
Dopo il suo commento al Padrenostro, il sacerdote agostiniano e docente di Esegesi Biblica, Santos Sabugal, ci offre anche un valido contributo per analizzare quello che viene considerato il simbolo della Chiesa ieri e oggi, cioè il Credo. Il presente commentario al Credo, in particolare ci offre una spiegazione sia antologica (analizzando gli scritti dei Padri della Chiesa e il Magistero ecclesiale) ma anche biblico-teologica e infine personale.
Dopo i suoi commentari sul Credo, sulla preghiera del Padrenostro e sull'episodio del Vangelo riguardante la guarigione del cieco nato, pubblicati sempre dalla L.E.V., Santos Sabugal, (sacerdote agostiniano, stimato esperto di esegesi biblica e catechesi), offre in queste pagine uno studio esegetico e teologico su un altro tema solidamente radicato nella tradizione biblica, ma spesso trascurato dall'antica e moderna investigazione ecclesiologica, vale a dire la costituzione della Chiesa come serva di Dio e la sua missione di servizio. Il volume è rivolto dunque sia ai membri di tutta la comunità ecclesiale, con lo scopo di ricordare loro un aspetto essenziale del loro essere e del loro servizio, ma anche a tutti i fedeli laici che intendono partecipare alla missione servizievole della Chiesa .
Dopo i suoi studi biblici sul Credo, sul Padrenostro, e sulla costituzione della Chiesa come serva di Dio, pubblicati sempre dalla L.E.V., Santos Sabugal, (sacerdote agostiniano, stimato esperto di esegesi biblica e catechesi), offre in queste pagine un nuova analisi esegetica e teologica su un altro tema solidamente radicato nella tradizione biblica, vale a dire il peccato e il sacramento della Riconciliazione. In particolare questa duplice tematica non viene analizzata nell’ambito di tutta la letteratura testamentaria, ma specificatamente in quella evangelica, e nel preciso contesto del messaggio storico di Gesù. Ne risulta dunque uno studio, rivolto a tutti i fedeli (religiosi e laici), con finalità non solo esegetica, ma anche pastorale, capace di risvegliare nei peccatori la coscienza delle proprie colpe e di ricordar loro l’amore di Dio e la gioia del Suo perdono
La scelta antologica contenuta nel volume intende offrire al lettore un contatto diretto con alcuni grandi maestri del pensiero credente dall'età patristica al XX secolo, da Origene e Agostino a Newman, fino a Rahner e von Balthasar. I testi - disposti secondo un criterio cronologico - sono introdotti da brevi schede. In appendice vengono presentati i testi del Concilio Vaticano I e Vaticano II.
"La teologia dialogica interreligiosa non è una nuova stanza che si aggiunge a quelle già esistenti della teologia biblica, sistematica, dogmatica e fondamentale, ma un modo diverso di abitare ogni stanza". In pagine di ampio respiro, l'autore - riprendendo le riflessioni metodologiche della teologia delle religioni svolte da alcuni suoi esponenti di spicco come Jacques Dupuis, Michael Amaladoss, Claude Geffrè - raggiunge le ultime frontiere del pensiero su cristianesimo e religioni, attingendo al pensiero di David Tracy, Felix Wilfred, Paul Tillich, Raimon Panikkar, Francis X. Clooney e James Fredericks. Sullo sfondo dell'emergente pluralismo religioso e della condizione postmoderna, l'Autore esplora poi alcuni degli ambiti e dei temi critici della prassi e della teoria dell'incontro tra le religioni così da enucleare orientamenti inediti per un ripensamento della metodologia teologica. Di qui l'attenzione specifica a due grandi religioni orientali: l'induismo e il buddismo.
"Immaginare l'altro è un'impresa ardua. Richiede coraggio, fantasia, voli inaspettati, andare per sentieri poco battuti. L'alterità è il concetto che più ripugna al 'buon senso', che più facilmente si tacita, si sopprime, tanto è preponderante il desiderio di omogeneizzare, di normalizzare. Eppure abbiamo la necessità, come singoli e come comunità, di metterci sulle tracce dell'Altro, ma se siamo incapaci d'immaginarlo ne sentiremo l'esigenza?". A partire da questa domanda, l'autore si cala nel pluralismo religioso odierno per presentare gli sguardi che le diverse religioni (cristianesimo, induismo, buddismo, giudaismo e islam) hanno rivolto all'a/Altro nel tentativo d'immaginarlo, di non spezzare quella relazione. Da questo bisogno di socialità, diventa indispensabile un rinnovato impegno per il dialogo e l'incontro tra i credenti, in vista della costruzione di una "casa di preghiera per tutti i popoli".
L'eterna unione di Parvati e Siva, la discesa di Krsna tra le gopi, l'inno all'amore del Cantico dei Cantici, il buon Pastore che ama le sue pecorelle fino alla fine (Gv 10, 11-18), quel Dio il cui cuore "si commuove dentro e il cui intimo freme di compassione" (Os 11, 8): tutte queste manifestazioni dell'amore di Dio, nonostante la lontananza temporale, culturale e linguistica, appartengono a un immaginario collettivo inesauribile e condiviso. Sembra esserci, nell'amore, una dimensione universale che trascende tutte le sue forme e le sue espressioni particolari: l'amore vive in ogni espressione culturale umana, genera empatia ed energia creativa, comunica attraverso le differenze di tempo, luogo e spazio. L'autore, in un vero e proprio esercizio di teologia comparata, si pone in ascolto di un classico hindu dell'amore di Dio per coglierne le risonanze cristiane in vista di un ripensamento dell'autocomprensione cristiana in chiave interreligiosa.
Il volume propone in modo dettagliato un'accurata ricostruzione storica del rapporto tra fede e ragione.
Il cristianesimo si è sempre presentato come religione rivelata in cui Dio ha detto se stesso e tutto di sé: in particolare nell’evento Cristo, la parola definitiva di Dio poiché Verbo incarnato. Il volume ripercorre il senso biblico dell’autocomunicazione di Dio, la declinazione storica dell’idea di rivelazione con particolare attenzione allaDei Verbum del Vaticano II e offre alcune riflessioni sistematiche insistendo sul rapporto tra rivelazione, parola e storia.
S.E. Mons. Ignazio Sanna, dottore in teologia, diritto canonico e filosofia, è stato Professore Ordinario di Antropologia Teologica, Decano della Facoltà di Teologia, Pro-Rettore dell'Università Lateranense. Assistente Diocesano della Fuci di Roma (1973-1983), Assistente Nazionale dei Giovani di Azione Cattolica (1983-1988) e del Meic (2000-2006), dal 22 aprile 2006 è arcivescovo metropolita di Oristano. Attualmente è membro ordinario della Pontificia Accademia di Teologia, del Comitato per il Progetto Culturale Italiano e della Commissione della CEI per la Dottrina della fede, l'Annuncio e la Catechesi.
Nell'orizzonte della modernità e dei legami fra modernità e cristianesimo si colloca la proposta della cristologia filosofica che, come affermato da colui che ne ha definito lo statuto epistemologico, X. Tilliette, testimonia non solo il continuo confronto dei filosofi moderni con il Cristo ma, più radicalmente, come Cristo sia stato il principio ispiratore di tanti sentieri della filosofia moderna. Il volume dopo un primo capitolo in cui si delineano alcune caratteristiche essenziali della modernità e del rapporto fra cristianesimo e modernità, mette a tema la cristologia filosofica per poi presentarla in alcuni autori significativi: Spinoza, Kant, Fichte, Hegel, Schelling, Nietzsche.

