
Il volume dà la parola alle domande di Giobbe: domande urlate che tirano fuori tutto il dolore dell'uomo e tutto il dolore del mondo. Domande di allora e di sempre, che tornano ad interpellare la coscienza delle donne e degli uomini di oggi.
Mendel Singer è un uomo semplice e molto devoto, che insegna la Torah ai bambini in una remota provincia della Russia orientale. Il suo è un lavoro senza alcun prestigio sociale, con il quale – anzi – si fa la fame. Egli assiste impotente con la moglie Deborah allo sgretolarsi della sua famiglia: i tre figli più grandi partono, i due maschi arruolati nell’esercito e la femmina sposata in America; spinti dalla miseria, Mendel e sua moglie sono costretti ad abbandonare Menuchim, il loro ultimo nato, per raggiungere gli Stati Uniti. Il piccolo è affetto da una misteriosa forma di demenza di cui non si è mai scoperta l’origine. La vita di Mendel è un susseguirsi di disgrazie, che si abbattono con violenza su di lui e sulla sua famiglia. Il pover’uomo, che non riconosce più se stesso né il suo mondo, finirà per perdere l’orientamento e la fede in Dio, ma la vita ha in serbo per lui un risvolto inatteso, una consolazione insperata lo attende dopo tanto dolore.
«Molti anni fa viveva a Zuchnow un uomo di nome Mendel Singer. Era pio, timorato di Dio e ordinario, un comunissimo ebreo. Esercitava la semplice professione di maestro. A casa sua, raccolta tutta in una spaziosa cucina, trasmetteva ai bambini la conoscenza della Bibbia.»
Il problema del male e della sofferenza innocente ha sempre interrogato l'essere umano. Ma negli ultimi tre secoli questo problema è diventato domanda sulla bontà e sull'esistenza stessa di Dio: come può un Dio buono permettere questo? Il libro biblico di Giobbe ripropone il grido di Giobbe che chiede a Dio conto delle sue azioni. Quando, verso la fine del libro, compare Dio, non fornisce nessuna risposta alle domande di Giobbe. Lo mette davanti allo spettacolo della creazione che rimanda a una presenza creatrice. Con Gesù, volto concreto della misericordia del Padre, è entrata nella storia una Presenza buona che ci permette di guardare in faccia le nostre sofferenze nell'orizzonte delle sofferenze assunte dal Figlio di Dio. Anche oggi possiamo imbatterci in persone che vivono la loro malattia con una serenità che ci interroga. «Come fanno a vivere così?».
Il Libro di Giobbe, presente da sempre nei canoni della Bibbia, offre spunti di lettura e di interpretazione sorprendenti, non solo sul piano teologico ma anche sul piano filosofico. L'autore parla dell'esperienza di Dio che vive, indissolubilmente "buona" e "cattiva" a un tempo, e afferma una verità che fa scalpore: l'eccesso del male è una teofania, un "tocco" di Dio. I dialoghi del Libro di Giobbe si possono considerare uno dei luoghi principali in cui si compie la rivoluzione etica ed escatologica della Bibbia: l'invenzione di una morale del tutto nuova, quella dell'amore, per la quale il male non è tollerabile e grazie alla quale, proprio per questo motivo, il senso della vita umana non può che essere quello di lottare contro il male, anche oltre la morte. L'autore del libro biblico ne illumina in particolare la dimensione personale, quel momento in cui un'anima vede approssimarsi l'inferno per sé sola, e fonda in risposta una legge d'amore. Proposto in una nuova edizione profondamente rinnovata, il presente studio si giova anche di un commento al libro di Emmanuel Levinas, intitolato Trascendenza e Male.
"Un suggestivo parallelo tra Giobbe e Kafka e la loro interpretazione del male. - Il rapporto tra Dio e il male nel libro di Giobbe confrontato con la sofferenza dei personaggi di Kafka. Da una parte il grido di Giobbe a Dio “Tu dov’eri?”; dall’altra l’uomo di Kafka che interpella Dio sul destino ultimo della creazione. - Un testo che mostra un Kafka inedito e di bruciante attualità."
