
Una tesi molto fortunata negli studi sul monachesimo sostiene che il tratto rilevante di questo modo di vivere sia la varietà, talmente ricca da renderne impossibile una storia unitaria. Questo libro vuole dimostrare il contrario: la storia della vita monastica fra tarda antichità ed epoca carolingia è sostanzialmente uniforme. Il monaco vive sempre in ville tardoantiche trasformate in monasteri, è alle prese con la difficile pratica della moderazione ed è guidato dalla norma universale della divisione del lavoro. Il testo illustra la vita monastica, il suo spazio d’azione, la lingua d’uso, le regole e gli esercizi ma anche i rapporti con le gerarchie ecclesiastiche e col potere civile, dal momento che i monaci, al contrario degli asceti, con i quali vengono spesso confusi, non sono in fuga dal mondo.
Non si può vivere senza regola
Nonostante la tarda antichità, e in particolare il V-VI secolo, sia considerata l’epoca d’oro della legislazione monastica sotto forma di regole, la maggior parte dei primi monaci d’Occidente non vive “sotto una regola”. Lo si può dedurre dalla ricorrente volontà degli autori di questi testi di sottolineare la diversità del vivere monastico e al contempo di intensificare gli sforzi per definire, regolare e controllare in modo sicuro l’attività monastica. La Regola del Maestro, ad esempio, che dedica una lunga discussione iniziale al problema dei monaci girovaghi, sopravvive in soli tre manoscritti e non sembra essere così capillarmente diffusa e conosciuta nel continente europeo nel periodo qui preso in considerazione. In generale, i manoscritti contenenti regole monastiche sono una quantità minima, in modo particolare fra VIII e IX secolo.
Di questa anarchia c’è traccia nella Vita di Martino, dove la vita del santo è contrapposta a quella dei semianacoreti. La stessa critica si legge nei Dialoghi, dove Sulpicio dice di pregare incessantemente nella sua stanza mentre gli altri, gli ospiti, continuano a parlare. È pertanto quantomeno azzardato affermare che la vita secondo una regola sia un tratto comune dei monaci tardoantichi e altomedievali d’Occidente. Si noti poi che, nella biografi a dello stesso padre della sistematizzazione regolare, Benedetto di Aniane, pare essere del tutto accettabile che, ancora fra VIII e IX secolo, ci siano uomini straordinari che ignorino questa forma di vita. Ardone racconta infatti che lo stesso Benedetto, intrapresa una pratica ascetica particolarmente dura, entra in contatto con due uomini valorosi, Attilio e Nebridio, i quali non conoscevano la possibilità di vivere sottoposti al controllo di una regola; nonostante questo, è lo stesso Benedetto a cercarli, soprattutto ogniqualvolta sente sorgere la tentazione. Nebridio non conosce regola, ma Benedetto non esita a ricorrere al suo aiuto e ai suoi consigli quando si sente vacillare. Benedetto, pertanto, scopre quasi per caso la possibilità di una vita regularis e, nonostante cerchi di uniformarsi alla regola del primo Benedetto, non disdegna la compagnia di uomini considerati di straordinaria santità. Anche Colombano, nonostante sia un “legislatore”, si chiede perché avvengano atti di insubordinazione da parte di alcuni che, infiammati dal desiderio di una vita più perfetta, lasciano la comunità e il giogo dell’abate per il deserto.
La prima condanna dei monaci che lasciano illecitamente il monastero è però più antica e si legge negli atti del Concilio di Calcedonia del 451. Il canone 4 decreta che tutti i monaci devono restare nel luogo dove hanno fatto la loro rinuncia al mondo e da qui non possono allontanarsi se non su indicazione del vescovo sotto la cui giurisdizione cade il monastero. Il canone 23 aggiunge: coloro che agiscono di propria iniziativa e interferiscono con la politica episcopale aggirandosi liberamente in città saranno perseguiti. Tutto questo è ribadito dalle disposizioni spurie aggiunte ai canoni del Concilio di Nicea del 325: chi lascia il monastero e va a vivere in città o in un villaggio come un laico, non può continuare a portare l’abito monastico, poiché tale azione getterebbe discredito sul buon nome dei “veri” monaci. Se a farlo è una donna, poi, la sua reputazione è definitivamente compromessa (Concilio di Ippona del 393). Qualche decennio dopo, al fuggitivo viene negata la comunione e l’accesso alla comunità dei fedeli (Concilio di Arles del 443).
Questa lunga lista di divieti prova quanto il monaco fuggitivo sia diffuso nella società tardoantica e medievale, sia a Oriente che a Occidente, e solo il meccanismo di razionalizzazione normativa consente di individuare, sanzionare e perseguire colui che non lo accetta, definendo il suo agire come deviante. Si noti il fronte comune fra potere civile e potere religioso sancito a Calcedonia: confinato nel suo monastero e sottomesso al vescovo, il monaco non deve turbare l’ordine e pertanto ogni atto di insubordinazione può essere rubricato come sedizione. La città mondana gli è interdetta.
