Torna disponibile l'opera fondamentale di Ernesto Buonaiuti, nell'edizione del 1943, di "Il modernismo cattolico". Con l’obiettività e la serenità dovute anche al trentennio ormai trascorso dai tumultuosi eventi di inizio secolo, Buonaiuti offre una rilettura del movimento modernista, ne esamina le linee di tendenza generali e le specificità nazionali, ne sottolinea gli apporti benefici e gli inevitabili limiti. L’analisi critica del testo è affidata al prof. Giovanni Vian, ordinario di Storia del Cristianesimo e delle chiese all’Università Ca’ Foscari Venezia. Insieme a "La Chiesa romana" sempre riproposto da Gabrielli editori, i due libri rappresentano un bilancio, una ricapitolazione, non solo intellettuale ma anche di vita, di un importante protagonista del panorama ecclesiale della prima metà del Novecento che ha ancora tanto da dire alla Chiesa dei nostri tempi.
Questa raccolta di articoli del prof. Giuseppe Lorizio sprona a pensare il "nesso" fra il kérygma, ovvero il nucleo essenziale della fede cristiana custodito nella Parola di Dio, e il kairós, ossia il tempo presente, che è sempre "propizio" per accogliere l’annuncio della vita nuova in Cristo. E questo "presente", contemporaneamente lento e veloce, ci sfida a riflettere sulle sue pericolose alternanze e contraddizioni umane, ma anche a trovare in esso quella speranza che va oltre ogni orizzonte terreno.
L’inferno esiste davvero? O forse è solo un espediente per incutere timore? La misericordia di Dio va intesa come un liberi tutti? La libertà umana è fare ciò che si vuole? Oppure è, piuttosto, un orientarsi verso il bene? A queste e tante altre domande risponde mons. Antonio Suetta, invitandoci a una riflessione sul delicato equilibrio tra giustizia e misericordia e sul ruolo centrale della libertà umana, nel tentativo - perché no! - di riportare un po’ di sano e sacro timore nelle nostre coscienze. La paura previene tanti mali. Non dovrebbe essere così anche per la nostra anima?
Nella complessità polarizzata del nostro tempo, dialogare ponendo domande è un metodo prezioso. Quando l'interlocutore è un intellettuale della statura di Rémi Brague, storico del pensiero e acuto osservatore della contemporaneità, i temi si moltiplicano. Questo volumetto, che racchiude una conversazione tra Brague e i membri dell'Associazione Patres, ne tocca alcuni: l'importanza della storia, l'originalità dell'avvenimento cristiano, il rapporto tra laicità, religioni e missione, la fisionomia e il destino culturale dell'Europa. Impreziosiscono il dialogo, ampliando ulteriormente l'orizzonte, due noti saggi di Brague, per la prima volta in traduzione italiana.
Intercedere per chi soffre è un’opera di misericordia. Per Papa Francesco, una delle più belle forme di evangelizzazione: è proseguire l’azione di liberazione Gesù nella storia, il quale abbraccio e guarì il dolore, la malattia, il lutto, il peccato.
Possiamo esercitare questo ministero? Come e con chi farlo? In quali contesti? Con quale metodo e dentro quali limiti?
Partendo dal fondamento biblico della preghiera d’intercessione nell’Antico e nel Nuovo Testamento, l’Autore affronta le dinamiche del dolore fisico e spirituale; il pericolo di affidarsi alle sette, all’esoterismo, al satanismo, alla negromanzia; alcuni aspetti sensibili, alle volte controversi, come le terapie non convenzionali, la guarigione dell’albero genealogico, l’imposizione delle mani, il ruolo dei laici.
Alla luce del Magistero della Chiesa, si offre una proposta per una pastorale integrata dell’intercessione, attraverso la via sacramentale, carismatica e comunitaria. Grazie anche all’esperienza sul campo del Rinnovamento nello Spirito Santo, il testo prova a rispondere, senza improvvisazioni e regole precostituite, all’invito di Papa Francesco a che la Chiesa, tutta, sia davvero un “ospedale da campo”.
