
Nel discorso tenuto in occasione del 50° anniversario dell'istituzione del Sinodo dei Vescovi (17.10.2015), papa Francesco afferma che «proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio ». Come ben dimostra il presente volume, che ci propone una lettura dell'Evangelii gaudium in chiave sinodale, il Papa in questo discorso ha esplicitato e sistematizzato i semi di sinodalità contenuti in tale Esortazione, chiarendo sia i soggetti di una Chiesa tutta sinodale che le tappe del processo sinodale. Dopo secoli di Chiesa piramidale il tempo, dunque, sembrerebbe propizio per una Chiesa sinodale, a patto che non si tratti soltanto di una moda passeggera. Un simile pericolo, ci avverte l'autore, può essere evitato ricorrendo a un principio ben preciso: l'ascolto. Citando ancora papa Francesco, infatti, «una Chiesa sinodale è una Chiesa dell'ascolto... Popolo fedele, Collegio dei Vescovi, Vescovo di Roma: l'uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo "Spirito della Verità", per conoscere ciò che egli "dice alle Chiese"».
L’escatologia, l’insieme di domande riguardanti le cose ultime, è un dilemma essenziale della Chiesa cristiana. La questione dell’aldilà è qui esplorata a partire dalla rilevanza di una festività oggi assente nel calendario cristiano: il “sabato santo”, nel quale morte e resurrezione di Cristo si affiancano, dove tutto è compiuto ma nulla è visibile. Un “giorno intermedio”, durante il quale si fondono le due realtà del venerdì di dolore e della domenica di Pasqua di gioia – un favorevole punto di osservazione per indagare il legame tra terra e cielo, presente e avvenire, fine e inizio –, che rappresenta il passaggio dalla morte alla vita del Cristo. È lo shabbat che può fornire valide indicazioni sia per la fede personale sia per la presenza della Chiesa nel “sabato santo storico” del nuovo millennio.
FRÈRE JOHN DI TAIZÉ, membro della Comunità cristiana monastica ed ecumenica di Taizé fondata da Frère Roger negli anni della Seconda guerra mondiale, è autore di numerosi volumi tradotti in varie lingue.
Un libro ":di parte": e ":di denuncia":. Trattandosi dei giovani, un libro di parte: sin dall’:inizio vuole esplicitare la simpatia per le nuove generazioni che ispira ogni sua pagina, cercando di smascherare quelle immagini che diffondono di loro una visione sociale (ed ecclesiale!) stereotipata, piuttosto che aiutare a comprendere veramente la vita delle ragazze e dei ragazzi. E occupandosi di pastorale giovanile, un libro di denuncia: l’:identità: di questa giovane disciplina nata e cresciuta all'ombra della catechetica, infatti, corre oggi il rischio di dileguarsi (possa questo lavoro provocare –: o contenere tra le pieghe della denuncia –: almeno un pizzico di profezia!). La pastorale giovanile costituisce una sfida cruciale per la prassi cristiana, se non la sfida per antonomasia, il punctum dolens più: delicato e decisivo per la Chiesa. Stando così: le cose, il ragionamento dell'autore si muove sia nella direzione dell’:identità: interdisciplinare della pastorale giovanile, sia nel rispetto della sua metodologia particolare, che consiste nell’:analisi della prassi e nella ricostruzione ermeneutica dell’:educazione alla fede. I 10 capitoli del testo sono distribuiti in quattro parti: 1/ Premessa: Giovani e pastorale giovanile: 2/ Situazione: Onesti con la realtà:: 3/ Interpretazione: Lo stile di vita di Gesù: di Nazaret: 4/ Azione: Educazione e vocazione, libertà: e autenticità:.
Il volume indaga l’atteggiamento verso i popoli pagani nel Salterio della Settanta (LXX) attraverso un confronto con il testo masoretico. La ricerca considera il Salterio greco non solo come traduzione letterale, ma anche come interpretazione di quello ebraico e tenta in questo modo di evidenziarne l’apertura universalistica. In questo contesto il termine «universalismo» si riferisce in modo specifico a un atteggiamento favorevole, più aperto, nei confronti di popoli diversi da quello ebraico, coinvolti in qualche modo nel rapporto fra Dio e Israele. A questo scopo vengono esaminati quattordici testi in cui si riscontrano significative divergenze tra il testo ebraico e quello greco.
Il Vaticano II ha affermato il carattere universale della vocazione cristiana e le assemblee sinodali successive hanno mostrato l'importanza delle diverse forme vocazionali: laicale, sacerdotale e consacrata. Tuttavia, i processi culturali della modernità hanno portato, soprattutto le nuove generazioni, a sentire la parola «vocazione» distante dalla vita. La cultura del provvisorio ha reso assai difficile prendere decisioni «per sempre». Per questo è necessario riscoprire il senso antropologico e teologico della vocazione, che si realizza sempre nell'assumere una concreta forma di vita all'interno della comunione ecclesiale. Il volume affronta queste problematiche alla luce della circolarità tra il concetto di vocazione e quello di forme della vita cristiana o «stato di vita», cercando di sviluppare un confronto con le diverse posizioni teologiche in proposito e, in particolare, con il pensiero di Hans Urs von Balthasar.
