In Autobiografia filosofica, Karl Jaspers ripercorre il proprio itinerario intellettuale e umano, mostrando come la filosofia nasca inseparabilmente dall’esperienza vissuta. Lontano da ogni autobiografismo aneddotico, questo testo offre una riflessione rigorosa sul rapporto tra vita, pensiero e responsabilità, restituendo il senso di una ricerca filosofica condotta sotto il segno della libertà e del rigore morale. Attraverso il racconto della sua formazione scientifica, dell’attività nella clinica psichiatrica di Heidelberg e del progressivo approdo alla filosofia dell’esistenza, Jaspers chiarisce le condizioni storiche e personali da cui sono scaturite alcune delle sue opere fondamentali, dalla Psicopatologia generale alla Psicologia delle visioni del mondo. Sullo sfondo, emerge con forza la prova del Novecento: l’emarginazione accademica sotto il regime nazionalsocialista, l’esperienza della solitudine, la riflessione critica sul destino della Germania e sulla responsabilità intellettuale.
Un libro-gioco pensato per provare a vedere com’è navigare nella rete. Quattro storie brevi che partono da situazioni super quotidiane - un compito, una partita online, lo spogliatoio, i racconti in classe - e si trasformano in bivi da scegliere, faccio così o cosà?, che conducono a finali diversi. Si può provare, giocare, sbagliare, tornare indietro e riprovare. Quando la rete entra nella vita quotidiana dei ragazzi cominciano tante preoccupazioni nuove per i genitori; questo libro permette loro di sperimentare in sicurezza emozioni, rischi e conseguenze delle scelte digitali, scoprendo che non esiste solo ciò che è giusto o sbagliato, ma una catena di effetti possibili. Un’occasione per stimolare dialogo e consapevolezza anche con insegnanti e genitori. Età di lettura: da 8 anni.
A partire da un convegno ideato dal Laboratorio Rabin, il volume ricostruisce la figura di Enzo Sereni, antifascista militante, pioniere di un peculiare tipo di sionismo socialista, martire a Dachau. Attraverso contributi storici e testimonianze, il libro ne esplora la formazione, l’impegno politico e la visione etica fondata su libertà, convivenza tra diversi, giustizia, lavoro e democrazia. Seguendo le sue missioni in Europa, la sua esperienza in Medio Oriente e l’eredità lasciata alla cultura ebraica e alla sinistra italiana, il testo mostra come Sereni resti un modello di pensiero critico e azione civile capace di illuminare le sfide del presente.
"Il birraio di Preston", del 1995, è considerato da molti il capolavoro di Andrea Camilleri. Lo spunto del romanzo nasce da un episodio realmente accaduto, riportato nell’Inchiesta sulle condizioni della Sicilia del 1875-76: un succedersi di intrighi, delitti e tumulti seguiti alla incomprensibile, ostinata determinazione del prefetto di Caltanissetta di inaugurare il teatro regio con una sconosciuta opera lirica, "Il birraio di Preston", melodramma di Luigi Ricci. Siamo nel 1874 e la recente Unità d’Italia è messa a dura prova da questa scelta «settentrionale» alla quale la popolazione oppone Vincenzo Bellini. In breve si scatenano disordini che culminano con l’incendio del teatro. I fatti, le versioni, gli imbrogli, gli equivoci si inseguono e in paese si incrociano più verità mentre ognuno dei protagonisti - ufficiali piemontesi, congiurati mazziniani, uomini di rispetto, e una girandola di personaggi minori - interviene a modo suo. Un romanzo di potente forza comica e sapienza narrativa che attinge alla Storia come punto di partenza; ha detto Camilleri: «Io non ho una possibilità di invenzione che non abbia riferimento reale; ho sempre bisogno di un punto di partenza, qualcosa che è già successo». E la Storia qui si presenta con la smorfia violenta e assurda della farsa. Nota di Marco Malvaldi.
