
Nelle storie dell'Antico Testamento Dio si rivela come un maestro di vita che ci conduce ad una relazione più profonda con Lui. Il libro attraversa la Sacra Scrittura individuando alcuni tratti del Dio pedagogo. Il Dio dell'Antico e del Nuovo Testamento raggiunge il suo popolo per condurlo verso la Terra promessa, ovvero a un'amicizia sempre più intima. La Bibbia registra alcune tappe di questa relazione tra un Dio maestro di vita e il suo popolo resistente ai percorsi di salvezza sempre nuovamente riproposti.
Dialogo e verità sembrano termini in antitesi: se dialogo con qualcuno, cedo sulla mia convinzione di verità. Come far coesistere la passione per il vero e il confronto con l’altro? Adrien Candiard, che vive a Il Cairo, ci offre una risposta che parte dalla Spagna medievale, approda all’Illuminismo e arriva fino a noi. Con la certezza che dialogare sia meglio che tollerare: "Il dibattito, anche acceso, è più rispettoso dell’indifferenza garbata, perché prende in considerazione l’altro e le sue idee".
L'esperienza dell’Andalusia del XII secolo ha qualcosa da insegnarci, sostiene Candiard: "La Spagna medievale ci stimola a pensare a una tolleranza religiosa che non sia sinonimo di agnosticismo dotto, ma che rifiuti di rinunciare a includere le questioni religiose nel campo del reale". Con un’esposizione convincente, Candiard ci conduce lungo un itinerario chiarificatore: "Il sincretismo, con la sua aria di più elevata tolleranza, è veramente totalitario: preclude la stessa possibilità teorica di disaccordo!".
Questo libro, tanto breve quanto intrigante, ribalta molti luoghi comuni: "Il più solido fondamento della tolleranza è l’affermazione di convinzioni forti e basate sulla ragione".
Troppo spesso la fede cristiana viene vista come un elenco di proibizioni oppure come una lista di precetti da seguire pedissequamente. Niente di tutto ciò, sostiene Adrien Candiard. Facendo eco a Paul Claudel - «per fortuna Gesù ci ha liberato dalla morale!» -, queste pagine ci conducono nel cuore del cristianesimo: il primato della grazia e della coscienza rispetto alla legge. Il perché è presto detto: «Un colpo di fulmine amoroso ci trasforma più profondamente della lettura del Codice penale», argomenta l'autore. Il quale, spaziando da Bernanos ai padri del deserto e facendo eco alla sua esperienza di guida spirituale, ci conduce sul crinale arduo ma affascinante della libertà così come ce la presenta l'apostolo Paolo. Candiard è profondamente convinto di un fatto: «I conti del farmacista non hanno molto a che vedere con un grande amore». Per questo, che si tratti di sesso o di lavoro, di rapporto col denaro o col potere, «il vangelo è sempre una liberazione». Leggere questo libro, tanto breve quanto esplosivo, ne è una potente conferma.
Il tema della misericordia è al centro della rivelazione biblica ed è costantemente evocato nel magistero degli ultimi pontefici. Il Dio rivelato da Gesù è allo stesso tempo luce e amore (cf 1Gv 1,5; 4,16), luce d'amore. Nella misericordia la speranza è offerta a tutti, come dono e come responsabilità (Schönborn); l'urgenza della nuova evangelizzazione è di annunciare e testimoniare il Vangelo della misericordia (Virgili); abbiamo bisogno di misericordia perché siamo impastati di misericordia (Crociata). "Di generazione in generazione la sua misericordia" (Lc 1,50), come testimoniano anche Sant'Agostino, Santa Caterina da Siena, i monaci di Tibhirine, Santa Faustina Kowalska e Madre Speranza, prossimamente beata. Nella luce della misericordia s'annuncia anche la testimonianza affascinante e profetica di papa Francesco, in linea col suo motto 'miserando atque eligendo'".
L'opera omiletica di Lorenzo di Novara (425-440), a lungo oggetto di controversa attribuzione, viene ripercorsa con una duplice analisi: storico-critica e letterario-teologica. La prima riprende tutti i filoni d'indagine, desunti dalla critica paleografica, filologica, agiografica, monumentale e storica, che ruotano attorno alla figura dell'autore delle omelie, dando voce agli studi finora compiuti e guadagnando nuovi risultati sull'autore, sull'opera e sul suo contesto nord italiano. La seconda mostra l'originalità teologica dell'omelia del vescovo Lorenzo, audace nella sua proposta di un itinerario penitenziale/sacramentale del battezzato peccatore. Il vescovo Lorenzo, nella sua omelia, non compie tanto non un'azione moralizzatrice, ma propugna una radicale evangelizzazione delle coscienze. È un esempio pastorale intrigante ancora oggi nell'analisi dell'aspetto antropologico del cammino penitenziale, senza soccombere ai marosi della scristianizzazione. La figura di questo vescovo novarese, non ancora conosciuto pienamente, si rivela così ancora attuale e audace.
