
I Tractatus in Psalmos furono scoperti e pubblicati da G. Morin tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Sulla base di vari riscontri l’editore attribuì i nuovi testi a Girolamo, di cui fino a quel momento era pressoché sconosciuta la produzione omiletica, datandoli al primo decennio del V secolo, quando lo Stridonense si trovava a Betlemme. L’attribuzione fu accettata unanimemente, fino a quando nel 1980 V. Peri non propose di intendere i Tractatus come la traduzione geronimiana delle omelie di Origene. Tale tesi ebbe largo successo in Italia, ma incontrò l’opposizione di alcuni studiosi della scuola francese, che continuarono a sostenere la paternità geronimiana. Qui si pubblicano il testo latino di Morin, rivisto dal curatore, e la traduzione italiana, corredata da un ampio commento che consente di inquadrare i Tractatus all’interno di una corretta prospettiva esegetica, ampia e articolata, che tenga conto della paternità geronimiana e dell’innegabile influenza origeniana.
«Il tempo degli uomini non può misurare la durata della mia solitudine. Io stesso non la conosco. La conosce il Padre, che mi ha esposto alla prova e assegnato il luogo e gli eventi della lotta». Nei quattro vangeli queste parole non ci sono. E quasi certamente Gesù non le ha mai pronunciate. Ma l'autore gliele attribuisce. Di più: Stefano Jacomuzzi fa parlare Gesù in prima persona, si avvicina al santuario della sua coscienza, indaga la sua anima di uomo che scopre a poco a poco di essere il Figlio di Dio. Il lettore viene condotto in questo modo a vivere per la prima volta dall'interno una storia vista finora solo dal di fuori.
Tutto il racconto di Luca si muove attorno al tempio, luogo sacro per eccellenza, la cui centralità narrativa e letteraria apre il campo all'indagine teologica. Il tempio non può essere visto come dato geografico accidentale, ma la frequenza dei riferimenti, la collocazione da parte di Luca di episodi chiave nel sacro recinto, l'insistenza sulla sua permanenza anche nella vita della primitiva comunità cristiana sono elementi che richiamano l'attenzione sul significato di questa istituzione. Attraverso l'analisi narrativa dei brani interessati si cerca di apportare un contributo nello studio dell'evoluzione del tema del tempio e della sua funzione all'interno del terzo Vangelo.
Si stagliano in questo romanzo i giorni più intensi e drammatici della vita del Maestro attraverso gli occhi di coloro che gli furono più vicini: amici e nemici, credenti e traditori. Giuda, lacerato dai dubbi, è delatore per denaro in seguito a un ideale infranto. Pietro, uomo semplice e fedele, lotta contro la paura, pur volendo compiere la missione ricevuta. Pilato, il governatore romano, si trova a decidere il destino di un uomo che non comprende, mentre il Sommo Sacerdote Caifa vede in Gesù una minaccia per la stabilità della nazione. E poi Maria, con tante altre donne, icone memorabili di forza e compassione. Ognuno affronta il proprio conflitto interiore in una narrazione che mescola eventi evangelici e approfondimenti psicologici, gettando nuova luce sul mistero insondabile della Passione di Cristo. Con uno stile coinvolgente e poetico, Stefano Segreto rende attuali riflessioni eterne su giustizia, fede e sacrificio. La capacità di alternare descrizioni vivide a dialoghi intensi dona al testo una straordinaria forza visiva e drammatica. L'autore sa scavare nell'animo dei personaggi con delicatezza e precisione, facendo emergere le fragilità, i tentennamenti e le contraddizioni di un'umanità fatta di carne e spirito. Non solo una narrazione potente, ma un viaggio emotivo e spirituale attraverso il mistero del dolore e della redenzione. Prefazione di Romano Penna. Post-fazione di Nicola Ciola.
Lontano da una pretesa esegetica e quindi scientifica, le pagine di questo libro desiderano essere semplicemente riflessioni sull'umano vivere cercando di guardare lontano, ma indietro, attingendo cioè alla sapienza degli autori ispirati della Bibbia nella consapevolezza che, grazie a loro e in particolare al primo Libro, si può giungere al principio delle cose, e quindi di noi stessi e così alle cose di Dio.
