
In tutte le chiese del mondo si celebra la Cena del Signore: in alcune chiese la si celebra ogni giorno, in altre meno frequentemente. La Cena del Signore unisce tutti i cristiani, ma anche li divide: il suo significato può essere espresso in vari modi e sul nome ci sono preferenze diverse: Cena del Signore, eucaristia, comunione, Santa Cena. La Cena del Signore - così come il battesimo - riporta in primo piano la figura unica del Cristo e la partecipazione del fedele al suo senso più profondo. Nella figura del Cristo, del «Figlio di Dio», il Maestro si immedesima nei discepoli e i discepoli nel Maestro. Qualsiasi discussione avvenga intorno alla Cena del Signore, non si dovrebbe mai perdere di vista l'essenziale: l'unione voluta dal Cristo in modo radicale tra sé e discepoli: di questo si parla; questa è anche oggi una chiave interpretativa irrinunciabile per ogni credente. «Il nostro tema sarà l'immedesimazione di Gesù nei discepoli e dei discepoli in Gesù. La cristologia intera, anche quella del Quarto vangelo o della Lettera agli Ebrei, guarda in questa direzione. Nella misura in cui Cristo si immedesima nel credente, questi a sua volta si immedesima in Cristo: ciò è vissuto concretamente nella distribuzione e consumazione degli elementi, pane e vino. Non è una sintesi di tipo misterico tra Gesù e credenti, anzi la evita. In ogni caso la Cena sembra qualche cosa di più di un semplice convito. Così anche la manna nel deserto è qualche cosa di più di un cibo perché attesta la "Presenza" che accompagna Israele nel suo esodo dall'Egitto. Il termine "immedesimazione" ha la proprietà di unire e tener distinto nello stesso tempo, unendo Cristo e credente. In qualche modo metto in gioco me stesso in un rapporto vitale e reale». (Sergio Rostagno)
Scritti di grandi pensatori ebrei e introduzioni al loro pensiero di studiosi cristiani Un'antologia per superare i pregiudizi che ostacolano il dialogo ebraico-cristiano Le cause e le implicazioni teologiche della frattura tra giudaismo e cristianesimo Saggi di Leo Baeck, Martin Buber, Franz Rosenzweig, Will Herberg, Abraham J. Heschel ... ...L'antologia raccoglie significativi estratti delle opere di cinque illustri pensatori ebrei del XX secolo – Leo Baeck, Martin Buber, Franz Rosenzweig, Will Herberg e Abraham J. Heschel – ciascuno dei quali è introdotto da uno studioso cristiano contemporaneo. Dalla quarta di copertina: Pubblicata in inglese e divenuta ormai un classico, l'antologia curata da Fritz A. Rothschild presenta una ricca scelta di testi sul cristianesimo di cinque dei maggiori pensatori ebrei del Novecento: Leo Baeck, Martin Buber, Franz Rosenzweig, Will Herberg e Abraham J. Heschel. Accompagnati da ampie introduzioni di altrettanti studiosi cristiani, i testi dei cinque autori ebrei non si limitano a esprimere un particolare orientamento di pensiero all'interno dell'ebraismo ma si pongono inoltre in dialogo con la cultura cristiana. Un dialogo interreligioso sincero, che muove alla ricerca di comuni origini dimenticate nonché di un comune orizzonte di fede nello stesso Dio, tentando di superare i pregiudizi che lo ostacolano.
Un contributo aggiornato alla definizione di Oriente cristiano e sul rito Siro-Antiocheno sviluppato dalla Chiesa cristiana. Il volume è arricchito da un inserto di tavole a colori sulla geografia delle Chiese siriache.
Questo testo, di tutte le numerose questioni riguardanti il sacramento della penitenza, prende in considerazione il solo momento dell'interazione tra il confessore chiamato a donare, nella carità, verità e giustizia, la riconciliazione con la Chiesa e il perdono di Dio e il penitente che, sinceramente pentito, riconosce e confessa i suoi peccati, implorando con umiltà e fiducia la riconciliazione con la Chiesa e il perdono di Dio.
Nato dall’esperienza didattica, il libro propone una prima parte sull’urgenza e la problematicità di un trattato sui fondamenti di morale sociale. Segue la presentazione degli umanesimi e progetti etico-sociali che tendono ad egemonizzare la cultura odierna, e del progetto compatibile con la visione cristiana della persona umana e della società.
È possibile parlare del cristiano come sacramento? In caso affermativo, come e in che senso? Il presente studio prende le mosse da questa domanda radicale e si confronta con il "De Ecclesia Christi" e il "De Immaculato Deiparae semper Virginis Conceptu" di Carlo Passaglia (1812-1887). Il risultato è sorprendente. Non solo emerge l'organicità della teologia passagliana dal sapore biblico-patristico, ma è anche possibile osservare che alcune conquiste teologiche, attribuite oggi alla teologia del XX secolo e al Concilio Vaticano II, sono già presenti nella riflessione di un geniale teologo del XIX secolo, troppo a lungo dimenticato.