Attraverso uno studio di esegesi spirituale, il libro accompagna il lettore a focalizzare il rapporto Giobbe-Dio, che, pian piano, si trasforma in un più corretto rapporto Dio-Giobbe. "Questo Giobbe fa: si lancia nell''impossibile' umano verso un futuro, che sembra enigmatico, e in questo sforzo di tutta la sua persona incontra il volto vero del suo Dio, che lo invita a discernere ogni cosa eleggendo e scegliendo il linguaggio del più, del meglio, dell'amore. 'Ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti hanno veduto'(42,5)". Poi, nel libro l'esegesi spirituale cede il posto alla contemplazione, per tentare, nell'ultimo capitolo, il parallelo Giobbe-Cantico. La prima cosa che Giobbe chiede a Dio è quella di incarnare il Cantico dei Cantici. La prima cosa che il Cantico dice al Giobbe, che è ognuno di noi, è che il Dio amico è un Dio amante. Alla domanda sulla relazione tra Giobbe e il Cantico l'autore risponde: 'Se si entra nel mistero profondo di questi due libri, si scopre che essi incarnano una ricerca del vero volto di Dio. Giobbe è una ricerca spasmodica della Giustizia di Dio, il Cantico una ricerca viscerale e continua dell'Amore'.
Il libro di Giobbe e un poema sinfonico nel quale varie voci si uniscono per penetrare nel mistero del dolore umano, nel mistero di Dio che permette la sofferenza dell'uomo.
Una grande opera in 12 volumi: 8 dedicati all’Antico Testamento, 4 al Nuovo Testamento. Un’edizione ricca di commenti, approfondimenti e illustrazioni, per guidare il lettore nell’interpretazione del libro più complesso e amato di tutti i tempi.
Diretta da Gianfranco ravasi
Con l’aiuto del commento biblico suddiviso su tre livelli di note (spiegazione dei versetti, commento narrativo, commento visivo) e grazie alla guida sapiente di Gianfranco ravasi curatore dell’opera, il lettore viene condotto gradatamente alla scoperta di quel tesoro prezioso che è La Bibbia, aiutato da approfondimenti tematici nella prospettiva familiare (Zattoni - Gillini).
Il libro
È’ un libro molto bello che si distingue fra i commentari biblici per l'apertura spirituale del suo autore: direi che inaugura un genere nuovo. Finora avevamo commentari storico-filologici; questo va decisamente oltre, e non solo per i riferimenti dì carattere psicologico e letterario, ma soprattutto per la sua impostazione che mira a cogliere il valore dei problemi umanissimi di Giobbe al di là del libro, presentando in definitiva al lettore uno scorcio del problema del male dal 2000 a. C. fino ai nostri giorni... Il commento al testo è ricco e puntuale, pieno di suggerimenti affascinanti.
PAOLO SACCHI in "Henoch"
Nel frattempo, tento di non perdere i contatti con il «Libro di Giobbe», rileggendolo - quando capita - nelle varie traduzioni della Bibbia, più o meno buone, che circolano per casa; consultando assiduamente le 874 pagine (utilissime tutte) del Giobbe, traduzione e commento di Gianfranco Ravasi.
BENIAMINO PLACIDO in "La Repubblica”
Possiamo affermare di avere ora a disposizione, in Italia, un «Giobbe» che vuole essere esaustivo a livello di alta divulgazione. Ciò che qui ne abbiamo detto è solo un pallido riflesso delle infinite cose che vi si possono trovare. Esso sarà certamente utilissimo per studenti in teologia, per circoli biblici, per una lettura spirltuale-culturale, per conferenze e dibattiti sull'eterno problema della sofferenza umana. Il grandioso sforzo compiuto dal Ravasi in evidente simpatia col biblico personaggio è certamente riuscito a renderlo attuale e parlante.
ROMANO PENNA in "L'Osservatore Romano”
Questo poderoso commento di G. Ravasi è un prezioso, e sotto molti aspetti originale, contributo allo studio scientifico del libro biblico di Giobbe...La versione del testo ebraico è nuova, letterariamente saporosa e pregevole, filologicamente cauta ed accurata...L'opera di Ravasi è ben riuscita, e uno strumento validissimo, scritto in linguaggio elegante e piacevole, per studiare e anche per gustare un'opera suprema della letteratura mondiale quale è il libro di Giobbe.
ANTONIO BONORA in "Parole di vita”
Questa grande intrapresa su Giobbe dimostra, se pur ce n'era bisogno, l'impegno e la preparazione di G. Ravasi e l'interesse e l'eccezionalità di un libro come quello di Giobbe, spesso oggetto di fraintendimenti più che di incomprensioni.
G. ARLEDLER in "Civiltà cattolica"

