
Il credente che giunge in Turchia con l'animo del pellegrino, incontra la storia ricchissima delle prime comunità cristiane. Con i viaggi missionari di Paolo, il Vangelo si radicò tra i cristiani dell'Asia Minore. Lì sono fioriti i primi martiri; lì si è sviluppato uno stupendo monachesimo; lì i Padri della Chiesa hanno fatto i grandi Concili (Nicea, Efeso, Costantinopoli). Questo libro aiuta a ricostruire la griglia storica del cammino della Chiesa fino al VI secolo, sulla quale collocare al punto giusto i fatti e le figure che si andranno a rievocare passando di luogo in luogo. In appendice, materiali per le celebrazioni nei vari luoghi visitati.
In ogni tempo e cultura la tentazione “settaria”, rappresentata dall’aspirazione a distinguersi dalla folla indistinta, sia civile che religiosa, attraverso la creazione di una nuova entità sociale rassicurante e motivante, al punto da immergervi gradualmente la propria identità più profonda, ha costituito una cifra comune e ricorrente. In particolare l‘'epoca moderna, caratterizzata da una società sempre più frammentata e da una religiosità frantumata, per la caduta delle ideologie forti di riferimento e per la crisi delle istituzioni religiose tradizionali, rappresenta un terreno particolarmente fertile per proposte culturali e spirituali alternative in generale. Questo libro intende offrire un quadro organico e documentato, a livello multidisciplinare, non solo del complesso e variegato mondo dei gruppi settari in generale e dei movimenti religiosi alternativi in particolare, ma in primo luogo delle motivazioni che spingono l’uomo contemporaneo ad aderire a proposte “religiose” talvolta bizzarre e spesso pericolose.
Il terzo volume di "Le religioni e il mondo moderno" è dedicato al rapporto tra Islam e modernità. Si tratta di un tema oggi al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica occidentale per una serie di motivi troppo noti per insistervi, i cui effetti in ogni caso toccano sempre più i vari paesi europei. Anche se il confronto dell'Islam con la modernità è ben più antico e meritevole di adeguati approfondimenti e di un'adeguata contestualizzazione storica, la centralità che questo confronto ha assunto nel villaggio globale negli ultimi trent'anni spiega la scelta, a differenza dei due volumi precedenti, di privilegiare una "storia presente" di questi rapporti.
I lavori di Asin Palacios, di Corbin, di Izutsu hanno fatto conoscere al pubblico occidentale la singolare figura d’Ibn ‘Arabî. Nato in Andalusia nel 1165, morto a Damasco nel 1240, colui che è stato soprannominato Al-Shayk al-Akbar – il Maestro spirituale per eccellenza – esercita da otto secoli una grande influenza sulla mistica islamica, suscitando al contempo presso gli avversari del sufismo, ancora oggi, attacchi di una violenza estrema.
Se i tratti principali della metafisica d’Ibn ‘Arabî cominciano a essere conosciuti, la sua «agiologia» non è stata fino ad oggi che solo parzialmente esplorata e costituisce la prima formulazione globale e coerente, nel pensiero islamico, di una dottrina della santità che ne definisce nell’insieme la natura e la funzione e precisa i criteri di una tipologia dei santi fondata sulla nozione di eredità profetica. Essa inoltre chiarisce il problema controverso dell’origine del «culto dei santi».
L’opera di Michel Chodkiewicz, basata su un’analisi minuziosa dei testi, presenta i dati essenziali di quest’aspetto dell’insegnamento di Ibn ‘Arabî, un insegnamento in cui l’esposizione teorica non è mai separabile dall’esperienza visionaria che la ispira. Esso si conclude con una descrizione dettagliata in due fasi – ascesa verso Dio, discesa verso le creature – del viaggio iniziatico il cui compimento fa del santo il necessario mediatore tra il Cielo e la Terra: così la fine dei santi non è che un altro nome della fine del mondo.
In queste pagine il Dalai Lama legge e commenta il Vangelo, delineando affinità e divergenze fra cristianesimo e buddhismo. Con parole di profonda saggezza, nate dalla serenità del raccoglimento meditativo, da un lato ammonisce coloro che si definiscono "buddhisti cristiani", perché non si deve cercare di "mettere la testa di uno yak sul corpo di una pecora". Dall'altro però non dimentica come sia Buddha sia Gesù sottolineino quel seme di risveglio spirituale presente in tutti noi e traccino la via della salvezza nell'amore compassionevole verso il prossimo. In questa prospettiva è possibile un incontro costruttivo tra le due religioni, nel reciproco rispetto delle specifiche identità. E proprio questo dialogo può insegnarci come gli esseri umani siano in grado di amarsi non malgrado le diversità, ma proprio perché diversi.