Un testo innovativo e originale, per la scuola e per la vita, promosso dall’esperienza del Centro Pro Unione di Roma e che risponde a requisiti di completezza, di rigore epistemologico e di aggiornamento sui temi dell’ecumenismo.
Questo Manuale di ecumenismo è strutturato in quattro ‘moduli’ tematici (ciascuno corredato di svariati sussidi): metodo, spiritualità, storia, sistematica. Offre una ricognizione della fisionomia del movimento ecumenico moderno, nel suo sviluppo storico e nelle sue articolazioni principali; una esposizione esaustiva della teologia ecumenica (princìpi fondamentali, snodi concettuali, correlazioni teoretiche e implicazioni pratiche); una analisi del contributo specificamente cattolico al dialogo ecumenico.
Il manuale propone inoltre delle prospettive sistematiche inedite che, frutto dell’esperienza maturata nella prassi del dialogo, sono tese a suscitare una conoscenza operativa, utile a fini pastorali. Il testo fornisce cioè un accesso all’ecumenismo inteso non solo come sistema di pensiero, ma anche come preghiera e stile di vita cristiana; un’iniziazione all’ermeneutica appropriata dei documenti prodotti all’interno del dialogo; una rassegna della prassi e dei procedimenti specificamente ecumenici.
Il presente Manuale di ecumenismo si propone allora autorevolmente per i corsi sull’argomento che si tengono nelle Facoltà di teologia e negli Istituti di scienze religiose.
Il presente volume, che costituisce la terza parte dell'intero "Saggio sull'etica normativa nella Summa Theologiae di San Tommaso d'Aquino", considera le articolazioni antropologico-morali di quello che San Tommaso denomina "motus rationalis creaturae in Deum", analizzando le due tensioni correlate e basilari della natura umana: l'aspettativa della felicità e l'appetito razionale, entrambe coinvolte nella dinamica dell'azione morale verso il fine. L'autrice propone di ravvisare nel trattato tommasiano De Beatitudine una pregiudiziale teologica più che un'evidenza aristotelica - pure presente come cospicua fonte - e di rileggere la normazione etica in seno alla modalità tensiva dell'appetito razionale, tipico della crenatura intelligente, libera e per sé potestativa.
Il testo si rivolge a credenti e non credenti. Ad entrambi si ricorda l’importanza della facoltà dell’intelligenza, ciò che apre la ragione ad altro, oltre le sue pretese definitorie e sistematiche e, nel medesimo tempo, ciò che rende la fede aperta ai contributi della ragione, evitandole un ripiegare su se stessa come rifugio. Si tratta di un invito a creare presupposti di dialogo, non sulle buone intenzioni, ma sull’esercizio del comune patrimonio dell’intelligenza che ha rispondenze comuni nella riflessione, quella riflessione che è proposta nel testo.
Roberto Rossi nato a Roma nel 1950 è docente incaricato di Storia delle religioni, e del seminario Le ideologie del ‘900 presso la Pontificia Università Lateranense, nonché di Introduzione alla filosofia presso la medesima università e presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio” di L’Aquila, già collaboratore nel 1980 di Radio Vaticana e di Radio Tre dal 1981 al 1985, membro scientifico della “Rivista Rosminiana”. È autore di decine di saggi e ha tenuto conferenze per l’Università di Genova. Per la Tau ha già pubblicato il volume Religiosità, Religioni e Fede.
Il testo presenta dodici lezioni che cercano di concretizzare cosa e come debba comportarsi l'insegnante di religione a scuola nel tentativo di collegare l'insegnamento della Religione Cattolica ad altre discipline (filosofia in particolare).
Queste pagine sono un invito a mettersi in ascolto di alcuni brani giovannei, assumendo come filo rosso il “paradigma del vedere”: in ciascuno dei racconti considerati compaiono personaggi che incontrano Gesù e, nella relazione con lui, imparano a “vederlo”, e a riconoscerlo. Per ciascun brano analizzato si offre una lettura esegetica essenziale, corredata poi da qualche commento di natura teologico-spirituale utili a favorire la meditazione della Parola. L’itinerario si svolge in più tappe ed è delimitato, da un lato, dalla richiesta entusiasta che alcuni greci, desiderosi d’incontrare il Maestro, rivolgono all’apostolo Filippo nell’imminenza della Pasqua – «Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21) – e, dall’altro, dall’esternazione piena di gioia dei discepoli davanti al Risorto: «Abbiamo visto il Signore!» (Gv 20,25). Questa, in definitiva, è la méta dell’itinerario proposto da Lorenzo Rossi: che i nostri occhi, purificati dalla parola di Dio, giunga- no a vedere Gesù sempre più nitidamente.
Una croce gemmata. Così appare e così è suddivisa questa raccolta degli scritti minori di padre Lanfranco Rossi.
La struttura è quella di una croce. Le gemme incastonate che la integrano sono tagliate e disposte con quella regolarità non troppo perita che è il fascino di tanta oreficeria altomedievale.
Anna Maria Giannella

