
Il ruolo e il peso della riflessione filosofica sull'uomo in Anselmo d'Aosta.
A partire dalla pubblicazione di testi inediti di Anselmo d'Aosta e della sua cerchia, il volume porta nuova luce sulla costellazione di scritti e di autori - Lanfranco di Pavia, Guitmondo d'Aversa, Bosone del Bec, Eadmero ed Elmero di Canterbury - legati alla sua ricerca e al suo insegnamento al Bec e a Canterbury. Il saggio si addentra nel settore ancora poco esplorato della produzione filosofico-teologica del mondo monastico medievale anglo-normanno dei secoli XI e XII, proponendo un'ampia ricognizione della ricchezza dei suoi contenuti e le peculiarità della loro trasmissione e rielaborazione, che manifestano la fecondità tanto delle idee quanto del metodo teologico di Anselmo. Alla luce di questi orizzonti stimolanti e promettenti, il libro colma, pertanto, una lacuna negli studi e nella recensione critica dei testi anselmiani finora pubblicati da studiosi come André Wilmart, Franciscus Salesius Schmitt, Richard William Southern e Jean Leclercq.
I due autori navigano nel mare, piuttosto agitato, dei «disagi dell’anima», affrontando una serie di malesseri allarmanti.
Don Silvio Zonin – parroco, docente di teologia liturgica e da qualche anno «ministro della consolazione» nella diocesi di Verona – racconta le prime scoperte che un prete post-conciliare fa addentrandosi nel mondo sconosciuto dell’esorcismo, un ministero a cui si fa sempre più ricorso e richiede impegno e competenze poliedriche. L’autore lo inquadra anzitutto in una concreta storia e tradizione e lo rivede alla luce della prassi liturgica della Chiesa. Questo permette il ridimensionamento di un’antropologia eccessivamente dualistica e la correzione di una religiosità segnata da un certo razionalismo, con la conseguente riscoperta del valore della Parola e dell’esperienza sacramentale.
Alberto D’Auria – psicologo, psicoterapeuta e consulente educativo – offre la sua competenza maturata in anni di professione e di collaborazione con il «ministero della consolazione». Nel suo contributo affronta aspetti ormai indispensabili anche nella pastorale ordinaria, quali: la relazione interpersonale tra operatore e «paziente», la comunicazione con le sue diverse componenti, la necessità dell’ascolto attivo e dell’empatia, le tecniche e la struttura del colloquio, l’accompagnamento nel proseguo della vita interiore e la direzione spirituale, in vista di un cammino costante di riconciliazione con se stessi, con gli altri e con Dio.
Una meditazione sulla sofferenza chiude questo lavoro, che viene messo a disposizione di quanti sono attenti e impegnati, in diversi modi, nel difficile compito di curare i disagi dell’anima.
Questo libro, della collaudata collana «Cattedra del Confronto», affronta tre delle emozioni che più sembrano caratterizzare il nostro tempo. La paura - sociale, religiosa, etnica, affettiva - la rabbia - quotidiana, politica, televisiva, lavorativa - e lo stupore - che troppo spesso è sconcerto o semplice fascinazione. Attorno a queste tre, e ai legami che creano e distruggono, si confrontano gli autori di questo libro. Sono prospettive e voci differenti: lo psicanalista Luigi Zoja si confronta con la biblista Rosanna Virgili sulla paura, madre di tante emozioni e azioni; lo scrittore Paolo Nori ci provoca sulla rabbia, faccia a faccia con lo psicologo-teologo Stefano Federici che ci ricorda che l'ira è perfino divina; il filosofo Silvano Petrosino s'interroga sullo stupore e sulla bellezza incrociando la storica dell'arte e direttrice di Religion Today Katia Malatesta. «Le nostre relazioni con gli altri sono segnate dalle emozioni. L'incontro con l'altro non è mai semplicemente neutro. Gli altri si odiano o si amano, ci odiano o ci amano, ma la gamma delle emozioni è sterminata: gli altri possono essere noiosi, affascinanti, imbarazzanti, spaventosi, accoglienti, fastidiosi o rabbiosi, esasperanti o esasperati, inermi, divertenti, ingombranti, leziosi» (dall'introduzione di Andrea Decarli)
ATTRAVERSO UNA RICOSTRUZIONE STORICA DOCUMENTATA, L AUTORE RIDISEGNA IL PROFILO DI UN EPOCA E DEI SUOI PROTAGONISTI.
