
Chi sono i musulmani? In che cosa credono? Quali sono le loro pratiche religiose e le loro norme morali? In che modo si interpretano dal punto di vista religioso e in relazione alla società? Facendo tesoro di una lunga permanenza in Israele e in Libano, l'autore racconta l'islam "oltre i luoghi comuni" e ricorda che i musulmani si sentono legati a una immensa comunità, la ùmmah, fondata sul libro del Corano e sulla Sahdah, la professione di fede che contiene gli elementi essenziali della religione. Ciò non significa che i musulmani si sentano uguali fra loro in tutto e per tutto, o che siano veramente una comunità compatta e uniforme. Accanto a inevitabili differenze etniche, culturali, sociali, linguistiche, politiche ed economiche proprie di una comunità religiosa diffusa in tutto il mondo, esistono modi di interpretare e vivere l'islam che costituiscono motivi di differenza e di divisione.
Il libro, pubblicato a Tel Aviv in ebraico neI 1943, riproduce il primo corso di "filosofia della società" tenuto da Martin Buber nel 1938 presso l'Università ebraica di Gerusalemme. Buber vi espose, attraverso il serrato confronto con le idee sull'uomo affermate nel passato da alcuni filosofi, la sua antropologia filosofica: l'uomo è un ente che può costruite la propria identità solo attraverso il contatto con ciò che ha la forma di un "tu", ovvero di un altro o diverso non trasformabile in cosa od oggetto, in ciò che è utilizzato o dominato; in ogni incontro con il "tu" si profila il "Tu" eterno. Il libro costituisce sia una sintetica rassegna delle varie posizioni filosofiche sull'uomo, sia un'introduzione alla filosofia buberiana.
Presentazione di una delle ramificazioni più recenti e vivaci - e forse più superficialmente conosciute - della galassia protestante.
In questo volume dedicato al poliedrico movimento pentecostale si parla di:
• Origini del fatto religioso quantitativamente più rilevante del Novecento;
• Né chiesa né «denominazione» protestante, ma un'esperienza pluriforme;
• Capacità del pentecostalismo di globalizzarsi;
• Post-secolarizzazione, che non è un ritorno alla religiosità premoderna;
• Un fenomeno tra millenarismo e politicizzazione;
• Frammentazione e spinte verso un «quarto cristianesimo».
Autore:
Naso Paolo, insegna Scienza politica e coordina il Master in Religioni e mediazione culturale presso "La Sapienza" di Roma; insegna anche presso la Facoltà pentecostale di Scienze religiose di Aversa (Ce). È stato visiting professor alla Wake Forest University e al Davidson College (North Carolina). Giornalista, collabora alle riviste "Jesus" e "Limes".
Tantrismo è parola su cui negli ultimi decenni si sono addensati in pari misura gli equivoci, la curiosità e gli studi rigorosi. Nella sua versione più diffusa e grezza, il tantrismo sarebbe una via che introduce a pratiche erotiche estreme. Ma in realtà una selva di dottrine metafisiche e pratiche rituali di ogni genere si collegano all'esperienza tantrica. In particolare lo sivaismo kashmiro, sviluppatosi a partire dal secolo IX e culminato nell'opera grandiosa di Abhinavagupta, apre prospettive audacissime di pensiero, soprattutto per la scuola dello Spanda ("vibrazione"), in cui speculazione e pratiche yogiche si intrecciano armoniosamente, corrispondendosi come due facce della stessa medaglia. Il libro di Dyczkowski è una limpida esposizione di queste dottrine, che solo negli ultimi decenni stanno riemergendo.
La preghiera di Karl Barth nasce da tre seminari tenuti a Neuchâtel tra il 1947 e il 1951: il grande teologo riformato vi presenta la preghiera attraverso il pensiero dei riformatori, i catechismi riformati e il Padre nostro. Per Barth, la preghiera è innanzitutto un dialogo con Dio che soccorre il credente, necessità esistenziale e grido in cui questi chiede al Signore di aiutarlo, di accompagnarlo e sostenerlo nella fede e negli sforzi per vivere in fedeltà all'evangelo. La preghiera è quindi anche adesione del cuore al cammino con il Cristo.
Un volume introduttivo a Filone di Alessandria, un ebreo vissuto in Egitto tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., grande esegeta della Bibbia, letta alla luce di categorie filosofiche greche. Il suo lavoro di interpretazione può essere visto accanto a quello di autori medio-platonici che, in periodo coevo o di poco successivo, rielaborano il pensiero filosofico del IV secolo e utilizzano il commento testuale come strumento di indagine e di lettura della realtà.
"In che modo dobbiamo intendere lo splendore dell'universo? Noi siamo circondati dalla bellezza. Quale ne è stata la causa?". Contemplando l'immensità del mondo naturale di cui è parte, l'uomo ha sempre provato un senso di stupore, a partire da quello che inevitabilmente ci coglie ogni volta che alziamo lo sguardo al cielo stellato. Dalla meraviglia dell'umanità davanti alle forze cosmiche sono nati culti, miti, leggende, ma anche la curiosità e il desiderio di sapere all'origine della scienza. Oggi, ci ricordano gli autori di questo saggio: "siamo la prima generazione ad aver compreso la portata scientifica globale della storia dell'universo". Una storia che si può raccontare come un viaggio: Il matematico e cosmologo Brian Swimme e la studiosa di religioni Mary Evelyn Tucker tornano indietro di oltre 13 miliardi di anni, quando avvenne il Big Bang, e passano per le tappe che hanno portato alla formazione della vita sulla nostra Terra. Forze di attrazione, particelle elementari che si legano e si scindono, miliardi di galassie che ospitano trilioni di stelle: il nostro cosmo è animato da una capacità creativa pressoché illimitata. L'immagine che ne abbiamo oggi, resa possibile dalle scoperte di uomini rivoluzionari come Keplero, Copernico, Galileo, Darwin o Einstein e dalle conquiste della tecnica, è quella di un universo in espansione, "vivente", ma non privo di mistero.
