
I contributi qui raccolti affrontano il tema dell’incontro fra Islam e Occidente in età moderna con una prospettiva aperta su molteplici campi: missioni, e letteratura religiosa e controversistica, conversioni reali e apparenti, esperienze di convivenza e influenze reciproche, scambi linguistici e culturali, traduzioni di testi sacri e circolazione del sapere. La prima parte, Immagini e pratiche dell’Islam nella cultura europea, descrive l’islam visto con gli occhi di uomini di Chiesa, viaggiatori, scienziati, filosofi e “liberi pensatori” dell’Europa del Seicento. La seconda parte, Politica e religione di fronte all’Islam, mette a fuoco il valore delle vittorie militari, degli scambi politici e delle missioni religiose per la formazione di un’immagine occidentale dell’Islam e per la conoscenza di esso. Il “lungo Seicento” si rivela così un periodo chiave nell’evoluzione di un rapporto tormentato e multiforme.
Saulo di Tarso, più noto come San Paolo, ha avuto la fortuna di essere stato iniziato ad una doppia cultura: l'ellenismo e il giudaismo. La sua illuminazione sulla via di Damasco non ha cambiato il suo carattere impetuoso: la grazia non cambia la natura. Saulo rimarrà ebreo, anche se dovrà integrare la sua professione di fede dello Shema Israel con quella nella divinità di Gesù. Rinuncerà tuttavia a recitare la preghiera giudaica quotidiana: "Benedetto se tu Signore che mi hai creato ebreo e non pagano". Anche il pagano è amato da Dio, perché Dio è un padre che ha due figli. La sorte del suo popolo lo coinvolgerà fino alla fine della sua vita e troverà una sintesi della lettera ai Romani. (9-11). Il comandamento biblico di amare Dio con tutto il cuore troverà il suo adempimento nell'inno alla carità (1 Cor 13).La Chiesa che parla di una nuova evangelizzazione deve avere il coraggio di meditare le fonti che parlano della prima evangelizzazione. La vita di Saulo di Tarso può aiutarla molto in questa ricerca.
La dialettica digitale riformula il rapporto con se stessi, gli altri e la natura. Centro e periferia, interno ed esterno, passato e futuro diventano categorie di uno spazio e di un tempo non solo geografico e storico: come raccontare e dove ricomporre i frammenti delle esperienze individuali e collettive? L'homo digitalis richiede un'interiorità capace di sostenere la molteplicità e la diversità, vivendola dentro una dinamica dialogica tridimensionale. La sfida è quella di imparare il viaggio di Abramo e non il nostos-ritorno di Ulisse, distinguere, come Perseo, la realtà dall'immagine della realtà e scrivere la vita come una enciclopedia aperta.
La Bhagavadgita è il testo sacro dell'India più caro a Gandhi, la bibbia da cui trasse ispirazione e nutrimento nel suo agire nonviolento. Qui offriamo la lettura che ne fece Vinoba, profondo conoscitore del sanscrito e delle Sacre Scritture, i cui commenti furono esaltati dallo stesso Gandhi.
Il libro Guru and Disciple descrive l’incontro di Henri le Saux O.S.B. (Svami Abhishiktananda) con Sadguru Gñanananda al suo asram, Sri Gñanananda Tapovanam, nella seconda settimana del dicembre 1955, e il suo ritiro di due settimane con lui nel marzo 1956. Egli presenta un’immagine vivida, bella e commovente del saggio e fa emergere l’essenza del suo insegnamento. Abhishiktananda fu pienamente aperto alla Grazia del suo Guru. Scrive in proposito: «Il mio Gñanananda è completamente vero. In esso io non ho sovrapposto me al Maestro. È diverso dagli altri libri e presenta il meglio dell’esperienza indiana, senza fare comparazioni o giudizi di valore. Di tutto ciò che ho scritto, Gñanananda è quasi l’unica cosa che rimane a galla.» È per via della sua totale trasparenza e per la grande rilevanza dei suoi contenuti per i tempi moderni che questo libro è riconosciuto come uno dei migliori documenti spirituali del ventesimo secolo. «L’importanza dell’incontro di Abhishiktananda con il suo Guru Sri Gñanananda è stata adeguatamente evidenziata e apprezzata in questa edizione italiana meglio che in tutte le precedenti.
Questa edizione del libro Guru and Disciple, sarà un’aggiunta di gran valore alla letteratura spirituale in italiano, diffondendo il messaggio senza tempo delle Upanishad come è stato insegnato dal grande saggio dell’est» (dall’Introduzione di Sri Svami Nityananda Giri).
