Re, saggio e architetto, e, più tardi, mago, profeta, esorcista e compositore, Salomone è una delle figure più complesse e famose della letteratura antica. Se le sue immagini più familiari sono ispirate da ciò che racconta di lui la Bibbia ebraica, meno conosciute sono le tradizioni su Salomone elaborate dal giudaismo rabbinico e i ricchi ricami narrativi costruiti dai Maestri ebrei. Le pagine di questo libro offrono per la prima volta al lettore italiano leggende rabbiniche tradotte dall'ebraico o dall'aramaico - oltre a tre saggi introduttivi che inquadrano la figura e la recezione di Salomone. Radicate nell'antico folklore di Israele, sono allo stesso tempo innovative perché forniscono nuove interpretazioni e prospettive sia degli episodi biblici sia dei loro protagonisti.
I saggi qui raccolti, alcuni dei quali inediti, delineano una proposta metodologica per l'interpretazione dei testi biblici e rispondono agli interrogativi sul senso della teologia nella vita cristiana. In un'epoca in cui molti teologi si domandavano se fosse legittimo applicare metodi storico-critici alla lettura della Bibbia, Romano Guardini offriva un contributo lungimirante, che si mantiene attuale anche a distanza di quasi un secolo. Confrontandosi con Anselmo di Canterbury e Karl Barth, attraverso temi quali la creazione e il rapporto tra mito e Sacra Scrittura, l'autore dimostra che quest'ultima è un testo insieme sacro, spirituale e storico. La Rivelazione si rivolge a ogni persona e a ogni tempo, al singolo nella sua unicità e all'umanità intera. In linea con il motto anselmiano Credo ut intelligam, credo per poter comprendere, solo con gli occhi della fede è possibile leggere la Bibbia in maniera autentica, quale «messaggio dall'eternità di Dio al presente». Romano Guardini (1885-1968) è stato uno dei protagonisti della storia culturale europea del sec. XX. Presso la Morcelliana è in corso di stampa l'Opera Omnia.
Alla fine del IV secolo, Girolamo decise di tradurre l'Antico Testamento in latino dai manoscritti ebraici a lui disponibili, e non dal testo greco "tradizionale". Questo fatto provocò la reazione di Agostino, il quale riteneva che la traduzione greca della Settanta dovesse essere il punto di partenza per ogni traduzione, poiché godeva dell'autorità degli apostoli. Le due grandi figure dell'Occidente latino si confrontarono in un dibattito dialettico in cui si delineavano chiaramente i due principi in tensione che hanno determinato l'accoglienza del testo biblico fino ai nostri tempi: il valore del testo "originale" ('hebraica veritas') e l'autorità del testo recepito dalla Chiesa ('Septuaginta auctoritas'). Di fronte a questa "battaglia" si pongono alcune questioni molto attuali: è possibile parlare di un testo canonico dell'Antico Testamento? In quale lingua si trova quel testo? Su quale testo dovrebbero basarsi le nostre traduzioni liturgiche? Esiste un testo "originale" della Bibbia? Può una versione antica diventare superiore al testo che traduce? Qual è il valore della Settanta?
Cosa si intende per "preghiera delle donne nell'Antico Testamento"? Il titolo può risultare improprio, in quanto i testi che la Bibbia riporta, tranne forse qualche eccezione, sono stati scritti quasi sicuramente da uomini. Intendiamo quindi le preghiere pronunciate da personaggi femminili e di cui la Bibbia riporta il contenuto. Non siamo sicuri che siano state composte e pronunciate da coloro a cui vengono attribuite e tuttavia, per il fatto che sono state messe in bocca a delle donne, può avere un senso studiarle come un insieme autonomo, anche se in un costante raffronto con quelle attribuite a personaggi maschili, ben più numerose. Le preghiere pronunciate da personaggi femminili rivelano, infatti, anche implicitamente, la percezione che il mondo biblico aveva della capacità delle donne di inserirsi nel tessuto del racconto sacro e di relazionarsi con la storia e con Dio. Non possono non rivelare quindi qualcosa sulle donne e sul loro contributo specifico alla storia della salvezza.
