Quando l'ostia viene impastata con farine di un grano cresciuto su terre sfinite dai pesticidi e l'uva raccolta da una manodopera straniera sfruttata, che cosa stiamo portando all'altare, esattamente, per la consacrazione? Da questa domanda Benoît Sibille muove un'argomentazione tagliente sulla complicità involontaria fra liturgia e tecno-capitalismo. La sua tesi è: l'insistenza moderna sulla presenza reale di Cristo ha finito per renderci realmente indifferenti al pane e al vino, ai suoli, ai corpi che li lavorano, ai gesti contadini. Contro un rito senza mondo, Sibille propone un materialismo della fede: l'eucaristia non è una tecnica di salvezza che usa pane e vino come strumenti neutri, ma il gesto in cui un mondo concreto diventa Regno. Nessuna ortodossia senza ortoprassi; nessuna transustanziazione che assolva un pane di morte. A discutere il libro, in appendice, due contributi inediti: Qui Roma di Andrea Grillo e Qui Parigi di Marco Gallo.
In un tempo per tanti versi drammatico, nel quale l'uomo è sottoposto a innumerevoli minacce che mettono a rischio la sua stessa umanità, i 1700 anni del Concilio di Nicea costituiscono una preziosa opportunità per chiederci chi sia Cristo per la vita dell'uomo, di ciascuno di noi, una domanda che Gesù stesso pose ai suoi discepoli: «E voi chi dite che io?». Essa interpella in primo luogo la vita della Chiesa, sempre esposta al rischio di ridurre Cristo al suo esempio e non al dono della sua persona, una strada che finisce per portare a stanchezza, tristezza e smarrimento. Negando la divinità di Cristo, Ario lo riduceva a mediatore tra Dio e l'uomo, svuotando la realtà dell'incarnazione cosicché divino e umano restavano irrimediabilmente separati. Ma se Dio non si è fatto uomo, come può l'uomo diventare come Lui? Questo era in gioco a Nicea ed è in gioco oggi: la fede in Dio «che si è fatto come noi per farci come Lui», estrema convenienza per ogni singola persona: «Si tratta di te». Riprendendo con rigore il dibattito che si svolse a Nicea, l'autore ci conduce a contemplare con stupore e gratitudine la bontà del Signore e ciò che ha fatto «per noi e per la nostra salvezza», mosso da un amore infinito di Padre che ci vuole tutti figli.
Il testo propone una rilettura della speranza cristiana alla luce del pensiero di Tommaso d'Aquino, seguendo il metodo del realismo critico tomista e l'etica delle virtù. L'obiettivo è chiarire se la speranza sia passione o virtù, distinguendo tra dinamica umana e dimensione teologale. Il lavoro si articola in tre tappe fondamentali: i fondamenti dell'etica tomista; l'analisi della speranza come passione e virtù; le implicazioni antropologiche e teologiche. Considerando l'essere umano come pellegrino, homo viator, la proposta etica tomista è quella di "essere per la speranza". Centrale è il dialogo tra fede e ragione, in cui filosofia e teologia cooperano nella comprensione dell'uomo e del suo cammino verso Dio.
...il nipote di Gesù ben Sira scrisse nel prologo al libro di suo nonno, il Siracide: "Le cose dette in ebraico non hanno la medesima forza quando sono tradotte in un'altra lingua. E non solamente quest'opera, ma anche la stessa Legge, i Profeti e il resto dei libri nel testo originale conservano un vantaggio non piccolo" (Prol. A Sir, 21-26). Ora, grazie a quest’opera, chiunque, perfino chi non conosca l'ebraico, potrà ricercare che cosa significhi amare/amore nella Bibbia, mediante l'avvincente ricerca del tesoro dei diversi verbi ebraici (tradotti in italiano e con le corrispettive ricorrenze) che esprimono tale concetto.
Se c’è una cosa che più accomuna l'approccio rabbinico e quello patristico alle Scritture è la convinzione che dietro le singole parole e lettere si nasconda un tesoro inesauribile: la Parola, il Logos divino, il messaggio di amore, eterno e sempre attuale, di Dio per l'uomo.
Per gustare il frutto delizioso della Scrittura, pertanto, bisogna rompere il guscio della lettera.