Mostrare quanto il futuro influisca sul nostro presente è una sfida, perché siamo immersi in un mondo decaduto nel quale la forma dominante di razionalità è quella che torna al principio. Il futuro delle cose, in questa prospettiva, è definito dalla loro origine e dal «dato» o dal «fatto». Questo libro si rivolge a quanti accettano la sfida della risurrezione di Cristo e sono interessati a comprendere le conseguenze che ne derivano: credo ut intelligam. Il lettore è portato a confrontarsi con l'affermazione fondamentale che il futuro viene prima del passato, da una prospettiva sia logica che ontologica. In tal modo, la teologia cristiana si presenta come ermeneutica di risurrezione, che è il tema al centro di questa ricerca.
Riscoprire il ruolo dell'uomo nell'economia creazionale e leggere il creato come occasione di eucaristia, di offerta e rendimento di grazie: ricomposta l'armonia con tutti gli esseri animati e inanimati, l'uomo torna ad essere la speranza offerta alla creazione che, assieme a lui, "geme e soffre in attesa della redenzione".
“La religione non riguarda la religione, tanto meno le religioni”, afferma decisamente Zizioulas. “La religione riguarda gli esseri umani e la loro relazione con Dio, gli uni con gli altri, e con la creazione. Le religioni devono far fronte alle sfide del nostro tempo”. Davanti ai problemi dell’evangelizzazione e dell’inculturazione, la teologia o si chiude a riccio, rivendicando l’accesso ad un ramo particolare della conoscenza e rendendosi un oggetto specialistico, oppure risponde a tali sfide non applicando criteri teologici, ma semplicemente etici. Zizioulas raccomanda invece la prassi dei Padri greci, che “non assunsero semplicemente una visione critica della cultura greca, ma entrarono profondamente in essa e stabilirono legami creativi con le sue premesse…”. uttavia lo fecero rispondendo alle questioni culturali non con l’etica, ma con la vita nuova, e dunque con il dogma. L’etica infatti è solitamente determinata dal concetto di natura, mentre la fede nel Dio trinitario, con al centro la nozione di koinonia, è la rivelazione della persona, cioè di un modo di esistere sconosciuto nelle condizioni decadute dell’esistenza. Questo libro del metropolita Ioannis di Pergamo offre una raccolta di suoi articoli apparsi in varie riviste teologiche, non sempre facilmente accessibili, che presentano la teologia trinitaria come il fondamento e la novità di tutta l’esistenza cristiana, costituita pertanto da un’identità relazionale: nel suo stile di vita, nelle sue strutture, nella sua missione… La fede trinitaria presenta una nozione di libertà e di comunità cosí profonde da costituire una sfida radicale alle concezioni moderne della persona e al problema dell’unità e della diversità che occupano il pensiero umano fin dagli inizi.