Pubblicato nel 1947 con il titolo ebraico Netivot be-utopia questo libro è un classico delle utopie del Novecento. Attraverso una rilettura dela tradizione socialista, anarchica e marxista, Buber propone una alternativa radicale fra lo stato, accentrato, burocratico, totalitario per vocazione, e la comunità, dialogica, decentrata, in sé già sovversiva. "Fare il possibile e desiderare l'impossibile": si condensa in queste celebri parole di Gustav Landauer il nesso tra messianismo ebraico e anarchia libertaria che Buber riprende per delineare l'utopia del domani, quella nostalgia per ciò che è giusto, da sempre promessa nella Torah. Dinanzi al pericolo di un illimitato potere planetario, una sorta di stato mondiale, viene indicato nel kibbutz, nella comune ebraica, il sentiero impervio di un socialismo anarchico e federalista che esplori e inventi gli infiniti modi in cui comunità autonome e autogestite possano dar luogo a una "comunità di comunità".
Questa pubblicazione intende proporre ai lettori italiani il cammino e la riflessione che hanno portato Pierre Lenhardt a vivere consapevolmente la propria scelta cristiana nel costante ascolto della “voce del Sinai”, sia in rapporto alla rivelazione scritta che alla tradizione orale, in quanto – dal punto di vista ebraico – sia l’una che l’altra vanno ricondotte a questo evento unico e fondante.
In queste pagine l’autore cerca di descrivere le diverse tappe attraverso le quali è arrivato a tale consapevolezza, elaborando una teologia cristiana rispettosa dei diversi doni che lo stesso Dio ha affidato a due tradizioni di fede legate fra loro da un “vincolo” inscindibile.
La testimonianza di Lenhardt costituisce pertanto un esempio di come l’ascolto onesto dell’altro possa portare ad una migliore comprensione della propria identità.
In che cosa consiste esattamente il buddismo? Perché fa tanti adepti e suscita tanta curiosità anche da noi? È possibile metterlo a confronto con il pensiero occidentale? Nella quiete di un eremitaggio in Nepal, un padre e un figlio ne discutono appassionatamente, con la forza, l'incisività e la chiarezza che solo le grandi menti possono offrire. Perché il padre è Jean-Francois Revel, filosofo, saggista e personalità di spicco del panorama intellettuale francese; mentre il figlio è Matthieu Ricard, brillante neurobiologo che a ventisei anni, nel 1972, si è trasferito in Oriente per farsi monaco buddista, intraprendendo un cammino che l'ha reso uno dei più importanti esponenti di questa disciplina spirituale, nonché uno dei suoi più noti ambasciatori presso l'Occidente. Per il primo, l'unica fede è l'esercizio della ragione; per il secondo, l'unico sapere valido è quello che porta alla saggezza. Capitolo dopo capitolo, ciascuno articolato intorno a un tema specifico e di attualità, i due uomini si interrogano sul senso dell'agire, il potere della mente, i fondamenti della scienza, i meccanismi della felicità e del dolore, la funzione della religione, lo scopo ultimo della conoscenza di sé, fino alle conclusioni in cui, separatamente, esprimono il loro punto di vista sulla posizione dell'interlocutore alla luce della lunga e profonda disamina.
Hitler è al potere da meno di sei mesi quando il 20 luglio 1933 la Santa Sede stipula il Concordato con il Reich. In quello stesso anno si apre anche il primo grave dibattito teologico all'interno della Chiesa evangelica tedesca di fronte alle pressioni esercitate dal Partito nazionalsocialista per imporsi nella sfera religiosa. Al centro del confronto - che coinvolge figure come Paul Tillich, Dietrich Bonhoeffer e Karl Barth - vi è il cosiddetto «paragrafo ariano», che pone limiti all'assunzione di personale di ascendenza ebraica per le funzioni di pastore e di impiegato nell'amministrazione ecclesiastica. Il tema è in realtà più ampio e riguarda, tra l'altro, l'impianto di un cristianesimo razzista e l'istituzione di comunità separate per i battezzati di origine ebraica. Secondo un costume invalso da secoli, le facoltà teologiche di Marburg e di Erlangen vengono interpellate per responsi dottrinali - qui tradotti per la prima volta in italiano - che sull'ammissibilità del «paragrafo ariano» nella Chiesa esprimono posizioni diametralmente opposte.
Sommario
Premessa. 1. Politica ecclesiastica. 2. Sensibilità teologiche. 3. Manovre legislative. DOCUMENTI. 1. Responso della facoltà teologia dell'Università di Marburg circa il «paragrafo ariano» nella chiesa. 2. Responso teologico circa l'ammissione di cristiani di origine ebraica alle cariche della chiesa evangelica tedesca (Responso di Erlangen). Note.
Note sull'autore
GIANFRANCO BONOLA è docente di Storia delle religioni all'Università di Roma Tre. Ha tradotto in italiano L'essenza del Cristianesimo di Adolf von Harnack (Queriniana 1992) e La stella della redenzione di Franz Rosenzweig (Marietti 1985). Ha inoltre curato Sul concetto di storia di Walter Benjamin (con Michele Ranchetti, Einaudi 1997).