Dalla Presentazione di Francesco Giosuè Voltaggio
Si fa presto a dire "sta scritto nella Bibbia": ventitré secoli, distanze enormi, riscritture continue, testi scoperti o ritrovati. Come il Libro dei Libri è divenuto la fonte spirituale dell'Europa
Il libro dei libri è un libro di libri: tradotti, a volte travisati, ritrovati in modo rocambolesco, dottrinalmente esclusi o inclusi, uno specchio delle travagliate vicende religiose del continente. Considerati ispirati da Dio, scritti e letti da uomini, i testi biblici hanno bisogno, per essere compresi, di interpretazione: impegno senza fine che ha affinato metodi di analisi e di critica utilizzati anche in altri ambiti letterari e saperi. Attraverso i viaggi, spesso avventurosi, dei manoscritti e degli stampati – dal Vicino oriente all'Europa o all'interno del vecchio continente – sono ricostruite le tappe principali della storia e della diffusione dei testi sacri di ebrei e cristiani, tra la tarda antichità e l'età moderna: dagli originali ebraici e greci alle principali versioni, fino alle edizioni critiche contemporanee.
Giovanni Maria Vian già ordinario di Filologia patristica all'Università di Roma La Sapienza, redattore e autore dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, è direttore emerito dell'Osservatore Romano, che ha guidato dal 2007 al 2018, ed è editorialista del Domani. Con il Mulino ha pubblicato La donazione di Costantino (20102) e Andare per la Roma dei papi (2020). Tra i volumi più recenti: I libri di Dio (Carocci, 2020), L'ultimo papa (Marcianum Press, 2024), entrambi tradotti in francese e spagnolo, e La scommessa di Costantino (con Gian Guido Vecchi, Mondadori, 2025).
Un volume inedito e straordinario scritto da uno degli allievi della scuola di Barbiana. Paolo Landi è stato a scuola da un "fustigatore di coscienze", così come definisce don Milani. Mettere a fuoco la pedagogia dell'educatore don Milani descrivendone il personaggio, la scuola, i metodi usati nel fare scuola, nonché il come deve essere l'insegnante per volare alto nel fare scuola, quello che don Lorenzo definiva: il come bisogna essere. Molti si soffermano sulla cronologia della vita di don Lorenzo, Paolo Landi invece testimonia e riporta il cuore di questo prete e l'anima del suo insegnamento.
Restare umani o non esserlo più: questa è la grande sfida lanciata oggi dall'intelligenza artificiale, che prospetta la possibilità che l'essere umano sia sostituito da un umanoide. In realtà, l'intelligenza artificiale risponde alle domande grazie all'enorme somma di dati elaborati, ma non risponde al senso della vita, né distingue il bene dal male. Ecco allora quattro dimensioni fondamentali per diventare più umani e meno artificiali: la lentezza, per liberarsi dallo strapotere degli algoritmi e recuperare i ritmi naturali; la sobrietà, per riscoprire l'essenzialità della vita; la tenerezza, per dare priorità all'amore, indispensabile all'umanità; la partecipazione, per liberarsi dall'individualismo. Prefazione di Leonardo Becchetti.
In occasione del 97° compleanno di fr. Modestino e a due anni e mezzo dalla sua morte, le Edizioni Padre Pio da Pietrelcina pubblicano la biografia scritta da una sua figlia spirituale.
Giovanni Falcone non era un eroe, ma un uomo vero, retto, sorridente, coraggioso e prudente. Spesso sfiancato dalla responsabilità e dall'incomprensione, disposto però a offrire sempre tutto di sé, per un ideale. A venticinque anni dalla strage di Capaci, la sorella Maria con Monica Mondo rilegge l'album dei ricordi: l'infanzia con i fratelli, la famiglia e gli insegnamenti, la Palermo in cui sono cresciuti, gli incontri e le amicizie, le gioie e i dolori. Il ricordo non appartiene solo al passato, è lo strumento per capire il presente, per trasformare il timore in ricerca di giustizia, per non ridurre un uomo al ruolo di sola icona, piuttosto per ribadirne legami, affetti, ideali e passioni. Il corpo fa l'uomo mortale, le idee lo consegnano alla storia. Gli ideali di Giovanni Falcone restano, bandiera delle quotidiane lotte per lo stato di diritto.
Il Natale è la festa più sentita dell'anno, non solo dai cristiani. La ricorrenza della nascita di Gesù è stata nel tempo ricoperta, quasi soppiantata, da altri significati e suppellettili. Viene spontaneo farsi la domanda: ma siamo sicuri che il Bambino di Betlemme sia veramente il Figlio di Dio? Il card. Comastri, con questo libro, attraverso le vite e le parole di grandi cristiani, ci invita a riscoprire la bellezza di questa festa, e il suo reale messaggio, per fare di esso la cartina con cui orientarsi nel sentiero della vita.
La spiritualità di Medjugorje è gioiosa, festiva e include un invito a vivere la gioia di seguire Cristo, ringraziando anche per le piccole cose belle della vita