L'analisi fenomenologica della complessità e della specificità del mondo affettivo umano e del suo influsso sull'agire della persona guida l'autore di questo saggio ad una conclusione ponderata: il rapporto fra sentimento e razionalità non solo possiede una necessità ontica, ma è necessario anche a livello esistenziale, in cui la persona raggiunge un maggior o minor grado di unità attraverso le sue scelte e le sue azioni.
Una sintesi che ripercorre l'intera sotria della filosofia occidentale. Edizione italiana a cura di Silvano Zucal, dell'Universita di Trento.
La spiritualità nella cura è tema nuovo nel contesto italiano e i dati di scienza ne affermano ampiamente il valore non sostituibile nei momenti di vita in cui malattia o lutto mettono in discussione la conoscenza di noi stessi.
L'esperienza umana, gli studi scientifici e le grandi tradizioni di pensiero concordano su un punto: la spiritualità è un bisogno naturale e fondamentale dell'essere umano, come respirare o dormire. Coltivarla favorisce serenità, forza interiore, libertà di scelta e benessere.
Con uno sguardo al contesto internazionale ed europeo, e una disamina della realtà italiana, questo testo si interroga sull'importanza della spiritualità nelle cure palliative: presenta dati scientifici, modelli teorici e buone pratiche per integrare la dimensione esistenziale nell'assistenza al fine vita.
Nella seconda parte del libro le Linee guida olandesi (2018) tradotte per la prima volta in italiano, un vero e proprio punto di partenza per comprendere e rinnovare l'approccio alla cura della persona nella sua interezza.
Cecilia Pagni è medico chirurgo. Laureatasi a Firenze si è poi formata come specialista in Medicina Generale. Ha conseguito un Diploma di I livello in Tanatologia presso l'Università degli Studi di Padova, e un Diploma di II livello in Cure Palliative e Terapia del dolore presso l'Università degli Studi di Bologna.
Diplomata alla Scuola di formazione per Assistente Spirituale in Cure Palliative istituita da TuttoèVita ETS, Luce per la Vita, FCP, SICP. Dal 2016 esercita come medico palliativista e attualmente è dirigente medico presso l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento.
Per alcuni la parola patriarcato è un reperto archeologico, per altri (soprattutto per altre) è un sistema sociale e culturale pervasivo e pericoloso perché divide le persone e impedisce giustizia e uguaglianza. Questo breve saggio mette in luce in cosa consiste il sistema patriarcale, perché si nasconde al punto da poter essere ignorato mentre è onnipresente e oppressivo, come si insinua nella nostra interiorità al punto da strutturarla. Soprattutto, però, questo saggio vuole suggerire vie d'uscita per donne e uomini coraggiosi, che vogliono rischiare relazioni paritarie e vogliono immaginare un altro mondo. In tutto questo il Vangelo si rivelerà la migliore delle risorse possibili.
In futuro saremo dominati dall'AI? Fino a che punto le macchine sono davvero «intelligenti»? Qual è il confine tra l'uso etico della tecnologia e la sua potenziale sopraffazione? Con uno sguardo differente rispetto alla letteratura contemporanea sul tema ed un approccio audace e originale, questo saggio descrive la posizione della Chiesa nell'era digitale ed esamina il più importante documento ecclesiastico pubblicato sull'argomento, Antiqua et nova (2025), offrendo al lettore una guida normativa fondamentale. L'alternativa proposta dall'autore alla «rivoluzione tecnologica» è un cammino verso una «rivoluzione umana».
Il titolo del libro, già di per sé emblematico: "La nuova Torre di Babele" vuole indicare la tendenza di fondo che anima lo sforzo "titanico" che l’uomo persegue nel ricercare la sua salvezza attraverso la scienza e la tecnologia ma a prescindere da Dio. L’Intelligenza artificiale, l’ipertecnologia e il transumanesimo appaiono come strumenti dell’uomo di oggi, simili alle lingue degli antichi uomini, che nel racconto biblico tentavano di innalzare la torre per giungere fino al cielo e sfidare Dio. Ma Dio ha punito la loro superbia confondendoli in modo che non si potessero più capire. Forse lo stesso destino attende questo nuovo sforzo titanico dell’uomo di oggi? La tecnologia ci incanta ma anche ci disincanta. Pretende di farci felici? La felicità non ce la darà la nuova Torre di Babele che l’umanità costruisce oggi. Il cristiano sa di trovare la felicità in quello che chiama il Cielo e che di fatto è il ritorno a Dio.
