
Viviamo nel presente, ma non viviamo il presente. Facciamo una cosa e ne pensiamo un'altra. La mindfulness offre una opportunità, quella di essere consapevoli, cioè di essere davvero presenti nella propria vita, momento dopo momento, staccandoci da abitudini nocive e dipendenze mortificanti. Possiamo iniziare a vivere con maggior equilibrio psicofisico semplicemente disciplinando con gentilezza la nostra attenzione, recuperando il tempo di guardare veramente alle cose per quel che sono, e non per quello che si è abituati a pensare, a temere o a sperare che siano. Imparare finalmente a rispondere, anziché reagire, allo stress può far emergere un diverso e più sereno rapporto con la complessità del vivere.
Traduzione di Giuliana Olivero
Millenarismi, profezie, utopie, speranze e apprensioni: oggi nell’aria c’è una sensazione condivisa di precarietà. Il mondo sembra trovarsi in un momento di svolta senza precedenti, alle soglie di un grande e radicale cambiamento. La vita alla quale eravamo abituati sbiadisce ormai nel passato e non è destinata a tornare, mentre il mondo di domani si annuncia estremamente diverso da quello che conosciamo. I nostri nipoti e pronipoti si troveranno con ogni probabilità a vivere in un contesto così differente dal nostro che facciamo fatica a immaginarlo. Sembra però scontato che le generazioni future si differenzieranno dalle precedenti in maniera ben più marcata di quanto sia storicamente avvenuto finora.
In effetti anche i nostri nonni sono stati testimoni di enormi cambiamenti: sono nati con le prime automobili e il grammofono, e nella loro vita hanno visto nascere la televisione, l’avvento degli antibiotici, il nucleare, la conquista della Luna, la plastica, Internet, la pillola contraccettiva, l’esplosione demografica e la telefonia mobile; per non citare che poche rivoluzioni. Ma il futuro che verrà, da adesso in poi, appare molto più accelerato di così.
Di cosa saranno testimoni, allora, quelli che verranno dopo di noi? Jim Al-Khalili ha raccolto le voci degli scienziati più autorevoli e ha chiesto loro, a ciascuno per la parte che gli compete, di fare delle stime realistiche. Non è più il tempo dell’ottimismo tecnologico a tutti i costi, per cui in questo volume troverete un paesaggio dipinto a tinte alterne, alcune più ottimiste, altre decisamente meno. Demografia, biosfera, cambiamento climatico, ingegneria genetica, biologia sintetica, intelligenza artificiale, robotica, computazione quantistica e finanche viaggi nel tempo: possiamo aspettarci tutto questo e altro ancora in un futuro che in parte è già a portata di mano e in parte, forse, vedrà la luce tra qualche secolo. Vale comunque la pena di fantasticare un po’ e allenare la mente al futuro, guidati dalle migliori firme della divulgazione scientifica.
Nel dicembre del 1969 Sadik al-Azm, all'epoca giovane studioso siriano, preoccupato dal crescente uso strumentale della religione da parte delle élite politiche nel mondo arabo, pubblicò "La tragedia del diavolo". Il libro, che oltre ogni aspettativa andò subito esaurito, provocò il più grande tumulto intellettuale arabo del ventesimo secolo, portando all'arresto e al processo del suo autore, accusato di prendersi gioco della religione. Nel libro, oggi riscoperto e disponibile per la prima volta in lingue diverse dall'arabo, al-Azm mette in guardia i suoi contemporanei e i posteri dai rischi insiti nell'uso strumentale della religione da parte del potere costituito, e rompe uno dei grandi tabù della sua e della nostra epoca, attaccando direttamente il fondamentalismo religioso. Un libro scritto oltre quarant'anni fa, profetico nel paventare quanto sarebbe successo nei decenni successivi, vibrante nell'incitare i cittadini dei paesi arabi ad abbracciare un pensiero più laico e secolare, terribilmente attuale nel denunciare le azioni disumane dei regimi totalitari.
