Per natura noi esseri umani siamo orientati verso gli altri: non viviamo mai solo per noi stessi, ma sempre in relazione. È a partire da questa considerazione che Anselm Grün dà voce e cerca risposte per la domanda di fondo che attraversa questo libro: «Come possiamo vivere il nostro desiderio di connessione in modo che sia salutare, e come possiamo vivere le relazioni in modo che la nostra coesistenza sia felice e ci renda felici?». Ogni persona desidera una connessione completa e profonda, eppure spesso sperimenta qualcos'altro: si sente sola, isolata, tagliata fuori dal legame con gli altri. E sebbene molti siano connessi, vivono tale connessione come un peso. Cosa fare? Per vivere i rapporti in modo sano sono necessarie una nuova comprensione dell'unità e una più profonda qualità della convivenza nei legami familiari e lavorativi, nella società e nella Chiesa, con la natura e con Dio. Servono valori comuni, ma anche comunità che vivano la fede e la speranza, e le rendano tangibili.
Questi racconti, come i precedenti di "Tre novelle per te" e di "Oltre le tenebre la luce", avvincono, emozionano, scuotono il lettore e lo trasportano nel mondo che si delinea alla sua mente a mano a mano che avanza nella lettura e si lascia afferrare dall’entusiasmo dell’autrice, che cerca di rappresentargli lo stupore da lei vissuto ed esposto. Anche questi racconti nascono dalla fervida fantasia dell’autrice, avendo come punto di partenza alcuni testi biblici e alimentano la speranza portata a noi dalla "Buona Novella" che è il Vangelo!
L'autore con questo libro intende far approfondire il dono della fede nel lettore. Il suo desiderio è che ogni lettore avendo fede possa piacere a Dio (cfr Eb 11,6), superare le frustrazioni della vita (cfr Eb 11,17), ottenere tutte quelle grazie che desidera (cfr Mc 9,23) e riuscire a spostare quelle difficoltà che sembrano delle montagne insormontabili (cfr Mt 21,21).
La riedizione del volume "L’esistenza cristiana" viene arricchita da altri testi dell’autore tra i quali la presentazione del volume stesso e altre meditazioni teologiche. Giuseppe Colombo con sorprendente efficacia e trasparenza di stile le strutture fondamentali dell’esistenza cristiana, che ha nell’Eucaristia il suo centro; un centro da concepire non come un ente "a sé", ma come guida e nutrimento dell’esistenza umana nel dono di sé "sino alla morte", così come l’ha vissuta Gesù Cristo.
Il Vangelo non risolvere problemi, ma fa venire voglia di pensare in modo diverso. L’Autore indaga sei ambiti, cruciali e discussi del nostro tempo, facendone emergere la "qualità evangelica". Il potere politico e religioso, di cui Gesù stesso è rimasto vittima, ma di cui indica il senso. Una nuova giustizia, a misura di volto, che va oltre il dovuto. Il denaro, da dio supremo e spietato a strumento di condivisione. Il lavoro che va umanizzato e compreso nel mistero dello spendere sé stessi. L’ambiente, a rischio per colpa nostra, con cui è urgente creare un nuovo legame, riflettendo sulla creazione. La guerra, non più giustificabile e l’anelito alla pace, un cammino da percorre insieme.
Il Breviario per i laici nasce per accompagnare uomini e donne immersi nella vita quotidiana — tra lavoro, famiglia e impegni — offrendo uno strumento semplice e fedele per unirsi alla preghiera ufficiale della Chiesa. Non sostituisce la Liturgia delle Ore, ma ne propone una versione ridotta e accessibile, con salmi, cantici, letture brevi, invocazioni e intercessioni per la preghiera del mattino e della sera lungo l’anno liturgico. La struttura chiara e lineare permette anche a chi non ha dimestichezza con i volumi liturgici di inserirsi facilmente nel ritmo della preghiera ecclesiale. Più che un sussidio alternativo, è un ponte concreto tra liturgia e vita ordinaria, tra la tradizione della Chiesa e le esigenze spirituali del tempo presente.
L’intrigo di un tema sfuggente e affascinante: che cos’è e soprattutto dov’è la felicità? Della felicità si parla sempre con imbarazzo. Eppure, di qualunque cosa parliamo, in fondo, non parliamo d’altro che di lei: di come l’abbiamo persa, di come la stiamo cercando, di come la sentiamo vicina o lontana, di dove l’abbiamo intravista, di quando l’abbiamo assaggiata. Anche solo una goccia rimane indimenticabile nonostante (o proprio per questo!) un torrente di amaro. Essa è l’implicito dei nostri discorsi, il sottosuolo dei nostri dialoghi, l’amore profondo ma indicibile che pervade ogni incontro e ogni racconto. La felicità abita insomma, nel suo velarsi e disvelarsi, le pieghe e le insenature della nostra esistenza, prendendola tutta, pur silenziosamente, in ogni sua tensione o aspirazione. Sorella dell’infinito, la felicità ci cattura, dunque, mentre ci spiazza e ci inquieta. Le relazioni umane sono i dintorni nei quali la felicità viene invocata e attesa, cercata e smarrita, in un modo primario, fondativo. La relazione è il luogo in cui la felicità mette in scena il proprio dramma. L’intento non è quello di proporre risposte definitive, ma di offrire ulteriori orizzonti per chi riconosca nel corpo e nella relazione un possibile sostegno per attraversare i momenti di crisi o di cambiamento radicale. In tale prospettiva la felicità viene posta dentro la complessità dell’esperienza umana. Si riconosce cioè che la pienezza non è il contrario del limite, ma una possibilità che lo include, lo attraversa e proprio in questo lo trasforma. È un invito ad accogliere la plasticità della realtà senza pretendere di semplificarla, un appello a sostare nei luoghi incerti e talvolta scomodi dell’esistenza, dove tuttavia possono emergere orizzonti di luce inesplorati.
