L'udito e la vista sono i due sensi più importanti dell'essere umano, Oggi rischiamo il loro ottundimento, perché siamo circondati senza sosta da rumori, immagini e informazioni che si rovesciano su di noi come una pioggia battente. C'è chi in casa tiene il televisore acceso tutto il giorno. C'è chi anche quando va a correre al parco o a passeggiare in centro ha le cuffie sulle orecchie e ascolta musica. Così, però, non sentiamo quello che avviene introno a noi. Qualcosa di simile avviene con l'atto di vedere. Prendendo lo spunto da alcuni episodi biblici, dalla Regola di san Benedetto, da illuminanti intuizioni filosofiche, Grün dimostra come l'ascolto e la visione - due pilastri della nostra vita di ogni giorno - si ripercuotano sulla nostra interiorità. Sono vie a una vita ricca e intensa. Ci aiutano a giudicare e ad agire in maniera diversa, più consapevole e più attenta: con le orecchie del cuore e gli occhi del cuore. Ci aprono al mistero di Dio: ci portano a sentire l'Inudibile e a vedere l'Invisibile. Senza clamori, dall'ascoltare e dal guardare passa dunque l'azione di Dio verso di noi - e passa la risposta che noi diamo a lui!
Ogni passo è una parola, ogni silenzio un respiro che racconta. Per dieci anni l’autore ha raccolto e custodito le parole dei pellegrini giunti a Santiago, scritte di getto davanti alla Cattedrale, con il cuore colmo di emozioni: testimonianze spontanee, cariche di lacrime, gratitudine e rinascita. Ne scaturisce una raccolta corale di voci autentiche che parlano di fatica, scoperta, fraternità, fede e verità interiore. Un mosaico di esperienze che restituisce tutta l’energia umana e spirituale di un Cammino millenario, dal quale si torna trasformati e rigenerati. Un insieme di testimonianze in cui potersi rispecchiare o da cui trarre la spinta necessaria per muovere finalmente il primo passo.
Una strada. Un uomo a terra. Due che passano oltre. Uno che si ferma. Succede nel Vangelo, ma anche oggi: sui marciapiedi, in reparto, in famiglia, in ufficio. Proprio dove la vita ci mette davanti un volto e noi rispondiamo con la fretta, con l'imbarazzo. In queste pagine l'autore rilegge la parabola del buon Samaritano come una bussola per la quotidianità. Dieci verbi, dieci azioni, diventano gesti concreti di cura e compassione: parole che escono dalla pagina e si fanno scelte, stile, responsabilità. "Farsi prossimo" non è uno slogan, ma una decisione.
Questo libro nasce dal desiderio di mostrare, attraverso i testi della Scrittura, come la vita cristiana sia profondamente orientata alla gioia.Il punto di partenza è Dio stesso che, in molti modi, si rivela essere felice delle sue creature e preoccupato della loro gioia. I credenti di ogni tempo sono perciò chiamati a conformarsi a questo Dio generoso e felice, che desidera, per i suoi figli, la pienezza della vita. Lo faranno godendo della relazione con Lui e dei beni che sono messi a loro disposizione; lo faranno accettando anche la sfida di una gioia che, talvolta, assume una forma paradossale. Chi crede nel Risorto ha molti buoni motivi per essere lieto.
È possibile gestire una "proprietà" con "libertà", cioè senza appropriarsene, e con "cura", cioè con responsabilità? A modello di tale necessità e possibilità è stato assunto Francesco D’Assisi con la sua scelta di vivere "senza nulla di proprio". Cosa significa veramente essere liberi in un mondo ossessionato dal possesso e dalla scalata sociale? In questo saggio profondo e illuminante, Pietro Maranesi, frate cappuccino, teologo e tra i maggiori esperti della vicenda umana e spirituale di Francesco d’Assisi, rilegge la figura del Santo: non solo un uomo che ha scelto la povertà, ma un rivoluzionario che nel vivere sine proprio (senza nulla di proprio) ha scoperto la chiave per una libertà responsabile, autentica e "leggera". Nella storia delle società umane come noi le conosciamo, la questione della proprietà personale e privata è strettamente legata alla questione del potere. Possedere qualcosa - case, terreni, oggetti, denaro - impone di poter mantenere e difendere quel che si possiede, creando così uno stretto rapporto di mutua dipendenza: la proprietà, con l’onore che ne consegue, chiede "potere" per essere difesa e dà "potere" per essere accresciuta. Anche Francesco d’Assisi, il Santo che la storia e la fede tramandano come colui che ha rifiutato di possedere beni terreni, ha vissuto profondamente questo intreccio, tanto da sperimentarne ogni difficoltà. In quel giovane, figlio di un ricco mercante, avviene il rovesciamento radicale delle "normali" prospettive esistenziali: una scelta da lui avvertita come unica soluzione per liberarsi dalle conseguenze spietate e spesso violente imposte dalla gestione della proprietà mediante l’esercizio del potere. Questo testo è una guida sapienziale per chiunque cerchi di conciliare libertà e responsabilità nella gestione dei propri "beni", materiali o spirituali che siano. Un viaggio alle radici dell’umano, per scoprire che la vera ricchezza inizia dove finisce il desiderio di possedere.
