
Il viaggiatore che nella seconda metà del Quattrocento scopre il fascino del "Bel Paese" è mosso da un sentimento laico ben diverso dallo spirito che spingeva i pellegrini del Medioevo. L'Italia appare la culla di una nuova civiltà. Alla base di questa rivoluzione c'è tanto la rinascita delle 'humanae litterae' quanto l'invenzione della prospettiva. Personaggi come Albrecht Dürer e Erasmo da Rotterdam sono così i precursori di una conquista dell'Italia e dei suoi tesori, proprio come Palladio, Machiavelli, Giorgione e Tiziano con i loro trattati o con le loro tele sono gli agenti promotori della cultura italiana in tutta Europa. L'apice della fortuna dell'Italia si avrà però in pieno Settecento, con lo straordinario successo del Grand Tour, che come un fiume in piena porta nella penisola aristocratici, letterati, artisti e filosofi che la considerano una meta ineludibile per la formazione della coscienza europea.
Figura controversa, a fronte di un’indiscussa fama come eccezionale virtuoso del pianoforte, per il suo talento compositivo Franz Liszt manca ancora oggi di una definitiva collocazione nella storia della musica.
Michele Campanella, fra gli interpreti lisztiani più noti a livello internazionale, ne delinea un ritratto complesso e “vissuto”, che parte dalla sua personale esperienza di concertista. Dall’esposizione del “caso” Liszt, attraverso un discorso metodologico sugli aspetti tecnici necessari a un’adeguata interpretazione dei testi, si sviluppa un percorso musicale che è anche un racconto biografico, sino alla definizione di una nuova immagine del compositore ungherese.
Trionfante virtuoso e frequentatore dell’alta società, Liszt termina i suoi anni chiuso nella riservatezza dell’asceta e nella sperimentazione di nuovi linguaggi musicali.
Una storia da riscoprire.
A letto, in salotto, ad alta voce, in viaggio, all’aperto, in biblioteca, incapaci di staccare gli occhi dalla pagina scritta, immerse nel piacere della lettura, donne intelligenti e, per questo, pericolose, che si dedicano al sapere, all’arte di vivere, all’ozio, alla seduzione. Dopo il bestseller Le donne che leggono sono pericolose, andato dritto al cuore di molte lettrici, questo nuovo volume ci mostra quante ancora possano essere le sfaccettature della passione femminile per i libri.
Un nuovo viaggio attraverso le sale di un museo immaginario con le più belle immagini di Edgar Degas, Edward Hopper, Gustave Caillebotte, Tamara de Lempicka, Félix Vallotton, Diego Velázquez e molti altri.
Leggere incanta. Chi legge scopre paesi lontani, pensieri profondi e conosce la materia di cui sono fatti i sogni.
Le donne che leggono sono pericolose e intelligenti, e la possibilità di accedere a biblioteche proibite e a libri prima irraggiungibili le ha rese, nel corso dell’ultimo secolo, più consapevoli e più sagge. Cominciando a mettere in discussione le limitazioni imposte loro, sono diventate non solo insidiose per le convenzioni, ma sempre più audaci perché immancabilmente più coscienti del prossimo e dell’arte di vivere.
In questo museo immaginario incontriamo donne che si dedicano allo studio, all’ozio, alla seduzione, alla lettura ad alta voce, alla lettura in senso moderno, alla filosofia, ai salotti, e ancora molte altre figure che hanno saputo uscire dal conformismo nella vita reale oppure attraverso il mondo immaginario di chi le osserva.
STEFAN BOLLMANN ha studiato germanistica, storia e filosofia, con una tesi di dottorato su Thomas Mann. Autore di numerose pubblicazioni, insegna all’Università di Monaco.
Una vecchia signora con un lungo e molto vario passato, sempre in bilico tra realtà e finzione, e una segretaria viceversa ossessionata dall'esigenza di chiarezza: due personaggi in realtà inscindibili, due facce della stessa medaglia, forse una proiezione scissa dell'autrice.
E poi un figlio (forse), una cameriera e una stufa di maiolica. Questi i personaggi del più recente lavoro teatrale scritto da Franca Valeri.
Una commedia allo stesso tempo comica e metafisica, quasi beckettiana, sull'ambiguità della vita (e del teatro) anche all'approssimarsi delle ultime scadenze.
