
Mezzi preti o superlaici? Qual è la loro specificità? Nel postconcilio sembrano assodate alcune acquisizioni su questo ministero: preparati sul piano teologico e pastorale, essi sono ministri di Dio tra gli uomini costituiti con ordinazione «permanente» e con un mandato preciso, specifico, proprio, bene identificato nella struttura ministeriale della chiesa. Proprio del ministero diaconale è la diaconia della carità che si esprime nella comunicazione della parola di Dio, si attua nel servizio nelle soglie ecclesiali e sociali e si finalizza nella liturgia. Servono le membra più in difficoltà nell’esperienza ecclesiale, incentivano i germi di fede di chi è sulla soglia, aiutano tutti i laici cristiani a vivere da testimoni di Cristo e a camminare verso il Padre. Però… si è diffuso parallelamente un uso troppo versatile dei diaconi per situazioni le più varie, che hanno mandato in confusione clero e vescovi, da una parte, ma anche laici e laiche, là dove invece sporgere nel ministero. Si sono aperte così molte questioni critiche, che il fascicolo indicizza nella scansione degli interventi. L’obiettivo del fascicolo è quello di delineare alcuni punti fermi per una teologia del diaconato a partire dal confronto con le «fonti» (testi biblici, canonici, patristica, testi conciliari in particolare del Vaticano II, fonti liturgiche) e con le tesi che emergono nei/dai dibattiti teologici postconciliari. In un clima di recessione ecclesiologica il diacono è troppo confinato nelle sagrestie mentre i presbiteri stanno affollando (maldestri) le «periferie». La crisi è evidente.
Questo testo lancia provocatoriamente una sfida che nasce da un ribaltamento di prospettiva. Se si vuole andare alla ricerca di un senso possibile del fenomeno della mobilità umana, è troppo poco limitarsi a sapere se coloro che si spostano hanno un futuro nel Paese d'arrivo. Al contrario, si potrebbe provare a chiedersi se queste persone danno un futuro e dischiudono prospettive alle società in cui giungono. Questo capovolgimento è la chiave di volta che il cosiddetto "pensiero generativo" vuole offrire al dibattito sulle migrazioni. L'attualissimo lavoro di Emanuele Iula, più che voler essere esaustivo, punta sulla profondità del rapporto che si genera tra i dati raccolti dalle varie statistiche in circolazione e alcune interpretazioni di autori che si sono sforzati di andare oltre i dati, per cogliere un senso diverso e implicito al migrare. Per questa ragione, una delle direttrici seguite è stato il costante tentativo di dialogo con saperi e discipline diverse: filosofia, sociologia, antropologia e, non ultima, la teologia biblica. L'intento può apparire ambizioso. Forse lo è davvero. Ma consente di contribuire al dibattito più ampio. «E se scoprissimo che i fenomeni migratori, anziché una reazione a un qualche disagio, sono in realtà la risposta a una domanda ben più profonda?» (Emanuele Iula).
Viviamo in una realtà frantumata, frastagliata. Il pluralismo è il volto visibile della globalizzazione, e a questo destino non sfugge nemmeno il mondo religioso. Ora, c'è chi reagisce denunciando il supermercato delle credenze e lamentando il bricolage religioso. E c'è chi si chiede che senso dare a questo fenomeno rispetto alla fede del Dio unico che interviene nella storia per salvare tutti gli esseri umani. Alla cacofonica di Babele, Rémi Chéno risponde con la sinfonia di Pentecoste: insegna ad accogliere teologicamente la diversità che non abolisce le differenze (e la verità!), ma le trasfigura in cangianti riflessi policromi. Lo fa inseguendo, con umiltà e rispetto, le orme di Colui per mezzo del quale tutto esiste. Ecco allora un libro talvolta scomodo, spesso sorprendente, sempre rivelatore: una guida intelligente per integrare nella fede cristiana lo "scandaloso" pluralismo religioso dei nostri giorni. «Il mio approccio, che definirei postliberale, opta per un esercizio umile della ragione nel confronto con le ricchezze dell'altro, senza peraltro cadere negli estremi dell'esclusivismo o del pluralismo» (Rémi Chéno).
Tra le tante definizioni attribuite ai giovani quella di «sdraiati» ha avuto un certo successo. Ma in quella condizione, oggi, si trova a volte anche la generazione adulta: arresa, scoraggiata, delusa. Tuttavia sorprende il fatto che Gesù nel Vangelo abbia spesso incontrato gente «sdraiata», cioè «a terra», bloccata su una barella, addormentata su un pagliericcio, accovacciata ai piedi di gente che mangia, in un angolo in disparte, paralizzata su un letto di malattia. Sono «gli sdraiati del Vangelo». A tutti costoro Gesù rivolge una parola: «Alzati!», oppure: «Va'!», perché Gesù rimette in piedi gli sdraiati, giovani o adulti che siano, nel tempo della loro formazione o in quello della testimonianza.
La parrocchia è chiamata ad essere una realtà viva, perché composta da tante persone, volti e risorse che se messe insieme, portano a grandi risultati. Certo, non mancano le situazioni imbarazzanti, più prettamente “umane”, dettate dal troppo attivismo, spesso misto a vanagloria e secondi fini. La parrocchia, come realtà viva, è anche in continua purificazione, con un sano senso di autocritica, secondo l’idea che tutti siamo utili ma nessuno indispensabile: ciò vale anche e soprattutto nelle cose di Dio. Questo opuscolo desidera essere un elogio ai ministeri nella Chiesa, con il desiderio che possiamo agire sempre più per la ricerca della gloria di Dio e non nostra.