La devozione a Maria che scioglie i nodi risale all’antichità del cristianesimo, ma ha trovato la sua espressione particolare nel XVIII secolo in Germania e, negli ultimi decenni, grazie anche a Papa Francesco, si è diffusa in tutto il mondo. Tutto ciò descrive all’inizio di questo libro Enrichetta Cesarale, ma il cuore del volume non è la storia di tale forma di devozione mariana. Ci viene proposta invece una riflessione sulle situazioni della nostra vita che hanno qualche aspetto più o meno complesso. I nodi che ci fanno soffrire sono tanti e possono riguardare i diversi campi del nostro agire, pensare e sentire. La loro essenza, però, consiste nelle relazioni con gli altri e con Dio. Sono questi i nodi che nella Novena l’autrice ci fa chiedere di sciogliere a Maria. Il loro scioglimento determina un ricominciare, dopo aver lasciato andare qualcosa di sé e del passato. La vita è fatta sempre di nuovi inizi. Un libro che ci parla dal cuore al cuore, ma che vuole essere innanzitutto, senza scadere nel moralismo o nel devozionismo, un invito ad affidarci a Maria, che ci precede nel vivere i diversi travagli e intercede per noi come una buona madre.
Se si chiede a un fi glio della tradizione occidentale che cosa sia la filosofia, la risposta più probabile sarà che è l’esercizio del pensiero critico. Ma, se si fa la stessa domanda a qualcuno che coltivi la filosofia essendo radicato in un’altra tradizione, costui risponderà che essa è iniziazione alla vita. È in questo secondo senso, più pregnante e integrale, che Panikkar si è aperto all’esperienza fi losofica, a cui inerisce inscindibilmente un valore teologico e spirituale. Questo per lui ha comportato un cammino di maturazione che consente di portare a convergenza i significati riconosciuti nella ricerca e il modo di esistere. Dalla Prefazione di Roberto Mancini
La nube della non-conoscenza è uno dei più noti testi di riferimento della mistica cristiana medievale. In queste pagine, l’anonimo maestro certosino delinea con grande vigore dialettico il percorso radicale dell’uomo o della donna che vogliano incamminarsi verso la vita contemplativa: è una via che si apre nell’umiltà e nel distacco da tutto ciò che si possiede e si conosce, e soprattutto nell’abbandono totale all’agire di Dio. Con un linguaggio essenziale e fortemente evocativo, l’autore guida chi legge attraverso un itinerario di spogliazione, dove l’intelletto tace e la volontà si fa nudo impulso d’amore: l’autore della Nube della non-conoscenza parla qui di un «nobile e amoroso nulla», attraverso il quale si rivela l’«alto e santo tutto di Dio». Il volume, che raccoglie i quattro testi principali dell’ignoto estensore, con l’ausilio di un’ampia introduzione e di un ricco apparato di note, restituisce al lettore contemporaneo un insegnamento limpido e un invito: squarciare la nube impenetrabile che si frappone tra l’uomo e il divino e ritrovare così la via disadorna che conduce all’incontro di vita eterna con Dio.