I Comandamenti hanno una validità perenne perché provengono da Dio e aiutano gli uomini a distinguere il bene e il male.
La frase di san Paolo «Tenete sempre in mano lo scudo della Fede”» non è una esortazione a difendersi da un nemico.
La frase di san Paolo intende dire che il cristiano deve vivere la propria vita alla luce della fede per essere nel mondo testimone preparato e credibile del Vangelo, della “Buona Notizia” che è Gesù Cristo stesso.
Il libretto è una veloce panoramica, un autentico “ripasso” degli avvenimenti e delle verità fondamentali della fede cattolica che non possono essere trascurati da chi vuole dare spessore alla propria vita spirituale.
Il libretto non ha assolutamente intenti moralistici, tuttavia, a volte, vengono dati anche dei riferimenti comportamentali di particolare attualità e importanza per una vita cristiana fedele al Vangelo.
Data la grande ricchezza di contenuti presenti nell'opera, è consigliabile, per una migliore riflessione, leggere con calma un capitolo per volta.
Il libretto è una veloce panoramica, un autentico “ripasso” degli avvenimenti e delle verità fondamentali della fede cattolica che non possono essere trascurati da chi vuole dare spessore alla propria vita spirituale.
Un originale e inedito percorso mistico di Paolino, che rientra nell’ambito della riscoperta del quotidiano come luogo teologico, condizione storica privilegiata per vivere la mistica comunione con il divino, già vissuta dall’asceta nell’unione matrimoniale con la sua sposa Terasia. (Luigi Borriello)
Nel cuore della Campania Felix Paolino di Nola, letterato, poeta e iniziatore di un’esperienza monastica per molti versi inedita, appare, sul finire dell’Impero romano, come interprete indiscutibile di una rinnovata classicità, che coniuga l’umanesimo antico e le istanze del cristianesimo degli albori nella prospettiva della codificazione di una nuova cultura.
Attraverso un’attenta esegesi testuale, il saggio presenta la figura del vescovo nolano in una luce nuova, non solo dimostrando il suo apporto alla riflessione teologica del tempo, ma soprattutto individuando nei suoi scritti la presenza di un preciso progetto politico, elaborato nei termini della filosofia neoplatonica e della squisita formazione retorica che l’autore aveva ricevuto. I presupposti filosofici della cultura antica non vengono rimossi, bensì reinterpretati in una continuità di significati, volti a palesare il contenuto certo dell’annuncio salvifico. Nasce, in questo modo, anche un approccio mistico che coglie il quotidiano come terreno del vissuto dell’uomo.
Introduzione della professoressa Flora Nappi Ambrosio – Presidente dell’Archeoclub di Nola “Dott. Luigi Vecchione”.
Maria Carolina Campone
Maria Carolina Campone, PhD in Storia e Critica dell’Architettura e professore a contratto presso l’Università della Campania «Luigi Vanvitelli», è docente di lingue classiche presso la Scuola Militare «Nunziatella» di Napoli. Membro del Comitato scientifico di autorevoli riviste di classe A (Arte cristiana e Studi sull’Oriente cristiano) e relatrice in diversi Convegni Internazionali di Studi, ha al suo attivo numerose pubblicazioni, fra le quali Dom Paul Bellot architetto ex-centrico (Napoli, 2017), Brigida di Svezia regina di profezia (Milano, 2012), The Church of St. John Stoudion in Constantinople (New York, 2016).
La figura di Paolino di Nola è oggetto di un rinnovato interesse da parte della critica. Studi recenti hanno posto in risalto l'importanza della sua poesia nello sviluppo della letteratura tardoantica e l'apporto da lui fornito alla coeva cultura letteraria. Meno indagati sono tuttavia la riflessione di Paolino, il suo contributo alla definizione di un sistema di pensiero cristiano, i rapporti con scrittori ancora poco studiati e non facilmente etichettabili in semplicistiche definizioni, i modelli filosofici ai quali egli si richiama. Una corretta contestualizzazione dell'opera del Nolano dimostra come la fitta intertestualità con pensatori precedenti sia decisamente volta a utilizzare la sapientia pagana trascendendola in una nuova creazione, al cui autore va riconosciuto un posto di rilievo nella fusione di Antike und Christentum. A un'attenta lettura, Paolino, esponente di una generazione a cavallo fra due mondi profondamente diversi, si rivela un anello importante nella catena di trasmissione del pensiero classico e di codificazione di concetti destinati a larga fortuna in epoca moderna e contemporanea.