La libertà, l'amore, l'impegno sociale, i fini dell'educazione: sono questi i temi degli scritti raccolti in "La ricerca della felicità", uno dei capisaldi del pensiero di Jiddu Krishnamurti, un saggio che ha formato migliala di persone in tutto il mondo qui riproposto in una nuova, accurata traduzione. Nelle parole del maestro si sente vibrare il retaggio della millenaria tradizione spirituale indiana, rivitalizzato però dal confronto audace con la modernità, il progresso tecnologico, la coscienza delle ingiustizie e delle sofferenze del mondo contemporaneo. Krishnamurti non offre risposte, ma domande stimolanti. E agli uomini di ogni luogo e di ogni cultura ripropone la grande lezione del pensiero religioso e filosofico dell'India: è possibile cambiare il mondo, ma solo a patto di operare in se stessi una profonda trasformazione interiore, rinunciando a ogni consolante certezza prefabbricata al fine di perseguire senza pregiudizi la propria personale verità.
La ricchezza e l'attualità della tradizione filosofica ebraica
Il pensiero ebraico di fronte allo smarrimento contemporaneo
Mosès e Rosenzweig, Levinas, Sholam ecc.
In questo libro di incontri con l'amico Malka, Stéphane Mosès rievoca, in una straordinaria autobiografia intellettuale, l'itinerario che, dopo l'annientamento della Shoah, lo ricondusse gradualmente alla filosofia ebraica fino a fare di lui uno dei principali pensatori della modernità ebraica.
Dalla quarta di copertina:
In questo libro di incontri con l'amico Victor Malka, Stéphane Mosès rievoca, in una straordinaria autobiografia, l'itinerario intellettuale che lo ricondusse gradualmente alla filosofia ebraica – quasi annientata dalla Shoah – fino a fare di lui uno dei più grandi pensatori della modernità ebraica della seconda metà del XX secolo.
Dalla scoperta della ricchezza e dell'attualità di una tradizione filosofica e talmudica di cui ignorava tutto al ruolo avuto nella ricostruzione dell'ebraismo francese, dall'amicizia con Gershom Scholem all'impegno per far conoscere l'opera di Franz Rosenzweig, la storia di un uomo che ha contribuito in modo determinante a disegnare la modernità intellettuale ebraica degli ultimi decenni.
This fifth volume in the series, Don Bosco: History and Spirit, is chiefly devoted to a description of the institutional expansion of the Salesian work. The first two chapters describe the school reform legislation in the Kingdom of Sardinia, noting that the secularization of the public school was the first significant step taken by the liberal revolution in its program aimed at a general secularization of society and the gradual elimination of the Church’s influence. In this context Don Bosco’s historic decision to undertake the school apostolate in a major way in Piedmont and Liguria is understood as part of the Church’s effort to counteract the process of secularization. This may be rated as the the first great "external" expansion, spanning the 1860s and early 1870s. A second expansion described in the last chapter (Ch. 8) spans the decade 1875-85 and sees the Salesian work established in France and Spain, and further in Italy. This presentation is preceded, by way of context, by a brief historical survey of united Italy under the governments of the radical Left (from 1876), and by an even briefer sketch of the political-social situation in France in the first decade of the Third Republic (1875-85)–all this in the pontificate of Leo XIII (from 1878).
The middle section of the volume (Chs. 3-6) looks at the internal development of the institution especially from the standpoint of Don Bosco’s response to perceived needs of society and Church. This includes: Don Bosco’s espousal of the devotion and ideology of Mary, the Immaculate Help of Christians, and his decision to build the great church in her honor (1860s); Don Bosco’s protracted involvement (in a private capacity) in the negotiations between the Holy See and the Italian State for the appointment of bishops to vacant dioceses and obtaining for them the royal Exequatur (1865-74); Don Bosco’s founding, in association with Mary Mazzarello, of the Institute of the Daughters of Mary Help of Christans as a companion congregation to the Salesian Society (1864-1872); lastly (from the 1860s), Don Bosco’s on-going reflection on the Salesian lay vocation and his articulation of the Salesian Brother’s participation in the Society’s mission.
