
Il volume offre un corso di Esercizi Spirituali a partire dagli scritti di Santa Teresa di Gesù, la prima donna ad essere riconosciuta Dottore della Chiesa. In occasione dell'anno della vita consacrata e del quinto centenario della nascita della Santa (1515-2015), il testo propone un percorso di riflessione spirituale che coniuga la mistica teresiana con l'ispirazione di fondo degli esercizi ignaziani. L'intento e l'augurio è che quanti rifletteranno, nella preghiera personale, su questi punti di meditazione possano ricavare frutto per la loro crescita nella vita dello spirito.
"La vocazione dell'uomo" di Spalding. che appare per la prima volta in traduzione italiana è un caso letterario del Settecento e uno dei testi di riferimento più significativi dell'Illuminismo tedesco. Stampato per la prima volta nel 1748, ha attraversato tutta la seconda parte del secolo con ben undici edizioni, l'ultima pubblicata nel 1794. Nel corso dei suoi cinquant'anni di vita, il breve saggio e stato più volte ampliato e modificato dal suo autore in risposta alle sollecitazioni culturali dell'epoca, e ha attirato l'attenzione di pensatori come Mendelssohn, Abbt, Kant e infine Fichte, alimentando un vivace dibattito. Da teologo illuminista, Spalding compie un itinerario all'interno della coscienza dell'individuo alla ricerca di un'identità spirituale che gli consenta di realizzare le sue finalità più alte. Egli affronta il classico tema del destino dell'uomo a partire non da posizioni religiose, ma da un esame razionale della condizione umana, disegnando così i contorni della nascente antropologia filosofica. La traduzione si basa sull'edizione critica delle opere di Spalding curata da Albrecht Beutel e in corso di pubblicazione presso l'editore Mohr Siebeck di Tübingen.
Ogni uomo viene al mondo segnato dal peccato originale e porta in sé le radici dei sette vizi capitali. Il vizio fa l'uomo schiavo, gli sottrae la libertà e lo rende dipendente e impotente. Riflettere sui vizi capitali ci porta a conoscere meglio noi stessi e i nostri nemici interiori, onde imparare a non scaricare troppo frettolosamente colpe e responsabilità sugli altri, ma a essere e sentirci responsabili dei nostri pensieri e delle nostre azioni e a cominciare un cammino di liberazione e guarigione. L'uomo è libero: può dirigere la sua vita verso il bene o verso il male. Costruttore di se stesso, può contare sull'aiuto onnipotente della grazia di Dio, che è sua forza e sua gioia, e può intuire già l'esito della battaglia che deve affrontare fidandosi della parola di Gesù. Con la forza del Signore, infatti, si possono sconfiggere tutti i nemici e si possono vivere in pienezza le virtù cristiane.
Questo libro è molto di più di un testo per il titolo del dottorato.
È un piccolo (perché la teologia una questione complessa), ma valido contributo per il rinnovamento della chiesa e della teologia su cui tanto insiste Papa Francesco.
L'escatologia non è semplicemente il discorso che porta, spinge all'impegno morale, visto che pure presenta un futuro da raggiungere (paradiso) o da perdere (inferno). Anche, certamente, ma è anche quel discorso che viene come "formato" dalla prassi, ossia dalla concretezza della storia.
Per capire cosa significa questa forma pratica dell'escatologia, e perciò della teologia, si avvicinano due teologi contemporanei: Jürgen Moltmann, tedesco, e Leonardo Boff, brasiliano; due pensatori diversi eppure accomunati dall'esigenza di costruire una teologia non astratta, ma legata alla prassi e alla storia concreta che si vuole trasformare alla luce del regno di Dio.
Questo libro confronta e "spiega", attraverso l'analisi dei testi, queste due visioni, diverse ma uguali nello sforzo di contribuire a una teologia viva, cioè che ascolta la vita e così annuncia il vangelo.
(Dalla Presentazione di Antonio Nitrola)
Si tratta di uno studio teologico sulla pratica della virtù della Carità che consiste nell’amare Dio e il prossimo. Le basti dottrinali da cui si sviluppa questa riflessione sono costituite dal motu proprio “Intima Ecclesiae natura” scritto da Benedetto XVI nel 2016.
Don Francesco Spagnesi, sacerdote di Prato, indica l’opera di Benedetto XVI, continuata da Papa Francesco, come spunto per una necessaria riforma della dottrina inerente l’azione caritativa.
Le nuove norme, nel solco della Tradizione, accostano la pratica delle opere di carità all’annuncio della Parola e alla celebrazione dei Sacramenti, come fondamento della vera vita cristiana.
Thomas Crean si confronta con passione e criticamente con le tesi esposte nel bestseller di Richard Dawkms "L'illusione di Dio". Dawkins presenta Gesù di Nazaret allo stesso tempo come una artificiosa illusione e come tracotante personaggio storico, presenta i Vangeli come inattendibili e come i prodotti logici e credibili di menti vanagloriose per un mondo fondato tanto sul materialismo quanto sull'idealismo, in cui i fatti, pur documentati storicamente, sono spesso falsificati come fantasiose e deliranti congetture. Crean smonta le tesi dì Dawkins, non si ferma ai luoghi comuni, ma sceglie di percorrere con intelligenza i sentieri della verità umana e divina, per ridonare alla persona umana la chiara consapevolezza della sua dignità e della sua più autentica e profonda vocazione.
E' un libro straordinario, questo di Robert Spaemann. Un libro filosofico su Dio - il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e di Gesu' Cristo - che tocca nel profondo le nostre inquietudini e i temi piu' scottanti della nostra epoca.
