«Credo che qui si nasconda il dono più grande di Dante che noi non possiamo assolutamente trascurare, perché ne va della nostra felicità. Dante scrive il Paradiso per aprirlo dentro di lui e dentro chi avrà la pazienza e il coraggio di seguirlo: di muoversi con lui. In paradiso non ci si va, ci si sta, solo se lo si vuole accogliere, o meglio liberare, dentro di sé.» (Alessandro D'Avenia)
A lume di candela o su un prato fiorito, in cucina o - le più fortunate - in una stanza tutta per sé, le donne hanno sempre letto. E fintanto che i loro occhi si posavano su libri scelti dagli uomini, non hanno mai fatto troppa paura. Così, per secoli, le donne hanno conosciuto solo gli scritti dei padri, gli stessi che fin da bambina anche Dacia Maraini ha divorato, e che hanno nutrito la sua fantasia. Poi, da adolescente, con la curiosità ribelle di chi per leggere ha spesso rinunciato a giochi e gite in spiaggia, si è chiesta dove fossero i libri delle madri: perché faticava a trovarli in biblioteca? Perché la critica se ne occupava quasi con condiscendenza? Lo avrebbe scoperto presto, la ragazzina che sarebbe diventata scrittrice: le madri esistevano eccome e non avevano nulla da invidiare ai padri, ma la Storia le aveva dimenticate, censurate, o più spesso ignorate. Tra le pagine di questo libro, Dacia Maraini ce le racconta, disegnando attraverso le loro storie e le loro parole una mappa luminosa e appassionata delle scrittrici che hanno abitato la sua immaginazione, che ha amato, studiato o incontrato: dalle mistiche alle cortigiane, dalle monache disobbedienti alle rivoluzionarie, passando per le romanziere dell'Ottocento, le teoriche del femminismo novecentesco e le vincitrici di Premi Nobel. Un viaggio inaspettato e intimo che attraversa e reinterpreta la storia della letteratura, da Vibia Perpetua a Michela Murgia, intrecciandola alle vite ordinarie o straordinarie delle donne che hanno fatto della scrittura uno strumento di libertà, cambiando il nostro modo di guardare il mondo.
Il percorso della tecnica è ambiguo e accidentato, proprio perché radicalmente umano. La critica ad essa, tanto intellettuale quanto politica, è la contestazione della sua volontà di dettare l'intera agenda dell'avvenire. È la tecnica che comanda oggi, nell'era del tecnocapitalismo? E a chi serve? A tutti o a pochi? O siamo noi a servire lei? È una sfida al dominio umano del mondo o è una risorsa indispensabile per realizzarlo? Mai neutra, ma da sempre intrecciata con la storia dell'uomo, la tecnica è ambigua per definizione. Essa si esprime nella sua duplice natura di strumento di libertà e di dominio, nella sua capacità di sollevarci dalla fatica e dal bisogno, e nel suo produrre al tempo stesso squilibri, conflitti, rotture. Non è mai puro fabbricare, ma porta in sé l'elemento della decisione e di conseguenza del potere. Lontano sia da miti salvifici sia da condanne apocalittiche, questo libro analizza il fare della tecnica come intreccio di sapere e volere, come radice di disuguaglianze e di trasformazioni, come necessità che nasconde scelte e interessi. E proprio in questo nodo tra coazione e libertà si apre uno spazio decisivo: quello dell'agire politico.
