
Una casa semplice, dal cui portone affacciato sulla strada esce una bimbetta bruna, in attesa di qualcuno a cui comunicare una grande notizia. Inizia così Cosima, con l'indimenticabile figura di una giovane narratrice in attesa. Nelle pagine del romanzo la vedremo crescere, scoprire ancora giovanissima una insopprimibile vocazione letteraria, «ribelle a tutte le abitudini, le tradizioni, gli usi della famiglia e anzi della razza, poiché s'era messa a scrivere versi e novelle», affermarsi come autrice, infine scegliere di lasciare l'isola natia per il Continente. Opera fortemente autobiografica, Cosima è il testamento poetico di Grazia Deledda e nello stesso tempo, per Dino Manca, «il romanzo del nóstos, del ritorno con la memoria a Itaca, al cordone ombelicale mai reciso con la Madre-Terra, a un sentimento del tempo, quello dell'infanzia e dell'adolescenza, irrimediabilmente perduto». Nello stesso tempo, afferma Daniela Brogi, «non è una rievocazione nostalgica», ma «un autoritratto, a distanza, fatto da una scrittrice che sa bene e vuol farci vedere bene in cosa si è trasformata la bambina». Uscito postumo e incompiuto, il romanzo getta luce sull'intera produzione della scrittrice: «è come se Cosima fosse l'esito di tutti i volti di Deledda che rinascono e tornano a casa. E quella casa è la scrittura stessa, sa domo».
La storia è sempre stato uno dei temi più discussi nel contesto del movimento fenomenologico. In questo volume si presentano due importanti testi che l'affrontano: uno scritto di Husserl per la prosecuzione de La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale in cui si esamina il metodo storiografico alla luce dell'approccio fenomenologico; e un saggio di Jacob Klein sul modo in cui il metodo fenomenologico può contribuire allo studio della storia della scienza nella sua transizione dall'epoca greca antica a quella europea moderna. Le due traduzioni sono introdotte da due saggi originali rispettivamente di Daniele De Santis e Danilo Manca che le contestualizzano e discutono.