«Lei non ha mai scritto niente di simile» disse una volta Paul Morand a Simenon, dopo aver letto "La vecchi"a. Il romanzo è quello che, a teatro, si definirebbe un 'huis clos': una vicenda la cui azione si svolge quasi interamente in uno spazio chiuso. La scena è un appartamento dell'Île Saint-Louis, a Parigi, dove quattro donne si osservano, si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire. Sophie Émel, la proprietaria - celebre paracadutista che conduce un'esistenza molto dissipata e molto alcolica, e condivide la propria stanza da letto con giovani donne più o meno sbandate -, ha accettato, per una sorta di svagata curiosità, di ospitare la nonna, che non vede da tempo: una temibile ottantenne che si era barricata nella sua casa destinata alla demolizione, minacciando di buttarsi dalla finestra. Tra la giovane e la vecchia si innesca un complicato gioco al massacro, fatto di reciproci sospetti e sottili crudeltà, che finisce per coinvolgere anche l'ultima amichetta di Sophie e l'occhiuta domestica. In un'atmosfera ogni giorno più claustrofobica e inquietante, Simenon compone, in modo magistrale, un crescendo che sfocerà, inesorabilmente, nel la violenza.
Due magistrati, con una lunga esperienza professionale, spiegano le ragioni del no e la posta in gioco in questo referendum. I sostenitori del sì faranno leva su questioni molto sentite dalla generalità dei cittadini: la lunghezza dei processi, i veri o presunti errori giudiziari, le responsabilità dei magistrati, i motivi del conflitto tra politica e magistratura. In realtà, la revisione costituzionale si occupa assai poco della giustizia italiana e punta a ridefinire, a tutto vantaggio del governo, l’equilibrio tra i poteri dello Stato rendendo la magistratura più debole. Se la riforma andrà in porto, l’attuale maggioranza di governo si sentirà incoraggiata a procedere con il premierato sulla via di una modifica in senso autoritario dello Stato.
A quasi 80 anni dall'approvazione della Costituzione repubblicana, il volume presenta un check up sintetico ma completo del documento che fonda la nostra convivenza civile, ricostruendo il tessuto storico e morale da cui nasce: le sue matrici etiche nella Resistenza, il ruolo fondamentale dei partiti nell'organizzazione della nuova democrazia, la stagione irripetibile dell'Assemblea Costituente, il nodo problematico del pluralismo, i rapporti economici, la concezione dello Stato e delle autonomie regionali, l'indipendenza della magistratura, le crisi contemporanee di alcuni valori costituzionali e le pulsioni autoritarie. Tutti i principali capitoli della nostra esperienza costituzionale sono qui puntualmente ripercorsi, nella convinzione che i rimedi alle difficoltà attuali siano nella Costituzione stessa, se intesa come strumento vivente e come norma fondamentale di garanzia nei confronti di ogni tentazione della politica di eccedere rispetto ai suoi poteri.
AGIS Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, l'organismo che rappresenta nel nostro Paese la quasi totalità dello spettacolo dal vivo e l'esercizio cinematografico, nel 2025 ha celebrato ottanta anni dalla sua fondazione. Questo volume, che si avvale del contributo di numerosi esperti e di rappresentanti delle associazioni che esprimono i diversi mondi del teatro, della musica, della danza, del circo, dello spettacolo viaggiante e delle sale cinematografiche, intende descrivere l'evoluzione di AGIS e il ruolo svolto nei cambiamenti settoriali intervenuti durante questo lungo periodo. È un racconto che guarda al vissuto e alla storia dell'associazione nel contesto delle trasformazioni politiche, istituzionali, sociali ed economiche del Paese, ma che nello stesso tempo vuole riflettere sul futuro, sulle prospettive e sulle sfide per lo spettacolo italiano e per la sua rappresentanza.
La scoperta che la nonna paterna, che credeva di origini inglesi, era invece di famiglia ebraica, se pure convertita, ispira all’autrice una ricerca sulle sue origini, partendo dal cognome, Wildt, originario dell’Europa orientale. Le indagini d’archivio rivelano che la famiglia era arrivata a Milano all’inizio dell’Ottocento, dove si era insediata ed evidentemente convertita. Questo nascondimento delle origini ebraiche anche in una famiglia di convertiti dimostra le difficoltà a essere accettati e la necessità di difendersi con la menzogna. Era a conoscenza la nonna Lucia delle radici ebraiche? Non lo sapremo mai, certo le ha taciute ai suoi figli. Quanti altri ebrei emigrati si sono convertiti, spinti dalla paura e dal bisogno? Quanti di noi, ripercorrendo il passato, potrebbero scoprire tracce nascoste della propria origine ebraica? La ricerca di Lucetta Scaraffia si allarga al complesso tema della trasmissione dell’identità ebraica, spesso cancellata. Una storia condivisa in realtà da molte famiglie.