Natale sul Nilo: è la notte dell’ultimo dell’anno e Christian De Sica deve sedurre la fidanzata del figlio (sua ex amante), in modo da dargli una scusa per lasciarla, ma la moglie lo coglie in flagrante. È il caos. Natale a Biella: è la notte dell’ultimo dell’anno e un onorevole spara accidentalmente al genero della guardia del corpo del sottosegretario; quest’ultimo cerca di sostenere di non aver visto nulla perché - a mezzanotte - era andato a buttare la spazzatura. È il caos. Quale delle due è la trama di un cinepanettone e quale la realtà? Nessuno potrebbe dirlo. Un tempo la commedia si ispirava alla vita, ora è il contrario: i «mostri» di cui una volta ridevamo ora sono al potere e non hanno vergogna di niente. Eppure, per decenni abbiamo capito meglio l’Italia e noi stessi grazie a trame corrosive o surreali, a battute rimaste nella storia, a personaggi indimenticabili. Ci piacevano, quei personaggi, con tutti i loro difetti, e ci facevano ridere. Oggi che invece ci fanno paura, è il momento di riscoprire le caratteristiche dell’italiano rappresentato in quelle pellicole: spesso arrivista, arruffone, un po’ vigliacco, ma anche umano, comunicativo, creativo. Magari campanilista, ma capace di viaggiare e di farsi capire. A volte ignorante, ma con il rispetto di quella cultura che non possiede. Giovanni Floris dà fondo a una competenza enciclopedica sulle commedie e sui cinepanettoni che gli deriva dall’averli visti tutti, alcuni più volte. Ne emerge un ritratto degli italiani sincero ed esilarante, che ci farà ripercorrere alcune delle pellicole più amate da tutti noi. E che contiene un’ombra di nostalgia, e di riflessione: perché quella «medietà» che ci sembrava il male oggi la rimpiangiamo. E perché i personaggi da film dovrebbero tornare a farci ridere (e pensare) anziché governarci.
Dopo il tentativo della teologia liberale ottocentesca di ridurre il divino alla misura del mondo, il Novecento riafferma il primato di Dio nel pensiero della fede. Il volume ripercorre, attraverso il secolo XX, il cammino dall'eclissi al ritorno di Dio: la riscoperta della Sua radicale alterità, su cui si fonda l'opposizione alla ragione totalitaria; il recupero della dignità dell'uomo, destinatario di un'azione salvifica; le teologie della liberazione e le teologie di genere, con il richiamo alla giustizia per tutti e al valore di riconoscere se stessi nell'altro; il ritorno alla centralità del Dio che è amore, al cuore umano e divino di Cristo. In un'epoca tentata di rinunciare a ogni orizzonte ultimo di senso, è importante ricordare «lo scandalo, al tempo stesso attraente e inquietante, dell'umanità di Dio».
Nel terzo millennio a.C. l’Egitto era un paese ben organizzato, guidato da un governo centralizzato. Tutte le attività erano dirette dalla corte del faraone, e la loro influenza si faceva sentire ben oltre i confini del regno. Univa la popolazione un’unica lingua, l’egiziano, utilizzata ovunque senza grandi differenze locali. Di questa lingua e di questa cultura è pervenuta una documentazione di interesse storico eccezionale. Vi si narra di re e principi, di dignitari e viaggiatori, di medici e giovani ai quali non si lesinano consigli e direttive morali, a illustrazione di come un potere pervasivo regolamentasse la vita dei sudditi di un grande impero. Gli scritti raccolti da Alessandro Roccati sono preceduti da brevi introduzioni che ne delineano il contesto e sono accompagnati da note che ne giustificano e approfondiscono il testo. Arricchisce l’opera un indice analitico nutrito e ben articolato.
Un libro sulla storia e il metodo dell’oratorio, da San Filippo Neri a don Bosco ai Salesiani. L’oratorio di oggi e le storie di terzo settore e di chi fa bene (Le Scuola della Pace di Sant’Egidio e le testimonianze del volontariato). Vite narrate in prima persona dalle persone che da ragazze e ragazzi hanno frequentato l’oratorio e si sono distinte poi nella vita lavorativa, Alcide De Gasperi, il presidente di Copasir Lorenzo Guerini, l’ex ministro della Giustizia Paola Severino, il Capo di Stato Maggiore della Difesa generale Luciano Portolano, Aldo Cazzullo, i cardinali Camillo Ruini, Gianfranco Ravasi, Gualtiero Bassetti e Matteo Zuppi, Gianluca Vialli e Cesare Prandelli, Dolce & Gabbana, Angelo Gaia. I capitoli finali lanciano uno sguardo sull’oratorio del futuro, luogo costruttivo di integrazione tra diverse culture. Prefazione di Pietro Parolin. Postfazione di Aldo Cazzullo.
