
Sant'Agostino aveva il cor inquietum finché non trovò il motivo di esistenza della sua vita. Quel motivo era l'Amore, la Verità che da sempre lo cercava e lo stanò dalla sua vita vagabonda per riportarlo sulla strada dell'amore alla Verità, e per amore della Verità all'amore verso i suoi fratelli. Una volta trovato l'Amore poté dire: «Ama e fa' ciò che vuoi». L'amore è la verità dell'uomo, che incarnato in un corpo, pensa, vuole, si relaziona, lavora, spera, tutto perché si sente attratto da un polo magnetico di valore. E l'attrazione è l'inizio del processo di amore. Tutto si compie perché ci si sente attratti da un motivo di amore. L'uomo può pure soddisfarsi per le mete particolari, ma non potrà mai placarsi in esse, poiché queste non esauriscono tutto. Egli sente che solo l'inesauribile valore dell'amore può placare il suo insaziabile cuore. Solo nell'amore l'uomo trova la risposta alla domanda sulla vita. E nessuna vita è inutile e vuota se è amata, nessun uomo è inutile se può donare amore e si riconosce nel progetto di costruzione, insieme agli altri, dell'umanità dell'amore. Prefazione di Vincenzo Pelvi.
L'autore riflette sul carisma e sulla vocazione del ministero ordinato del presbitero ed offre delle toccanti meditazioni su molti ambiti che riguardano tale ministero, facendosi guidare in particolar modo dall'apostolo Paolo, le cui lettere sono pregne di importanti esortazioni per il ministero e la vita dei presbiteri.
Queste pagine ripropongono un documento nel quale il beato Gabriele Allegra frate minore, missionario e primo traduttore della Bibbia in cinese - ci offre la fedele ricostruzione delle conversazioni da lui avute a Pechino con p. Pierre Teilhard de Chardin, negli anni 1942-1945. Il breve testo offre un resoconto dettagliato di quelle conversazioni e ricostruisce il cordiale clima umano con cui esse, per tre anni consecutivi, sono state vissute dai due illustri interlocutori. Teilhard de Chardin - gesuita e tra i massimi teologi del XX secolo - era profondamente affascinato dalla presenza di Cristo in tutte le cose e cercò con passione di trasmettere quella visione che da parte sua coglieva con tanta chiarezza. Quando incontra p. Allegra comprende di avere di fronte un valido interlocutore con cui approfondire la tematica del primato di Cristo, non solo in San Paolo ma anche in Duns Scoto e nel vasto mondo della filosofia francescana.
La relazione tra donna e uomo conosce molte forme storiche: l'indagine antropologica e sociale le ha studiate e ne ha messo in luce gli elementi comuni e quelli tipici delle varie culture. È cresciuta in ogni caso la sensibilità verso la pari dignità che deve caratterizzare, in ogni circostanza storica e culturale, il rapporto tra donna e uomo. Di fronte alle minacce, sempre in agguato, che attentano a tale dignità, la teologia ha ancora una parola significativa da dire? La risposta positiva a questa domanda è il presupposto che giustifica questo libro che, attraverso l'indagine storica e la riflessione sistematica, vorrebbe mostrare la possibile coesistenza di gratuità e reciprocità nella relazione tra donna e uomo.
La modernità si caratterizza per il fatto che l’uomo non "riceve" il mondo, ma lo costruisce. Ciò che appare
dipendere da altro è visto come negazione libertà personale. D'altra parte è sotto gli occhi di tutti l'insufficienza della "buona" volontà dei molti a risolvere alcuni dei conflitti fondamentali che segnano l'esistenza: la violenza, l'ingiustizia, ogni forma di negazione degli altri.
Come colmare questa insufficienza senza negare la resposabilità personale? La teologia della grazia tenta di rispondere a questa domanda alla luce della rivelazione e dell'esperienza della presenza di Dio nella vita dei credenti.
IL VOLUME RIPERCORRE LE FASI DI MATURAZIONE DELLA CONCEZIONE CRISTIANA DEL MATRIMONIO. Ogni esperienza umana, se letta e vissuta nella relazione con dio, svela la sua identita piu`profonda per il fatto che aperienza universale del rapporrme e significati diversi, alla luce della rivelazione si manifesta come attuazione di una volonta benefica del medesimo creatore tesa a procurare pienezza di vita agli esseri umani. L'istituto del matrimonio, la cui valenza simbolica emerge alla coscienza con alterne vicende nella storia delle culture, non e`pertanto estraneo all'azione salvifica di dio. Per questo, nella tradizione cristiana, si e`giunti a considerarlo sacramento. In verita, il percorso che ha portato a tale visione non e`stato lineare, anche per la variazione della concezione della sessualita in dipendenza di una lettura globale dell esistenza umana. La comprensione sacramentale dell istituto matrimoniale ha poi permesso di rivalutare la medesima sessualita, riscattandola dalle concezioni mitologiche antiche e moderne...
La povertà, con le molteplici forme di sottosviluppo ad essa collegate, è uno dei "segni dei tempi" più eclatanti della nostra epoca. Essa coinvolge non solo intere popolazioni di paesi che soffrono un sottosviluppo endemico, ma anche vasti settori delle popolazioni dei paesi ricchi e tecnologicamente più avanzati. Diverse campagne di lotta alla povertà su scala mondiale sono miseramente naufragate. Inoltre, si è rafforzata la dottrina che povertà e poveri siano un "danno collaterale" inevitabile se si vuole perseguire il progresso dell'umanità. Se nel passato la teologia ha proposto una sua lettura della povertà, oggi è necessariamente coinvolta nell'analisi della povertà e nella lotta per il suo superamento. Ma come si può parlare della povertà, in prospettiva teologica, come "segno dei tempi", vedere in essa un "luogo teologico"? Come può essere una fonte di conoscenza per la riflessione teologica, di concerto con gli altri luoghi teologici? L'attenzione (la "scelta preferenziale") ai poveri non è più solo una virtù individuale, ma deve essere coscienza di chiesa. Di più, l'auspicio programmatico del neoeletto vescovo di Roma, Francesco, «come vorrei una chiesa povera e dei poveri», spinge a domandarsi se il "dei poveri" sia una nota puramente congiunturale o non invece una nota costitutiva della chiesa.
