
Risposte puntuali e precise ai luoghi comuni della ideologia genere.
Quando Benedetto XVI ha rilanciato per tutta la Chiesa cattolica l'intervento del Gran Rabbino di Francia, che qui presentiamo in una integrale traduzione italiana a cura di don Pierre Laurent Cabantous, subito ci si è accorti che l'alleanza della verità poteva e - speriamo - potrà ristabilire quel dialogo tra i buoni, che sta alla radice di ogni autentico umanesimo.
Il convergere in questa pubblicazione, accanto all'autore, di voci autorevoli del mondo culturale ebraico e di significative personalità della Chiesa cattolica, unite nello stupore della visione di una monaca contemplativa dell'opera del grande Marc Chagall, pittore ebreo amico dei cristiani, tutto questo suggerisce la strada di un serio confronto che, senza dimenticare le differenze, sappia lavorare per il bene dell'uomo e della società. In questo si realizza il sogno che già il beato Giovanni XXXIII suggeriva, rivolgendo alcune sue encicliche "a tutti gli uomini di buona volontà".
Ci auguriamo che questo testo possa contribuire a un pacato e serio confronto tra chi ha a cuore la sorte dell'uomo, e sia strumento e servizio di tutti quegli educatori che, con i giovani, tentano di aprire la mente a prospettive di bene, fuori dagli stantii luoghi comuni.
Don Gabriele Mangiarotti, CulturaCattolica.it
Descrizione dell'opera
Le radici protestanti dei Testimoni di Geova, che oggi contano circa otto milioni di fedeli in tutto il mondo, impongono l'uso della Bibbia come unica fonte autorevole della teologia. Ma com'è possibile che un gruppo che si definisce «cristiano» ed è così saldamente ancorato al testo sacro non creda alla Trinità, alla divinità di Cristo, all'immortalità dell'anima, all'esistenza dello Spirito Santo, dunque al fondamento stesso di tutte le confessioni cristiane? La risposta passa attraverso la rigorosa analisi filologica della Traduzione del Nuovo Mondo, la versione biblica prodotta a partire dagli anni '50 del secolo scorso e utilizzata dai Testimoni di Geova per lo studio e la predicazione. Come dimostra questo saggio, primo lavoro scientifico edito in Italia sull'argomento, il testo biblico usato dai Testimoni di Geova è stato piegato alle esigenze teologiche del movimento con procedimenti filologicamente sbagliati. È la storia di una falsificazione che ha avuto e ha tuttora una ricaduta pesantissima sulla vita di milioni di persone, indotte a cambiare vita sulla base di un testo manipolato ad arte con finalità che poco o nulla hanno a che fare con la religione.
Sommario
Principali abbreviazioni e sigle. Presentazione (V. Cottini). Premessa. I. INTRODUZIONE AL GEOVISMO. Breve storia dei Testimoni di Geova. Organizzazione. Liturgia e sacramenti. Sono cristiani? La Traduzione del nuovo mondo (TNM). Il metodo WTS. Aspetti sociali. Disassociazione. II. CRISTOLOGIA GEOVISTA. Inferiorità di Cristo e sua creaturalità. Gesù Cristo: «rappresentante» e «agente» di Dio. Gesù Cristo o arcangelo Michele? L'adorazione «relativa». Liceità della preghiera a Cristo. Appendice I. Uso e abuso del nome divino tra la LXX e il NT. Appendice II. La risurrezione dell'iconoclastia nel geovismo. Appendice III. Croce o palo? La questione dello stauròs. III. LA POLEMICA ANTI-TRINITARIA E LA TEOLOGIA DELLO SPIRITO. «Il Padre è in me» nel quarto vangelo. L'inno cristologico di Fil 2,5-11. Digressione: volontà e scienza in Cristo. Lo Spirito Santo: persona o energia? IV. ESCATOLOGIA GEOVISTA. L'anima immortale e la parabola di nefeš. Gli inferi nell'immaginario geovista. Le due risurrezioni. La natura del corpo dell'uomo dopo la risurrezione. Chi sono gli «unti»? Parousìa: presenza o venuta? Cronologia del regno di Cristo. Il «riposo di Dio». Il regno millenario. Appendice IV. Il canone biblico della WT. Conclusioni. Letteratura classica e patristica citata. Opere citate non edite da Watchtower.