Lasciarsi "semplicemente" raggiungere: questo è la salvezza.
Paolo Scquizzato appartiene alla comunità dei sacerdoti del Cottolengo e si dedica alla predicazione e alla formazione spirituale in particolare del laicato; dirige la Casa di spiritualità «Mater Unitatis» di Druento (To).
L’espressione «ama il prossimo tuo come te stesso» attraversa Antico e Nuovo Testamento evidenziando la sua indiscussa centralità nel messaggio cristiano.
Nella trattazione gli autori seguono due strade metodologiche parallele – una teologica e una psicologica –, guidati da un comune interesse: fare chiarezza sulla nota espressione, spesso interpretata in maniera riduttiva e perfino fuorviante. Ad esempio è convinzione comune che l’amore verso di sé sia il punto massimo che la persona può sperimentare, ma spesso l’esperienza fa constatare come esso registri un livello talmente basso da indurre a escludere che possa essere una misura ottimale per amare il prossimo.
I due contributi, nella loro diversità, giungono a una comune conclusione, mostrando non solo la loro compatibilità, ma una vera e propria complementarietà quando sul piano catechetico ed educativo si desidera passare dalla conoscenza all’esperienza, dal sapere all’agire, dal capire al vivere.
Sommario
Prefazione. I. Ama il prossimo tuo come te stesso nella parola di Dio (G. Cirignano). 1. La Torah: il precetto del prossimo accanto all’autopresentazione di Dio. 2. «Ama il prossimo tuo come te stesso» nel Nuovo Testamento. 3. La misura dell’amore nel Nuovo Testamento. II. La misura dell’amore. Aspetti psicologici. (F. Montuschi). Introduzione. 1. Quando il «te stesso» è una misura inaffidabile. 2. La misura in eccesso: l’amore di sé sovradimensionato. 3. Costruire un «se stesso» credibile. 4. Dall’amore di sé all’amore per l’altro: le inesauribili premesse. Indicazioni bibliografiche.
Note sugli autori
Giulio Cirignano è docente di Sacra Scrittura all'Istituto teologico fiorentino e Assistente nazionale dell'Associazione italiana maestri cattolici. Presente con articoli di carattere biblico su pubblicazioni di argomento teologico e pastorale, è coautore, per la parte biblica, di Aa.Vv., Insegnare la religione nella scuola elementare oggi, SEI, Torino 1983 (nuova edizione 1988).
Ferdinando Montuschi è professore ordinario di pedagogia speciale all’Università degli Studi di Roma Tre. Psicologo e psicoterapeuta, si è occupato di problemi di apprendimento, di dinamica di gruppo e del rapporto fra intelligenza e affettività. Con A. Palmonari ha pubblicato Nuovi adolescenti: dalla conoscenza all’incontro, EDB, Bologna 2006.
Insieme i due autori hanno pubblicato presso le EDB La personalità di Paolo. Un approccio psicologico alle lettere Paoline (21999) e Marco. Un Vangelo di paura e di gioia. Esegesi e psicologia di sentimenti contrapposti (2000).
In queste pagine viene descritto l'amore inedito e coraggioso del Cantico dei Cantici. Ma l'amore si può imbrigliare in un racconto al punto da renderlo innocuo e inoffensivo? Lo si potrebbe addomesticare così da neutralizzare gli sconvolgimenti interiori che provoca la sua dirompente vivacità? No, l'amore ferisce e rende vulnerabili, l'amore costringe a riconoscere l'assoluta necessità dell'altro per la propria vita.
