Attraverso interviste e testimonianze inedite, Damilano ricostruisce il progetto geopolitico, ma soprattutto culturale, dei due papi venuti dalle Americhe. Sono le «cose nuove» del XXI secolo di un cattolicesimo sempre in missione, impegnato contro ogni fondamentalismo, che, nel cuore dell'Occidente in guerra, lotta per una pace «disarmata e disarmante». «Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Viviamo bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi.» Agostino di Ippona disse queste parole 1600 anni fa, mentre crollava l'Impero Romano. Leone XIV le ha ripetute dopo la sua elezione, mentre si allargava la «guerra mondiale a pezzi», come l'ha chiamata papa Francesco. La «pace con tutti voi» è il compito di Robert Francis Prevost, il primo Papa americano, chiamato a guidare la Chiesa in un'epoca drammatica, attraversata dall'odio e dalle guerre di distruzione. Marco Damilano racconta Francesco, il Papa arrivato quasi dalla fine del mondo, la stanza 201 di Santa Marta da cui per dodici anni ha combattuto la sua battaglia, fino all'ultimo respiro. Ripercorre il complotto globale partito dagli Stati Uniti e arrivato a Roma e lo scontro sotterraneo nei giorni del conclave. Raccoglie in un reportage coinvolgente volti, voci e immagini lungo le Americhe, dalla Buenos Aires di Bergoglio alla Route 66, tra i palazzoni di Chicago e i sobborghi dove Prevost è nato e ha conosciuto la fede, per arrivare alla frontiera americana dove la Chiesa e i suoi pastori si battono in difesa dei migranti contro le politiche di Trump, in un Paese lacerato dalla violenza politica. Attraverso interviste e testimonianze inedite, Damilano ricostruisce il progetto dei due papi venuti dalle Americhe, geopolitico, ma soprattutto culturale. Sono le «cose nuove» del XXI secolo di un cattolicesimo sempre in missione, impegnato contro ogni fondamentalismo, che, nel cuore dell'Occidente in guerra, lotta per una pace «disarmata e disarmante». Con il rischio di restare una voce inascoltata, di trovare piazze vuote e chiese deserte, nella crisi della fede. Di fronte ai capi delle Nazioni che ripetono ossessivamente prima noi, prima i nostri, prima il nostro Dio, dire «tutti, tutti, tutti», accogliere tutti, salvare tutti, è oggi il messaggio più radicale, eversivo, evangelico.
Chi è Leone XIV? Per comprenderlo non basta guardare al suo pontificato: occorre seguirne il cammino, dalle periferie del mondo fino al centro della Chiesa. Questo libro ricostruisce la traiettoria di Robert Prevost, missionario agostiniano formatosi tra gli Stati Uniti e il Perù, dove l’incontro con comunità marginali e culture diverse ha segnato in profondità il suo modo di intendere la fede, l’autorità e la vita ecclesiale. L’esperienza di «padre Bob» si sviluppa all’insegna della fraternità come pratica concreta: uno stile che mira a costruire una Chiesa vicina agli umili, attenta alle ferite del presente e radicata nella vitalità della fede popolare. Nel suo percorso si riflettono le tensioni e le trasformazioni del cattolicesimo contemporaneo: il rapporto tra universalità e radicamento locale, il confronto tra culture, le dinamiche interne all’istituzione ecclesiale e le possibilità di un suo rinnovamento. Figlio del Concilio Vaticano II ed erede dell’impulso pastorale di Papa Francesco, Leone XIV emerge come una figura capace di attraversare confini e ricomporre fratture. Un ritratto documentato e partecipe, che illumina non solo un pontefice, ma una possibile direzione per la Chiesa che viene. Prefazione di Lucia Capuzzi.
Chi sono i cardinali più influenti nella Chiesa di oggi? I loro nomi e idee rimbalzano sui media soprattutto sotto forma di "pettegolezzi". Le 18 biografie raccontate in questo libro descrivono, invece, personalità assai diverse per spessore culturale, stile di vita, interpretazioni morali e sociali, atteggiamenti liturgici, vicinanza (o lontananza) dall'attuale pontefice. Alcuni di essi esercitano un evidente potere all'interno della Curia. Altri, ormai "emeriti", sono pastori ancora ascoltati e portavoce di istanze contrastanti del cattolicesimo mondiale. Ne risulta lo spaccato di una Chiesa dalle molteplici sfaccettature che, nonostante tutto, riesce ancora ad attrarre a sé milioni di uomini e donne di ogni parte del mondo e di tutti i livelli economici, sociali e culturali.
