
Perché ciò che si celebra all'altare dovrebbe avere a che fare con ciò che si decide nella vita? E che cosa resta di quel legame, quando i riti che scandiscono davvero le nostre settimane sono altri? Si può essere buoni cristiani senza mettere piede in chiesa? E, all'inverso, che cosa cambia nella vita di chi celebra? Dietro queste domande "da catechismo" si cela uno dei crocevia più caldi della teologia contemporanea. La teologia latina ha oscillato a lungo fra due riduzioni speculari: il culto ricondotto all'etica, l'etica ricondotta al culto. Grillo e Martino rompono l'alternativa assumendo la categoria di «cooriginarietà» (E. Jüngel): vita quotidiana e azione rituale sono entrambe culto, ma la liturgia non è un mezzo al servizio della condotta morale, bensì è un'interruzione della comunicazione ordinaria - e proprio per questo è originaria. Il libro ricostruisce il dibattito postconciliare da entrambi i versanti - Häring, Piana, Angelini, Chauvet, Lacoste, Bonaccorso, Hameline -, ne cerca il fondamento nella Scrittura e nella tradizione liturgico-sacramentale, e mette poi la tesi alla prova su tre soglie: l'iniziazione cristiana e il paradosso dello sbattezzo, l'esperienza della malattia e della cura, la responsabilità per la casa comune. Ne esce una tesi antropologica netta: la libertà non la si dimostra, ma la si riceve. E il rito è il luogo in cui l'essere umano fa memoria di non essere né il proprio inizio né al proprio inizio.
Il compito degli intellettuali, e tra questi i teologi, è di dare parola alle evidenze pratiche del vivere, interpretandone aneliti e speranze, drammi e difficoltà, opportunità e fatiche. Questa riflessione sulla coscienza si inscrive nell’attuale cultura, con i rischi e le opportunità legate alla "concentrazione sul soggetto". Contro la tentazione di opporsi a questo tratto tipico della modernità, il testo propone una strada che comincia dalla "svolta antropologica", interpretata nel suo irriducibile profilo morale e credente. La sfida è di pensare il soggetto e il suo agire, la sua identità temporale e narrativa, il suo vissuto intenzionale, le relazioni con gli altri, il suo abitare in questo mondo come in una casa comune e un luogo di fraternità, la sua relazione con l’Origine e la destinazione al compimento. Il volume si articola in una triplice scansione: l’indagine storico-concettuale, la teologia biblica e la teoria del rapporto tra antropologia, morale, teologia e fede cristiana.
La questione della legge naturale, per molte ragioni, è un tema di eccezionale rilievo non solo nella storia della teologia cristiana, ma anche nell'attualità. Basti pensare all'enorme progresso della tecnica e il suo rapporto con la "natura", la grande importanza del nesso tra lex e natura nella storia della morale, il complesso rapporto tra il nómos greco e la lex latina da una parte e la Torah biblica dall'altra. Queste diverse ragioni raccomandano una scansione del testo che, nella sua unità sistematica, si articoli in una triplice trattazione: la Parte Prima Legge naturale. Storia del concetto, la Parte Seconda Lex naturae: saggio di teologia biblica, la Parte Terza Lex naturae: le questioni teoriche, svolte rispettivamente dai proff. Matteo Martino, Pier Davide Guenzi e Maurizio Chiodi.
La famiglia è al centro dell'attenzione pubblica ed ecclesiale. L'autore, attraverso la recensione critica dei documenti dei vescovi europei dedicati al tema, segnala come la questione antropologico-culturale costituisca l'elemento chiave per istruire la questione della famiglia nel presente. Il volume offre così la possibilità di mettere a fuoco i nodi teorici, decisivi, che oggi la teologia, sollecitata dal mutamento socio-culturale e dalla sensibilità pastorale, non può permettersi di trascurare nella sua riflessione sulla verità cristiana della famiglia. Obiettivo finale dell'opera è aiutare il lettore a comprendere come l'esperienza familiare sia esperienza radicalmente religiosa in ordine al processo di costruzione dell'identità personale, precisamente come i comportamenti parentali, configurati dalla cultura, forniscano al figlio lo schema simbolico dell'ordine (morale e religioso) del mondo.

