
Il Sultano curdo Salah ad-Din Yusuf, chiamato in Occidente Saladino, è il protagonista principale della guerra tra crociati e musulmani, raccontata nel libro fino alla conclusione della Terza crociata e all'improvvisa morte di Saladino. L'autore ripercorre il lungo conflitto che vide come coprotagonisti Bizantini, cristiani europei e turchi Selgiuchidi sullo scenario medio-orientale, i cui riflessi si possono cogliere ancora oggi.
Con la competenza e la chiarezza che lo contraddistinguono, monsignor Martinelli dedica l'ottavo volume della Collana Catechesi in immagini, al tema della bioetica e, in particolare, ai princìpi generali che la devono illuminare. Al centro dell'analisi c'è la persona umana, immagine del Creatore in Cristo. Si tratta di un argomento di grande attualità, poiché esiste il rischio che l'uomo possa illudersi di essere autosufficiente, dimenticando la sua condizione di creatura amata da Dio. In linea con l'approccio originale della collana, il libro unisce testo e immagini attraverso slide in PowerPoint, permettendo una sinergia tra parole e visuali che si arricchiscono a vicenda. Il volume è suddiviso in due parti: 1. la prima illustra i principi generali della bioetica; 2. la seconda affronta l'inizio della vita e alcuni aspetti ad esso correlati. L'Autore propone questo lavoro come strumento di approfondimento di un tema di grande rilevanza.
Un piccolo diario di bordo per creare addobbi da appendere all'albero ogni giorno fino a Natale! Un testo su cui annotare e disegnare emozioni, parole, preghiere. L'Albero di Iesse è una rappresentazione della genealogia di Gesù. In molti paesi anglosassoni è consuetudine allestirlo nelle case, utilizzando rami, feltro o con un vero sempreverde e, a partire dal 1° dicembre, giorno dopo giorno, addobbarlo con un protagonista o un avvenimento dell'Antico Testamento. Un Calendario dell'Avvento particolare, che permette di conoscere meglio la storia della Salvezza che porta a Gesù. Una storia che apre il cuore, lo riempie di speranza. Rimanendo uniti alle radici della Parola di Dio e spinti dal suo Spirito, proveremo con questo piccolo libro a prepararci ad accogliere Gesù.
Già sessant'anni o solo sessant'anni, quelli trascorsi dal lontano 28 ottobre 1965, data di promulgazione della dichiarazione conciliare Nostra aetate? Non è facile rispondere. Certo, sessant'anni rappresentano una tappa importante. Per la Bibbia si tratta dell'età della definitiva pienezza e maturità: il che vale anche per il Vaticano II, al cui cuore si colloca appunto, strategicamente, Nostra aetate. Essa può considerarsi il punto di non ritorno sia dei rapporti fra cristiani ed ebrei, sia delle relazioni fra i cattolici e i fedeli delle altre religioni, all'esaurirsi della lunga stagione contrassegnata dall'assioma extra Ecclesiam nulla salus. Questo libro riporta le riflessioni dedicate al tema durante il settimo convegno della Fondazione Pietro Lombardini. Un tema reso ancor più caldo e delicato dal tremendo evento del 7 ottobre 2023, la mattanza di ebrei in Israele perpetrata da Hamas e il contestuale avvio dell'ennesima, drammatica fase del conflitto israelo-palestinese.
Simone Weil espresse più volte esplicitamente la sua ammirazione per san Francesco, dal quale dichiarò di esser stata conquistata fin dal primo momento in cui ne era venuta a conoscenza, e lo considerò davvero come un alter Christus, perfetta incarnazione della parola evangelica, tanto che è lecito pensare che la Sua figura abbia ispirato alcuni punti essenziali della sua straordinaria riflessione. Questo libro esamina il legame finora inesplorato che unisce la filosofa francese, laica contemporanea, al cristiano medievale Francesco. Senza tralasciare di notare le differenze tra i due, il testo mette in luce la loro profonda intesa su temi essenziali, quali la volontà di Dio, la bellezza, il distacco da sé stessi e l'imitazione di Cristo, la necessità di mettere in atto l'insegnamento del Vangelo, per renderlo umanamente credibile ed efficace. Risulta così una convergenza in certo modo complementare tra queste due singolari "rivoluzionarie" figure, lontane nei secoli ma vicine spiritualmente; espressione entrambe di quella "santità geniale", di cui Simone Weil indicò chiaramente il bisogno per un cristianesimo completamente rinnovato, ovvero per una nuova religione dei nostri tempi. Presentazione di Marco Vannini.