Dov'è Dio quando ne ho bisogno?, se è buono, perché non mi ascolta?, se è onnipotente, perché non fa niente con tutto il male che c'è nel mondo?. Queste domande nascono quando, di fronte al male, ci sembra che Dio sia assente. Altre volte il male viene giustificato, facendolo addirittura apparire come voluto da Dio: se Dio ha voluto questo, ci sarà un perché. In quale modo la teologia classica, la Scrittura e la liturgia affrontano il problema? Le storie di Giuseppe venduto dai fratelli e di Gesù offrono possibili risposte a queste domande. La provvidenza divina è uno dei grandi temi della fede cristiana. Da essa nascono la preghiera, la speranza e la spinta a prendersi cura di quanti sono in difficoltà, affinché tutti gli uomini incontrino il Padre che provvede a ciascuno dei suoi figli.
In questo saggio magistrale Klaus Held, uno dei più autorevoli eredi della fenomenologia di Husserl e Heidegger, indaga le radici e il futuro della fede biblica applicandovi gli strumenti della "fenomenologia del mondo". Rovesciando la tradizionale opposizione tra Atene e Gerusalemme, ne mostra la radice esperienziale comune e svela come la metafisica abbia tessuto un "vestito di idee" che ha nascosto l’esperienza originaria di Dio nel "mondo della vita". È necessario, dunque, riscoprire il "mondo della fede" a partire dall’esperienza del popolo d’Israele, per metterla a confronto con la filosofia greca e, infine, con il suo configurarsi come fede cristiana. In questo quadro vengono analizzate con lucidità esperienze fondamentali come la speranza e l’amore del prossimo, interpretando quest’ultimo, sulla scorta della parabola del buon Samaritano, come un atto che supera i confini della cerchia familiare. Il carattere religiosamente straordinario e non convenzionale del messaggio di Gesù è il primo passo che conduce a quella che Held profila come la futura tragedia della fede monoteista: essa è destinata ad autodistruggersi perché, nell’epoca dell’esperienza globalizzata dell’unico mondo, si presenta nella sua forma pura e proprio così, paradossalmente, potrebbe giungere a conclusione. Il libro, che unisce rigore filosofico e passione per le grandi domande, offre una diagnosi spietata del nostro presente e una chiave di lettura indispensabile per comprendere il destino della fede nella civiltà occidentale.
La preghiera è un pilastro dell’esperienza umana. È un’azione che consideriamo spesso intuitiva, ma che racchiude in sé una profonda complessità e un legame intrinseco con il nostro modo di comprendere il mondo e noi stessi. Ebbene, questo libro esplora il legame essenziale e stimolante tra preghiera e conoscenza, all’intersezione fra teologia e filosofia. Con un’analisi dettagliata di venti testi biblici selezionati - quindici dall’Antico Testamento e cinque del Nuovo - che rappresentano diverse forme di preghiera (quella domanda, di supplica, di riconciliazione, di lotta, di ringraziamento), Clemens Sedmak intraprende una lettura ravvicinata" volta a far emergere le dimensioni epistemologiche insite nell’atto di pregare. È un tentativo di porre domande ai testi biblici per ottenere una comprensione più ricca di cosa significhi pregare e di cosa riconosciamo di Dio e di noi stessi nel farlo. Il libro mette in luce come la preghiera e la conoscenza si influenzino reciprocamente in una relazione tridimensionale: la conoscenza plasma la preghiera; la preghiera conduce a una conoscenza più profonda; e, insieme, conoscere e pregare modellano la vita nel mondo sociale. Sedmak, offrendo spunti che vanno oltre la superficie, e così affrontando questioni cruciali ed estremamente stimolanti, esplora come la preghiera possa condurre a una visione sacramentale del mondo, dove il visibile e l’invisibile si connettono. Una ricerca che è «tanto preghiera quanto riflessione sulle preghiere».
In un tempo in cui siamo invitati a riscoprire la sinodalità come dimensione costitutiva della Chiesa, emerge la necessità di ripensare a fondo prassi e strutture della vita ecclesiale. In questo volumetto Raúl Biord Castillo propone un percorso di riforma pastorale e strutturale nella diocesi. Partendo dalla consapevolezza che ogni diocesi è «Chiesa particolare», lo studioso e pastore venezuelano riafferma il ruolo originale del vescovo: non più dominus, ma servitore della comunione e «fondamento visibile dell’unità» nel popolo di Dio. Il vescovo viene così chiamato a esercitare il proprio ministero come cammino condiviso coni fedeli, in spirito di ascolto e corresponsabilità. La seconda parte del libro mostra come tradurre questa visione in realtà concrete: la diocesi diventa una comunità in cammino, in cui il vescovo e i suoi collaboratori costruiscono insieme al popolo di Dio un progetto pastorale condiviso, fondato sul dialogo e sulla partecipazione. Il testo illustra forme operative di corresponsabilità: l’elaborazione dei piani pastorale partecipati, il ricorso ad assemblee diocesane, il rilancio dei consigli (parrocchiali, zonali e diocesani) e l’organizzazione di sinodi diocesani. Questi strumenti concreti sostengono l’azione di una Chiesa in uscita, capace di decidere e vivere la propria missione insieme ai fedeli. Così ripensata, seguendo le intuizione del Vaticano II e del recente cammino sinodale, la diocesi si rivela un vero organismo di comunione: popolo che cammina, prega, decide insieme. È questo il motivo per cui Biord Castillo tratteggia un itinerario concreto per far germogliare, nel quotidiano delle diverse comunità, una Chiesa locale autenticamente sinodale.
