
L'autore ricostruisce la storia sociale di una credenza a partire dal primo presunto avvistamento di dischi volanti nel 1947, concentrando la sua attenzione sulle vere e proprie religioni sorte attorno a "contattisti".
Lo straordinario racconto di Ginzberg, che attraverso una minuziosa e lunga ricerca sulle fonti dilata lo scarno testo biblico ad affascinante, romanzesca epopea di un popolo millenario, accesa dei colori del mito, prosegue in questo terzo volume con la storia avvincente dei dodici figli di Giacobbe, e con la vicenda umana e sovrumana, tormentata e sublime, di Giobbe. Per la tradizione ebraica questi personaggi (i capostipiti) che con i loro travagli e le loro interminabili peregrinazioni paiono prefigurare il percorso e il destino delle tribù d'Israele, rappresentano dei veri e propri eroi, prodi in guerra e forti nell'animo, protagonisti di favolose imprese che ne esaltano il carattere e la virtù.
"Scrivendo questo libro, la mia intenzione è quella di tentare di andare oltre i confini formali della mia fede. Voglio mostrare che esistono alcuni principi etici universali che possono aiutare ognuno di noi a raggiungere la felicità a cui aspiriamo. È un vibrante appello alla responsabilità individuale quello che il Dalai Lama affida a queste pagine: distinguendo tra religione e spiritualità, è possibile superare l'antico dilemma di credere o non credere, riportando al centro della riflessione le qualità interiori dell'uomo, le sue infinite potenzialità addormentate, o semplicemente poco stimolate nell'attuale società ipertecnologica, fabbrica di competitività e appagamenti effimeri limitati alla sfera materiale. Puntare sull'amore, la compassione, la capacità di empatia con i propri simili, la tolleranza, il perdono, il senso di responsabilità e di armonia vuol dire avere a cuore il benessere dell'altro, riconoscere l'impatto che le proprie azioni possono avere sulla collettività e regolarsi di conseguenza per il bene comune, in altre parole agire "eticamente". Riscoprire questa dimensione è il primo passo verso quell'auspicata "rivoluzione spirituale", presupposto della pace interiore e fra i popoli, che rappresenta l'unica via per affrontare alla radice i grandi problemi dell'umanità, in una prospettiva nuova, moralmente impegnativa, lungimirante e vicina al pensiero non-violento di Gandhi.
La prima monografia in lingua italiana sulla nuova religione giapponese di origine non buddhista più diffusa in Europa.
23 novembre 1990: in risposta a una richiesta giunta al Pime da Madre Teresa di Calcutta, padre Toni Vendramin parte per la Cambogia. Il Paese si sta faticosamente rimettendo in piedi dopo il periodo dei khmer rossi (1975-1979): un dramma che ha causato due milioni di vittime, decine di migliaia di feriti e mutilati, famiglie alla fame. Dei 65.000 cattolici censiti nel 1970 ne sono rimasti solo 7.000, dispersi in tutto il Paese. Non potendo essere presente come istituto missionario, il Pime apre l'ong New Humanity, che promuove progetti di sviluppo rurale, educazione delle donne e cura dei disabili fisici e mentali. Col tempo, anche per la Chiesa cattolica si aprono nuovi spazi; diversi missionari del Pime, di varie nazionalità, si alternano nel Paese. Sono attivi nella pastorale e per la ricostituzione delle comunità cristiane, dediti all'annuncio del Vangelo ai non cristiani e la testimonianza della carità, in dialogo con il mondo buddhista. A 25 anni di distanza, questo libro ricostruisce, grazie al reportage dell'autore nelle missioni del Pime e agli scritti dei protagonisti, la storia e il senso della presenza dell'Istituto in Cambogia, totalmente a servizio di una Chiesa locale giovane e piena d'entusiasmo.
Un'introduzione sintetica e obiettiva per capire il personaggio di Rajneesh e il movimento da lui fondato: una realtà controversa che ha avuto anche in Italia un momento di grande diffusione.
Storie vere, vissute da persone conosciute, si intrecciano nell'Aggadàh ad avvenimenti fittizi e personaggi leggendari, con l'obiettivo di far riflettere su una domanda centrale dell'ebraismo: non chi è Dio?, ma che cosa vuole Dio da noi? Per questo l'Aggadàh mantiene intatti nei secoli la sua freschezza e il suo fascino. Sono storie di miracoli, di carità, di speranza, di dolore, di assenza, storie si esilio, di redenzione, che hanno per protagonisti Maestri, Sapienti, discepoli di Sapienti, uomini e donne comuni. Storie apparentemente ingenue che riconducono alle questioni umane essenziali: il bene, il male, la vita, la morte, la giustizia, la fedeltà, le responsabilità personali e per questo vanno al di là del mondo ebraico e hanno qualcosa da dire agli uomini e alle donne del nostro tempo. L'Aggadàh, termine ebraico che vuol dire narrazione, è una fonte molto importante per la conoscenza delle concezioni spirituali e religiose del giudaismo rabbinico postbiblico. Attraverso i racconti gli autori antichi ricapitolano e attualizzano gli avvenimenti salvifici della storia d'Israele con Dio. Volume di J. Fraenkel.

