
Se l'obiettivo di una valida psicoterapia è quello di portare i pazienti ad ottenere "il massimo beneficio terapeutico nel modo più efficace possibile", la psicoterapia psicoanalitica, che può contare su una tradizione ormai consolidata, si pone oggi come una delle forme di cura più valide e sostenibili. Tale orientamento si segnala per la flessibilità, l'importanza attribuita all'alleanza consapevole fra terapeuta e paziente quale ingrediente fondamentale del processo terapeutico, l'apertura ad altre forme di trattamento. Forti di una lunga esperienza nel campo sia della ricerca sia della pratica clinica, gli autori illustrano in questo libro i principi, i metodi e le tecniche dell'approccio supportivo-espressivo, ricorrendo anche a numerosi esempi concreti. Approfondiscono poi il tema dell'integrazione con altri tipi di psicoterapie, e infine sintetizzano gli aspetti cruciali del legame vitale fra ricerca e psicoterapia. Una solida e consistente risorsa per tutti i professionisti che operano nel campo del benessere e della salute mentale.
Lester Luborsky è professore emerito dell'Università della Pennsylvania, dove ha svolto a lungo attività di ricerca sulla psicoterapia. Tra i suoi libri segnaliamo: "Principi di psicoterapia psicoanalitica" (Bollati Boringhieri, 1989) e "Capire il transfert" (con P. Crits-Christoph, 1992). Ellen Luborsky, psicologa clinica, si occupa di tematiche relative allo sviluppo primario ed è autrice di numerosi contributi sulla ricerca in psicoterapia e sulla terapia del gioco.
Saper ascoltare è un'arte assai difficile da apprendere. Per prestare ascolto nel modo giusto, infatti, bisogna partire da uno stato di calma interiore, occorre imparare a non farsi distrarre da ciò che ci circonda e a non sforzarsi di controllare l'altro, in modo da dimostrare un'attenzione distaccata e tranquilla. E necessario andare al di là delle proprie percezioni e dei propri pregiudizi, che si frappongono immancabilmente tra noi e il nostro interlocutore. Questo libro offre dei consigli utili e appropriati per migliorare la qualità dell'ascolto. Fornisce le regole della comunicazione sotto tutte le diverse forme e tecniche, e offre i principi fondamentali per aiutarci a stabilire un rapporto migliore tra noi e gli altri.
L'orientamento è un elemento cerniera fra il sistema dell'istruzione e quello del lavoro e può giocare un ruolo essenziale nell'avvicinare i cittadini alle dinamiche dell'apprendimento continuo, creando così nuove opportunità di inserimento o miglioramento professionale. Il compito che si attribuisce all'azione orientativa è dunque di notevole importanza: l'operatore deve supportare l'individuo nella costruzione della propria storia formativa e lavorativa, e sostenere la qualità e l'efficacia delle sue scelte. La prima parte di questo libro analizza il fenomeno dell'orientamento nei suoi aspetti legati alla governance, e si occupa delle strategie politiche che, attuate sul territorio, potrebbero favorire il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati nel dialogo tra il mondo della formazione e quello della professione. La seconda parte passa in rassegna i principali modelli teorici elaborati dalla letteratura disciplinare e avanza un'ipotesi di architettura dei servizi che valorizzi le professionalità degli operatori dell'orientamento in un'ottica di incremento della qualità. Il volume si chiude con i resoconti pratici di alcuni modelli operativi.
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Nell'isola di Okinawa vivono le persone più longeve del mondo: non è solo merito delle abitudini sane, ma anche e soprattutto di una vita sociale gratificante e intensa. In Occidente, invece, gli anziani si sentono un peso per la società e si ritrovano senza uno scopo con cui riempire le giornate. Come affrontare serenamente la vecchiaia? Da psicologa e da donna che ha appena superato i sessant'anni, Marie de Hennezel descrive con tono partecipe i tabù e i preconcetti sulla terza età, condanna la corsa insensata all'eterna giovinezza, suggerisce piccoli accorgimenti per accettare i cambiamenti inevitabili e imparare ad apprezzarli.