Perché Assisi, solo a udirne il nome, suscita un fremito al cuore? E perché, ancora oggi, sentiamo il bisogno di metterci in cammino verso questa città? In queste pagine, Fulvio Mannoia conduce il lettore in un pellegrinaggio non solo geografico, ma soprattutto spirituale: tra le pietre rosa del Subasio e il profumo mistico che ogni vicolo trasuda, Assisi si rivela simile a una nave che naviga i secoli senza affondare mai, custode instancabile di un messaggio di pace universale. Il racconto dei luoghi — dalla casa di Pietro di Bernardone al silenzio delle Carceri, dal Vescovado, teatro della Spogliazione di Francesco, al "grembo- della Porziuncola — e di alcune delle pagine più intense dell’esperienza francescana diviene invito a mettersi in cammino seguendo le orme del Poverello: colui che, facendosi piccolo, ha saputo includere il mondo intero nell’abbraccio di Dio.
Il cristiano è un lavoro duro ma qualcuno lo deve pur fare. Già, ma come? Basta attenersi alla lettera ai dieci comandamenti? Tutto qui? Naturalmente no. Non esiste un elenco di indicazioni puntuali da seguire in qualunque situazione, per assicurarsi la salvezza. In compenso, la Bibbia offre un ricchissimo catalogo di storie nelle quali Dio si è messo in dialogo con uomini e donne, nella quotidianità delle loro vite, talvolta in modo un po’ misterioso, ma sempre operando per il loro bene. Leggere quelle storie può ispirarci anche oggi nelle piccole e grandi cose di ogni giorno. Anna Porchetti, con uno stile ironico e, insieme, con grande rispetto, ripercorre alcuni passi dell’Antico e del Nuovo Testamento, portandoci a scoprire punti di contatto tra le vite dei loro protagonisti e le nostre: Eva e il complottismo, Geremia e il tupperware, Giuseppe e la lavastoviglie sono solo alcuni esempi di originali connessioni tra gli episodi biblici e la vita di uomini e donne del nostro secolo. Leggere questo libro diviene così un modo per meditare la Parola, interrogandoci e trovando risposte sulla nostra relazione con Dio e sul Suo infinito amore per noi.
Come si sopravvive al dolore di chi abbiamo di fronte? Come non farsi travolgere, quando sembra occupare tutto lo spazio disponibile? Esiste un confine sottile in cui la professione diventa missione e i progetti personali di vita cedono spazio alla compassione; è in questo territorio che si muovono i testimoni intervistati da Marina Piccone: medici, missionari, psicoterapeuti, caregiver e volontari che hanno scelto di non distogliere lo sguardo, ma di restare. Con un mosaico di esperienze di dedizione e prossimità, il testo esplora il lavoro invisibile della cura e il suo costo emotivo e fisico, dando voce a chi tocca con mano le ferite del mondo sino, a volte, a farsi spezzare il cuore… ma senza mai soccombere! Le testimonianze raccolte mostrano quanto il confine tra chi cura e chi è curato sia fragile, e come l’esposizione continua al dolore dell’altro possa lasciare tracce profonde, spesso ignorate dal discorso pubblico e dalle istituzioni. E se la geografia del dolore che si traccia in queste pagine interroga il nostro modo di intendere il gesto di responsabilità e di cura, restituisce al contempo dignità a un’esperienza fondamentale eppure marginalizzata, nella sua capacità umana di generare speranza tramite la forza rivoluzionaria della tenerezza.
L’uomo è fatto per la felicità, ma se la cultura dominante afferma che tutto è nulla, che la felicità non esiste, che è solo un’illusione, che l’unica cosa vera è la morte e la vita è tutta una promessa non mantenuta, allora la vita è solo una tragedia, è un inferno. Eppure questo nichilismo sembra una sorta di miracolo nelle mani di Dio. Sembra che, in certa cultura laica, agnostica o addirittura atea, il nichilismo dilagante sia un grido talmente forte e incontenibile verso l’Assoluto e il Trascendente da poter dire, paradossalmente, che anche il mondo laico canta la nostalgia di Dio, il desiderio di Lui, il bisogno dell’Assoluto e dell’Eterno. E allora? Non è forse evidente che questo Nulla è già l’annuncio e la rivelazione di Colui che è il Tutto? Il miracolo che sta accadendo sotto i nostri occhi, distratti e disattenti, è proprio questo: quello che doveva essere il motore della secolarizzazione, dell’agnosticismo e dell’ateismo, cioè il nichilismo, sta diventando, proprio nel nostro mondo occidentale, sazio e opulento, l’espressione di un bisogno profondissimo di trascendenza, l’espressione di una nostalgia incontenibile di eterno, di Infinito, di Assoluto.