. Prefazione di Mons. Fernando Filoni.
Attraverso la trattazione della vessata quesito della genesi della fede pasquale, il volume intende illustrare il modo in cui la resurrezione di Gesù costituisce il luogo della rivelazione salvifica ed escatologica di Dio, dove è possibile intravedere in nuce tutto il contenuto della fede cristiana.
I primi cinque capitoli esaminano le opere degli autori che, all'interno del panorama teologico contemporaneo, sembrano offrire le interpretazione più convincenti e suggestive della resurrezione. Il sesto capitolo propone una comprensione innovativa dell'evento incentrata sulla scoperta della resurrezione di Gesù come evento pasquale.
Un "corso" in preparazione al matrimonio cristiano. Incontro dopo incontro, i fidanzati scopriranno quanto Dio ama il loro amore e impareranno ad accoglierlo nella loro vita di coppia.