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L'infanzia e l'adolescenza sono due fasi dello sviluppo in cui si affrontano cambiamenti sul piano fisico, cognitivo, affettivo e comportamentale. L'inserimento nella scuola, l'integrazione con i coetanei, l'apprendimento delle regole sociali dello stare in gruppo, i mutamenti corporei: questi sono solo alcuni degli scogli che un minore deve affrontare per crescere. E può accadere che le difficoltà possono arrivare a dare origine ad un disagio. Il disagio depressivo indica un insieme di sintomi con caratteristiche comportamentali, cognitive e neurovegetative ben definite che determinano una condizione emotiva abbastanza diffusa in infanzia ed in adolescenza. La prevalenza della depressione è tra lo 0,5 ed il 3% nell'infanzia e raggiunge il 10-15% nell'età prepubere. Si manifesta con un'alterazione del tono dell'umore, che risulta facilmente incline all'ira per la maggior parte del giorno e con alti livelli d'intensità. L'alterazione dell'umore si associa ad un'attribuzione negativa agli eventi della vita, ad un mancato interesse per le attività, ad una perdita del peso corporeo, a disturbi del sonno, etc. La comorbidità è frequente. Quando i sintomi non compromettono il quotidiano funzionamento ed il minore gode di risorse temperamentali e di condizioni ambientali favorevoli, la strategia dell'attesa è corretta; un trattamento è invece necessario con un disagio severo.
Qual'è il rapporto ideale tra un padre e una figlia? Fa più danni un padre inaccessibile e collerico o un padre troppo "amico"? E che cosa si aspetta davvero una bambina? Braconnier ha al suo attivo un'esperienza che ha riversato in questo libro con il proposito di illuminare la complessità delle relazioni che legano i padri alle figlie. Al centro del quadro, le paure, i pudori, i conflitti da superare perché padri e figlie riescano a conoscersi e a dialogare.
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La "nave che affonda" è il vecchio manicomio con tutte le sue catene istituzionali che la legge 180 del 1978 - trent'anni fa - ha fatto scomparire. Quello presentato qui è un documento che viene dall'interno di un'esperienza calda, la battaglia contro i manicomi combattuta da Franco Basaglia, prima a Gorizia e poi a Trieste. Un documento che riporta alla fine degli anni Settanta con un consuntivo spregiudicato a più voci. Un documento che sembra lontano, ma che è straordinariamente vicino a noi. Nella casa di Venezia di Franco Basaglia si svolgono ore di animata conversazione. Con Franco Basaglia ci sono Agostino Pirella, un altro dei principali protagonisti di quella stagione, Franca Ongaro Basaglia, intellettuale e politica, coautrice con Basaglia stesso di molti testi, e un giornalista, Salvatore Taverna, che conosce bene il problema del disagio psichico.
Si può affermare che la psicologia, scienza ancora "giovane", non si è fatta mancare una caratteristica che appartiene a tutto ciò che è giovane. Vogliamo riferirci ad una psicologia del XX secolo in cui si è riscontrata una potente spinta a sperimentare un’ampia varietà di metodi nati nell’esercizio di punti di vista molto diversi tra loro. Risultati ci sono stati, ma l’inizio di questo secolo è sembrato il momento giusto per una riflessione meno tumultuosa e dal maggiore rigore cruciale per la vita umana di oggi e di domani.
È proprio da tale intenzione e missione che si è sviluppato il patrimonio presentato in Nuove procedure di psicodiagnosi e psicoterapia cognitiva, ove per la prima volta vengono descritti metodi per estrarre dalla esperienza quotidiana delle potologie psichiche e disagi più comuni quella preziosa essenza capace di orientare il rinnovamento e la realizzazione personale.
Quest’opera completa la presentazione degli elementi dottrinali e tecnico-operativi di una psicologia clinica che va acquisendo i caratteri di una psicologia del fondamento causale già introdotta dai due volumi precedenti dello stesso autore: La nuova psicoterapia cognitiva e Psicoterapia cognitiva e profondità causale, entrambi editi dalla Sugarco Edizioni.
Antonino Tamburello, medico psichiatra e psicologo romano nato nel 1946, è fondatore e direttore dal 1973 dell’Istituto Skinner di Roma – Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, responsabile di simposi dedicati nei principali Congressi Internazionali, dal 2005 è coordinatore del Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche dell’Università Europea di Roma. È docente di Psichiatria e Psicologia Clinica presso questa stessa Università.