La riflessione pedagogica e teologica di Rubem Alves, proposta nel volume attraverso una selezione di racconti, rivela al tempo stesso un carattere eretico ed erotico. Prima ancora dei comportamenti, osserva l'intellettuale brasiliano, bisogna cambiare gli sguardi e le visioni, ma anche superare una concezione della soggettività centrata sul "cogito" ripensando il soggetto a partire dal corpo. Per questo è necessario che l'apprendimento sia un'estensione progressiva della nostra dimensione corporea, in grado di crescere provando il piacere della contemplazione della natura, il fascino dei cieli stellati, la sensibilità tattile verso le cose, la gradevolezza della conversazione, delle storie e delle fantasie, ma anche del cibo, della musica, del riso, del far niente. "A me piacerebbe - scrive Alves - che nelle scuole si parlasse dell'orrore delle spade e della bellezza degli aratri, del dolore delle lance e del piacere delle cesoie da giardino". Prefazione di Mauro Castagnaro.
Una vasta raccolta di quiz a risposta multipla con soluzione e commento, in parte selezionati dalle prove svolte negli anni passati, in parte elaborati dagli autori. I quiz sono ripartiti per materia in modo da consentire uno studio sistematico delle materie d'esame, permettere di individuare più agevolmente gli argomenti in cui si è più deboli ed eventualmente procedere a uno studio mirato della parte teorica. Il commento fornito per ciascun quiz, infatti, costituisce un'occasione di ripasso delle nozioni teoriche e aiuta a fissare i concetti essenziali. Il testo consente l'accesso al software di simulazione per effettuare infinite esercitazioni di prove d'esame.
Com'è nata la società mediatica? E, soprattutto, chi comanda all'interno di questa società? Il libro di Álvarez traccia un interessante profilo del mondo occidentale facendoci vedere quanto e come i media pervadano la società e trasformino i rapporti di potere che si creano all'interno di essa.
I bambini nascono programmati per apprendere e per amare, e ogni giorno la psicologia cognitiva e le neuroscienze ci rivelano il loro potenziale straordinario. Tuttavia, il sistema educativo tradizionale sembra ignorare tanto i meccanismi naturali dell'apprendimento umano quanto i principi fondamentali dello sviluppo. E la scuola, anziché essere un luogo di gioia e di emancipazione, spesso si rivela un ambiente inadeguato, se non addirittura un ostacolo al nutrimento dell'intelligenza dei bambini... Seguendo le «leggi naturali del bambino» è possibile però rivoluzionare l'educazione. Lo dimostrano i risultati ottenuti da Céline Alvarez nel corso di una sperimentazione condotta in una scuola dell'infanzia di Gennevilliers, un comune a nord di Parigi, in un quartiere periferico e «problematico». Dando piena attuazione ai principi pedagogici di Jean Itard, Édouard Séguin e in particolare di Maria Montessori, Alvarez è riuscita laddove il sistema tradizionale di solito fallisce: ha creato un ambiente confortevole, accogliente e ricco di stimoli; ha concesso ai bambini tempo, fiducia, libertà e attività coinvolgenti; soprattutto, ha dato loro la possibilità di imparare a interessarsi agli altri, ad ascoltare, a creare solidi legami sociali. In breve, ha messo i suoi alunni in «contatto col mondo» e con se stessi. E inevitabilmente le straordinarie performance in tutte le discipline, dalla scrittura alla matematica alla lettura, non hanno tardato ad arrivare, in modo spontaneo.
Signore di Firenze, dopo la pace di Lodi, in un'epoca in cui la ricchezza sembrava fare a gara con la creatività, Lorenzo il Magnifico fu esattamente l'incarnazione dell'uomo nuovo di cui parlava Pico della Mirandola. Interlocutore e nemico di re, pontefici e principi e allo stesso tempo mecenate e poeta, Lorenzo riusciva a governare e a vivere secondo le sue attitudini mantenendo allo stesso tempo l'applicazione e l'entusiasmo, la riflessione e l'impeto. Questo libro narra di una vita straordinaria, con un taglio che affianca alla ricostruzione storica della Firenze del tempo l'abilità narrativa.