Note sull'autore
VALERIO POLIDORI (Roma 1977) è laureato in Filologia patristica all'Università di Roma «La Sapienza», ha compiuto studi specialistici alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Sant'Anselmo in Roma, e ha conseguito il dottorato in Scienze ecclesiastiche orientali al Pontificio Istituto Orientale. È socio ordinario della Society for Oriental Liturgies, consulente della Diocesi d'Italia del Patriarcato di Mosca per la traduzione delle ufficiature liturgiche, con cui ha pubblicato la versione italiana della Liturgia di san Giovanni Crisostomo, e membro del comitato scientifico della rivista Studi sull'Oriente Cristiano. Ha curato l'edizione di manoscritti italo-greci inediti e per EDB ha pubblicato I Testimoni di Geova e la falsificazione della Bibbia (2007).
Il volume esce in occasione dell'anniversario dell'Editto di Milano del 313, con il quale l'imperatore Costantino sancì la libertà religiosa all'interno dell'impero. Gli Autori analizzano i cambiamenti che l'editto costantiniano suscitò nell'ideazione e realizzazione dei primi edifici di culto cristiani in Siria.
Prima traduzione italiana, con testo a fronte
Il cuore del messaggio della Riforma dalla viva voce di Lutero
La questione delle indulgenze e i temi centrali della fede cristiana
L'inattesa risonanza delle 95 Tesi affisse il 31 ottobre 1517 alla porta della chiesa del castello di Wittenberg indusse Lutero a redigere un sostanzioso commento a ciascuna di esse, le Resolutiones, pubblicate nell’estate dell'anno successivo.
Lutero vi espone il suo pensiero non solo sulle indulgenze, pomo iniziale della discordia, ma anche su temi centrali della fede cristiana quali la penitenza evangelica (che è la conversione quotidiana del cuore e della mente), il perdono dei peccati (che si ottiene per sola fede), i poteri del papa, il vero tesoro della Chiesa (che è la croce di Cristo), la necessità di una riforma della Chiesa (che solo Dio può compiere).
Ovvero, l'essenza del messaggio della Riforma illustrato dalla viva voce di Lutero.
Esiste un conflitto tra le religioni? Tra le civiltà? E se esiste, può essere giustificato dall'antagonismo tra un Occidente ancorato alla modernità e alla laicità, e un islam congelato nella fede e nella tradizione? A partire dagli attentati dell'11 settembre, il testo analizza la natura profonda dei loro autori e la complessità dei loro rapporti con l'Occidente. Invitando il lettore a fare un'opportuna distinzione tra islam e islamismo, e mettendo l'accento sulla grande disomogeneità dell'islam contemporaneo, l'autrice analizza il problema prendendo ad esempio la Turchia dei nostri giorni".
Questo scritto fu pubblicato per la prima volta nel 1946 per conto del Consiglio Federale delle Chiese Cristiane Evangeliche d'Italia che ne aveva affidato la redazione a Giorgio Peyrot (1910-2005). Con esso si intendeva porre all'attenzione dei Costituenti la necessità di affermare una libertà religiosa eguale per tutti e senza discriminazioni, con il superamento delle disposizioni più illiberali. Ad esempio l'impedimento al ministro di una determinata confessione acattolica, sprovvisto di approvazione governativa, di esercitare liberamente gli atti conseguenti al proprio ministero in privato e in pubblico. Giorgio Peyrot è stato Docente di Diritto Ecclesiastico presso la Facoltà Valdese di Teologia e all'Università di Perugia. Fu personalita? di rilievo nel panorama degli studi giuridici e delle relazioni tra societa? civile e societa? religiosa e strenuo difensore delle minoranze religiose.
A partire dalle opere di Omero, Esiodo, Erodoto, Callimaco, in questo breve saggio Vernant analizza nella cultura greca la costante di un'opposizione tra Altro e Identico, civiltà e selvatichezza, ideale apollineo e frenesia dionisiaca. Emblemi di questa eterna oscillazione sono tre divinità: Dioniso, Artemide e Medusa. Dioniso, dio del teatro, fa irrompere nel quotidiano l'ebbrezza e il delirio; Artemide, dea della caccia e delle zone di confine (tra umano e ferino, tra adolescenza ed età adulta) assolve una funzione di mediatrice nella sua veste di dea dell'ospitalità. Medusa infine, con la sua maschera orrida e grottesca, è figura del disordine cosmico, dell'indicibile: in essa l'immaginario greco proietta l'alterità assoluta ed elabora la propria idea della morte.
