
Nucleo centrale del volume è il concetto di rivoluzione come passaggio antropologico dall'Ordine dell'Ego all'Ordine del Giorno. L'Ordine dell'Ego è il sistema di questo mondo (e personale al tempo stesso) nel suo attuale stato di esaurimento; l'Ordine del Giorno è invece la nuova forma del mio io che si sta rivelando proprio attraverso la consumazione della mia configurazione ego-centrata, ed è al contempo il sistema di mondo che nasce proprio attraverso questo passaggio cruciale. In altri termini, significa che è in atto il passaggio (Pasqua) da questo mondo, dominato da una figura di uomo profondamente distorto e in via di disfacimento, al Regno di Dio, inaugurato da una nuova figura di umanità, che è il Cristo Gesù. Rivoluzione e Iniziazione risultano perciò movimenti intimamente legati.
Grande è il bisogno di ricominciare. Nelle nostre vite, nella Chiesa, e nel mondo. Una pesante cappa di apatia grava infatti nei cuori, colmandoci di amarezza, di impotenza, e di disperazione. Ma per ricominciare, per ridare slancio ai nostri progetti, abbiamo bisogno di pensieri nuovi, di parole vive, abbiamo bisogno di ridare vita alle parole più antiche, di rianimarle. Questo libro tenta di riaccendere la luce di 12 parole su cui fondiamo la nostra esistenza terrena. Tenta di far emergere dal loro ascolto la freschezza della nuova umanità che sta fiorendo dentro questa notte planetaria. Perché è proprio così: una nascita è il senso di tutto questo declino: impariamo a sentirne l'avvento.
Già a partire dal titolo è chiaro che la storia delle Chiese non riguarda solo la Chiesa cattolica: l’analisi viene qui affrontata coerentemente da punti di vista ecumenici e perciò vengono evidenziati elementi di altre confessioni che spesso restano facilmente trascurati.
Dalla quarta di copertina:
Questa sintesi della “Storia delle Chiese” è una ideale lettura introduttiva. Il volume si articola in 25 capitoli panoramici, ben leggibili e dal linguaggio comprensibile. Inoltre, una adeguata raccolta di testi relativi alle ‘fonti’ fanno rivivere il tempo a cui, di volta in volta, si fa riferimento.
Già a partire dal titolo è chiaro che la storia delle Chiese non riguarda solo la Chiesa cattolica: l’analisi viene qui affrontata coerentemente da punti di vista ecumenici e perciò vengono evidenziati elementi di altre confessioni che spesso restano facilmente trascurati.
Gli autori affrontano anche i lati oscuri e dolorosi della storia delle Chiese, quali le crociate, l’inquisizione, la questione sociale o il Terzo Reich.
L’opera, nel suo complesso, non è solo uno straordinario strumento per studenti e insegnanti di religione o di storia, ma ben figura anche nella libreria di ogni contemporaneo dalla mente aperta e interessato alla storia.
Dopo aver affrontato il tema della mistica, della contemplazione e della misericordia, l’Istituto di Spiritualità dell’Università Pontificia Salesiana propone in questo volume uno studio sulla vita cristiana considerata come preludio dell’eternità: “Morte e vita dalla prospettiva della teologia spirituale”.
Sebbene siano numerosi gli studi storici, sociologici, filosofici, psicologici e di letteratura sulla morte, non è un tema tanto considerato oggi nella teologia e tanto meno nella teologia spirituale. Si direbbe che la nostra cultura, già disinteressata della morte e, quindi del morire, pretenda anche di rimuovere la vita eterna.
La riflessione di una quindicina di autori che collaborano nella presente ricerca privilegia non tanto la dottrina biblico-cristiana sulla fede nella vita eterna o la sua articolazione sistematica e conseguente teorizzazione a favore di una tesi prefissata, ma il vissuto cristiano in quanto oggetto di studio specifico della teologia spirituale. In concreto, la riflessione sulla morte non può evitare di considerare l’esperienza del morire vissuta dal morente. Anzi, è opportuno partire metodologicamente dal morire concreto, recuperando così la priorità della vita eterna ed evitare speculazioni inverificabili.
In coerenza col metodo teologico-esperienziale della teologia spirituale, che si propone come strumento di lavoro, si inizia dall’analisi fenomenologica del vissuto, per poi interpretarlo teologicamente, e concludere con delle considerazioni pedagogiche ricavate dall’esperienza riflessa.