Al centro dell'esplosione di lusso e creatività del rinascimento, Lorenzo il magnifico fu l'incarnazione dell'uomo nuovo di cui parlava Pico della Mirandola ed era, come scrisse Machiavelli, "due persone diverse, quasi con impossibile coniunzione congiunte". Politico mecenate e poeta egli stesso, Lorenzo riusciva a governare e a vivere secondo le sue attitudini, bilanciando la riflessione e l'azione. ma la vera abilità fu la costruzione della sua immagine, anticipando così un valore politico di assoluta modernità. Altomonte si sofferma sui suoi rapporti con gli scrittori e gli artisti dell'epoca, da Botticelli a Leonardo a Marsilio Ficino, e dedica particolare cura a ricostruire la sua abilità politica, che lo portò ad essere ago della bilancia delle lotte tra Impero, Chiesa e Signorie nell'Italia del Quattrocento.
Nell’antichità i greci usavano due termini diversi per definire il tempo: chronos per indicare lo scorrere dei minuti (e quindi la sua natura quantitativa) e kairos per indicare la natura qualitativa dello stesso, ovvero l’abilità di fare la cosa giusta al momento opportuno. Una delle sensazioni più comuni oggi è quella di sentirsi sempre fuori tempo, in ritardo rispetto alla vita. Ma ciò che proviamo è il bisogno di essere schiavi del tempo che scorre o vogliosi di un tempo vissuto? Spesso ci perdiamo nella classica frase «Scusa, non ho tempo…», lo facciamo in maniera convinta, quasi come se la categoria temporale non dipendesse da noi, bensì il contrario. I rischi del chronos sono dietro l’angolo: la tendenza a sentirsi fuori tempo ci induce spesso a sentire il vuoto della frenesia per poi fuggire in un altrove che ci ripropone gli stessi nuclei problematici. Alfredo Altomonte con questo testo ci dice che non è mai troppo tardi per cambiare strada, per sentirsi amati e amare. Non è mai troppo tardi per diventare sé stessi. Per farlo, però, dobbiamo ricominciare a respirare. Respirare è inteso come stare, stare nel vuoto, sentirlo e non fuggire, mentre tutti invitano a correre, riempire il vuoto con le cose del mondo. Nessuno, o quasi, dice invece che ogni tanto è giusto fermarsi, che va bene anche quando ci si sente persi e che non si è rotti solo perché non si sa dove si sta andando.
L'argomento è il linguaggio parlato, esaminato nell'ambito delle discipline psicologiche. Che cos'è il linguaggio, come nasce nella nostra specie e nei bambini, come funziona, a che cosa serve, com'è strutturato e organizzato, come comunica, cosa comunica. Il libro tratta inoltre il tema della comprensione linguistica (come "capiamo" il linguaggio) e il problema generale del significato (come riconosciamo che una parola corrisponda a un dato oggetto o pensiero), fornendo una serie di informazioni sui disturbi del linguaggio scritto e alcune riflessioni sui linguaggi artificiali.
La nostra vita è piena di parole e sulle parole si basa, come questa GEMMA ci permette di ricordare: l’autrice ci accompagna in un viaggio in compagnia di scrittori e studiosi, proponendo immagini celebri e passi letterari significativi. Ricercheremo la natura profonda delle parole e scopriremo la loro potenza nel dare vita a concetti astratti, ragionamenti, emozioni. Le parole ci appariranno così non soltanto nella loro natura comunicativa ma ancor più come strumenti necessari per permettere al nostro pensiero di prendere forma.
Indice
Volume I
Perché Parola?
Un ponte tra traccia visibile e cosa invisibile
«Non esiste potere più alto… »
«Padroni del merluzzo e delle salsicce»
Scusi, onorevole: che cosa pensa di Stendhal?
L’«imbecille onnipotente»
«Sarò conciso e lapideo… »
«Eradicazione ceppi»
Primo: conquistare l’esattezza
Leggendo Calvino…
Che lingua farà, domani?
Parliamo già europeo, «senza saperlo»?
«Dietro ogni parola si nasconde un mondo»
Nascita di «parola»
Carnevale, posta e credenza
«Carnevale»
Un mobile chiamato «credenza»
Una «porzione di stelle»
Un aggettivo ricco di storia: «gentile»
Preziose parole ingiallite
«… e risa di maschere che fuggivano a frotte»
Creatività e selezione
Commiato
Per approfondire
Volume II
Questo libro che non è un libro

