
Primario intento dell'opera è la riesposizione gioiosa e ammirata del dono e dell'offerta che Cristo Signore fa di sé stesso nell'Eucaristia. Scandagliata nelle sue molteplici dimensioni, è descritta in special modo nella sua funzione di edificare la Chiesa in quella vita di comunione e di amore che sgorga dal seno della Trinità. La divino-umanità del Figlio, Agnello di Dio, Sommo Sacerdote e Sposo, è comunicata alla Chiesa per fare di essa come un sacramento di unità per il mondo, il segno e lo strumento nelle mani di un Dio compassionevole e amante dell'uomo. L'attuale stagione della sinodalità impone la riaffermazione del fondamento teologico e teologale del camminare insieme dei cristiani in mezzo alla comunità degli uomini, senza mai perdere di vista la meta della comunione definitiva con lo Sposo nella Gerusalemme celeste.
In questo libro l'Autore riflette sulla relazione tgra il mistero della Chiesa e l'unione delle due nature nel Verbo incarnato, all'interno di un preciso arco storico-teologico: tra l'opera pionieristica del teologo J.A. Mohler (1796-1838) e la Costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II (1962-1965).
Da sempre il Mediterraneo è stato teatro e crocevia di popoli, di culture, di tradizioni e di religioni diverse. Sulle sponde del Mare Nostrum sono sorte alcune tra le più grandi civiltà del passato che hanno indelebilmente segnato il corso della storia. I contributi qui raccolti - presentati in occasione dell'Atto Accademico dello Scalabrini International Migration Institute (SIMI) tenutosi il 28 novembre 2011 - rappresentano un'occasione per approfondire alcune delle problematiche legate all'interrelazione tra i diversi popoli che oggi abitano il Mediterraneo, tanto dal punto di vista storico, quanto da quello socio-culturale, come da quello più strettamente teologico-pastorale. Particolare attenzione è stata riservata agli avvenimenti più recenti che hanno con forza messo in luce vecchie e nuove sfide pastorali cui la Chiesa di oggi, esperta in umanità, è chiamata a rispondere con coraggio e generosità.
La scrittura filosofica moderna e contemporanea ha rivelato e continua a rivelare la ricerca verso la verità. Attraverso il linguaggio si sviluppa il tema del dialogo che è tra quelli che più hanno alimentato la ricerca teologica e politica, etica e religiosa, estetica e trascendentale nel rapporto tra Gesù Cristo e la Chiesa. I due interlocutori si soffermano a scandagliare nei recessi delle “cose ultime”, dove si celano il mistero del male e della sofferenza, l’origine della libertà, la divinoumanità e il legame ineludibile che intercorre tra Dio, il Figlio e l’uomo. Se Gianni Baget Bozzo vede la salvezza solo per coloro che vivono dentro la chiesa cattolica, viceversa Alessandro Di Chiara sostiene una salvezza universale in virtù del carattere tragico e soteriologico della croce. Se il teologo esclude l’incontro con alcune culture religiose, in particolare quella musulmana, viceversa il filosofo considera fondamentale il confronto e il rispetto interreligioso. E ancora: se Gianni Baget Bozzo crede che il capitalismo sia una forma di democrazia conforme alla legge naturale, viceversa secondo Alessandro Di Chiara il vero senso dell’iniziativa privata si realizza nel riconoscimento della libertà nella solidarietà.
In questo saggio Don Gianni Baget Bozzo esce dai panni dell’analista politico per entrare in quelli del teologo e parlare, a credenti e non, di ciò che gli sta più a cuore: le verità ultime della fede cattolica. Il libro è una presa di coscienza alta, costruita con competenza e finezza di ragionamento, sulla necessità di recuperare le verità di fede dimenticate, riportandole al centro della teologia cattolica, rivalutando non solo il valore eterno dell’anima e la sua escatologia ma la “coscienza del mistero” come fondamento nella pratica dei sacramenti e in tutta la catechesi della Chiesa.
