
"La Bibbia insegna come si va in cielo e non come va il cielo". Muovendo da questa frase di Galileo il volume affronta la questione della verità della Sacra Scrittura, offrendo alcune piste di lettura di due testi molto problematici: Giosuè 10, in cui compare la famosa frase "Fermati o sole!", e Genesi 6 in cui si parla dei giganti e della loro unione con le donne. Con un linguaggio semplice e accessibile, rivolto soprattutto ai non addetti ai lavori, si intende chiarire quando la Bibbia sbaglia e cosa si intenda per errore. Lo scopo è fugare il campo da alcune letture fondamentalistiche che violentano il senso e offuscano la bellezza delle Scritture.
Contenuto
Ci sono giorni in cui la Parola di Dio è come un fuoco interiore che brucia, e altri giorni in cui la Parola non sembra dire nulla. La relazione fra Parola e fuoco è spesso ribadita dai profeti, ma è anche una caratteristica comune a tutta la Bibbia. Queste 22 proposte di lectio divina (9 dell’Antico e 13 del Nuovo Testamento) mostrano la forza di interpellazione, di guarigione e di speranza che si sprigiona «quando la Parola prende fuoco», sotto l’opera dello Spirito Santo. Allora la memoria non paralizza più né delude, ma acquista una potenza nuova che trasforma il presente opaco e lo guarisce, indirizzandolo al futuro. Un approccio originale alla Sacra Scrittura che riesce ad affascinare mentre segnala significati impensati e suggestivi.
Destinatari
Indicato per la lectio divina di gruppi, associazioni, parrocchie, comunità' È di grande utilità anche per la preghiera e la meditazione personale.
Autore
Bruno Secondin, carmelitano, ha studiato a Roma, in Germania e a Gerusalemme, ed è ordinario di teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Svolge la sua attività pastorale a Roma, ha pubblicato una trentina di libri ed è impegnato attivamente nella rielaborazione della spiritualità nei nuovi contesti ecclesiali e culturali. Nel 1996 ha dato inizio agli «incontri di lectio divina» nella chiesa di S. Maria in Traspontina (Roma), di cui è l’organizzatore fino a oggi. Da questa esperienza derivano i volumi della collana Rotem.
Una guida discreta che aiuta ad amare la voce del sottile silenzio" di Dio. " Il libro e' il frutto maturo di un prolungato dialogo con la Sacra Scrittura, quale opera di un biblista che consegna piu' dei risultati di un'indagine scientifica. L'autore vi rivela infatti le sue esperienze di vita, il suo mondo spirituale intriso di saggezza. Il percorso e' tracciato con un linguaggio agile e accattivante riservando al lettore molte e felici sorprese.
«La mia anima ha sete di Dio - del Dio vivente - quando verrò, e vedrò il volto di Dio?» (Sal 42-43). Questa domanda apre il secondo libro del Salterio (Sal 42-72) e lo caratterizza in profondo nel segno di «libro degli esilii» - dove il problema di chi prega non è più soprattutto e soltanto ?esterno', costituito dagli avversari del giusto, ma piuttosto personale e interiore, focalizzato dal rapporto - diventato sempre più difficile e impegnativo - tra Dio e l'orante, che ne è l'anima più viva e più vera, lungo tutti i suoi diversi tornanti. Su questo tema le voci di esperti biblisti offrono una sorta di ?piccola grammatica della preghiera' di chi fatica a trovare la relazione con Dio, non ne coglie le tracce nella propria vita, se ne sente distante, talvolta come abbandonato. Muovendo dalla coppia dei salmi iniziali - «Tristezza dell'anima e sete di Dio» (Sal 42-43, R. Vignolo), «Quando Dio si dimentica di noi» (Sal 44, F. Dalla Vecchia) -, viene valorizzato il luminoso esito finale del percorso, raggiunto nel Sal 72, espressione della migliore speranza messianica degli afflitti e dei miseri («Il regno del Messia», G. Barbiero). Tra l'inizio e la fine del secondo libro dei Salmi, spiccano tre tappe del cammino, centrate su «Sapienza di vita e speranza in Dio» (Sal 49, P. Bovati), sulla sete di Dio (Sal 63: «Il tuo amore vale più della vita», L. Invernizzi) e infine sul Sal 68 («Una casa dona Dio ai solitari», M.I. Angelini), un salmo di speciale importanza per la tradizione monastica, che lo ha sentito particolarmente appropriato.
Che cosa significa celebrare la cena del Signore? La prima comunità cristiana ha da subito fatto i conti con la fragilità e la debolezza e Paolo ha dovuto da subito ricordare l'evento fondativo dell'Eucaristia: la Cena del Signore, in cui Cristo si dona e indica la strada, faticosa ma inevitabile, della sua radicalità. Si tratta di un percorso di lectio divina su un testo importante e non facile di Paolo, il quale affronta un tema, quello della cena eucaristica, che a Corinto aveva registrato contrasti e divisioni. Benché sia cambiato il contesto, resta sempre possibile il rischio di una celebrazione solo rituale, che non trasforma chi la celebra.