Nel cuore delle Scritture la salvezza divina non appare mai un evento limpido e lineare, ma come un cammino attraverso ombre e luci, silenzi e rivelazioni. In questo libro, la Bibbia diventa guida in un viaggio che attraversa la notte dell'anima e l'alba della redenzione. Partendo da alcuni passi dell'Antico e del Nuovo Testamento, l'autore sviluppa il tema del chiaroscuro spirituale: il mistero di un Dio che si nasconde per farsi trovare, parla nel buio, salva nonostante e a volte attraverso l'ambiguità della vita umana. Alle riflessioni esegetiche e spirituali si intrecciano poesie originali, ispirate ai testi sacri, e storie simboliche che danno voce a personaggi universali: il pellegrino, la madre, l'uomo ferito, la cercatrice d'alba. Semplici domande alla fine di ogni capitolo aiutano il lettore a guardare dentro di sé e a fare proprio il messaggio della Scrittura.
Sulla soglia di una locanda, un viandante consegna a un albergatore un uomo ferito e qualche denaro. È la fine, non l'inizio, della parabola del buon Samaritano. È anche la scelta narrativa che fa Rembrandt nell'incisione del 1633 conservata a Londra. Marie Grand parte da quel dettaglio per dirci quel che la tradizione cristiana ha pensato più raramente: l'albergatore non è una comparsa, ma è l'altro volto dell'amore. Davvero si può amare tutti? Per Grand questa domanda nasconde due richieste molto diverse, che continuiamo a confondere: amare ciascuno senza distinzioni e amare tutti insieme. La prima è la sfida del buon Samaritano, l'incontro che cambia la geografia dei legami. La seconda è la sfida dell'albergatore: l'amore che si fa istituzione (ospedale, scuola, casa di riposo, mensa dei poveri... ). Non carità, ma giustizia. La filosofia francese mostra che le due figure non si oppongono, ma anzi si reggono a vicenda: senza buoni Samaritani, le istituzioni si addormentano; senza buoni albergatori, l'amore eroico non sostiene il peso della miseria del mondo. Una rilettura sobria e originale, che restituisce dignità al lavoro silenzioso di chi tiene aperti gli alberghi del mondo.
Cosa faceva il mondo delle origini prima dell'arrivo dell'uomo? L'albero della conoscenza del bene e del male, che albero era? Con quali piante è stata costruita l'arca di Noè? Sotto quale albero Abramo riposa quando tre messaggeri vengono da lui in visita? E ancora: di quanti rovi fa davvero esperienza Mosè? Che piante trovano gli ebrei nel deserto? Quali invece quando fanno ritorno nella Terra promessa? Attraverso una narrazione chiara e coinvolgente, il volume accompagna il lettore alla scoperta del mondo vegetale nella Bibbia ebraica, dai grandi racconti delle origini fino ai testi della tradizione rabbinica. Alberi, arbusti, erbe e legni diventano il filo conduttore per rileggere episodi noti e meno noti in una prospettiva originale e accessibile, capace di riservare sorprese e spunti di riflessione sulla questione ambientale, uno dei grandi temi della vita contemporanea. Ogni riferimento al mondo naturale apre così nuove prospettive di senso e restituisce una visione dell'ebraismo per cui la natura è, per l'umanità intera, fonte di insegnamento, equilibrio e benedizione.
Il libro approfondisce, con il metodo della lectio divina, la sezione centrale della Prima Lettera di Pietro: 1Pt 2,11-4,11. I temi proposti dall'autore petrino rimandano probabilmente ad un'antica «catechesi battesimale» che ha come destinatari i cristiani di Roma, provati dalla persecuzione dell'imperatore Domiziano. Spicca nella lettera l'incoraggiamento a perseverare nella fede rivitalizzando la dimensione battesimale della vocazione cristiana per fare la differenza qualitativa nella realtà sociale nella quale i credenti in Cristo vivono. E Gesù stesso, il Signore crocifisso e risorto, a condurre la comunità come «buon Pastore» che guida la Chiesa. I credenti camminano «sulle orme del Pastore», dando ragione della speranza viva che è nel loro cuore. Con la ricchezza del suo messaggio teologico-spirituale, questo passo della Scrittura sostiene anche oggi il nostro itinerario aperto alla speranza e alla pace. In tempo di crisi, l'annuncio del Vangelo rappresenta per la comunità il senso del suo esserci, genera un'autentica risposta vocazionale e apre al rinnovamento delle relazioni ecclesiali e nella società.