Questo volume racconta il mondo "sottosopra" immaginato da Marc Chagall (Vitebsk, 1887 - Saint-Paul de Vence, 1985), uno dei più originali, immaginifici e complessi artisti del secolo scorso. Edito in occasione di una mostra ospitata a Roma - già presentata al Musée National Marc Chagall di Nizza - il volume documenta circa ottanta opere tra dipinti e disegni, alcuni dei quali inediti, provenienti dal Musée National D'art Moderne Centre Georges Pompidou, dal Musée National Marc Chagall di Nizza e da collezioni private. A fare da sfondo a queste è un universo sottosopra, in cui il capovolgimento dell'ordine costituito può derivare tanto da catastrofi e tragici sconvolgimenti quanto dal fascino e dal piacere. La selezione di opere presentate consente di indagare, in particolare, le affinità che l.artista condivise con i Surrealisti - anche loro seguaci della "rivoluzione" e del sovvertimento dei valori stabiliti - e il forte legame con la sua identità religiosa, strettamente connesso alle origini russe ed ebraiche. Il volume ed è completato da apparati biobibliografici.
Dopo il successo di Tutti i volti dell’arte, Il volto di Gesù e Il volto e l’anima della natura, Flavio Caroli affronta il tema della rappresentazione dell’amore nell’arte occidentale. Dalla pittura dell’antica Roma al Rinascimento, dal Romanticismo all’Impressionismo, dal Cubismo all’Astrattismo l’amore non è stato solo uno dei temi che hanno ispirato i più grandi artisti, ma la sua iconografi a ha scandito duemila anni di storia dell’arte e della cultura, anticipando movimenti e lineamenti della nostra civiltà. Se la rappresentazione del “volto della natura” è un percorso in ciò che è esterno alla “pupilla umana”, la storia dell’immagine dell’amore è un viaggio interiore, attraverso il corpo e l’anima: l’amore è lo specchio attraverso cui l’uomo riflette le proprie passioni, il sentimento verso gli altri e il senso stesso della propria vita. Un libro riccamente illustrato, che si legge come un racconto, pieno di curiosità, aneddoti e dettagli illuminanti.
La vocazione alla forma è una necessità vitale della natura quanto dell'arte.
Tutto ciò che vive possiede una forma e tutto ciò che si comunica presenta una forma. Questo libro si propone di indagare le segrete relazioni che intercorrono tra le forze psichiche che promuovono la genesi della forma artistica, le forze fisiche che agiscono sulla struttura della materia e le energie che originano i processi delle morfogenesi nelle forme viventi. L'informazione, la morfogenesi e le trasformazioni metamorfiche sono processi che attraversano la natura e la cultura, lo spazio e il tempo, la materia e il vuoto, il campo e le forze, l'ordine e il caos, la parte e il tutto, l'unità e la molteplicità, la costanza e il mutamento, la polarità e la crescita, istituendo una continuità tra piani fisici, biologici, artistici e percettivi. Avvalendosi delle intuizioni di artisti come Leonardo, Klee, Goethe e delle teorie matematiche di D'Arcy Thompson, Benoît Mandelbrot e Buckminster Fuller, l'autore avanza l'ipotesi di una teoria unificante dei principî formativi, suffragata dal fatto che tanto nella natura quanto nella pratica artistica la forma non è data a priori, ma si forma nel tempo, manifestandosi come il momentaneo diagramma di forze di un processo in divenire. Se da un lato la morfogenesi della forma assicura la distinzione e la singolarità delle cose, dei concetti e dei fenomeni, dall'altro manifesta localmente i caratteri di una cosmogenesi, di un evento promosso da forze non ancora del tutto comprese, rivelatrici del senso assoluto della totalità e dell'universalità, trascendenti in ogni forma di vita e in ogni forma d'arte.