«Come si fa a pregare?». Questo interrogativo parla di noi, e dice la verità: noi non riusciamo a pregare, dobbiamo impararlo. E nessuno è in grado di insegnarcelo, se non il Signore. I discepoli stessi riconobbero la propria incapacità chiedendo a Gesù: «Insegnaci a pregare». Coltivare questa domanda già di per sé conduce alla soglia dell’incontro con Dio: la richiesta, infatti, presuppone il riconoscersi poveri, e confessare la propria impotenza permette al dono di Dio di essere accolto. Dio dona la preghiera a chi gliela chiede: semplicemente e infallibilmente. Gratis. Con questa idea di fondo, il libro pone l’accento di volta in volta su aspetti diversi dell’esperienza orante: sulla fatica estenuante che un autentico apprendimento della preghiera comporta, ma, soprattutto, sulla dimensione di gratuità che abita la preghiera, e sola le consente di esprimersi in pienezza. Particolare attenzione è dedicata alla preghiera vocale, il canale per eccellenza dell’orazione nella tradizione ebraico-cristiana, nella quale si prega anzitutto per mezzo delle parole: i Salmi, il Padre Nostro, le preghiere mariane, quelle che si recitano a tavola, per strada o al capezzale dei malati sono altrettante formule con cui le parole pongono alla presenza di Dio e consentono di vivere nella sua alleanza. Ma nel dialogo con Dio le parole si accompagnano sempre al silenzio. C’è un silenzio che sta al di qua dell’espressione verbale, quando la parola ancora non ha preso forma: è la «preghiera originaria» con cui si apre il libro; e c’è un silenzio più forte e più ricco, esperienza che si compie al di là di tutte le parole: è la «preghiera perfetta» che conclude il prezioso itinerario tracciato da p. Standaert. In essa lo Spirito, secondo l’insegnamento di Paolo, «viene in aiuto alla nostra debolezza e intercede per noi con gemiti inesprimibili».
Benoît Standaert è monaco benedettino e uno tra i più innovativi e pensosi esperti di spiritualità biblica. In traduzione italiana ha pubblicato: "Il Vangelo secondo Marco", Roma 1984; (con O. Clément), "Pregare il padre nostro", Magnano Vercellese 1988; "Le tre colonne del mondo. Vademecum per il pellegrino del XXI secolo", Magnano Vercellese 1999; (con C.M. Martini e G. Danneels), "Lo spirito dell’apostolo. Quando il ministero ha un’anima", Milano 2002
Questo libretto – che ha come riferimento continuo il libro biblico di Tobia – mette in luce nella prima tappa il necessario distacco dalle rispettive famiglie di origine per creare una nuova coppia. Successivamente vengono approfonditi temi quali l’aiuto di Dio alla coppia, il percorso di maturazione che la coppia intraprende, le scelte della coppia, la necessità di non gravare la vita di coppia di false aspettative, come vivere una sessualità sana, e infine i progetti e le aperture della coppia perché sia vitale.
Gli autori
I coniugi Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini sono docenti all’istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia e nominati come esperti nella Consulta Nazionale della Famiglia della CEI. Laureati all’Università Cattolica
del Sacro Cuore di Milano, vivono a Lecco. Sono due noti consulenti e formatori in ambito familiare e autori di numerose pubblicazioni su tematiche psicopedagogiche tra le quali ricordiamo: Ben-essere in famiglia e Dio fa bene ai bambini. La trasmissione della fede alle nuove generazioni (Brescia 1994 e 2008); L’altra trama (Milano 1997); Il grande libro dei genitori, A pranzo da mamma, Genitori nella tempesta, La famiglia
nel giardino delle Scritture (Cinisello Balsamo 2004, 2005, 2006, 2008) e, con lo psicoterapeuta Matteo Selvini, autori di L’aiuto alla famiglia. Guida per gli operatori volontari (Cinisello Balsamo 2007); infine, hanno redatto la voce Famiglia per il Dizionario di ecclesiologia (Roma 2010)
In questo secondo volume Richard Pervo prende in esame le posizioni paoline e antipaoline espresse nella letteratura protocristiana sia neotestamentaria sia patristica. In questa prospettiva - la prospettiva dell’atteggiamento che si prese a riguardo sia di Paolo apostolo sia del corpus paolino - sono esaminate le lettere pseudopaoline anche non canoniche e le varie e diverse figure di apologisti, epistolografi, storici della chiesa, ortodossi e cosiddetti eretici. Paolo diede la vita alla ricerca dell’unità dei credenti in Cristo, e paradossalmente fu la ricerca costante e sempre sfuggente di una unità che non fosse semplice uniformità che spesso fece di Paolo l’apostolo della disunione. La ricostruzione della complessità della sua figura riserva non poche sorprese.