Giuseppe De Virgilio, è docente di Esegesi del Nuovo Testamento e Teologia Biblica nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce. È membro dell'Associazione Biblica Italiana e vice-presidente del Consiglio di Amministrazione della Federazione Biblica Cattolica. Dirige la collana «Bibbia e Vocazione» (Editrice Rogate - Roma) e «Sentieri della Parola» (insieme a E. González) per l'Editrice Edusc (Roma). Ha in attivo diverse pubblicazioni ed ha curato alcune opere collettive, tra le quali il Dizionario Biblico della Vocazione (Rogate, Roma 2007). Tra le pubblicazioni più recenti: Il discepolo amato e la sua testimonianza. Itinerario nel vangelo secondo Giovanni, Ancora, Milano 2024; L'epistolario paolino.
Studi di esegesi e teologia, Edusc, Roma 2025; Bibbia e teologia morale. Analisi dei modelli ermeneutici, Cittadella, Assisi 202
Un viaggio intenso attraverso sette salmi tra i più amati, profondi ed esemplificativi della Bibbia (1, 23, 27, 88, 103, 122, 139). Con lo sguardo competente di un biblista autorevole, l'autore accompagna il lettore in meditazioni accessibili e intime, dove la preghiera si intreccia a un'attenta lettura del testo e delle sue parole. Fiducia, paura, gratitudine, angoscia e speranza trovano voce in pagine che invitano a riscoprire i salmi come parole vive, da interpretare con discernimento e attualizzare nella vita e nell'orazione. Un invito a lasciarsi trasformare dalla profondità, dalla poesia e dalla forza spirituale del salterio.
Senza pretese di carattere esegetico o ermeneutico, il volume propone una riflessione pastorale-catechetica sulla composizione dei cinque libri del Salterio e la presentazione antropologico-messianica dei singoli salmi. Considerare la valenza dei diversi salmi aiuta noi credenti, sia dell'alleanza antica che di quella nuova, a storicizzare e nello stesso tempo a rendere umano il rapporto con Dio, riconoscendo la sua fedeltà ed esprimendo la complessità del nostro animo dove dubbio, paura, gioia e lode sono in una logica conseguenza, e dove l'antropologia presenta la sua luce e le sue ombre al creatore e pastore del suo popolo, nell'umiltà e nella verità.
È soprattutto il Vangelo di Marco a caratterizzare il ciclo liturgico dell'anno B. I commenti alle letture della domenica, delle Solennità e di alcuni momenti-forti dell'anno accompagnano il cammino di fede dei credenti attraverso la liturgia. In questo anno del ciclo liturgico emerge in modo del tutto particolare la figura di Gesù. Un discorso immediato, ma incisivo e provocatorio, quello che fa l'autore, aiutando così il lettore ad accogliere la scrittura nella propria vita come lo specchio su cui ci si deve riflettere se ci si vuole dire cristiani. Il libro, utile per uso personale di ogni credente, è altresì adatto per sacerdoti o per i gruppi liturgici che vogliano approfondire la parola.
Se resta chiusa su uno scaffale — o confinata nei luoghi del culto — la Bibbia rischia di diventare silenziosa. Ma la sua voce è fatta per altro: per attraversare le nostre giornate, abitare le domande, inquietare e accendere. Questo libro nasce da un'esperienza viva, intensa, capace di toccare mente e cuore: quella di una Parola che non smette di educare, orientare, accompagnare. Una Parola che non si limita a consolare, ma chiama, provoca, rimette in cammino. Attraverso alcune delle pagine più potenti dei profeti — figure antiche eppure sorprendentemente vicine — l'autore ci guida a riscoprire un messaggio che parla ancora oggi, dentro un tempo spesso affollato di rumori ma povero di voci che contano davvero. Le loro parole, messe i relazione con la vita concreta di oggi, attraversano il deserto contemporaneo e riaprono spazi di consapevolezza e di speranza. Perché nelle loro storie non c'è solo il passato: c'è anche la tua storia. Una storia che attende di essere ascoltata, riletta, e forse finalmente raccontata.