Buddha e Cristo, due figure cruciali nella storia dell'umanità, hanno lasciato in eredità insegnamenti capaci di indicare il cammino a miliardi di persone per i secoli a venire. Ma quanto c'è in comune tra la preghiera e la meditazione? Esistono ideali e precetti condivisi tra le due fedi? Thich Nhat Hanh esplora in questo libro i sentieri della compassione e della santità dove tali grandi tradizioni si incontrano, risvegliando così la nostra comprensione di entrambe. Con sguardo benevolo e passo accorto, uno dei grandi protagonisti del dialogo interreligioso si confronta con due secolari tradizioni del pensiero indicando la possibilità sempre attuale di una comune vita in armonia.
All’origine, una curiosità: sapere quanti sono gli animali nominati nella Bibbia. Tutti, non soltanto i venti o trenta presentati nella maggior parte delle ricerche sull’argomento. Poi, conoscere quante volte sono citati e perché. Ed anche, dove possibile, il loro ruolo nella vita quotidiana dell’epoca ed i richiami simbolici.
Ebbene, scorrendo la Bibbia è emersa una sorpresa dietro l’altra. A centinaia. Perché nella grande «arca» della Bibbia tutte le 161 «voci» – comprese alcune nominate indirettamente, come la chiocciola, ed altre generiche, come branco o ruminanti – hanno la loro curiosità o stranezza. A cominciare proprio dal loro numero: nessun altro testo antico nomina così tanti animali. Per tutti gli animali biblici ecco allora una scelta dei versetti che li riguardano e poi, santi, fatti storici, stemmi, loghi e quant’altro.
50 Salmi per giovani, parafrasati rileggendo il testo originario alla luce del nostro tempo. Ogni salmo è introdotto da un brevissimo commento che ne illustra contenuto, finalità e modernità. Un sussidio per imparare a cogliere la profonda ricchezza del libro dei Salmi, una riserva di fede, una palestra di preghiera e una scuola di umanità. L'intento di questo testo è che ogni giovane e ogni credente siano aiutati a "scrivere", con le parole e soprattutto con i fatti, il Salmo della loro vita.
“Ognuno è alla ricerca di un po’ di pane, un po’ di affetto e
di sentirsi a casa da qualche parte”".
Luigi Verdi
Cerchiamo il Risorto come gli apostoli che erano confusi e disorientati dopo la morte di Gesù. Don Luigi Verdi ci invita a trovarlo nei luoghi che ha percorso dopo la sua resurrezione: il giardino, la strada, la casa, la riva del mare. I luoghi di ogni giorno. I luoghi dove scorre la vita con le sue paure, le sue meraviglie e le sue fatiche. Solo là potremo incontrarlo, solo nei posti semplici che lo hanno visto tornare e che lui ha illuminato. Deve farsi vicina la luce affinché possiamo vederla, affinché apra finalmente i nostri occhi malati di paura.
"Fratello in questo momento così difficile per tutti gli uomini, è bello sapere che a Romena c'è un mandorlo fiorito. A quando la primavera del mondo?"
Alex Zanotelli
"Ci vuole una grande libertà per imparare a scorgere nelle piccole cose la grandezza della vita. Don Luigi con questo libro vuole svegliarci all’attenzione, alla vigilanza, alla capacità di ascolto. La bellezza del fiore del mandorlo ci rimanda a tutte le piccole bellezze che ci sono talmente vicine da diventare invisibili. Eppure nulla come la bellezza ci parla di Dio.
Pubblicato nel 2003 il libro è stato rivisto e ampliato.
• Come il mandorlo siamo tutti chiamati a fiorire, per ritrovare primavera e speranza.
• In questo tempo frenetico abbiamo sete di bellezza: dipende da noi, dal nostro modo di camminare nel mondo se riusciamo a vederla.
• Lo stile è semplice eppure poetico e carico di emozioni.
• Il libro ci rivela le piccole attenzioni quotidiane capaci di farci scorgere la bellezza nascosta nella vita.
Don Luigi Verdi, Prete della diocesi di Fiesole ha fondato nel 1991 la Fraternità di Romena (Arezzo), luogo di incontro e di ricerca per molti “viandanti” che vi sostano in cerca di una vita più autentica ed essenziale. È autore di numerosi testi di spiritualità tra cui “La realtà sa di pane”, “Dio guarda il cuore”, “La chiesa della tenerezza”, “Il domani avrà i tuoi occhi”, tutte edite dalle Edizioni Romena.
Rinchiuso per anni nel gulag delle isole Solovki, uno dei più terribili luoghi di repressione della dittatura staliniana, Pavel Florenskij aveva un unico contatto con il mondo esterno, la corrispondenza con moglie e figli. Nonostante le lettere venissero sottoposte a rigorosa censura, l'epistolario di padre Florenskij rappresenta un documento di particolare eccezionalità per il rilievo esistenziale e teoretico: biografia e pensiero, metafisica ed esistenza, ragione e passione si congiungono intimamente nell'esperienza tragica di un testimone tra i più autentici e radicali del nostro tempo.
Itinerari della luce intende offrire a chi avrà tempo e voglia di leggere: una carica di energie vitali che come le onde dei mare si rincorrono e stimolano la mente a pensarsi nella fede; una dose di medicine dell'anima che suscitano forti e salutari emozioni; un intenso profumo d'amore che genera pensieri nobili e propositi santi.

