Il testo prende spunto dall' anniversario del Concilio di Nicea (325-2025) per analizzarne il gesto fondamentale, ovvero quello di aver inscritto la vicenda di Cristo in un quadro filosofico nuovo. Nicea ha avuto il coraggio di pensare la divinità del Figlio nel contesto del tempo; lo stesso gesto impone oggi ripensamenti profondi. Sono stati individuati tre snodi imprescindibili di ripensamento: ontologie relazionali - eternità e tempo - individualità e singolarità.
Una delle peculiarità del messaggio biblico sta nel fatto che Dio non si incontra nella staticità della natura ma nel dinamismo della storia. Con questo volume, Romano Penna si interroga sul tempo e sulla storia quali elementi costitutivi dell'identità cristiana a partire dall'evento di Gesù, Verbo di Dio che si fa carne e quindi anche storia. Il credente si trova a vivere già nella pienezza perché in Gesù il tempo si è compiuto. Ciò significa che il tempo storico è gravido di prospettive perché abitato da una pienezza costituita dal dono della presenza del Risuscitato; è colmo di momenti favorevoli, in cui poter vivere secondo il ritmo della speranza che apre al futuro; e quanto si realizza in esso è decisivo per la pienezza ultima, per il futuro assoluto e definitivo. La comparsa di Gesù dischiude per i suoi ascoltatori e discepoli un compimento che riguarda la loro storia personale. È in questo senso che il chrónos diventa kairós, cioè il tempo di tutti diventa il tempo di ciascuno.
Che ruolo deve avere la questione ecologica nell'agenda della chiesa del XXI secolo? Quali le sfide, le esigenze ma anche i rischi che si presentano? Come prendere posizione, senza perdere il fondamentale riferimento al Vangelo? Con questo saggio Ulrich Körtner affronta con chiarezza e trasparenza queste e molte altre domande, sviluppando una riflessione attorno alla creazione e al tema ecologico che non "presta il fianco" alle mode del momento, ma rimane saldo nella specificità della prospettiva di fede cristiana. Parlare di "creazione", infatti, non significa sacralizzare la "natura", bensì riconoscerne l'aspetto intrinsecamente caduco, appunto "passeggero", che solo nella relazione con Dio può essere custodita e redenta. In questa prospettiva, il problema ecologico è davvero un problema teologico, in quanto implica una circolarità e una dipendenza reciproche tra il mondo creato naturale, l'essere umano e il Creatore.
All'inizio del terzo millennio, san Giovanni Paolo II ha scritto: «C'è bisogno di un cristianesimo che si distingua soprattutto nell'arte della preghiera». Per insegnarci quest'arte, i grandi autori del Carmelo, Teresa d'Avila e Giovanni della Croce, sono maestri i cui insegnamenti sono ancora molto attuali. Questo libro offre al lettore una sintesi dei loro insegnamenti, a cui aggiunge quelli di Teresa del Bambino Gesù ed Elisabetta della Trinità. Propone così una guida pratica, una pedagogia della preghiera. Mostra come viverla nella vita di tutti i giorni, senza evitare le difficoltà, quale ruolo hanno i sensi e il corpo nella vita di preghiera, e ricorda che prima di essere un dovere, la preghiera è soprattutto una gioia. La preghiera porta l'uomo a un'amicizia con Cristo risorto che cambia la sua vita perché lo unisce a Dio. È proprio in questa amicizia con Dio che l'uomo scopre la sua identità più profonda e capisce il suo destino.
Dalle riunioni educative per i giovani cattolici tedeschi avvenute nel 1929 al castello di Rothenfels nascono queste dieci meditazioni di Romano Guardini, che trattano altrettante dimensioni del volto del Dio di Gesù Cristo, offrendo un percorso carico di afflato spirituale. Le riflessioni toccano i temi della Provvidenza, della volontà di Dio, della grazia e della contrizione, del cuore e del Dio che consola, dando corpo alle grandi parole della fede e mettendo in luce il loro apporto vitale per l'esistenza. Grande è l'attenzione per l'umanità del credere, per i tratti che dicono la "carne" della fede e il midollo delle giornate: le domande, la morte, la coscienza della colpa, il perdono, la speranza. Con uno guardo profondo sulla realtà della creazione, Guardini testimonia e annuncia il Dio Vivente, il Dio della vita, appunto, che guarda il mondo e l'uomo con benevolenza.
Un inedito in prima mondiale: l'interpretazione che Ricoeur ha dato del pensiero di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945), il grande teologo protestante ucciso dai nazisti 80 anni fa e autore di uno dei più importanti testi della teologia del Novecento, Resistenza e resa. I temi della secolarizzazione, della morte del Dio della metafisica, della fine del "Dio tappabuchi" in un mondo diventato adulto, della fede come fiducia in Dio qui ed ora sulla terra sono letti da Ricoeur come ispiratori della sua stessa filosofia. I rapporti di Bonhoeffer con Barth (la scoperta del Dio biblico come il Totalmente altro), Bultmann (la demitizzazione della fede biblica) e Nietzsche (la morte di Dio) sono ricostruiti mostrando l'attualità della prospettiva di Bonhhoeffer: credere in Dio significa fare professione di ateismo verso gli idoli religiosi.