Dio salva? Come Dio salva? Di fronte ai problemi dell'uomo e del mondo di oggi è ancora possibile parlare di salvezza? Si può pensare alla salvezza nonostante la precarietà della vita e i drammi che affliggono l'umanità? Come le emergenze sociali e ambientali mettono in questione l'idea di salvezza e la stessa immagine di Dio Salvatore? Queste sono le domande fondamentali che hanno ispirato e segnato il percorso del XXV Congresso Nazionale dell'Associazione Teologica Italiana, per avviare una riflessione sulla soteriologia cristiana, sulle modalità del compimento della salvezza e sulle categorie della sua interpretazione e formulazione.
Qual è la forma evangelica della fede? La riflessione è condotta in quattro tappe: la fede ha una struttura relazionale: nasce sempre da un incontro personale con Gesù e si approfondisce nel cammino alla sua sequela; la fede è alla prova del tempo: il suo percorso, le sue crisi, la sua maturazione si svolgono nel corso dell'intera esistenza; la fede è mediata dalla testimonianza: non è mai un'esperienza individuale, ma è sempre accompagnata dai segni della testimonianza ed è destinata a trasformare tutte le relazioni; L'ultima tappa è dedicata al prezioso momento del discernimento e dell'accompagnamento. Indispensabile sia in riferimento alle scelte personali - il discernimento spirituale e vocazionale - sia in riferimento alla dimensione pubblica e civile - il discernimento dei "segni dei tempi".
Le parole e i gesti di papa Francesco per l'unità visibile della chiesa hanno aperto una nuova stagione del cammino ecumenico, soprattutto per quanto riguarda la sua dimensione quotidiana e locale: l'ecumenismo, infatti, deve diventare "pane quotidiano" nella vita dei cristiani, chiamati a una conversione del cuore per essere sempre docili strumenti nelle mani di Dio. Il movimento ecumenico è nato dal desiderio di una migliore conoscenza dell'altro: anche oggi l'accoglienza della diversità è l'elemento essenziale che caratterizza i cristiani nel mondo, dove testimoniano insieme la loro profonda e reale unità nell'accogliere chi è ai margini della società.
Cosa dire sul nostro essere umani? Quale genere di umanità vogliamo far sviluppare nella società? E come appare la nostra umanità? Forse la sfida più diffusa oggi è proprio quella di non perdere il senso dell’umano, sfida che necessita chiarezza in merito a cosa sia o non sia una persona. Ci sono forze – politiche, economiche, psicologiche – che ci spingono a essere meno di ciò che Dio desidera che siamo. Ma l’umanità voluta da Dio è movimento, è un processo in cui dobbiamo far fronte allo straordinario, una via di vita in cui diventiamo straordinari.
Rowan Williams (Swansea 1950) dal 2002 al 2012 è stato arcivescovo di Canterbury. Teologo formatosi a Cambridge e a Oxford sulla grande tradizione delle chiese d’oriente e d’occidente, ha sempre cercato di rendere intellegibile il messaggio del vangelo agli uomini e alle donne di oggi. Presso le nostre edizioni ha pubblicato tra gli altri Il giudizio di Cristo (2003) e Resurrezione (2009).
In un momento in cui la Chiesa concentra l'attenzione sull'educazione e la trasmissione della fede alle nuove generazioni con il Sinodo I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, l'autore presenta e mette in evidenza come l'Eucaristia ha ispirato questi grandi maestri della tradizione cristiana: Giovanni Bosco, Teresa d'Avila, Paolo VI, Alfonso Maria de' Liguori, Giuseppe Lazzati, Maria Elisabetta Mazza, Carlo Gnocchi, Pino Puglisi, Francesco di Sales. Un modo per conoscere le loro preziose lezioni di vita cristiana.
Riflessioni teologiche e pastorali in preparazione al 52° Congresso Eucaristico Internazionale (Budapest, 13-20 settembre 2020). Alla luce della Scrittura e della visione del Concilio Vaticano II, il documento sviluppa una serie di approfondimenti sul sacramento dell'Eucaristia come fonte della vita cristiana, della vita ecclesiale, della trasfigurazione del creato, della santità, della missione e del servizio.
Il volume accoglie il capitolo iniziale di una ricerca giovanile dell’autrice e due brevi saggi che mettono a tema il ministero, in generale e nella specifica prospettiva del diaconato femminile. La questione del ministero delle donne, infatti, e l’istanza di una riforma della Chiesa in questo senso appaiono ormai necessarie e non più procrastinabili. Il volume vuole dunque essere un tentativo di smuovere le acque e accelerare la messa in discussione del ministero, considerata anche la reiterata domanda delle donne d’esservi ammesse, che ha certamente contribuito a radicalizzare
il problema. L’autrice si interroga seriamente sullo statuto del ministero, sulle sue forme e, soprattutto, sostiene la necessità di elaborare modelli alternativi, vicini quanto più possibile all’Evangelo. Si tratta di oltrepassare
la pretesa diversità/superiorità «ontica» per fare spazio definitivamente alla diakonia come dimensione propria alla Chiesa tutta, bella nella variegata diversità dei suoi carismi e nell’altrettanto variegata diversità dei corrispondenti ministeri.