Benedetto XVI è stato una figura dirompente non solo nella storia della Chiesa a cavallo tra due millenni ma nel cammino della modernità, che ha sfidato, ma in modo positivo, proponendo la scommessa della Fede in Gesù Cristo nel dibattito intellettuale, dominato da una cultura secolarizzata e secolarizzante, e riuscendo a suscitare l’interesse e la stima del mondo accademico e culturale ma anche una veemente reazione contraria. I punti cardine della sua opera teologica e del suo Magistero pontificio sono stati: l’ermeneutica della continuità del Concilio Vaticano ii, la riscoperta della liturgia tradizionale, il confronto fra Fede e Ragione, la grande sfida alla dittatura del relativismo. Le sue dimissioni, un gesto storico, hanno concluso un pontificato straordinario ma non l’influenza del suo pensiero su milioni di persone, così come la sua morte, che ha, anzi, fatto emergere come fosse ancora amato da larga parte del Popolo di Dio e come le questioni da lui poste siano più che mai attuali.
"Francesco non chiede d'essere guardato: è un dito teso verso la luna, un fuoco che indica Dio e ci consegna - nudi e liberi - alla gioia". Di san Francesco crediamo di sapere tutto: il santo della natura, dei poveri, della pace. Ma proprio ciò che crediamo di sapere ci impedisce di conoscerlo. In questo libro a due voci, Franco Nembrini e Fabio Rosini tornano ai testi che Francesco ci ha lasciato di suo pugno e li liberano dalle letture addomesticate, riconsegnandoci un uomo molto più scomodo e molto più vivo. Dall'incontro con i lebbrosi, dove ciò che era amaro diventa dolce, fino alla povertà scelta come libertà totale, emerge il volto di un convertito che non si accontenta: tenero e durissimo, capace di chiamare "sorella" la morte e di restare lieto nella tribolazione. Il dito e la luna: perché Francesco non vuole essere ammirato, ma indica un Altro. Un percorso che, capitolo dopo capitolo, smonta i nostri inganni e ci mette davanti alla domanda che davvero conta: quanto siamo disposti a giocare della nostra vita.
Il tesoro è la vocazione sacerdotale. Il vaso di argilla è un uomo che, mai dimentico della fragilità della sua natura, accoglie il dono dello Spirito e cerca di viverne all’altezza. Novello san Paolo, Fulton Sheen ha speso la vita per il Vangelo, con una grande fiducia nello sviluppo dei nuovi media, e una ancora più grande nella grazia di Dio. «La forza della sua parola», osserva Guido Vassallo nell’Invito alla lettura, «risiedeva nella fede profonda in ciò di cui parlava». Ne dà luminoso riscontro questa autobiografia, per la prima volta pubblicata in Italia, ricca di esperienze e aneddoti ma anche di profonde riflessioni spirituali sulla vocazione, il senso cristiano del dolore, il celibato apostolico, la vita sacramentale, specialmente eucaristica. L’amore per il sacerdozio, la passione per l’evangelizzazione, il dono della parola fanno di Sheen, proclamato venerabile dalla Chiesa cattolica, una figura esemplare per i nostri tempi così bisognosi di amici di Dio e portatori di speranza.
«Questo libro nasce come atto di riconoscenza verso un uomo, un Papa, che ha cambiato la vita di tutti e toccato il cuore di molti». Si apre così il racconto intimo di un legame che ha superato i confini del ruolo e della gerarchia, un rapporto che l'autore e vaticanista Salvatore Cernuzio non esita a definire «padre-figlio», affidato a queste pagine con delicatezza e gratitudine. Tutto comincia con una lettera consegnata quasi per impulso durante un volo papale, poi la telefonata inattesa: «Buonasera, sono Papa Francesco». Da quel momento nasce un dialogo che durerà anni, fatto di incontri a Casa Santa Marta, confidenze, risate, battute e riflessioni profonde sulla fede, la famiglia, il dolore, la Chiesa. Un dialogo destinato a interrompersi soltanto pochi giorni prima della morte. Bergoglio è stato il Padre di tutti: il Papa del popolo, colui che non ha mai lasciato indietro gli ultimi, che ha saputo rinunciare ai privilegi senza dimenticare la sua missione di pastore. Tra ricordi personali e momenti di tenerezza, questo libro restituisce il suo volto più autentico: quello di un uomo semplice, generoso, acuto, che non resiste al piacere di un gelato e telefona commosso a chi gli scrive, l'uomo dai sentimenti genuini e delle intuizioni profetiche, che con la sua spontaneità ha saputo parlare al mondo intero, riducendo la distanza tra fedeli e non fedeli, insegnando a tutti l'arte del dialogo e del coraggio.