A trent'anni dalla "180", la cosiddetta "legge Basaglia", che segnò la progressiva chiusura dei manicomi, un dialogo tra uno dei protagonisti di quegli anni e uno storico della medicina. Per fare luce su una vicenda spesso mitizzata e messa al servizio delle ideologie. Un percorso che va oltre gli slogan, che offre dati, date, fatti, numeri, e descrive lucidamente i corsi e ricorsi della politica psichiatrica italiana. Uno sguardo dissacrante che dai problemi sociali e medici legati al disagio mentale si allarga sull'Italia dell'ultimo mezzo secolo. Dal riformismo dei primi sessanta alla controcultura giovanile, dalla sinistra dei settanta ai problemi di gestione sul territorio, un pezzo di storia culturale e politica in un Paese che ancora non sembra aver sconfitto i suoi vecchi tabù. Etica della medicina, diritti del malato, autodeterminazione personale, garanzia della libertà individuale: temi drammaticamente attuali, che già risuonavano tra le righe pubblicate dallo Stato italiano il 13 maggio 1978. Eppure, nodi ancora tutti da sciogliere, oggi come trent'anni fa.
Bollas è senz'altro uno degli autori più rilevanti della psicoanalisi contemporanea per l'assoluta originalità del suo contributo e per lo sviluppo continuo del suo pensiero che è mobile, ampio, in continua evoluzione, seppure di una straordinaria coerenza interna. Leggendo i suoi libri, sembra che l'autore porti continuamente a compimento, ma in modo sempre insaturo, idee ed intuizioni che si possono rintracciare fin dai suoi primi scritti. L'impressione benefica che se ne trae è quella di un universo concettuale e clinico in continua espansione. Nelle due lunghe interviste qui contenute, è con questa mobilità del pensiero Bollas che si è dovuto confrontare Vincenzo Bonaminio, che è tra gli autori che meglio ne segue e ne conosce gli sviluppi. Bollas sostiene eloquentemente un ritorno alla comprensione di come la psicoanalisi freudiana funzioni, operi da inconscio a inconscio, da quello dell'analizzando a quello dell'analista e viceversa. La difficoltà di sfruttare e seguire fino in fondo le ipotesi freudiane sull'ascolto psicoanalitico ha portato all'abbandono delle libere associazioni e della ricerca della "logica della sequenza" che Freud considerava il modo primario di espressione del pensiero inconscio. Nelle due ampie interviste e in alcuni saggi collegati, tutti del 2006, seguiamo Christopher Bollas nella sua più recente, e radicale, sfida alla psicoanalisi contemporanea.
Un'introduzione italiana alla vita e al pensiero di uno degli psicoanalisti più brillanti e controversi del secolo scorso, "Sua maestà Masud Khan" è un libro rivolto allo studioso di psicologia e psicoanalisi e a chiunque sia interessato allo studio della mente umana. Si racconta l'infanzia pakistana di Khan, l'ascesa nella società psicoanalitica e nel jet-set londinese, e poi il declino, segnato dall'alcolismo e dalla follia. Nella seconda parte del volume sono illustrati i concetti e le ipotesi cliniche più originali, dalla personalità schizoide al trauma cumulativo, dalla "tecnica dell'intimità" dei perversi alla teoria della pornografia.
La violenza domestica è un fenomeno sociale e familiare di cui solo di recente si sono riconosciute l'estensione e la gravita. Infatti, in Italia, ma anche in altri paesi occidentali, questa forma di sopraffazione non scompare con l'avanzare del cosiddetto progresso; è solo divenuta più subdola e multiforme. Il volume è una riflessione sul costo sociale e psicologico, non solo per le donne, ma per l'intera società della violenza in famiglia. Una violenza che trascende i tempi storici e le condizioni socio-culturali, che si esprime quotidianamente nell'ambito di tante mura domestiche e ha come vittime non solo le donne ma anche i bambini, con conseguenze devastanti per tutti, poiché la violenza si trasmette e si apprende. Vengono rievocati e illustrati il percorso e i motivi culturali, sociali e politici che hanno portato alla nascita dei Centri antiviolenza in Italia e in molti paesi europei e non europei, attraverso le testimonianze di chi ha contribuito alla nascita di questi centri e di chi vi ha lavorato o tuttora vi lavora.