Uno studio critico che espone le petrine ragioni della fede in Cristo e offre una visione della civiltà umana, non allineata al pensiero oggi dominante, ben documentata grazie ai titoli universitari dell'autore, ai suoi studi e al suo vivere cristiano. Dopo aver letto questo libro non si potrà facilmente associare a Cristo nessuno degli umani inventori di religioni o rimanere nell'ignoranza nella società moderna. Il libro cancella le pseudoragioni escogitate contro Gesù considerato come figlio di Dio. Un affresco veramente innovativo e critico sulla costruzione del mondo in cui viviamo che presenta la modernità in una veste assolutamente originale e depurata dalle mistificazioni del pensiero dominante. Il libro è un valido strumento per educatori, insegnanti, persone che vogliano usare lo spirito critico per capire il mondo attuale.
Chi è un clandestino? O una rifugiata? Cosa differenzia l'integrazione dall'accoglienza? Quali logiche si nascondono dietro l'uso del termine sicurezza? Le parole intorno al fenomeno della migrazione utilizzate prevalentemente dai media stanno determinato il cambiamento culturale in atto imponendo un linguaggio comune in fatto di migranti, rapporto con lo straniero, asilo etc. Il volume (che ospita contributi di sociologi, teologici, storici e filosofi italiani) si presenta come una sorta di "dizionario ragionato" che include termini vecchi e nuovi diffusi nella comunicazione sociale e nell'uso comune, evidenziando per ciascuno la storia della parola, le sue recenti evoluzioni semantiche ed, eventualmente, i suoi usi mistificati al fine di ristabilire un senso adeguato per il bene comune.
La questione della parità di genere non è una "moda" destinata prima o poi a essere superata: ha a che fare con la qualità della democrazia e della società che vogliamo affidare alle future generazioni. Proprio intervenendo su questo terreno, con scelte concrete, volute da donne e uomini insieme, si può innescare un processo virtuoso capace di incidere anche sul drammatico fenomeno della violenza contro le donne e dei femminicidi. La consapevolezza della pari dignità e la pratica della parità di genere, a tutti i livelli della società, civile, ecclesiale e politica, è il passo fondamentale per sconfiggere la cultura del possesso e del dominio da cui si generano comportamenti delittuosi e di cui si alimentano relazioni predatorie. Ecco dunque lo scopo di questa pubblicazione, che esce a ottant’anni dall’Assemblea Costituente e dal primo voto delle donne: suscitare riflessione, dibattito e confronto sul tema, nei gruppi informali, nelle comunità, nei luoghi di formazione e negli ambiti istituzionali. Per poi dare vita a modelli di convivenza e pratiche nuovi, capaci di vera inclusione e pari opportunità per ogni individuo, rimuovendo le cause che «di fatto» (come sottolinea la nostra Costituzione) lo impediscono.
Un libro che farà certamente discutere. Un saggio che, per decisione dell'autore e per fortuna del lettore, non traccia esplicitamente una dottrina ma riassume un'esperienza e analizza una situazione, quella di una società ormai fondata sui principi frivoli ed effimeri che non lasciano più spazio ad una morale fondata su principi e valori condivisi. In questo quadro qual è il ruolo del credente anche non cristiano? Quale contributo può ancora dare la religione ad una società che è figlia del materialismo e del consumismo, in cui tutto si usa e tutto si getta? Come si può riaffermare il bene comune?
Un «cuore capace di ascoltare»: la religione al tempo della società accelerata Stato e Chiesa: un'alleanza che serve e fa bene a tutti, oggi più che mai A che serve la religione nella società del nostro tempo? È solo un anacronismo? O una sorta di superstizione da vivere in privato ma di cui non discutere in pubblico? Ma cosa accadrebbe alla democrazia se la «risonanza» della religione dovesse svanire del tutto? Una domanda fondamentale, a cui questo piccolo libro risponde inducendoci a ripensare alla religione e alla sua funzione nelle democrazie contemporanee. Hartmut Rosa rileva che essa favorisce una cultura del dialogo, dell'ascolto e della riflessione, consentendoci così di creare legami con gli altri e di sperimentare il nostro mondo così denso di significato. Questo aiuta i cittadini a coltivare una sensibilità democratica che può fare da àncora in tempi instabili. Con la finezza di sguardo che gli è propria, l'autore s'arrischia a riflettere su cosa accadrebbe se il secolare patrimonio di saggezza distillato nella religione andasse dissolto nella temperie ultramoderna.
In questo saggio l'autore propone quei criteri razionali di discernimento che consentono a quanti si accostano alla filosofia di utilizzare al meglio le risorse intellettuali che essa sempre fornisce.