«No, non è correndo, non è nel tumulto delle folle e nella calca di cento cose scompigliate che la bellezza si schiude e si riconosce. La solitudine, il silenzio, il riposo sono necessari ad ogni nascita, e se talvolta un pensiero o un capolavoro scaturisce in un lampo, è perché l’ha preceduto una lunga incubazione di vagabondaggio ozioso».In questo breve testo degli anni Trenta Jacques Leclercq celebra le dolcezze e le virtù dell’indolenza e della lentezza, fondamentali per poter pensare, ammirare e rendere la nostra vita propriamente umana.
Sommario
Elogio della pigrizia. Supplemento all’elogio della pigrizia. Nota di lettura. Virtù della lentezza (E. Pace).
Note sull'autore
Jacques Leclercq (1891-1971), moralista e sociologo, è stato canonico e professore all'Università cattolica di Lovanio. Nel 1926 ha fondato e diretto la rivista La Cité chrétienne. Ha inoltre partecipato alla fondazione dell’École des Sciences politiques et sociales e della Société d'Études politiques et sociales.
Tra le sue opere: Leçons de droit naturel (5 volumi, 1927-37); Essais de morale catholique (4 volumi, 1931-38); Introduction à la sociologie (1948); La philosophie morale de St. Thomas devant la pensée contemporaine (1955); Du droit naturel à la sociologie (2 volumi, 1960), Le révolution de l'homme au 20e siècle (1963); Croire en Jésus-Christ (1967); Où va l'Église d'aujourd'hui? (1969).
In un tempo in cui sono troppe le contrapposizioni ideologiche sulla morale, il presente lavoro presenta il concetto di cura come base per un linguaggio comune. Urgente è passare da un’etica individualista, fondata sui criteri di imparzialità e giustizia, a un’etica relazionale: “prendersi cura” dell’altro è la forma più alta di servizio e di donazione di sé in quanto mostra di essere consapevoli della costitutiva vulnerabilità umana.
Quando e come si è avviata in Europa un'elaborazione femminile autonoma sul rapporto tra movimento di emancipazione e ricerca spirituale? Quale contributo ha dato il primo femminismo europeo allo sviluppo del movimento ecumenico? Questo saggio di Lucy Re Bartlett (1876-1922), ripubblicato a un secolo esatto dalla sua prima edizione italiana con un'ampia introduzione storica di Liviana Gazzetta, mostra come nel primo Novecento circolasse anche nel nostro paese una riflessione femminile di matrice cristiana che faceva della libertà femminile il perno sia della ricerca religiosa che dell'impegno civile. Vengono così tracciate efficacemente le linee di un femminismo spiritualista ed eclettico, capace già all'epoca di esprimere una forte critica al ruolo che le chiese storiche riservavano alle donne.
Questo libro è stato scritto per tutte quelle persone che, nonostante le loro limitazioni, si sforzano giorno dopo giorno di migliorare la qualità del loro amore. È utile anche per chi ha scarsa famigliarità con la vita cristiana. Chi, infatti, non cerca la pace interiore, l'autostima senza inganni o una maggiore capacità di amare? Nella prima parte del volume, l'autore invita ad assumere un atteggiamento positivo e realistico nei confronti di un'umile autostima. La condotta opposta, l'orgoglio, genera conflitti e compromette la qualità di tutti i nostri amori. La seconda parte mostra, invece, come l'amore di Dio contribuisce a risolvere in modo stabile i gravi danni causati dall'orgoglio, restituendo alla persona la sua autentica dignità.
Che cosa succede dopo la morte? Una semplice domanda, ma quante discussioni ha suscitato da quando l'uomo è comparso sulla Terra! Questa indagine, resa in forma di dialogo tra due studiosi di formazione, competenze e punti di vista assai diversi - scientifico Massimo Polidoro e filosofico Marco Vannini -, nasce dal desiderio di capire se esistano elementi sufficienti a sostegno della credenza in un possibile aldilà. Il risultato è una delle inchieste più complete sul tema della vita eterna, in cui scienza, religione, antropologia, storia e filosofia si intrecciano per cercare di illuminare il più pressante e intimo interrogativo dell'uomo.
Nel tempo della società liquida e del "qui e ora", assistiamo alla sparizione da qualsiasi orizzonte, compreso quello della predicazione ecclesiale, di ogni riferimento al fine ultimo dell'uomo. Morte, giudizio, inferno, paradiso? Meglio non parlarne e concentrarsi piuttosto su un benessere immediato e raggiungibile. Un'inquietudine continua però ad agitare l'uomo moderno, un sottile desiderio di infinito, figlio proprio di quella domanda ineludibile. Diventa allora di potente attualità la riflessione sulle "realtà ultime" di p. Garrigou-Lagrange, qui pubblicata in nuova edizione. Con la chiarezza e la competenza che lo distinguono, il teologo domenicano domina i temi escatologici, analizzandoli alla luce di san Tommaso d'Aquino e integrandoli con un corretto approccio teologico alle rivelazioni private sull'aldilà. In definitiva l'opera offre al lettore una sintesi allo stesso tempo profonda e accessibile circa le verità definitive e una via efficace per vivere santamente in vista dell'eternità; un libro solo apparentemente impegnativo, che conduce con sapienza a trovare le risposte alle ragioni profonde del nostro essere creature.