Proseguendo nella ricerca avviata con il primo volume di Teologia in ginocchio, l’autore torna a riflettere su alcune domande capitali: la teologia deve rinnovarsi? Nell’eventualità lo faccia, in che direzione? A domande così impegnative risponde l’autore, che muove dalla suggestione di Hans Urs von Balthasar sulla necessità di una "teologia in ginocchio" che non perda nulla del rigore scientifico e non indulga al pietismo o al devozionismo, ma stia "con la testa in cielo e i piedi per terra", "fedele alla terra" dove scruta i misteri del cielo. Come esemplificazione e inveramento della sua proposta teologica, l’autore ha messo mano alla redazione di un "salterio nuovo", peculiarmente cristiano, di cui questo volume propone il secondo blocco di 33 componimenti, dedicati a Gesù Cristo, "luce da luce" che illumina la nostra mente e la nostra vita.
La teologia della disabilità è sorta negli Usa per criticare i modelli riduttivi in cui veniva pensata l’esperienza della menomazione sia in ambito filosofico che religioso. Si volle contestare l’attribuzione esclusiva di competenze assistenziali al mondo biomedico, sottrarre all’isolamento i soggetti disagiati e le loro famiglie, modificare il carattere disabilitante delle nostre società e della stessa chiesa cristiana e infine riconoscere che la sofferenza merita una prossimità rinnovata, esperta, sufficientemente finanziata dagli Stati. La teologia ha corretto le immagini gloriose, "normo-abili", onnipotenti, invulnerabili, impassibili del Dio di Gesù Cristo. Se questo Dio si è identificato nell’uomo di Nazareth, il profeta crocifisso, caduto negli inferi e risuscitato, siamo autorizzati a pregare e pensare un "Disabled God", che eternamente conserva le ferite di un corpo "spezzato" dal male, recependo nella vita trinitaria la passione del Figlio incarnato.
A distanza di due anni il nuovo volume dell’Annale "Parola e Tempo", torna a presentare una preziosa raccolta di testi e approfondimenti legati alle esperienze di studio, ricerca e confronto più significative fiorite grazie al lavoro accademico e pastorale promosso dall’ISSR interdiocesano. Questa edizione si distingue per la ricchezza e varietà delle tematiche affrontate che spaziano dal sapere teologico, a quello biblico, spirituale con aperture e affondi su specifiche tematiche legate al dialogo ecumenico e interreligioso, alla filosofia, all’arte e alla poesia. Il volume, suddiviso in sette aree tematiche, si apre con un dossier dedicato alla figura e al pensiero di Teilhard de Chardin, pensatore di frontiera tra fede e scienza, il cui messaggio, a 70 anni dalla morte, continua a provocare e ispirare la teologia contemporanea. Si distinguono contributi di spessore dedicati al dialogo ecumenico e interreligioso, con particolare attenzione a figure come Dumitru Stăniloae o p. Arsenie Boca. Ancora, spazio significativo è riservato a figura e opere di Italo Mancini, Romano Guardini, Dietrich von Hildebrand, testimonianze di un pensiero cristiano che si interroga in profondità sulle categorie fondamentali dell’esistenza. Non mancano, come segnalato, contributi di esegesi e spiritualità biblica (il Giubileo e i libri di Rut e Qohelet); quindi uno sguardo originale sull’arte sacra, con riflessioni che intrecciano estetica, liturgia, patrimonio culturale e responsabilità pastorale. Il volume si propone, ancora una volta, come luogo vivo di elaborazione e discernimento, in cui la fede si confronta con le sfide del presente e si apre a un dialogo fecondo tra Rivelazione e cultura, tra Chiesa e mondo.