Gli anni della Corsia dei Servi coincidevano con i primi anni di pace e i primi esperimenti di una vita civile e religiosa nella libertà: le figure del conflitto, i morti uccisi per strada, le vendette politiche e le giustizie affrettate, pur presenti e tragiche, erano vissuti come in lontananza, rispetto ad un presente che appariva illuminato da una speranza quotidiana nel fare e nel vivere. Padre Davide e padre Camillo erano fratelli maggiori. Convivevano con le nostre incertezze ma sembravano fruire di una grazia speciale, forse quella che il catechismo indicava come frutto dei sacramenti: erano liberi, molto più liberi di noi, era questo forse il segno visibile di quella grazia. Avevano partecipato alla guerra dalla parte che ritenevamo giusta; erano stati e rimanevano antifascisti, ed il loro antifascismo sembrava accordarsi perfettamente con il loro cristianesimo, sembrava anzi in qualche modo dipenderne. La Corsia dei Servi è stata la loro opera, e questo libro ne traccia la storia con grande intelligenza. (dalla Premessa di Michele Ranchetti)
Un impegno comune e instancabile lega fra loro i pontificati degli ultimi decenni, da Giovanni XXIII a Leone XIV: un lavoro attivo e assiduo per la riconquista dell’unità della Chiesa universale. Non si tratta, tuttavia, di un’opera che riguarda solo i rapporti tra le confessioni cristiane — e quindi soltanto di una "questione ecclesiale- —, ma del punto di vista da cui i Papi guardano alla più ampia sfida della difesa e costruzione della pace per tutta l’umanità. Un bene di cui oggi più che mai sentiamo di avere un bisogno vitale. In questo libro assistiamo al dispiegarsi di questo duplice contributo al progresso dell’umanità. In un mondo dominato da contrapposizioni di potere, da una spietata concorrenza economica e dalla svalutazione della cultura dell’altro, Papi diversi per storia personale e sensibilità si sono passati il testimone di una corsa perché gli uomini si sentano parte di una grande famiglia e proprio per questo rispettati, ascoltati e accolti in un disegno di pace, unica garanzia per un futuro in cui sperare "contro ogni speranza".
Dopo oltre un ventennio di lavori preparatori, Hubert Jedin, studioso di fama internazionale nel campo della storia della chiesa, presentava nel 1949 il primo volume della Storia del concilio di Trento, subito tradotto da Morcelliana e continuamente ristampato. Il volume è diviso in due parti: la prima - Concilio e riforma dal concilio di Basilea al quinto concilio Lateranense - tratta del sec. XV, valorizzando molte fonti inedite; la seconda - Perché così tardi? La storia precedente al concilio di Trento dal 1517 al 1545 - è interamente dedicata alle complesse e appassionanti fasi della "lotta per il concilio" nel primo quarto del sec. XVI, mentre nasce e si consolida la grande scissione religiosa protestante, e delinea una ricca panoramica degli avvenimenti ecclesiastici e delle controversie delle potenze dell'epoca.
Questo volume si inserisce all'interno dell'attuale dibattito ecclesiologico, affrontando alcune tematiche cruciali nella presente stagione ecclesiale. Oltre a voler offrire un contributo e una presa di parola su di esse, gli autori intendono proporre, insieme ai contenuti, alcuni criteri essenziali per sviluppare e affrontare diversi temi scelti di ecclesiologia, quali l'identità ecclesiale, la centralità dell'eucaristia, la successione apostolica, la questione della sinodalità e il tema cruciale della riforma nella Chiesa. Queste tematiche, che animano le odierne discussioni ecclesiali, possono trovare un intrinseco legame dinamico tra loro? E questa la domanda che anima la presente ricerca e alla quale gli autori intendono rispondere, rintracciando come emerge dal sottotitolo una possibile plausibile via ecclesio-logica.
Riccardo Bollati è Capo Ufficio Dottrinale del Dicastero per Dottrina della Fede e insegna Dottrina Sociale della Chiesa presso la Facoltà di Economia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma.
Alesandro Clemenzia, professore ordinario di Ecclesiologia ed Escatologia, è preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale (Firenze), docente invitato presso la Facoltà Teologica San Isidoro di Siviglia, docente incaricato di Ecclesiologia e Mariologia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e direttore della rivista Fidei Communio.
Nicola Salato è professore ordinario di Ecclesiologia e Mariologia press la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale sez. San Luigi (Napoli), dove dirige il settore di specializzazione in Teologia dogmatica (indirizzo ecclesiologico) e docente invitato presso la sez. San Tommaso della medesima Facoltà.
Uno sguardo impressionante sul mondo intellettuale del XIX secolo, che ci permette di addentrarci nei preparativi di un’enciclica influente come la Rerum novarum. Per il resto, la pubblicazione dello scambio epistolare tra Georg von Hertling e Brentano e la sua contestualizzazione storica rappresentano uno dei maggiori contributi alla conoscenza di entrambi negli ultimi anni. David Torrijos-Castrillejo, Universidad Eclesiástica San Dámaso, Madrid «Il tuo libro è veramente una ricostruzione validissima di un periodo fecondo intellettualmente e spiritualmente, che fa meditare» (Angela Ales Bello).