La celebrazione della messa può ancora parlare al cuore delle culture contemporanee o rischia di restare prigioniera di forme lontane dalla vita reale? In un mondo sempre più plurale, questa domanda è quanto mai urgente. Mondi diversi, un unico pane affronta con lucidità e profondità il tema dell'inculturazione liturgica, quel processo vitale attraverso cui la fede si radica nelle culture. La tesi è chiara: l'inculturazione non è un semplice adattamento, ma un incontro reciproco tra vangelo e cultura - pratiche, simboli, immagini, linguaggi.?i?i? esplora il legame profondo tra liturgia ed espressioni culturali. I saggio si muove con rigore tra fondamenti storici e teologici, orientamenti del magistero e casi concreti, come il recente rito amazzonico. Ne emerge una visione dinamica e creativa del celebrare, capace di parlare alle realtà più diverse. L'opera invita a riscoprire la liturgia non come un'eredità semplicemente da conservare, ma come una forma capace di rendere visibile il mistero cristiano nella carne delle culture.E, qui, ?i?i? si muove con maestria, affrontando una sfida cruciale per la chiesa di oggi, chiamata a celebrare un solo mistero in mondi sempre diversi.
Affrontando il tema della parrocchia, l'autore propone un saggio di ermeneutica del concilio non solo metodologicamente corretto ma anche pastoralmente fecondo. Pur restando la parrocchia un interesse laterale del Vaticano II, grazie all'impulso di questo essa è venuta trasformandosi da istituzione amministrativa a figura pastorale, soggetto missionario attivo, non con un formale ripensamento della sua presenza e della sua azione, ma piuttosto mediante la ridefinizione dei suoi elementi vitali e della fisionomia dei suoi protagonisti.
A cinquant'anni dall'indizione del concilio la parrocchia appare ancora un soggetto debole, segnato da un deficit di riflessione teologica non compensato dalla recente attenzione pratica, dovuta alla ristrutturazione della presenza ecclesiale sul territorio. Ma questa identità debole potrebbe oggi costituire uno dei suoi punti di forza, a patto che la logica amministrativa sia abbandonata a favore dello spazio di esercizio della comunione. Concepite per coloro che si riconoscevano dentro la Chiesa, ora le parrocchie sono chiamate a ripensarsi missionariamente e a ritrovare la capacità di trasmettere la fede anche a chi si trova nelle regioni del dubbio e della lontananza.
Sommario
Prefazione (F.G. Brambilla). Abbreviazioni. INTRODUZIONE. 1. Un nuovo orizzonte. 2. La parrocchia è cambiata? 3. Ritornare al Concilio. 4. Il cammino della Chiesa italiana. 5. Il percorso della ricerca. I. FARE TEOLOGIA SUL VATICANO II. LA QUESTIONE DELLE FONTI STORICHE. 1. Il concilio e il problema storiografico. 2. La storia della Chiesa come disciplina teologica. 3. L'evento conciliare e le sue ricostruzioni. II. LA PARROCCHIA ALLA VIGILIA DEL CONCILIO. I VOTA DELL'ANTEPREPARATORIA. 1. Papa Giovanni, Roma e il mondo. 2. I vota della fase antepreparatoria. 3. Lettura conclusiva. III. LA PARROCCHIA DURANTE IL CONCILIO. GESTI E TESTI CONCILIARI. 1. La fase preparatoria. 2. Il primo periodo (1962-63). 3. Il secondo periodo (1963-64). 4. Il terzo periodo (1964). 5. Il quarto periodo (1965). 6. I testi approvati. IV. UNA CHIESA IN FORMA DI POPOLO. 1. Un ritratto implicito. 2. «Popolo di Dio»: un concetto abbandonato? 3. Lo spostamento verso la communio. 4. Cambiamenti nella prassi e nella teoria. Conclusione. Bibliografia. Indici.
Note sull'autore
GIAMPIETRO ZIVIANI, sacerdote della diocesi di Adria-Rovigo, è nato a Ostiglia (MN) nel 1963. Ha studiato teologia a Padova e a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, dove si è laureato nel 1999 con una tesi su La Chiesa madre nel Concilio Vaticano II (Premio Bellarmino 2000). Insegna ecclesiologia nella Facoltà teologica del Triveneto (Padova) e teologia dogmatica nel biennio di licenza in teologia pastorale. Ha al suo attivo pubblicazioni di carattere scientifico. È direttore dell'Ufficio catechistico diocesano di Adria-Rovigo.