Qual è la via più efficace per reimpostare il delicato rapporto tra ragione e fede? Nel giocare la partita del confronto culturale con la modernità, la Chiesa ha sempre avuto a disposizione due squadre: la "titolare" e la "riserva". Per lungo tempo è scesa in campo di preferenza la "prima squadra", che ha fatto uso dello schema aristotelico-tomista e si è avvalsa della geniale regia dell'Aquinate; essa ha posto la verità a fondamento dell'Essere e ha considerato la ragione quale strumento capace di raggiungerla. Che sia giunto il momento di schierare la "squadra di riserva", quella di indirizzo francescano? Sorto nella Chiesa grazie al genio di Francesco d'Assisi, sviluppato lungo i secoli da molti dei suoi figli e portato alla ribalta da papa Francesco, il "pensare francescano" mostra la sua attualità e suscita un crescente interesse perché non enfatizza il peccato originale ed è più propenso ad ascoltare le esigenze del cuore e a mantenere la ragione aperta alla luce della fede.
La verità è sotto attacco, la menzogna contro il cristianesimo imperversa, l’odio verso la Chiesa straripa. L’apologetica, cioè la difesa ragionevole e documentata della fede cattolica e della cultura che ne deriva, non è un optional. È dovere di ogni cristiano. Questo "kit di pronto soccorso" contiene oltre 140 "voci" compilate da 36 esperti e preparate per rispondere sempre alle mille falsità che la cultura dominante pervicacemente ripete anche quando non si è esperti del settore. Anima, esistenza di Dio, apparizioni mariane, miracoli, primato di Pietro, aborto, eutanasia, contraccezione, teoria del gender, Medioevo, Crociate, Inquisizione, Illuminismo, Rivoluzione Francese, liberalismo, comunismo, nazionalsocialismo, economia di mercato, catari, Galileo Galilei, Giordano Bruno, Yoga, Zen…
Durante l’eucaristia il popolo di Dio è invitato a proclamare il simbolo, a professare nel Credo la propria fede. Questo libro prende le mosse da un momento vissuto così di frequente, il più intimo nella vita dei credenti, per rispondere ad alcune domande: quando e in che modo la professione di fede si è innestata nella liturgia, e in particolare nella celebrazione eucaristica? È così da sempre? È così ovunque? Grazie a un’analisi rigorosa delle fonti (bibliche, patristiche e liturgiche) e dei testi teologici, Federico Badiali offre una ricostruzione accurata dei molteplici contesti in cui, nei secoli, il simbolo ha trovato la sua collocazione nelle varie tradizioni liturgiche ed entro i diversi contesti celebrativi: pagine che fanno luce sullo sviluppo storico e su aspetti inediti del legame profondo tra liturgia e teologia.
L’immagine della soglia richiama la divisione tra spazi, un confine, ma assume anche il significato di apertura, mutandosi così da limes (limite) in limen (soglia), relazione tra un dentro e un fuori. Con essa si rappresentano esperienze diversificate relative al sacro, al religioso, alla fede. La soglia crea apertura e pone in comunicazione figure del post-moderno dove esiste una fluidità di appartenenza, di passaggi e di determinazioni che non definiscono il rapporto del soggetto con il sacro, con la religione, con l’istituzione in maniera univoca e circostanziata.Le categorie dell’homo viator, religiosus e peregrinus sono icone di una ricerca differenziata della realtà del divino che mai viene meno nella transizione delle epoche. Lo Spirito continua a soffiare e sconquassa le abitudini consolidate e ridà aria nuova all’azione pastorale in ogni tempo e in ogni luogo.
Nella cultura giuridica della chiesa, e dunque nel codice di diritto canonico, lo stupro e l'abuso sessuale sono considerati trasgressioni del sesto comandamento e mai atto contro un'altra persona. Ma questo comandamento è l'unico del decalogo ad aver cambiato denominazione nel corso della storia: il «non commettere adulterio» delle origini bibliche è divenuto nel XVI secolo «non commettere atti impuri». Anche se si tratta sempre di norme relative al comportamento sessuale, la differenza è importante. L'adulterio è un atto che rompe gli equilibri comunitari e familiari, sconvolgendo le relazioni sociali, mentre gli atti impuri riguardano solo il peccatore, che diventa impuro. L'attenzione quindi si sposta dalle relazioni, danneggiate dalla trasgressione, all'impurità del solo colpevole: ecco perché la chiesa fa molta fatica a occuparsi delle vittime. Del resto, a causa di una concezione sbagliata della sessualità, di tipo solo maschile, nella cultura cattolica si crede che le vittime provino comunque piacere e quindi diventino così complici nella trasgressione. Per affrontare le radici degli abusi bisogna, dunque, ritornare a riflettere sul sesto comandamento.
Questo volume raccoglie il ricco ventaglio di contributi che docenti di varie istituzioni hanno voluto offrire in occasione del seminario di ricerca dal titolo Per una lettura dei segni dei tempi. Epistemologia, fondamenti, percorsi, svoltosi a Molfetta presso l’Istituto “Regina Apuliae” della Facoltà Teologica Pugliese. L’occasione ha portato a mettere in circolo idee, fiducia reciproca, franchezza, rigore scientifico e umiltà tali da disporre i partecipanti, singolarmente e insieme, a discernere il tempo presente non solo attraverso il lume della propria o altrui ragione, ma anche alla luce dell’Evento pasquale che è al cuore del mondo e delle nostre relazioni
(Vincenzo Di Pilato).