La prestazione nasce dalla solitudine e crea più solitudine. Tuttavia, da “scelta”, la solitudine nel tempo diventa “subita”: diventa una dipendenza che l’uomo prestazionale vuole far passare come virtù ma che costituisce il segno profondo d’una perdita, la perdita delle relazioni. Ossessionato dalle risorse non solo materiali ma anche immateriali – i valori, le idee, le dottrine, i modelli, i programmi, le strategie – l’uomo prestazionale si allontana ingenuamente, e temerariamente, dall’unica fonte che può valorizzarlo e garantire la sua fioritura. L’uomo prestazionale non sa che l’oggettivazione del mondo finisce per renderlo a sua volta un oggetto. È l’altro a introdurre una opacità, una resistenza, un ostacolo alla programmazione e a ogni tipo di efficienza. Solo il discernimento e la lungimiranza possono consentirci di vederlo come l’unica garanzia per la nostra gioia.
È questa l’ultima grande opera di Gustavo Gutiérrez, figura fondatrice della teologia della liberazione e tra le voci più profetiche del cristianesimo contemporaneo. In questo testo postumo, affidato alla cura editoriale dei Leo Guardado, Gutiérrez riassume e rilancia gli assi centrali che hanno guidato le sue domande e sostenuto i suoi contributi: Il Dio di Gesù Cristo si lascia incontrare nel volto dei poveri, degli esclusi, degli scartati; ed è dalla prospettiva degli ultimi che occorre ripensare la fede, la Chiesa, il nostro modo di vivere. In un tempo attraversato da disincanto e frammentazione, Gutiérrez invita a costruire una teologia che nasca dall’ascolto e dal servizio. Con la sua consueta lucidità, il pensatore peruviano intreccia riflessione teologica, esperienza spirituale e lettura dei segni dei tempi. Si interroga sul senso della povertà oggi, sull’urgenza di una Chiesa povera per i poveri, sulla credibilità del messaggio cristiano in un mondo segnato da ingiustizie vecchie e nuove. Una domanda disarmante attraversa l’intero libro come una ferita e un grido: «Come dimostrare al povero che Dio lo ama?». Un’opera che non è solo per teologi o specialisti, ma per tutti coloro che cercano un vangelo che si faccia carne, una fede capace di giustizia, una spiritualità radicata nella vita concreta, una intelligenza del credere forgiata nel crogiolo della storia. Per chi non vuole dimenticare i poveri. E per chi desidera che Dio non sia dimenticato.
A vent’anni dalla prima pubblicazione, esce l’edizione del quinto centenario dell’America Latina, che si presenta come edizione rivista e corretta con una nuova stimolante introduzione dal titolo ‘Guardare lontano’.
Importanti studi che sviluppano e chiariscono il pensiero teologico dell'autore.
Il volume ripercorre il cammino di liberazione di Bartolome de Las Casas.
La teologia della liberazione, che ha preso forma in America latina nel corso degli anni Settanta, ha attirato l'attenzione mondiale sui fenomeni della povertà e dell'oppressione. Ha anche stimolato la chiesa sulla via dell'attenzione agli ultimi, orientandola verso un'«opzione preferenziale per i poveri» che ora vive un rinnovato slancio grazie alle parole e ai gesti di Papa Francesco, primo pontefice sudamericano che fin dai suoi primi interventi ha dichiarato di sognare «una chiesa povera per i poveri».
Gutiérrez, padre della teologia della liberazione, e Müller, già arcivescovo di Ratisbona e ora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sono legati da amicizia pluriennale ma anche dalla preoccupazione per lo sviluppo dell'economia mondiale e della teologia europea.
In questo libro, l'arcivescovo tedesco e il parroco peruviano dei quartieri popolari dialogano sull'attualità della teologia della liberazione, convenendo sul grande impulso che da questa può giungere alla teologia europea e alla sua esperienza di fede, in particolare il risveglio della solidarietà globale dell'unica chiesa.
Brevi note da parte del "padre" della teologia della liberazione su quale debba essere un pensiero cristiano che punti a coniugare fedeltà a Cristo e impegno per la giustizia globale. Lungi dall'aver esaurito la sua spinta, la teologia della liberazione è quanto mai valida per i nostri giorni, segnati dalla crisi economica mondiale.