L’Esortazione post-sinodale di papa Francesco, Amoris laetitia, ci fornisce la chiave di lettura per comprendere l’uso del concetto di “integrazione”: la misericordia. Il cuore dell’intero documento si connota fondamentalmente per due elementi: il primo è l’accento posto sulla persona
e sulla misericordia, piuttosto che sulla difesa dottrinale
di principi astratti. Il secondo è la ricerca di soluzioni a partire dai diversi contesti culturali e antropologici: «in ogni paese o regione, possono essere cercate soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle s de locali». In questa prospettiva si deve comprendere lo scopo di superare il rigorismo dottrinale in ambito morale secondo la “logica della misericordia pastorale”.
Dal dialogo con alcuni autori rappresentativi dello sviluppo della teologia cattolica negli anni immediatamente successivi il concilio Vaticano II nascono queste note per una introduzione all'etica teologica. Il rinnovamento invocato dal concilio si inserisce nel movimento più ampio di dialogo della Chiesa cattolica e dei suoi teologi con la modernità. Fu lo stesso papa Giovanni XXIII, nel discorso di apertura del concilio (11 ottobre 1962), a indicare la necessità di esporre il messaggio cristiano con gli strumenti del pensiero moderno. A ciò si era giunti con un lavoro, iniziato molti anni prima, da parte di teologi che volevano andare oltre gli schemi rigidi e ormai sclerotizzati di una filosofia e teologia scolastica e di accademia. Il Vaticano II costituisce un punto di partenza per nuovi necessari sviluppi e comunque un punto di non ritorno. La riflessione sui temi di ordine morale ha conosciuto una rapida accelerazione, ma oggi, in verità, siamo bel oltre quell'accelerazione perché non solo è tumultuosamente sopraggiunta una postmodernità, dove il poststa a significare la quasi impossibilità di definire chiaramente i caratteri dell'epoca nuova dopo il "moderno", ma siamo in fase di superamento della postmodernità. È questo il contesto socioculturale entro cui si ripresentano alcune categorie fondamentali della morale "tradizionale": il rapporto tra fede e morale, la libertà e la coscienza, il peccato, la conversione, il discernimento. Senza alcuna pretesa di esaustività l'autore si augura di suscitare le domande fondamentali che orientano il nostro agire pratico.
Coloro che riconoscono Gesù come messia si pongono alla sua sequela. Percorrono con lui la propria storia scorgendovi quei segni che la caratterizzano come storia di salvezza o storia di perdizione. Si apre, così, un cammino a volte agevole a volte difficoltoso, segnato da successi e da fallimenti. Nella tradizione cristiana, "santo" è chi ha preso sul serio il proprio battesimo. Il credente "rinato dall'alto", cioè plasmato dal dono dello Spirito Santo, sperimenta una novità di vita che si manifesta nei suoi atteggiamenti fondamentali. Santi sono coloro che, da discepoli di Gesù, vivono la loro fede esercitando la carità aperti alla speranza. La teologia, come riflessione critica sull'esperienza di fede, ha il compito di ridire il significato di questa esperienza nella vita dei credenti, fondata sulla parola rivelata e aperta all'oggi del credente.
Franco Nembrini trova le parole più semplici e toccanti per avvicinarci al testo di Dante e farci sentire quanto esso abbia a che fare con la nostra quotidianità. "Il Purgatorio" racconta Nembrini "è la cantica del cambiamento. Si comincia in un modo e si finisce in un altro. Come nella vita di ogni giorno. Dante ci fa capire che il problema non è cadere, ma rialzarsi, afferrare la mano che ogni volta ci viene offerta." Ad accompagnare il testo di Dante e il commento di Nembrini ci sono le illustrazioni di Gabriele Dell'Otto, che trova una cifra unica ed emozionante nel tratto e nelle scelte cromatiche, contribuendo a rendere concreta per i lettori l'esperienza di Dante. Prefazione di Alessandro D'Avenia.
Numero speciale
Nel cuore dell'epoca post-pandemia che sta cominciando, 40 sfide che decideranno il futuro della fede e dell'umanesimo.
Il contagio epidemico di questi mesi che è anche tempo di altri “contagi”: di relazioni e connessioni ritrovate nel distanziamento forzato e accompagnate da una speranza che affiora. Una sfida che ci interpella, spingendoci a guardare avanti, a pensare a un futuro in cui ripartire dalle priorità che abbiamo scoperto e a non smarrire il senso di comunità che abbiamo maturato. In questo Quaderno di «Dialoghi» una riflessione a più voci che restituisce la situazione che stiamo vivendo, vista con occhi e mente pensosi ma carichi di prospettive.
Due webinar sono stati realizzati in queste settimane, dando vita un confronto stimolante. Se li hai persi o vuoi riascoltarli li trovi qui
“Dialoghi sulla fede” https://youtu.be/4wanOA_OTy0
“Dialoghi sulla città” https://youtu.be/d3HUhaEU1Xw