Il turismo legato alla cultura è diventato una leva fondamentale per promuovere l’identità territoriale, rafforzare le reti sociali e generare crescita economica. Eventi come festival, concerti e spettacoli dal vivo non arricchiscono soltanto l’offerta culturale di una città, ma agiscono come catalizzatori di sviluppo, attirando visitatori, promuovendo i consumi locali e trasformando territori in destinazioni iconiche, anche a livello internazionale. Attraverso le voci di oltre quindici esperti del mondo culturale, universitario e imprenditoriale, questo libro vuole essere un riferimento essenziale per chi opera nel campo della gestione culturale e turistica, per affrontare le sfide legate allo sviluppo sostenibile delle ‘nuove mete’ del nostro Paese. Prefazione di Carlo Sangalli.
Questo non è un manuale di sceneggiatura come gli altri: è il primo volume italiano dedicato al mestiere dello Story Editor. Perché, dopo la scrittura, arriva sempre il momento della critica e del ripensamento, della riscrittura. L'autrice propone un viaggio all'interno dei principali errori in cui si incappa tessendo trame, dando vita a personaggi e cercando di dare un senso al tutto attraverso i temi. A chiudere il volume, un elenco dei più frequenti errori di scrittura dei testi, mezzi di trasporto delle nostre storie, dal pitch al moodboard, dai soggetti alle sceneggiature. Una prospettiva diversa e inedita sul mestiere dello sceneggiatore, un volume pieno di preziosi consigli su come affrontare la scrittura e, soprattutto, la riscrittura per il cinema e per la televisione.
In questo saggio Byung-Chul Han perlustra il concetto di creazione e le "tecniche" della creatività nel pensiero cinese attraverso alcune parole chiave che delineano significati radicalmente diversi, perfino rovesciati, rispetto ai corrispettivi occidentali. Si tratta di quan, "diritto", zhenji, "originale", fuzhi, "copia" e shanzhai, "fake, falso". Termini e principi fondativi che, applicati alla legge, all’arte o a varie forme di produzione, manifestano tutti una decostruzione di "qualsiasi tratto definitivo, assoluto o immutabile", di ogni identità o autorialità fissa e individuale, della stessa idea di verità e autenticità, a favore di processi flessibili, inclusivi e continui, sempre soggetti al cambiamento. Da questa prospettiva, la copia è una replica dell’originale di pari valore, una modulazione dell’Identico che genera differenze e varietà. Shanzhai, da parte sua, è un neologismo che significa "falso", inizialmente coniato per descrivere i cellulari contraffatti e commercializzati con nomi parodistici come Samsing - in realtà, dispositivi eleganti e funzionali quanto o più degli originali. Il termine si è poi esteso ad altri aspetti della vita cinese, con libri shanzhai, politici shanzhai, star shanzhai, persino un Harry Potter shanzhai. Il falso, dunque, non è un atto di plagio, pirateria o profanazione, bensì di trasformazione e "decreazione": un processo, quest’ultimo, che dagli antichi capolavori riplasmati e sovrascritti arriva fino al maoismo, "una specie di marxismo shanzhai", e al turbocapitalismo comunista della Cina odierna.
Il patriarca Marco, donato dal Signore alla Diocesi di Venezia, ha lasciato un segno nella vita delle persone che ha incontrato. Uomo di grande umanità, di una fede radicata nella Parola di Dio, ha guidato la Chiesa di Venezia dal 1978 al 2002. Poi, da patriarca emerito, si è dedicato alla cura delle persone, a suggerire risposte a chi cercava Dio nella propria vita. La sua residenza di San Barnaba era diventata un punto di riferimento per chi cercava un sostegno per la propria fede o una voce amica nei momenti difficili della vita. Don Valerio Comin, che lo ha sempre affiancato e sostenuto dal suo arrivo a Venezia fino alla sua morte, è diventato l’amico fedele, il suggeritore di rapporti buoni con le persone, il sostegno nei momenti di fatica legati alla vecchiaia. In questa intervista è lui, don Valerio, che ci racconta l’uomo patriarca Marco, nei suoi aspetti di vita più intimi, quelli meno conosciuti, ma che lo hanno reso grande e molto amato. Prefazione di Giulio Giuliani.