Il tema del Giubileo del 2025 è la speranza, virtù spesso dimenticata e sottaciuta mentre invece essa rimane un elemento centrale nella vita del credente. Papa Francesco, con i suoi gesti e con le sue parole, è un indomito testimone della speranza, intesa come azione spirituale di chi non si arrende alla notte del male nel mondo e non si fa bastare le consunte parole di consolazione che spesso vengono ripetute a mo' di slogan. Colui che vive di speranza, invece, afferma Francesco, collabora con Dio a «far nuove tutte le cose».
Il saggio prende in esame le opere di alcuni artisti che dagli anni '20 del secolo scorso ai giorni nostri (Casorati, Chagall, Cutini, Dalì, Giuliani, Kokoschka, Magritte, Melotti, Pistoletto e Alberto Savinio) si sono occupati del racconto evangelico dell’annunciazione. Unisce tutte le interpretazioni prese in esame, prodotte con tecniche e in anni diversi, la sottolineatura dell’aspetto tragico della scena che si pone alle origini del cristianesimo.
Knohl spiega la sua comprensione di come la Torah sia stata redatta nella sua forma finale, gettando un ponte tra l'antico Israele (circa 1400-586 a.C.) e l'epoca del Secondo Tempio (circa 536 a.C.-70 d.C.), mostrando la continuità tra queste epoche e la graduale evoluzione della visione del mondo biblico. Interpretando le prove testuali, in particolare le contraddizioni e le ridondanze nel testo, vuole dimostrare che l'idea di una comprensione pluralistica della rivelazione può essere ricondotta alla stessa redazione della Torah. L'interpretazione della composizione biblica da parte dell'autore sfida una diffusa convinzione nella biblistica contemporanea: l'idea che l'antico Israele non sia mai esistito come realtà storica, ma sia stato inventato e «retroiettato» indietro nel tempo dai successivi sacerdoti israeliti come parte del loro mito nazionale.
Il pregio di queste riflessioni è quello di saper coniugare la presentazione teologica, a partire dalla Sacra Scrittura, con il linguaggio della poesia, privilegiando pertanto il simbolo, le immagini che da sempre sono state una via efficace per proporre i contenuti della Fede, rispettando quel Mistero della vita di Dio e della Sua presenza nella creazione e nelle storia, che supera sempre la capacita espressiva della parola umana.
La reazione ebraica a tutte le avversità affrontate, spesso terribili, è la stessa da sempre: costruire una familia, mandare avanti di generazione in generazione un messaggio. Beniamino Goldstein.
Parlando di speranza, la Bibbia parla della vita oltre la morte; la Parola di Dio, infatti, riesce a sorprenderci sempre col suo realismo, specialmente su una questione umana così brutale, come è la morte. E, quando il Nuovo Testamento parla di vita eterna indica che essa è già in qualche modo realizzata con una pienezza di vita in Cristo, fin da adesso. Luca Mazzinghi.
Questo è il kerygma giovanneo, è l'annuncio di Giovanni: chiunque crede in Gesù ha la vita eterna qui e adesso. Maurizio Marcheselli.
«L'affermazione che una potenza divina femminile occupi un luogo privilegiato in certe teologie ebraiche potrà sorprendere alcuni studiosi». Fin dal caustico incipit, il nuovo libro di Moshe Idel promette di disvelare un paesaggio teologico controintuitivo, quasi scandaloso - promessa che verrà poi mantenuta in un crescendo analitico dall'esito abbagliante. Quel «ruolo privilegiato» del Femminile divino non si presta a facili analogie con altri ambiti o epoche del pensiero occidentale e orientale: non è un «messaggio rivelato» da un'entità femminile, come avviene con Diotima nel Simposio platonico; né può riallacciarsi alle «donne eminenti» sublimate nella letteratura dei trovieri, fino a «guide spirituali» come la Beatrice dantesca. Con certe forme delle divinità classiche (per esempio Atena, dea della saggezza, della guerra e della «castità virginale»), il Femminile divino dei cabbalisti condivide invece una «molteplicità funzionale» che Idel indaga sul piano non solo strettamente teologico, ma anche rituale. E il legame con la cultura classica riaffiora nell'acme cosmogonico del libro, allorché il Femminile divino - stando ai cabbalisti più radicali - viene a coincidere con il telos della creazione, ergendosi quindi a «creatura più nobile di tutte». Perché la donna, in un vertiginoso paradosso, benché sia «l'ultima a essere stata creata», è stata «la prima nella mente divina», sulla scorta di una relazione Maschile-Femminile che riecheggia quella tra pensiero e azione nella dottrina della causalità aristotelica, in cui «dopo» significa «meglio».

