
La mia conclusione è che, in assenza di guerre devastanti e di forti incrementi demografici, il problema economico potrebbe trovare soluzione, o almeno avvicinarsi visibilmente a una soluzione, nell'arco di un secolo. Ciò implica che il problema economico non costituisce - se guardiamo al futuro - una condizione permanente dell'umanità. A ottant'anni dalla morte di John Maynard Keynes, torna uno dei suoi testi più visionari. Scritto nel 1930, il saggio avanza una tesi radicale: il problema economico non è un destino irreversibile dell'umanità. Keynes prevede che progresso tecnologico e sviluppo delle competenze avrebbero trasformato la condizione umana entro il 2030, riducendo il lavoro necessario e liberando energie a lungo compresse dalla necessità. Riletto oggi, il pronostico richiama le contraddizioni della globalizzazione, interroga le fratture del presente e indica un futuro possibile, fondato su opportunità, consapevolezza e fiducia. Il testo è un banco di prova: cosa impedisce che la promessa di una società oltre il «problema economico» si realizzi? Questa edizione include anche "La fine del «laissez-faire»", riflessione decisiva sui limiti dell'autoregolazione dei mercati. Come ben argomentato nel saggio di Mauro Campus, a fine volume, dai due testi emerge un Keynes ottimista: governare le crisi non basta. Occorre interrogare l'architettura dell'ordine economico e sociale, sfidarne i dogmi e prepararsi a costruire senza esitazioni un futuro collettivo e individuale migliore.
Tre motivi per leggerlo: perché "Prosperità" è l'esempio di una economia dal volto umano, sempre rivedibile, mai dogmatica, attenta alle persone prima che al mercato. Perché le politiche ispirate alla lezione di Keynes (investimenti pubblici, tassazione progressiva, protezione sociale) hanno risollevato l'economia in un periodo di forti contrapposizioni politiche e di crisi economica la cui affinità con il nostro tempo è evidente. Perché questo libro guarda al futuro, non solo della scienza economica ma soprattutto della società in cui viviamo. Introduzione di Francesco Saraceno.
La «Teoria generale dell'occupazione», dell'interesse e della moneta - opera capitale del pensiero novecentesco - viene qui presentata nella traduzione di Giorgio La Malfa con un ampio commento a cura di La Malfa e Giovanni Farese che ne illumina non solo i riferimenti storici e dottrinali, ma anche i profondi legami con i maggiori intellettuali del tempo, da Virginia Woolf a T.S. Eliot, frequentati da Keynes nella fucina londinese di Bloomsbury. Il volume raccoglie inoltre una messe di scritti precedenti e successivi alla pubblicazione della «Teoria generale», ad essa strettamente correlati, incluse le prefazioni d'autore alle varie edizioni straniere nonché gli scritti con cui Keynes ha inteso difendere il valore delle sue idee.