Che cosa sia morale è evidente, si dice. Se è così, ogni parola in proposito è di troppo. Se ciò nonostante si deve continuamente tornare a parlare di ciò che è evidente, è soltanto perché esso viene continuamente rimesso in discussione. Nel 1981, in una serie di conversazioni alla Radio Bavarese, il filosofo Robert Spaemann (1927-2018) intrattiene gli ascoltatori su alcune delle nozioni più rilevanti per il dibattito etico, da quella di bene e di felicità a quella di destino passando da quelle di valore, giustizia, responsabilità, coscienza e azione buona. Ne risulta un percorso originale e coinvolgente di introduzione alla filosofia morale. L'efficacia del volume nato da quelle conversazioni non dipende soltanto dallo stile informale e diretto, ma, più profondamente, dalla convinzione che l'autore riesce a comunicare dell'importanza decisiva delle questioni etiche per la vita della persona. Il volume, pubblicato in Italia nel 1993 con il titolo Concetti morali fondamentali, ritorna adesso in una traduzione rivista e con una nuova prefazione. Ormai un classico della riflessione morale contemporanea, un aiuto prezioso per chi si avvicina alle questioni fondamentali del dibattito etico.
Questo libro è il capolavoro di Spaemann, certamente l'opera a cui si sente più legato. Come rileva il card. Ruini nella Prefazione, "è davvero difficile individuare, nel panorama attuale, uno studio della stessa densità e acutezza". Spaemann accompagna il lettore in uno straordinario cammino lungo la storia di una delle categorie fondamentali della filosofia occidentale, quella di finalismo e di teleologia, che è al centro di una nuova riconsiderazione a partire dai dibattiti sulla bioetica, sulla biopolitica, sull'ecologia. Il suo intento teoretico è di rimuovere il pregiudizio scientista per cui osservare i processi naturali sotto l'aspetto del loro orientamento a un fine sarebbe sterile. In realtà, senza il nesso tra fine e bene non possiamo nemmeno sapere quali mezzi siano utili alla nostra vita, dal momento che la vita stessa è sempre tensione verso un fine, è sempre «un mirare a qualcosa». L'"eclisse dei fini" e il dilagare della ragione strumentale, che caratterizzano la nostra epoca, producono alla lunga una perdita netta di libertà privandoci dei criteri oggettivi capaci di arginare quello scatenarsi illimitato di desideri soggettivi che distruggono le condizioni vitali della famiglia umana. Solo se esiste un fine naturale della vita degli uomini sussiste la possibilità che l'agire degli Stati, volto al mantenimento del genere umano, resti compatibile con gli scopi degli individui.
Che cosa rende ogni essere umano unico e irripetibile? Che cosa gli appartiene così intrinsecamente che niente e nessuno potrà mai strapparglielo? Che cos'è e come può essere definita la dignità di una persona? Esiste una morte "dignitosa"? Intorno a queste e ad altre domande sulla vita umana, la modernità appare lontana dalla religione, quando non in aperto dissidio con la sua morale. Eppure, scrive Spaemann, «la dignità non è una qualità biologica dell'uomo. La dignità è il fondamento dell'uomo, spiega l'esistenza di diritti e doveri, della libertà e della responsabilità. La dignità ha in sé qualcosa di trascendente, di sacro, di religioso, perché solo "rappresentando" l'Assoluto l'essere umano possiede ciò che chiamiamo "dignità"». Dal "diritto" di morire all'esistenza dell'anima, dal legame dell'amicizia alla dimensione della felicità, dall'amore alla sessualità, Spaemann sottopone la modernità a una critica paziente, stimolante, costruttiva, andando al fondo della ricerca di senso che tocca tutti noi, con un linguaggio di encomiabile limpidezza.
Descrizione del libro: Prefazione di David L. Schindler
Che cosa rende ogni essere umano unico e irripetibile? Che cosa gli appartiene così intrinsecamente che niente e nessuno potrà mai strapparglielo? Che cos’è e come può essere definita la dignità di una persona? Esiste una morte «dignitosa»?
Nota sull'Autore: Robert Spaemann, nato a Berlino il 5 maggio 1927, è il più autorevole filosofo cattolico tedesco contemporaneo. Ha insegnato nelle Università di Heidelberg (dove è subentrato a Gadamer), Stoccarda e alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera, di cui dal 1992 è professore emerito. Tra i suoi libri tradotti in lingua italiana, ricordiamo: Felicità e benevolenza (Vita e Pensiero, 1998); Persone. Sulla differenza tra «qualcosa» e «qualcuno» (Laterza, 2007); La diceria immortale. La questione di Dio o l’inganno della modernità (Cantagalli, 2008).
La religione, nella modernità, è divenuta superflua ed è quindi destinata a scomparire? Nella storia del cristianesimo europeo mai la vita religiosa cristiana si è eclissata come negli ultimi vent'anni. Scopo di questo libro è cercare cli comprendere a fondo tale evoluzione. Robert Spaemann e Hans ]oas, entrambi pensatori cattolici, dialogano sul futuro della religione toccando temi quali il ruolo del Concilio Vaticano II in questo processo cli decadenza, la figura di Benedetto XVI e il fenomeno Francesco, la morale sessuale cattolica e il sacerdozio femminile.
Le concordanze e le differenze fra loro rispecchiano I'ampiezza e la pluralità del mondo cattolico, restituendo fiducia nella fecondità del dialogo intellettuale capace di diradare la nebbia del nostro tempo.