Uno sguardo inedito di un uomo vissuto nel Medioevo ricco di misteri e umanità: Chiesa, eresie e crociate. Non è la solita storia di uno dei personaggi più popolari al mondo. Francesco è visto nel suo contesto storico e a esso strettamente legato nelle scelte e nella vita. Il libro presenta la figura di Francesco d’Assisi non tramite la classica biografia, ma alla luce di alcune tematiche che hanno caratterizzato il Medioevo: il cavalierato, il papato, le eresie e le crociate. Il lavoro è diviso in quattro capitoli. Il primo prende in esame il cambiamento di vita di Francesco che, dalla gloria derivante dalla dignità cavalleresca, diventa "minore". L’ambizione giovanile, tesa al raggiungimento della nobiltà, si trasforma nel desiderio di unirsi a Cristo mediante la sofferenza. Il secondo capitolo analizza l’obbedienza di Francesco alla Chiesa e il suo rapporto con i pontefici, i vescovi di Assisi e il cardinale Ugolino, divenuto poi papa. Importante, in tale contesto, è la Regola francescana approvata dalla Sede apostolica, che stabilisce le norme di vita per i frati. Il terzo capitolo si sofferma sulla disamina tra Francesco e alcuni movimenti pauperistici medievali sfociati nell’eresia. L’ultimo capitolo, prendendo in esame l’incontro avvenuto durante la quinta crociata tra Francesco e il sultano d’Egitto, al-Malik al-Kāmil, costituisce una riflessione sulle crociate viste dal Poverello di Assisi.
"Cammino perché la Chiesa vada avanti" è la dichiarazione contenuta nei Diari del Concilio di un lavoratore e un riformatore infaticabile e appassionato, Yves Congar, domenicano, invitato come esperto al Concilio Vaticano II. Nonostante la fatica, la malattia e la grandissima stanchezza, Congar trova la forza di scrivere nel Diario le note giornaliere dopo ogni seduta. Il Diario documenta il contributo eccezionale di Congar alla stesura dei documenti conciliari attraverso la partecipazione alle numerose commissioni. Quando inizia a scrivere il diario, Congar non si è ancora del tutto ripreso dagli anni che lo hanno visto scrittore e teologo fortemente osteggiato; è un uomo ancora abbattuto ma con le capacità intellettuali intatte.
Al cuore della storia del potere temporale della Chiesa. Ritornato da Avignone a Roma dopo la chiusura del Grande Scisma d'Occidente (1378-1417), il papato attraversa un periodo di consolidamento, vissuto all'insegna del trionfalismo. Il recupero dell'autorità, il radicamento definitivo in Italia e l'edificazione di un apparato centrale di governo della Chiesa vennero celebrati dagli apologeti dell'ideologia papalista non meno che dagli artisti e dai letterati della curia. I controversi mezzi di cui fece uso la Chiesa romana nell'ampliamento del suo dominio temporale, come il bellicismo e il «grande nepotismo», sollevarono proteste e imbarazzi ma nessun ostacolo serio. Eppure, l'ascesa dei papi a fastosi sovrani del più forte e rispettato Stato italico, dopo aver toccato il culmine entro i primi due decenni del Cinquecento, conobbe la più dolorosa delle interruzioni con il Sacco di Roma del 1527, evento che conclude l'appassionante ricostruzione di questo libro.
A un anno dalla morte di Papa Francesco, questo volume raccoglie alcune delle "pietre d’inciampo" che il suo magistero ha disseminato nel cammino della Chiesa. Non un bilancio storico né un’apologia, ma un percorso attraverso parole, gesti e scelte che hanno provocato, interrogato, talvolta spiazzato. Evangelizzazione e proselitismo, relativismo e tradizione, misericordia e giustizia, primato e sinodalità: ogni "pietra" è una domanda aperta, un invito a sostare e a pensare. Con lo stile diretto e appassionato che gli si riconosceva, le pagine di Francesco ci invitano a ripercorrere alcuni passaggi decisivi del suo pontificato, mettendo in luce la sua insistenza su una Chiesa in uscita, ospedale da campo, più attenta ai processi che alle formule, più premurosa verso le ferite che preoccupata di difendere confini. Per ogni "pietra-, alcune riflessioni di fratel MichaelDavide accompagnano il lettore in un esercizio di discernimento che non cerca risposte facili, ma custodisce la tensione tra fedeltà e rinnovamento. Perché il Vangelo non è proprietà da difendere, ma dono da riconoscere e da condividere. Un libro per non dimenticare, ma soprattutto per continuare a camminare.
Un'antologia di lettere personali - non d'ufficio - del Card. Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova (1946-1987) ai suoi sacerdoti: testimonianze della sua paternità e - in filigrana - della sua spiritualità, delle sue adamantine convinzioni teologiche, della sua intensa fede, del suo profondo amore alla Chiesa, della sua limpida, assoluta coscienziosità, umana e pastorale.