"Nel fondo della nostra essenza spirituale sembra albergare un dualismo, che ci impedisce di apprendere il mondo, la cui immagine penetra nella nostra anima come un'unità, ma scomponendovisi incessantemente in coppie di opposti [...], e ci vediamo come esseri che sono da un lato natura, dall'altro spirito; in cui l'anima distingue l'essere dal destino; nella cui dimensione visibile una sostanza solida e pesante combatte contro la fluidità del movimento, le sue oscillazioni, la sua aspirazione ad ascendere; in cui l'individualità si staglia su un'universalità, che sembra ora costituirne il nucleo, ora trascenderla come la sua idea. [...] La soluzione di tutti questi dualismi universalmente spirituali e cristianamente storici si offre, non appena sorgono la volta della Sistina, le statue del monumento a Giulio II, le Tombe Medicee. L'equilibrio e l'unità visiva dei più immani contrasti della vita sono raggiunti. Michelangelo ha creato un nuovo mondo popolato di esseri per i quali ciò che in precedenza stava soltanto in relazioni di accidentale avvicinamento o separazione, è, a priori, una sola vita; come se in loro ci fosse una misura prima ignota di forza nella cui corrente unitaria vengono trascinati tutti gli elementi, senza che la loro esistenza particolare possa resisterle." (Georg Simmel). Con uno scritto di Gyöorgy Lukács.
Il libro è una ricerca - per certi aspetti approfondita e per altri assolutamente nuova - sulla devozione dei musulmani verso la madre di Gesù, con uno sguardo sinottico che esamina il loro approccio e quello cristiano, nella tradizione e nell’attualità, secondo la Bibbia e il Corano. Maria diventa così la donna dell’incontro. Il libro è destinato sia ai cultori d’arte sia ai fedeli cristiani che musulmani. In difformità con l’idea diffusa che nell’Islam non esiste pittura a soggetto religioso, un artista musulmano sostiene la presenza nell’arte islamica di moltissime raffigurazioni, ponendosi in una posizione moderna di grande apertura. Luigi Bressan, in due ampi capitoli, mostra l’evoluzione storica della pittura della figura di Miriam, arricchendo la ricerca con la riproduzione di oltre settanta immagini che vanno dal Bangladesh alla Turchia, con qualche esempio anche dall’Italia. Molte sono rese pubbliche per la prima, altre sono difficilmente rintracciabili provenendo da collezioni private e da oltre 25 Musei del mondo intero. I centri di maggiore attività artistica, dei quali Luigi Bressan offre una documentazione sono l’India, la Persia e l’Impero ottomano. A quest’opera - unica per la ricchezza di testimonianze pittoriche e la vastità dello studio - che non mancherà di suscitare sorprese, ma si spera anche accrescerà il dialogo interculturale e interreligioso da parte degli stessi musulmani, hanno collaborato un’esperta in islamologia, Livia Passalacqua e il prof. Maurice Borrmans, professore emerito del PISAI ed editore di "Islamochristiana".
Una sorprendente ed approfondita ricerca per decifrare il significato degli animali scolpiti o dipinti all'interno della Basilica di San Pietro in Vaticano. Un interessante percorso culturale che spazia dall'arte alla Bibbia, alla letteratura greca e latina. Prefazione di Paolo Portoghesi, architetto di fama internazionale.
Tra i capolavori della Basilica di S.Pietro in Vaticano sono nascosti numerosi animali simbolici che costituiscono una sorta di "bestiario biblico" scolpito o dipinto. Il testo si sofferma anche sulla storia di questi animali e sul significato della loro collocazione nella Basilica, citando talvolta un'antica leggenda mitologica, talvolta una favola di Esopo, talvolta una vicenda evangelica. Una insolita chiave di lettura dei capolavori presenti nella Basilica di San Pietro.
L'arcobaleno del desiderio è la raccolta sistematica delle tecniche del Teatro dell’Oppresso nelle sue applicazioni alla realtà europea. Nel Teatro dell’Oppresso lo spettatore è aiutato a liberarsi dai veti e dalle repressioni frutto di una ingiusta struttura sociale, indicati da Boal con il termine flics (poliziotti).
In un contesto come quello europeo, dove i bisogni materiali sembrano essere soddisfatti, l’oppressione assume caratteristiche di tipo psicologico. I poliziotti esercitano la loro funzione di sorveglianza o repressione in modo più persuasivo e sottile, nella testa di ciascuno di noi, e il teatro diviene, nella provocatoria proposta di Boal, tecnica assai efficace per liberarsi dal flics che danzano nella testa. La sua funzione terapeutica trasforma il disagio senza nome degli spett-attori in un "desiderio" incomprensibile di liberazione, che loro stessi organizzano sulla scena. Ancora una volta il teatro si offre come un fecondo strumento di cambiamento sociale assolutamente unico.

