
L’empatia è la capacità di mettersi nei panni dell’altro percependo, in questo modo, emozioni e pensieri. Nasce non dal vedere l'altro o dal guardare l'altro, ma dall'osservare l'altro, dall'ascoltare l'altro, dal sentire l'altro, spinti da un sentimento d'amore che ci costringe ad ascoltarlo. Questo ci permette, dall'espressione dei suoi sentimenti, di entrare nel suo stato d’animo e comprendere il modo con cui potremmo essergli di aiuto e di sostegno nella situazione che sta vivendo. L'empatia di Gesù è evidente e presente in quasi tutta la sua azione. Con la sua vita, Gesù ci insegna a vedere gli altri in un modo diverso, condividendo i loro sentimenti e sostenendoli nei momenti di delusione.
Il Vangelo di Marco accompagna il lettore in un affascinante percorso che lo porta all'incontro con il mistero della persona di Gesù. L'umanità del Nazareno è colta nei suoi gesti e parole in cui trabocca una straordinaria ricchezza di sentimenti ed emozioni, quali commozione, tristezza, stupore, irritazione, abbandono in Dio. I commenti qui proposti seguono le letture liturgiche previste per le domeniche dell'anno B.
Vangeli e Atti degli Apostoli hanno in comune il fatto di essere scritti di carattere narrativo. Si tratta inoltre di narrazione storiografica. Del resto, Atti è la seconda parte della cosiddetta opera lucana, il cui primo tomo è costituito dal terzo vangelo, espressamente definito nel suo prologo come "narrazione" (dièghesis: Lc 1,1). Il termine "vangeli" è riservato ai quattro testi (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) totalmente incentrati sulla vita, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Gli Atti invece contengono solo pochi frammenti della vita terrena di Gesù (At 10,37-43) e narrano eventi successivi alla risurrezione, interessandosi all'opera di evangelizzazione originata dalla Pentecoste e ai primi passi delle comunità cristiane. A differenza sia dei vangeli che degli Atti, le lettere e l'Apocalisse non sono scritti narrativi: le lettere testimoniano un rapporto dirette fra il mittente e le comunità cristiane colte nel loro presente, mentre l'Apocalisse è una lettura della storia a partire dall'evento pasquale, il Cristo, Agnello immolato, morto e risorto.
Gianfranco Ravasi ci accompagna in un percorso affascinante e originale alla scoperta dei «sette vizi capitali» - superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e pigrizia -, dimostrandoci come siano tratti permanenti e sempre attuali della realtà umana. Una ricostruzione ricca di citazioni colte e aneddoti sottili, in cui «ogni vizio ha la sua trattazione specifica, secondo le sue tipologie e il diverso rilievo che occupa nella gerarchia dell'immoralità», che può anche risultare «un sano esercizio di autocoscienza: si potrà dire di conoscere bene se stessi quando si scopriranno in sé più difetti di quanti gli altri riescano a vedere».
Nell'analisi della parabola esistenziale del Cristo, Andreoli restituisce al lettore la personalità complessa di un uomo coerente con il suo messaggio di mansuetudine e di pace fino al patibolo. Per lo psichiatra, da sempre attento alla vita interiore delle persone, Gesù è modello universale di un'umanità umile e alta a cui la società del terzo millennio - credente, non credente, atea, agnostica - dovrebbe tornare a ispirarsi.
Vangelo è ogni "buona notizia", è Gesù stesso che desidera salvare l'umanità di ciascuno da un fallimento. La Chiesa, comunità dei credenti in Cristo, ha ricevuto la missione di trasmettere il suo messaggio rivoluzionario lungo i secoli. Lo ha fatto come ha saputo e potuto, anche, a volte, travisando l'annuncio di salvezza; perché in alcuni casi è meglio addomesticare il Vangelo, meglio fare sconti sulle sue chiamate. Il libro mette in luce alcuni testi evangelici dei quattro evangelisti che, attraverso interpretazioni di compromesso, hanno perduto nella vita quotidiana la loro incisività. Ogni lettore dovrà chiedersi: il mio incontro con la Parola ha fatto nascere la persona nuova, capace di rendere più umana la vita di tutti e possibile la pace?
“Coloro che si sforzano di purificare le loro anime, non solo possiedono in abbondanza del pane e dell’acqua spirituali, ma hanno a loro disposizione della carne: Il cibo solido è adatto agli uomini maturi (Eb 5,14), come insegna l’Apostolo, e come anche ha preannunziato Mosè parlando al popolo: Santificatevi prima di domani e mangerete carne (Nm 11,18). Le carni prefigurano il corpo divino, quello di cui si cibano i credenti nella Chiesa e la santa conoscenza dei cristiani, che è superiore a ogni scienza.“ (Al Vescovo Silvano, 99)
Uno sguardo attento sul dialogo ebraico-cristiano attualmente in atto, richiede di muovere i propri passi su di una Via venutasi a tracciare da ormai alcuni decenni, dopo il grande dono del Vaticano II. Sguardo che vuole, simultaneamente, colmare un vuoto per prenderne consapevolezza, aprirsi ed invitare tutti a percorrerla. Il richiamo del Card. C.M. Martini è sempre vitale ed attuale nel considerare un aspetto che tocca tutta la Chiesa e i credenti molto da vicino: [...] un ritardo che ci deve pesare molto, ad esempio, è il non aver considerato vitale la nostra relazione con il popolo ebraico. La Chiesa, ciascuno di noi, le nostre comunità, non possono capirsi e definirsi se non in relazione alle radici sante della nostra fede, e quindi al significato del popolo ebraico nella storia, alla sua missione e alla sua chiamata permanente.