Dopo il 1945 sembrava essersi realizzata in Europa l'aspirazione condivisa alla pace. Ma le guerre nei Balcani, l'invasione russa in Ucraina e l'esplosione del conflitto nella striscia di Gaza hanno riabilitato la guerra come strumento di risoluzione delle controversie e contribuito alla militarizzazione dell'opinione pubblica e alla corsa al riarmo. La guerra appare sempre più come destino inevitabile e la pace come nient'altro che una parentesi. L'appello di Andrea Riccardi è quello di riscoprire il «senso di appartenenza a una comunità globale di destino» e restituire spazio al dialogo e alla diplomazia. Il vero coraggio è quello di chi sceglie la pace e si impegna per farne, oggi e per il futuro, «l'obiettivo della politica, l'aspirazione dei popoli, il fine della storia».
Simone Morabito – medico, neuropsichiatra, psicoterapeuta e cristoterapeuta – ci accompagna in un profondo itinerario di guarigione dell’anima, della mente e del corpo alla luce della fede cattolica. Attraverso una meditazione quotidiana che intreccia esperienza clinica, teologia e preghiera, ci invita a riscoprire la voce di Dio nella coscienza, la potenza redentrice del dolore unito alla Croce e la forza trasfigurante della Grazia. Con linguaggio ardente e sincero, ci mostra come la vera pace, la guarigione e la gioia non derivino dall’uomo, ma dal ritorno fiducioso al Signore. Ogni riflessione è una chiamata alla conversione, un invito a imparare nuovamente a pregare, a credere, a sperare, ad amare sotto lo sguardo misericordioso di Dio.
Da ciò che riusciamo a vedere dipende gran parte della nostra vita e delle nostre scelte. Quando si ama, l’altro diventa il motivo per cui vale la pena vivere. Ma con il passare del tempo, quello sguardo rimane davvero lo stesso? Che cosa vediamo oggi nel volto della persona che amiamo? Il male, lentamente, può ammalare il nostro modo di guardare, fino a trasformare l’altro in qualcuno da cui difendersi. Gesù, invece, è colui che guarisce lo sguardo e proprio così ci converte: convertirsi significa imparare a guardare le cose nel modo giusto. Questo testo raccoglie tre meditazioni sull’amore di coppia e propone una riflessione che, partendo da Cristo, aiuta a rimettere in moto le dinamiche dell’amore.
In un mondo che corre sempre più di fretta e grida sempre più forte, questo libro raccoglie il racconto, le impressioni e le riflessioni delle esperienze vissute dall’autore durante i suoi cammini. Un invito a cambiare ritmo, a prendersi il tempo per rallentare, a camminare, a guardare per vedere, a sentire per ascoltare e sapere per assaporare. Viaggi reali verso i luoghi della fede, ma soprattutto un unico grande viaggio interiore che si snoda, passo dopo passo, lungo antichi sentieri, dove il silenzio può diventare preghiera e la fatica presenza.
C'è un proverbio indiano, citato in apertura al volume, cui Carlo Maria Martini attingeva per parlare dei quattro stadi nell'esistenza umana ovvero fanciullezza, giovinezza, età adulta e anzianità: «Il primo è quello nel quale si impara, il secondo è quello nel quale si insegna e si servono gli altri, mettendo a punto ciò che si è imparato. Nel terzo stadio si va nel bosco, e questo è molto profondo, significa che il terzo stadio è quello del silenzio, della riflessione, del ripensamento. E poi c'è il quarto tempo, in cui si impara la mendicità». Una riflessione che affronta il tema della sapienza della vita con l'intento di aiutare a superare con consapevolezza le prove che la quotidianità impone, senza soccombere sotto il peso delle crescenti responsabilità che sono, in ultimo, fonte di crescita per ognuno di noi. Meditazioni che partono dal cuore del messaggio cristiano, per affrontare con serenità l'avventura umana, sorretti sempre da comprensione e amore. «È qui, adesso, in questo momento, che siamo chiamati a vivere con responsabilità la nostra esistenza; è qui, ora, che ciascuno deve impegnare tutto se stesso, perché il passato sia senza rimpianti e il futuro sia sempre ricco di promesse e di speranze.» Prefazione di Alessandra Augelli.