In questo libro Thich Nhat Hanh, celebre maestro zen, insegna ai lettori come creare l'abitudine alla felicità. Spiega come funziona la mente e come possiamo allenarla realizzando le condizioni per essere felici attraverso la creatività, le visualizzazioni, la meditazione. Thich Nhat Hanh illustra inoltre alcuni esercizi pratici per migliorare la lucidità mentale e ripristinare l'armonia tra corpo e spirito, prendendo anche alcuni esempi dalla vita del Buddha o dalla propria esperienza diretta. Il risultato è un libro pieno di ispirazione, la cui lettura invita a raddoppiare gli sforzi a beneficio di tutti gli esseri senzienti, sapendo che questi sforzi sono l'unica via possibile per raggiungere la felicità personale.
In una società sempre più multietnica, accade spesso di venire a contatto con persone di diversa fede religiosa, ed è normale che questa vicinanza susciti curiosità e interesse. Sono le stesse esperienze quotidiane a costringerci a riflettere e a suggerirci continue domande: quali sono i cibi casher? Che cose il Ramadan? Perché la Pasqua non si festeggia sempre lo stesso giorno, come il Natale? Che cos e il Nirvana? Aline Baldinger-Achour, docente di didattica delle religioni all'Università di Parigi, fornisce tutte le risposte. Con un approccio originale e imparziale, spiega le quattro grandi religioni evidenziandone le differenze e i punti di contatto, illustrandone le origini, la storia, ma soprattutto i riti, le festività, e le implicazioni che essi hanno nella vita quotidiana, nella famiglia, nell'alimentazione, nell'abbigliamento, nella sessualità. Ci aiuta quindi a superare luoghi comuni e preconcetti, dissipare dubbi e paure dettati spesso solo dall'ignoranza. Scritto in forma semplice e comprensibile, un testo per ogni genitore o educatore che intenda fornire ai bambini gli strumenti per una convivenza più matura e consapevole. Perché la conoscenza è il primo passo verso la tolleranza.
La problematica del comparativismo nella storia delle religioni, un ambito che che nel corso del XX secolo ha conosciuto grandi dibattiti
Julien Ries ritiene che, dopo avere ricostruito e analizzato i diversi sistemi religiosi nelle loro peculiarità applicando il metodo storico, lo studioso debba fare un passo ulteriore e porsi la questione del significato delle esperienze religiose per gli uomini che le hanno vissute e per l'uomo in generale. La storia, in questo modo, apre la strada all'ermeneutica. L'autore comincia con il mostrare, attraverso una disamina storiografica puntale, come si sia via via imposto il problema della comparazione e come i principali storici delle religioni lo abbiano affrontato. Sulla base delle loro ricerche, l'antropologia religiosa si propone oggi di comprendere e rendere esplicito il messaggio di cui l'homo religiosus è stato portatore nel corso dei millenni e di cogliere i tratti di quel rapporto fra l'uomo e il sacro che si esprime nei fenomeni religiosi. Il caso dei simboli della croce e della luce, studiati nella loro inesausta ricchezza di significati, dimostra in maniera eloquente il modo di procedere dell'ermeneutica di Ries. La comparazione, cioè il confronto di esperienze, di idee, di sistemi religiosi, non è però soltanto uno strumento di analisi scientifica. Essa costituisce anche la condizione per un dialogo fra le varie confessioni religiose. Il volume si conclude con un importante testo sull'inculturazione, tema fondamentale del rapporto tra le religioni.
Esistono domande che contengono in sé tutto ciò che le società occultano. Una di queste è certamente il ruolo della donna nell’Islam. Così quando Benazir Bhutto fu eletta Primo ministro del Pakistan nel 1988, nessuno in Occidente si era resoconto della frattura che questo avvenimento aveva provocato nella storia dei paesi islamici. L’inchiesta storica e sociologica di Fatima Mernissi nasce da questo avvenimento. Essa indaga quindici secoli di storia dell’Islam, dalla storia delle dinastie ai fondamenti del linguaggio politico religioso, per scoprire il ruolo spesso nascosto delle sultane. Anche le domande più scottanti e attuali sullo stato della donna in Islam non sono assenti dall’indagine. Fatima Mernissi fa parte infatti di questa umanità e vive in prima persona i problemi della condizione della donna nel mondo musulmano. Tale condizione viene riassunta mirabilmente dall’autrice attraverso il concetto di «medina democrazia»: «noi, abitanti delle “medine-democrazie”, stiamo girando, presi nel vortice tra cielo e terra, cosmonauti malgrado noi stessi, senza tuta né maschera a ossigeno,abbandonati in questa danza planetaria, la faccia scoperta e i palmi aperti. Con una differenza tutt’altro che trascurabile: che noi donne dobbiamo fare tutte queste giravolte con in più il velo».