Assieme alle truppe italiane che il 20 settembre 1870 fecero il loro ingresso a Roma attraverso la breccia di Porta Pia c’erano anche due venditori ambulanti con un carretto carico di Bibbie, tirato da un grosso cane che portava nientemeno che il nome di Pio Nono. Per gli italiani quel giorno rappresentava il compimento di un lungo e travagliato cammino verso l’indipendenza e l’unità nazionali. Ma per coloro che, oltre a essere italiani, erano anche evangelici, l’evento assumeva un significato ancor più grande e suggestivo. Lo vissero come un passo decisivo verso la riforma religiosa del loro popolo, purché gli fosse data la possibilità di accedere liberamente alle Sacre Scritture.
Con questa premessa, l’autore ci introduce all’argomento di questo libro: il significato del termine «riforma» nella storia bimillenaria del cristianesimo. Spigola in alcune interpretazioni patristiche e soprattutto medievali della locuzione reformatio ecclesiae, si sofferma sull’uso che ne è stato fatto nelle controversie confessionali del XVI secolo e dell’età moderna, esamina il significato odierno del termine in una prospettiva ecumenica.
Sommario
Introduzione. I. La concezione medievale della reformatio ecclesiae. II. La reformatio ecclesiae nelle controversie teologiche del secolo XVI. III. L’aforisma ecclesia semper reformanda nell’età moderna. IV. Riforma e cattolicità della Chiesa. Uno sguardo indietro e uno avanti. Indice dei nomi.
Note sull'autore
Emidio Campi, professore emerito di Storia della Chiesa, già direttore dell’Istituto di Storia della Riforma dell’Università di Zurigo, è stato docente in Italia all’Università di Ferrara e alla Scuola Internazionale di Alti Studi «Scienze della cultura» di Modena, in Canada alla McGill University, negli Stati Uniti all’University of Nebraska e al Calvin College Grand Rapids, nonchè all’Hapdong Theological Seminary di Seoul. Ha svolto ricerche sulla Riforma protestante e sulla storia del cristianesimo dell’età moderna. È autore di numerosi studi sul protestantesimo riformato tra Cinquecento e Settecento. Per l’editrice Brill ha pubblicato opere di carattere più generale, tra cui Companion to the Swiss Reformation (2017) in collaborazione con A. Nelson Burnett, tradotto in tedesco e coreano. Con EDB ha pubblicato La battaglia delle vocali. L’autorità della Scrittura nel dibattito protestante (2013).
Con l'affermazione che il magistero della Chiesa non è al di sopra della Sacra Scrittura, ma al suo servizio, la Riforma protestante accende un dibattito che ha conseguenze sull'intero cristianesimo occidentale e sulla cultura europea della prima età moderna. Lo sforzo di procedere nel solco della teologia medievale, il vigoroso tentativo umanistico di privilegiare la Bibbia alle cerimonie e ai riti esteriori e l'applicazione pratica del principio del sola scriptura come unica fonte della rivelazione e norma della fede non sono tuttavia né semplici né pacifici. Se in campo cattolico questo tema diviene la prima questione teologica di peso affrontata al Concilio di Trento, con dibattiti accesi e prolungati, in ambito protestante si verifica un processo di identificazione tra Scrittura e Parola di Dio che produce l'effetto di considerare la Bibbia un libro ispirato persino nell'apparato di vocalizzazione del testo ebraico. L'insolita "battaglia delle vocali" che ne deriva scuote le Chiese riformate per oltre mezzo secolo e mostra i limiti e la grandezza del protestantesimo del Seicento nel mezzo di una transizione epocale dall'aristotelismo al cartesianesimo.
Il termine 'inculturazione' è un neologismo coniato e adoperato innanzitutto negli studi antropologici. È stato recepito nel linguaggio del magistero ecclesiastico e nella teologia, acquisendo progressivamente nuove accezioni in conformità con i cambiamenti occorsi nella stagione postconciliare. I contributi raccolti in questo volume mettono in luce innanzitutto la complessità teorica e pratica insita nel termine 'inculturazione', il cui significato non può prescindere dal suo passaggio dall'antropologia alla teologia/missiologia, dalle diverse accezioni del sostantivo 'cultura' e, infine, dalle molte e talvolta divergenti forme del rapporto fra cristianesimo e cultura/e. Da questo approccio interdisciplinare emergono interrogativi adeguati a orientare un approfondimento chiarificante dell'intrinseco rapporto tra la fede e le culture nel quadro della missione evangelizzatrice della chiesa.