La presente ricerca è circoscritta e, volutamente, selettiva: sia perché il panorama degli interventi, Congressi, Incontri di studio relativi al dialogo ebraico-cristiano si sono moltiplicati negli ultimi decenni, sia perché la quantità (non sempre pari alla qualità) degli articoli e dei libri stampati è cresciuta a dismisura.
Su quella che ho denominato Via dello Shalom bisogna considerare sempre due passi, quelli mossi dalla parte ebraica e quelli mossi dalla parte cristiana. Li innerva e li sostiene un interrogativo sotteso e strutturante: Come creare una piattaforma comune di scambio e di intesa?
Il fascino e la profondità dei vangeli e degli Atti degli Apostoli attraverso un percorso chiaro e alla portata di tutti: per scoprirlo basta... un weekend! Immergendosi nel contesto storico e spirituale in cui sono stati concepiti i vangeli, questo volume mette in risalto l'unicità di ciascuno di essi, esplorando la luce particolare che ogni evangelista ha gettato sulla vita di Gesù e gli inizi della Chiesa. Lasciati guidare attraverso una serie di riferimenti storici, geografici e lessicali, forniti con la massima cura per agevolare la tua comprensione. Con tre sequenze di letture guidate e commenti illuminanti, abbraccerai un nuovo approccio nella lettura dei vangeli. Che tu sia un neofita o un esperto, questo libro ti offre un'esperienza istruttiva e coinvolgente, arricchendo il tuo rapporto con i vangeli e portandoti a una comprensione più profonda della figura di Gesù e della Chiesa nelle sue origini. Una preziosa risorsa per coloro che desiderano arricchire la propria conoscenza storica, teologica e spirituale.
La chiave di lettura dei quattro vangeli canonici si trova proprio nel loro ultimo capitolo. Ecco perché abbiamo quattro memorie totalmente differenti circa la risurrezione di Gesù, fatto centrale della nostra fede. In comune hanno solo che, il primo giorno della settimana, delle donne (una, due, tre o varie) hanno trovato un sepolcro vuoto e visto qualcuno in forma angelica che ha parlato con loro. Per il resto, ogni comunità ha una memoria completamente differente. Il motivo? Gli evangelisti non si sono preoccupati di descrivere che cosa sia avvenuto quel primo giorno della settimana, come se facesse parte del passato, ma hanno annunciato il "Gesù vivo" presente nelle diverse comunità e ci fanno capire come, a partire dalla loro realtà e dalle loro problematiche, le comunità devono vivere per "testimoniare" la loro fede nel Gesù vivo che, come ci dice Marco, ci precede in Galilea, dove lo vedremo (16,7). Per comprendere, allora, ciò che era "Vangelo" per le comunità di Marco dobbiamo partire proprio dall'ultimo capitolo. (dall'introduzione dell'autore).
"Maria è stata una delle figure di riferimento nella mia ricerca di fede, proprio perché mi sono avvicinato a lei come alla madre dei discepoli. Ho imparato tanto, negli anni della mia giovinezza, dalle sue misurate parole e dai suoi gesti raccontati con immenso garbo dagli evangelisti, e la fede mi ha spalancato a una inattesa visione del mondo. Con Maria ho avuto un rapporto fatto di sguardi interiori e di cenni d'intesa, di presenza discreta e fedele: per me rappresenta, a tutt'oggi, una vera madre e una sorella spirituale."
Scopo di questo volume è mostrare come le verità cristiane sulla Madre del Signore possono essere lette come un'illustrazione fedele del cammino spirituale di ognuno di noi. Spesso i dogmi che riguardano Maria ci sembrano astratti e lontani dalla vita, ma così non è. Dietro ogni asserto di fede sulla Madre di Dio si nasconde la perla preziosa di un moto particolare della grazia, di un desiderio divino di raggiungerci. Maria, con la sua esistenza e con i suoi misteri, può veramente essere la guida della nostra vita spirituale. Bisogna sempre ricordare, come emerge dalla devozione mariana, che su Maria non è importante sapere molto, ma assumere la sua forma spirituale con pazienza e tenacia. Se ciò avverrà, come scriveva san Luigi Maria Grignon de Montfort, «l'esperienza ti insegnerà infinitamente di più di quanto ti dico io». Il futuro è di chi ama la Parola. Ecco perché, nota giustamente l'autore di questo prezioso volume "mariano", nel nostro domani di credenti la giovane donna di Nazaret rimarrà sempre come Madre e come Discepola.

