Dopo "La notte di fuoco", in cui ha descritto la sua esperienza mistica nel deserto dello Hoggar, Schmitt torna a quell'esperienza con questo diario di viaggio in Terra santa, un territorio dalle mille impronte. Betlemme, Nazareth, la Galilea, luoghi intensi e cosmopoliti ritratti in presa diretta mentre l'autore approfondisce la sua esperienza spirituale, le sue domande, le sue riflessioni e sensazioni, i suoi stupori fino alla sorpresa finale, a Gerusalemme, di un incredibile incontro con quello che chiama "l'incomprensibile". Un percorso concluso a Roma, centro del cristianesimo, con un colloquio privato con papa Francesco, denso di significato e di echi che perdurano in queste pagine. Con una lettera di papa Francesco all'autore.
Come risulta da questo volume, Fra Benigno è anche maestro di spirito, guida sicura nella ricerca della vera felicità. Ne indica la sorgente inesauribile, la via unica e l'approdo eterno alla "santità" alla quale tutti siamo chiamati, ossia nell'accoglienza della "Grazia" e nella conservazione e nella crescita della vita divina che col battesimo abbiamo ricevuto dal Padre come frutto della redenzione operata dal figlio incarnato, morto e risorto per noi.
Brevi racconti e ancor più brevi, essenziali riflessioni, in "compresse" di saggezza spirituale per la meditazione personale, l'uso nella catechesi e nell'animazione, la lettura in famiglia...
Che cosa significa pregare? Perché è importante? Quali caratteristiche deve avere la preghiera per essere veramente tale? A tutte queste e ad altre domande vuole rispondere il presente volume. Pregare, afferma l'autore, è esperienza umanissima, anzi umanizzante. Ce n'è bisogno sempre. L'uomo è tale perché è corpo in cui c'è il "soffio vitale", il respiro che attesta la vita. L'esserci della persona umana è vivere in relazione; è il vivente con gli altri e per gli altri. La preghiera, allora, non è altro che uscire da se stessi per aprirsi all'altro, agli altri, al Tu, che è anche la nostra Origine. Pregare è vivere veramente, è lasciarsi coinvolgere dal Tu (Dio-Gesù). Riconoscendoci nel limite, nella preghiera ci apriamo all'Altro, agli altri, evitando di implodere nella forza-prigionia del nostro egoismo. Ogni preghiera autentica allora sarà continua (è il nostro modo di essere e di relazionarci agli altri, all'Altro); sinergica (siamo abitati da Dio e dobbiamo fare tutto con la sua forza, in sinergia con Lui); nutrita (dobbiamo sempre fissare lo sguardo su Gesù e nutrire la nostra preghiera con la sua Parola); vissuta (ogni momento della nostra vita è preghiera). Un volume che ci riporta alla vera radice della preghiera: la vita stessa.
Non basta cercare risposte: serve ascoltare le domande. Quelle vere, che ci abitano nella fatica, nei legami, nei silenzi. In queste pagine di padre Gaetano Piccolo emerge una spiritualità che prende sul serio la vita, con le sue ferite e le sue attese. L’autore, ispirandosi alle chiacchiere degli anziani, udite da ragazzo nei crocicchi del suo paese, ci invita a un dialogo sulle questioni più pressanti della vita, che apra a un cammino senza scorciatoie, dove la fede non sia rifugio, ma spazio di verità. Le domande, così, diventano luogo di incontro con Dio, con sé stessi, con l’altro. Un testo essenziale e profondo, pensato per chi accompagna, per chi è in ricerca, per chi desidera abitare con autenticità le domande che ci fanno umani. Perché solo non sfuggendo alle domande, si può imparare a credere davvero.
Vorremmo essere altre persone. Invidiamo agli altri un lavoro di successo, un corpo perfetto, un matrimonio da favola, perfino il miraggio di figli adolescenti affettuosi. Capita a tutti, da sempre. Adesso che il confronto è disponibile anche in versione tascabile, ci basta sbloccare il telefono per essere inondati dal richiamo di infinite mancanze e vite alternative: non siamo mai abbastanza belli, sportivi, ricchi o famosi. Ma siamo proprio sicuri che quello che vogliamo sia davvero quello che ci serve? Con il suo stile ironico, affilato e profondamente umano, Costanza Miriano ci guida in un percorso inatteso: una guarigione del desiderio, raccontata in controluce attraverso le storie di persone che hanno capito come metterla in atto (non a caso, sono diventati santi), per ricordarci che le circostanze della nostra vita - anche quelle più sbagliate, faticose e dolorose - sono state poste sul nostro cammino per un motivo ben preciso. Spesso serve che esista prima un vuoto, per poterlo riempire con chi siamo chiamati a essere. Perché anche il desiderio è una via di libertà, un’occasione d’incontro con Chi davvero colma il nostro cuore, ma solo quando accettiamo che non si tratta tanto di avere tutto ciò che vogliamo, quanto piuttosto di capire cosa desiderare davvero.
Dio, quanto lo desideriamo! Lo desideriamo quando, nello stordimento dei sensi che ci impediscono di ascoltare la nostra anima, emerge il grido profondo che ci abita: "Ho bisogno di amare, di essere amato, di esistere!". Questo percorso meditativo sul Padre nostro nasce proprio dalla consapevolezza che quel grido interiore è stato ascoltato, ha ricevuto una risposta, ha ricevuto una indicazione. Da allora (e per sempre) siamo diventati cercatori di Dio. Il Padre nostro è la preghiera cristiana più conosciuta, l'unica consegnataci direttamente dal Rabbi Gesù, che non è venuto per insegnarci preghiere, ma come pregare e chi pregare. Riprendendo, invocazione dopo invocazione, la preghiera del Padre nostro, pregando e meditando le parole del testo, possiamo convertire il nostro cuore al vero volto del Dio di Gesù. Perché noi non crediamo in un Dio, ma nel Dio di Gesù Cristo.