IL LIBRO
La mia è stata una vocazione singolare, nata da un’esperienza mistica conosciuta come tale, dall’ascolto di una Voce che parlava nel mio cuore e che aveva governato tutta la mia vita. Come raccontare la mia storia di prete se non raccontando anche il rapporto con Dio, il rapporto più segreto per ogni uomo, che per me era diventato così palese da suggerire tutti i miei atti? Non è stata una vita semplice e molte volte ho sentito la sua singolarità come una condanna, l’uscita da una vita ordinata che mi sarebbe piaciuto condurre e che non ho mai vissuto. Degli atti che compii porto la piena personale responsabilità. Nel descriverli non voglio presentarli come erano, cioè come ispirati, ma come atti fallibili di una persona umana che non può che sentire gli atti come propri e, motivandoli, non dà a essi altro significato che quello della propria responsabilità. (Gianni Baget Bozzo)
L'AUTORE
Gianni Baget Bozzo è sacerdote, teologo, politologo e giornalista. Scrive su periodici e quotidiani, tra cui «Panorama» e «Il Giornale». Tra le molte opere di cui è autore, ricordiamo «L’intreccio. Cattolici e comunisti 1945-2004», «Cristo e/o Chiesa» (2003), «Io credo. Il simbolo della fede parola per parola» (2003), «Profezia. Il Cristianesimo non è una religione» (2002), «L’Anticristo» (2001), «Di fronte all’Islam. Il grande conflitto» (2001). Nel 2004 presso la nostra casa editrice ha pubblicato il volume «L’Impero d’Occidente. La storia ritorna».
La cristianità è un modo di esistenza storica dei popoli che hanno ricevuto il cristianesiumo e che nel cristianesimo hanno espresso le loro culture. Essa è rimasta intatta anche quando la fede cristiana non è stata parte del sentimento comune. La stessa ragione occidentale, dominata dall’idea di produrre un cambiamento nelle condizioni di vita dell’uomo, trova le sue prime evidenze nel sentimento cristiano di un tempo nuovo, che dà un senso a tutta la vicenda umana in una chiave universale. Queste evidenze si sono impresse anche in popoli di diversa tradizione e cultura che sono entrati nel quadro della tecnologia sorta dai popoli della cristianità. La civiltà mondiale che stiamo vivendo e che richiede comuni valori e comuni istituzioni ha per riferimento il primato della persona e il valore delle regole di convivenza che ne garantiscono in modo crescente la libertà e l’eguaglianza formulata all’interno della storia dell’Occidente.
Il libro cerca di indicare i fondamenti e le dinamiche coerenti ad essi che hanno costituito le molte fasi e i molti voti della cultura che ha unificato materialmente il mondo. Il lettore vi troverà quindi non una storia dei fatti, ma quella della evoluzione delle idee: un’evoluzione che ha condotto al tempo della Cosmopoli tecnologica e post-ideologica, che della cristianità rappresenta l’ultima metamorfosi.
Gianni Baget Bozzo (1925-2009) , sacerdote, teologo, politologo e giornalista, ha collaborato con numerosissimi periodici e quotidiani, fra i quali Panorama e il Giornale. Nel corso della sua lunga attività intellettuale ha scritto circa cinquanta libri.
Fabrizio Gualco, nato ad Alessandria nel 1968, è laureato in Pedagogia e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia, Storia della Filosofia ed Estetica presso l’Università degli Studi di Genova nel 2000. Nel 2003 ha pubblicato il saggio I percorsi della libertà La ricerca del bene.
Un coacervo di idee alle quali il nostro autore ha fattivamente partecipato, organizzando le prime marce per la pace, creando collegamenti tra disparate personalità, dando vita a centri di volontariato e via dicendo; con l'intento precipuo di superare gli egoismi, di mettere le proprie energie al servizio di tutto quel che potesse aiutare a superare gli egoismi, contro i privilegi di classe, ma anche degli interessi delle gerarchie clericali. Un discorso del quale vengono qui riprese le fila con lucidità teorica, ma anche con accensione poetica: dei "semplici appunti" ordinati con liturgico richiamo alle evangeliche letture della messa domenicale e che però si appoggiano, con inusitata precisione, alla prassi politica e fanno ricorso costante alla preghiera. Mostrando una strada "stretta e difficile", ma che potrebbe essere decisiva per correre ai ripari in questi "tempi duri".