Il percorso proposto in questa Lectio di Genesi 1-2 offre la ricchezza e la vivacità del racconto della prima esperienza vocazionale": la creazione del cosmo e dell'essere umano, e il risuonare della Parola creatrice di Dio che chiama alla vita e all'amicizia. " I racconti di Genesi 1-11 non vogliono spiegare eventi scientifici, ma trasmettere un messaggio religioso con un linguaggio semplice e simbolico. Presentando le origini del mondo e dell'umanità intendono fornire una chiave di lettura che permetta di interpretare la storia degli uomini e la storia del mondo come storia di salvezza". "
La Bibbia come ci presenta la Legge? Quali tratti di originalità propone, su quale fondamento si stabilisce, a che cosa mira, che funzione svolge rispetto alla giustizia? Sono solo alcune domande a cui si cerca di rispondere in queste pagine il cui intento è quello di offrire uno sguardo su come il popolo di Israele ha elaborato la complessa questione della Legge. A questo tema la Bibbia non dedica solo un’attenzione giuridica, ma la Legge è diventata – forse paradossalmente per il lettore moderno – anche motivo di gioia e occasione per esprimere un amore profondo. È una prospettiva che suona quasi una sfida a ripercorrere l’itinerario dell’uomo biblico fino alla contemplazione.
Destinatari
Tutti
Autore
Grazia PAPOLA è una suora Orsolina di San Carlo. Insegna Pentateuco e teologia biblica presso lo Studio teologico San Zeno e l’Istituto superiore di scienze religiose San Pietro martire di Verona. Ha pubblicato L’alleanza di Moab. Studio esegetico-teologico di Dt 28,69-30,20 (PIB 2008); Deuteronomio. Introduzione traduzione e commento (San Paolo 2011); Deuteronomio (EMP 2017).
Nel libro di Isaia, due sentinelle si scambiano la parola d’ordine nella notte, creando un clima di attesa, di sospensione, di paura e di incubo: «Quanto manca ancora all’alba?». È questa la domanda fondamentale dell’apocalittica. Presenza pericolosa e preziosa al tempo stesso, delicata e da assumere a piccole dosi, ambigua e contemporaneamente necessaria perché in grado di offrire il senso dell’utopia. L’apocalittica si caratterizza per il pessimismo e il disprezzo nei confronti del presente, troppo impolverato e modesto, per il dualismo che contrappone l’oggi profano al futuro sacro e per la celebrazione di un lontano e mirabile avvenire, completamente diverso da ciò che viviamo su questa terra. Con il suo linguaggio difficile ma affascinante, che ha nell’eccesso la propria cifra, l’apocalittica nasce nel mondo biblico e la si può avvicinare attraverso il grande riferimento costituito dal libro di Daniele e le pagine di Enoch, Isaia, Zaccaria e Gioele, poco note e raramente usate dalla liturgia.
La Quaresima è il tempo forte in cui la Chiesa ci invita a risvegliarci dalla sonnolenza spirituale e a confrontarci con l’essenziale della fede. Questo libro è un invito quotidiano a percorrere i Vangeli di Quaresima e Pasqua, meditando sui grandi temi della vita spirituale: il vero amore (la Samaritana), la fragilità della libertà (il giudizio dei Farisei), il dono totale (l’Eucaristia) e il trionfo della Risurrezione. Prepariamoci a vivere la Quaresima con un cuore rinnovato e a scoprire che la Pasqua non è solo un ricordo, ma una Verità che modella il tuo presente. Il percorso quotidiano proposto: ascolto del Vangelo del giorno, riflessione sugli spunti più importanti, proposito personale della giornata: un piccolo gesto che ci aiuterà a mettere in atto la Parola del Vangelo ascoltata e meditata.
Il quarto libro dei Maccabei è uno dei cosiddetti apocrifi dell'Antico Testamento che ha potuto salvarsi grazie alla raccolta della Bibbia greca dei Settanta, dove figura come ultimo dei libri storici. È uno scritto anonimo (anche se per secoli attribuito a Flavio Giuseppe), che apparentemente si distingue per i suoi obiettivi filosofici e che si presenta con una lingua interessante, non parlata ne praticata nelle scuole, ma composita e artefatta, con gran sfoggio di neologismi, dalla quale traspare un'assidua frequentazione della letteratura classica greca. Il commento linguistico e filologico di Giuseppe Scarpat mira a illustrare le peculiarità di una lingua tanto singolare ed è preceduto da una corposa introduzione in cui si affrontano le questioni della paternità e della datazione dell'opera, oltre che dei motivi intorno ai quali l'autore sviluppa la propria argomentazione con la vicenda dei martiri Maccabei. Apre il volume una nota storica di Giulio Firpo in cui si forniscono le coordinate storiche dei tempi e della temperie politica e culturale degli eventi narrati nel quarto libro dei Maccabei.