Il contributo delle donne alla nascita e allo sviluppo della medicina è stato enorme. Ed è stato un'impresa corale. È possibile ricostruire lo sguardo di genere nella genesi della medicina moderna? Ha senso parlare di un modo «femminile» di fare scienza? Mediche di fatto prima ancora di essere riconosciute come tali, le donne hanno forgiato un sapere nato e cresciuto nell'alveo che esse hanno sempre occupato, ai margini della storia scritta dagli uomini e radicato nelle mansioni che le hanno tenute occupate: dalla preparazione del cibo e manipolazione dei vegetali, alla riproduzione e alla cura dei malati, fino alla gestione delle ultime fasi della vita. Negli anni le donne hanno fatto scoperte e costruito conoscenze che sono diventate la spina dorsale della nostra medicina. Sono state scienziate naturali, biologhe, chimiche, farmacologhe, ginecologhe. Figure riconoscibili nella storia degli uomini come l'ateniese Fanostrate, Trota da Salerno e Ildegarda di Bingen. E poi decine di altre, che questo libro racconta: Lady Mary Montagu e Joanna Stephens, Virginie Messager e Madame Boivin, Sibilla Aleramo ed Elizabeth Blackwell, fino ad arrivare a scienziate vicine a noi come Bernadine Healy, Rosalind Franklin, Dorothy Hodgkin, Barbara McClintock. Daniela Minerva non ne fa, però, delle icone. Per ricostruire lo sguardo femminile nella storia della medicina non servono miti. Perché si tratta di un'impresa collettiva, un «femminile plurale» che ha dato forma, in silenzio, alla modernità. L'autrice segue il filo rosso che unisce le raccoglitrici di erbe e le signore dei veleni, le alchimiste-farmacologhe e le scienziate moderne: un sapere che attraversa i secoli, dalla magia pre-ippocratica all'hi-tech della sanità contemporanea. Con la penna inflessibile della giornalista e lo sguardo attento alle fonti storiche, questo libro percorre le tappe di un lungo percorso che arriva fino a oggi, una tradizione culturale che mette le donne al centro della costruzione del sapere medico.
"Senza il bacio di Rebecca West H.G. Wells non sarebbe scappato in Svizzera a scrivere un libro in cui tutto bruciava, senza il libro di H.G. Wells Leo Szilard non avrebbe mai avuto l’idea di una reazione nucleare a catena, senza l’idea di una reazione nucleare a catena Szilard non sarebbe mai piombato nel terrore e non avrebbe mai convinto Einstein a fare pressione su Roosevelt, senza le pressioni di Einstein su Roosevelt non ci sarebbe stato alcun Progetto Manhattan, senza il Progetto Manhattan Thomas Ferebee non sgancia nessuna bomba su Hiroshima alle 8.15 del 6 agosto 1945 a 10.000 chilometri di altezza, non ci sono bombe né su Hiroshima né su Nagasaki, 100.000, 160.000 o 200.000 persone continuano a vivere e mio padre muore. La poesia forse non produce eventi, ma un romanzo ha distrutto Hiroshima e senza Hiroshima io non esisto, queste parole si cancellano e io con esse." Restando in bilico tra i generi, Richard Flanagan intreccia vicende intime e passaggi cruciali del Novecento in una narrazione che interroga l’amore, il caso, la memoria e il destino. Domanda numero 7 è un inno alla terra che ci vede nascere e alla famiglia che ci fa crescere, è un’ipnotica fusione di sogno, storia e memoria che racconta magistralmente come le nostre vite nascano dalle storie degli altri. E da quelle che inventiamo su noi stessi.