Non è disgrazia per un chicco di grano cadere a terra e spappolarsi nelle viscere più nascoste nel freddo dell'inverno. È tanta grazia. Di ciò parla questo libro. Chi si prende il tempo per leggerlo, ad ogni riga perde se stesso in un viaggio senza ritorno. La Parola di Dio gli smonterà passo dopo passo ogni sicurezza e merito, e si troverà tra le braccia di Dio nudo di tutto a rispondere a un'unica domanda: «Mi ami tu?». Mi ami più di te stesso? Più del caos che hai combinato vivendo? Ogni grammatica imparata risulterà corta e sporca. Per te parlerà solo il silenzio più impacciato. E, una dopo l'altra, ti fioriranno sulle labbra le parole di Pietro: «Signore, tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene» (Gv 21,17).
Nel centenario della nascita, l'Azione Cattolica Italiana ricorda Vittorio Bachelet (1926-1980), protagonista di una stagione decisiva per la vita associativa e per la presenza dei laici nella Chiesa.
Le introduzioni alle Assemblee nazionali del 1970 e del 1973, qui riproposte, restituiscono il pensiero di un presidente capace di leggere il tempo nuovo aperto dal Concilio Vaticano Il e di indicare ai laici una strada fatta di dialogo, responsabilità e confronto con il mondo contemporaneo.
Un contributo prezioso per comprendere una stagione storica e per riflettere, oggi, sul senso dell'impegno ecclesiale e civile dei laici.
Ernesto Buonaiuti - prete scomunicato per la sua posizione modernista e personalità rilevante della cultura italiana del Novecento - morì il 20 aprile del 1946; qualche mese prima riuscì a dare alle stampe un'autobiografia (Pellegrino di Roma. La generazione dell'esodo) destinata a orientare le letture postume della sua figura, in positivo e in negativo. Annibale Zambarbieri la lesse nel 1964, in pieno concilio Vaticano II, quando Pellegrino di Roma fu riproposto nel tentativo di stabilire una connessione tra modernismo e rinnovamento conciliare. Quindici anni dopo, il libro che ora si ristampa fu pubblicato da Morcelliana. A proposito restano validi i giudizi formulati dallo storico e sociologo francese Émile Poulat: è un testo tanto «esemplare e scrupoloso», quanto «nuovo e definitivo». Preceduto da una nuova Premessa dell'autore che colloca la ricerca nel contesto in cui nacque, continua a occupare negli studi su Buonaiuti il posto che gli attribuì Poulat: «In una produzione abbondante, è raro trovare un'opera di qualità così alta». (Francesco Mores). Prefazione di Giacomo Martina.
Torna disponibile l'opera fondamentale di Ernesto Buonaiuti, nell'edizione del 1943, di "Il modernismo cattolico". Con l’obiettività e la serenità dovute anche al trentennio ormai trascorso dai tumultuosi eventi di inizio secolo, Buonaiuti offre una rilettura del movimento modernista, ne esamina le linee di tendenza generali e le specificità nazionali, ne sottolinea gli apporti benefici e gli inevitabili limiti. L’analisi critica del testo è affidata al prof. Giovanni Vian, ordinario di Storia del Cristianesimo e delle chiese all’Università Ca’ Foscari Venezia. Insieme a "La Chiesa romana" sempre riproposto da Gabrielli editori, i due libri rappresentano un bilancio, una ricapitolazione, non solo intellettuale ma anche di vita, di un importante protagonista del panorama ecclesiale della prima metà del Novecento che ha ancora tanto da dire alla Chiesa dei nostri tempi.
Don Giovanni non ha vissuto l’arrivo di Papa Francesco, non ha potuto leggere l’Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate (19 marzo 2018), la Lettera Enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale (3 ottobre 2020) e l’Esortazione Apostolica Dilexi te, del Santo Padre Leone XIV (4 ottobre 2025). Ma certamente egli avrà goduto ed esultato per la profonda sintonia con quanto don Giovanni ha vissuto e testimoniato in tutta la sua vita. C’è una consonanza evidente tra il Concilio Vaticano II, specialmente le Costituzioni Lumen Gentium e Gaudium et Spes, il pensiero e l’esperienza di don Giovanni con il magistero di Papa Francesco e Papa Leone nel parlare di santità.
L’originalità di questo libro consiste nell’analisi della comprensione agostiniana dell’essere responsabili: ogni persona deve "rendere conto" del proprio operato. Agostino rivelò questo profondo senso del dovere attraverso la sua predicazione. In questo libro vengono affrontate questioni riguardanti la relazione che univa Agostino alla comunità a lui affidata, indagando al contempo anche la relazione unificante tra Agostino e Dio. Questo testo offre una nuova prospettiva nell’ambito della spiritualità, mostrando come il "rendere conto" emerga come un tema importante nell’esplorazione della spiritualità agostiniana.
La biografia del primo Papa americano che celebra il suo percorso umano e spirituale. Attraverso la penna autorevole di un giornalista di EWTN, Matthew Bunson, il libro dipana il filo di un destino eccezionale: si parte dalla giovinezza di Robert Prevost, si segue la sua vocazione tra gli Agostiniani e la dedizione missionaria in Perù, per giungere all’apice di una chiamata inattesa: il soglio di San Pietro.