La Terra di Israele è stata al centro dell’intera storia ebraica. La creazione dello Stato di Israele ha riproposto tale tema in tutta la sua urgenza e attualità, provocando un dibattito nello stesso Israele, nella Diaspora e tra le nazioni che ancora contestano il diritto del popolo ebraico a questa Terra. L’autore offre un contributo, dal punto di vista cristiano, a questo dibattito.
«Il testo che ci offre Raniero Fontana – Gerusalemme e dintorni – invita a percorrere Sion-Gerusalemme, a riconoscerla allo scopo di fare conoscere il Dio di Israele, il Dio creatore e redentore dell’universo. È questo Dio che gli ebrei di ieri e di oggi testimoniano, con la loro pratica dello Shabbat, con il loro attaccamento alla Terra di Israele, nel tempo e nello spazio di questo mondo. Terra di Israele, Gerusalemme e Tempio, sono tre realtà inseparabili, tre luoghi reali e simbolici nei quali e attraverso i quali Dio si rende presente al mondo e si lascia incontrare dagli uomini». (dalla Presentazione di Fr. Pierre Lenhardt)
Raniero Fontana è dottore in Teologia e laureato in Filosofia. Ha studiato Letteratura rabbinica presso l’Università Ebraica di Gerusalemme e presso l’Istituto Shalom Hartman diventandone ricercatore. Attualmente insegna Talmud presso l’Istituto Cristiano di Studi Giudaici e di Letteratura Ebraica a Gerusalemme. Tra i suoi libri più recenti segnaliamo: Aimé Pallière. Un “cristiano” a servizio di Israele (Milano 2001); Sinaitica. Ebrei e Gentili tra teologia e storia (Firenze 2006); La Guerra della Torah. Democrazia, giudaismo, idolatria (Milano 2008); Figli e figlie di Noè. Ebraismo e universalismo (Assisi 2009). In collaborazione con A. Contessa, Noè secondo i rabbini. Testi e immagini della tradizione ebraica (Cantalupa 2007).
Il 1968 non fu solo l’anno della contestazione giovanile, in cui soffiava lo spirito della ribellione, ma anche l’anno che ha visto l’inizio del Rinnovamento carismatico cattolico e del Movimento ebreo-messianico, in cui spirava lo spirito di Dio, teso a restaurare la signoria di Gesù sulle nazioni e sugli ebrei. Il Rinnovamento carismatico cattolico è ben noto nella Chiesa, mentre non lo è altrettanto il Movimento ebreo-messianico, che nel corso degli anni ha fatto nascere dal suo seno comunità di Ebrei messianici, che professano la fede neo-testamentaria in Gesù Messia e Figlio di Dio, unendola alla pratica più o meno completa delle antiche osservanze ebraiche. Queste comunità sono ormai presenti e attive in tutto il mondo ebraico, in Israele e all’estero. Il fenomeno è poco conosciuto nell’ambito cattolico e P. Carlo Colonna, gesuita, ne parla da teologo allo scopo di far conoscere le ricche problematiche teologiche, proprie degli ebrei-messianici. Dal 2003 ha partecipato a quattro Dialoghi tra cattolici ed ebrei messianici, tenuti a Bari fino ad oggi e promossi dalla Comunità di Gesù, Comunità carismatica di alleanza, che svolge un ministero di riconciliazione e di unità fra i cristiani in mezzo alle nazioni. Di questa Comunità è l’Assistente spirituale. P. Peter Hocken, (autore del saggio in postfazione) teologo cattolico, molto noto all’estero come competente del Movimento pentecostale ed ebreo-messianico, delinea l’aspetto storico e fenomenologico del sorgere del Movimento ebreo-messianico, le sue dottrine e pratiche di fede. La lettura di questo libro potrà essere un ponte per un dialogo più ampio e fecondo di unità tra cattolici ed ebrei-messianici.
L’Autore
Carlo Colonna è un sacerdote gesuita. Vive a Bari, dove è Assistente spirituale di una Comunità carismatica di Alleanza, la Comunità di Gesù, impegnata nel dialogo ecumenico col mondo evangelico-pentecostale, anglicano, ortodosso e con gli ebrei messianici. È predicatore, autore di canti religiosi e scrittore di numerosi libri di spiritualità e catechesi di diverso genere. Con Fede & Cultura ha pubblicato nel 2008 il volume “Medjugorje profezia mariana”.