Primo di tre volumi che indagano l’intreccio tra la libertà dell’uomo e la sua relazione con Dio, questo libro si affianca alla storia e alle domande di ciascuno di noi, mettendosi alla ricerca di un "colpevole" che sia in grado di rispondere della sofferenza, del male, della fatica dell’esistenza. A partire da testi biblici, che spaziano dal giardino dell’Eden fino a quello della Risurrezione, si ripercorre la parabola dell’esperienza umana nelle figure del fallimento e dell’incompiutezza, in una prospettiva moderna ed esistenziale. Il senso di colpa che attanaglia tutti, credenti o meno, ci pone continuamente nella condizione di coloro che devono "scusarsi" per non aver saputo vivere all’altezza della propria umanità. Questo profondo smarrimento si declina in forme diverse: ci sentiamo soli, inadeguati, cancellati; siamo insofferenti, infedeli, idolatri; ma viviamo anche nel dolore (siamo muti, ciechi, fuggiaschi), e, forse, è proprio Dio l’unico che ci guarda nella certezza che, a volere tutto questo, non siamo stati noi. Attraverso questo sguardo, Dio può e vuole condurci fuori dal senso di colpa, restituendoci la vista, la parola e un sentiero da percorrere insieme.
Di fronte alla fatica quotidiana, che invoca un bisogno di libertà e, insieme, ci impedisce di sentirci fuori dal terribile senso di colpa che spesso ci attanaglia, nelle nostre relazioni umane e anche nel rapporto con Dio, la Scrittura ci offre una via d'uscita unica e rasserenante. Le pagine bibliche, infatti, rovesciano il nostro modo di pensare, chiuso su noi stessi, per aprirci a una nuova prospettiva: non siamo noi al centro della storia — o meglio, lo siamo, ma solo quando ci confrontiamo con l’amore di Dio svelato nello splendore di Cristo e del suo dono. Così ribadisce l’autore di queste pagine: «Di fronte alla bellezza di Cristo non possiamo che smettere di sentirci in colpa, per quello che siamo stati o per quello che non abbiamo saputo essere. Resta solo una voglia — matta e lucida — di voler diventare finalmente noi stessi. Ecco come si supera quel senso di colpa di cui facciamo così fatica a liberarci: con il senso di stupore per quanto Dio ha voluto compiere, donandoci suo Figlio e svelandoci quanto il suo amore possa ammettere sconfitte ma sia incapace di rinunciare a noi». Secondo di tre volumi che mettono a tema la libertà dell’uomo nel suo rapporto con Dio — ma leggibile anche autonomamente dal precedente, Non siamo stati noi — questo libro nasce da predicazioni serali, a contatto diretto con un pubblico di giovani e meno giovani: una lettura biblica originale e moderna, benché rigorosa sia nelle intuizioni sia nella scritttura, personale e curatissima.
Come in ogni giallo che si rispetti, alla domanda: "Chi è il colpevole?- ci si attende una risposta che venga alla luce alla fine del percorso, dell’indagine, della ricerca. Così deve essere anche per questo libro, che conclude una trilogia biblica ricchissima di spunti, profonda, attuale. Paradossalmente, però, qui l’autore non ci consegna un colpevole, spalancandoci invece un orizzonte nuovo con cui leggere la responsabilità di Dio e quella di noi, donne e uomini, credenti o meno, nella storia del mondo. Poiché la nostra vita, se non vuole perdersi nei meandri della disperazione, ha bisogno di prendere sul serio il "caso- della resurrezione di Cristo come possibilità di un nuovo sguardo sull’esistenza e il "caso- della nostra vita fraterna come occasione per realizzare un futuro in cui non è la morte ad avere l’ultima parola. Ci uniamo all’auspicio espresso dal prefatore, fratel MichaelDavide, quando scrive: «L’augurio al lettore è di poter terminare la lettura avvertendo profondamente un senso di leggerezza interiore e il sottile profumo delle cose buone, che ci fanno bene fino a renderci capaci di compiere il bene».
Venti domande radicali sull’accompagnare un malato nell’ultimo tratto e sulla morte: ad esempio, perché nella nostra società facciamo così fatica a parlarne; perché è così di difficile accudire un corpo malato; che senso ha la preghiera; come le grandi religioni descrivono l’Aldilà; che cosa dicono le Sacre Scritture rispetto al senso dell’esistenza; che tipo di parole esprimere quando si sta accanto a un malato, e come rispettare i suoi desideri rispetto alle cure; che cos’è l’Unzione degli infermi… Questo libro, come un compagno di viaggio, offre una mappa di riflessioni inserite in un discorso sostanziale sul senso della vita e sulla fede, con uno sguardo sul tema del bilancio di vita e del perdono, del lascito spirituale e umano.
Sette storie danno voce a uomini e donne ai margini, non come destinatari di aiuto ma come protagonisti dell'evangelizzazione. Le loro vite, talvolta segnate da ferite che non si chiudono, svelano una sapienza che mostra la Buona Notizia e interroga la Chiesa. Raccontano volti diversi della povertà e ne rivelano la complessità. Attraverso racconti intensi e una rilettura teologico-pastorale, il libro esplora il legame tra povertà ed evangelizzazione, restituendone la profondità umana e spirituale e offrendo spunti per il cammino ecclesiale. Un invito a riscoprire che l'essere poveri ci riguarda tutti, e che proprio dagli ultimi può giungere una luce nuova per la fede e la missione. Prefazione di Marcello Semeraro.