Il concetto di intentio ha occupato finora un posto molto particolare negli studi agostiniani proprio a motivo delle posizioni divergenti esistenti tra gli studiosi dell'interpretazione del suo status epistemologico. La posizione prevalente è quella di trascurare il significato conoscitivo dell'intentio per il suo legame con gli atti volontari (volontà, desiderio, amore, ecc.), mentre l'altra posizione consiste nell'identificarla con il concetto moderno di intenzionalità. In questo contesto complesso, la presente ricerca si dedica a raggiungere il significato fondamentale dell'intentio per descrivere semanticamente l'uso del termine, per via induttiva, analizzando le sue occorrenze nei dialoghi filosofici (prima parte) e nel De trinitate (seconda parte). Per tale strada, sulla base del concetto agostiniano di intentio, che costituisce la struttura conoscitiva dell'anima, e riflette quella ontologica, si giungerà a chiarire il nesso dinamico della conoscenza sia con l'amore sia con l'essere stesso dell'anima, dimostrando infine la correlazione conoscitiva e ontologica tra l'anima e la Trinità.
"'Vivere una doppia cittadinanza' è il titolo di un lavoro di dottorato discusso alla facoltà Teologica dell'Emilia Romagna sulla teologia della creazione nei quaderni de "La Civiltà Cattolica". L'autore, Federico Badiali, (...) segue con rigore le differenti acrobazie fra scienza, filosofia e teologia portate avanti in questi 150 anni dalla prestigiosa rivista dei padri gesuiti. (...) All'interno dell'arco di tempo preso in esame, dal 1850 al 2010, individua cinque svolte fortemente significative per quanto riguarda l'evoluzione storica della teologia della creazione. L'apprendimento sincronico, condotto di capitolo in capitolo, gli permette di prendere coscienza del fatto che le evoluzioni che hanno caratterizzato la teologia della creazione sono legate, in qualche modo, ai progressi o alle involuzioni che, di volta in volta, hanno riguardato la maniera in cui questa disciplina si è rapportata alla Scrittura, all'apologetica, alla scienza, all'evoluzionismo, all'ecologia. Dopo aver ricostruito, in maniera diacronica, gli sviluppi che la teologia della creazione ha conosciuto in ognuno di questi ambiti, Federico Badiali cerca, con successo, di mettere in luce il modo in cui la teologia della creazione si presenta oggi al confronto col pensiero postmoderno." (dalla Presentazione di Maurizio Tagliaferri)
I contributi raccolti in questo libro sono stati presentati al XIX Convegno annuale della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, tenutosi a Bologna nel 2025, e si presentano come il naturale prosieguo della ricerca teologica transdisciplinare avviata ormai da un decennio dal Dipartimento di Teologia dell’Evangelizzazione della FTER. Organizzato in tre parti - la prima dedicata a questioni antropologiche, la seconda di interesse sistematico e la terza di taglio esegetico - il libro disvela una nuova e necessaria prospettiva dell’evangelizzazione nel tempo della crisi, una visione che pone al centro l’esperienza spirituale vissuta da chi accoglie il vangelo. Il frutto di quell’esperienza è la speranza: nella consapevolezza che la crisi, ormai strutturale, non può essere superata ma deve essere attraversata, la speranza irradia la sua luce affinché non ci si smarrisca tra le fratture di questo tempo. Con contributi di: Paolo Boschini, Pier Luigi Cabri, Matteo Prodi, Brunetto Salvarani, Luciano Luppi, Riccardo Paltrinieri, Federico Badiali, Nicola Gardusi, Fabio Quartieri, Paolo Mascilongo, Enrico Casadei Garofani, Michele Grassilli, Davide Arcangeli, Maurizio Marcheselli.
Questa miscellanea è dedicata all’esperienza religiosa nella letterature medievale, in modo particolare ai temi della salvezza e della santità. Si prende avvio dall’analisi del genere agiografico, mostrandone la funzione eversiva nella nascita delle letterature volgari e quella sociale di educazione popolare; si indaga, poi, la relazione tra la mistica cistercense e la lirica dei trovatori provenzali; si passa, quindi, allo studio delle opere dantesche: nella Vita Nova si vedono i tratti mariologici della figura di Beatrice, mentre la Commedia è letta come poema di conversione; infine, viene illustrata la rappresentazione letteraria di San Francesco lungo i secoli.