Abù Hàmid al-Ghazâlî (1058-1111) nacque a Tus (Persia). Studiò a fondo la religione islamica e divenne docente a Baghdad. In seguito a una profonda crisi spirituale abbandonò l'insegnamento per dedicarsi alla ricerca di Dio nell'approfondimento della mistica islamica. Viaggiò tra La Mecca, Damasco e Gerusalemme, per tornare infine nella sua città natale e dedicarsi alla scrittura delle sue opere. Il suo pensiero illumina la storia dell'Islam. La conoscenza intellettuale e l'esperienza della fede, unite insieme, guidarono al-Ghazâlî nella ricerca di ciò che stava al di là della realtà apparente e dell'effimero. Esperienza questa che egli descrisse nella sua opera più significativa, "Il ravvivamento delle scienze religiose". La sete spirituale del divino e del suo amore per la creatura; l'obbedienza alle pratiche cultuali e religiose; la ricerca filosofica, teologica e giuridica; l'interesse per l'ordine sociale e politico dello Stato islamico divennero in al-Ghazâlî i campi di ricerca nel tentativo di riportare la filosofia e la mistica nel solco della tradizione islamica. Parliamo quindi di un riformatore del pensiero musulmano, sempre attento ad armonizzare la speculazione scientifica con l'esperienza di Dio, la ragione con la fede. Qui sta, infatti, l'attualità del genio intellettuale e spirituale di al-Ghazâlî, che ancora oggi può lanciare un messaggio positivo al mondo intellettuale e religioso dell'Islam. Prefazione di Maurice Borrmans.
Testo in spagnolo. Omelie con la dottrina sociale della Chiesa, per l'anno C.
Siamo capaci, noi italiani, di elaborare, metabolizzare e comprendere l'Olocausto che ci ha colpiti? Siamo in grado di tramandarne la memoria? Che uso abbiamo fatto, noi, pubblicamente, nella nostra dimensione culturale condivisa, dell'immane sterminio che ha coinvolto gli ebrei e i non ebrei del nostro paese, non certo meno che altrove? Quali ricadute nelle nostre vite, quali insegnamenti, quali comportamenti ci deve imporre la storia di quell'orrore? Sono domande dure come macigni, sono le fondamenta stesse dell'Italia repubblicana. È su queste domande che si possono porre le basi di una società che vuole voltare pagina e ricostruire se stessa dopo il ventennio fascista e una guerra al massacro. A sessant'anni di distanza, questo è il primo libro che affronta nel dettaglio il tema di quanto si è sedimentato dell'Olocausto nella nostra identità, attraverso i libri degli intellettuali, le canzoni popolari, il cinema, la televisione, i monumenti innalzati o quelli che non sono mai stati inaugurati; ma anche attraverso l'operato del nostro Parlamento e delle sue leggi. Robert Gordon ha studiato in profondità la storia dell'elaborazione della Shoah in Italia, e ce ne offre qui un quadro complesso, ripercorrendo questi sessant'anni su più livelli, evidenziando la figura centrale di Primo Levi, ma anche il diffuso sentimento autoassolutorio degli italiani, che ancora oggi vivono spesso se stessi come esecutori "riluttanti" di ordini altrui, faticando a farsi carico del proprio passato.
Una traduzione letterale del testo arabo. Un commento originale che apre il Corano oltre i confini dell’Islàm. Un saggio che indaga le radici degli stereotipi occidentali sul Profeta Maometto e sul mondo islamico.
Questa edizione antologica del libro sacro dell’Islàm propone una chiave di lettura lontana dagli schemi dogmatici e dottrinali, tesa piuttosto a mettere in risalto gli aspetti profondi e la vitalità universale del suo messaggio. Racchiude una selezione di oltre duecento brani suddivisi in nove capitoli tematici e poi riproposti nella successione tradizionale delle “sure” coraniche.
La traduzione, spogliata il più possibile dalle “infrastrutture” interpretative culturali e religiose, è caratterizzata da una rigorosa adesione alla lettera del testo arabo; rinuncia così sia alla fascinazione di una versione “poetica”, sia alla tentazione di una versione “interpretativa”, pur cercando sempre di evitare l’aridità letteraria.
Le note a commento, oltre alle informazioni necessarie per collocare temporalmente e culturalmente il testo, allargano il discorso in una direzione innovativa, che mira a cogliere le contaminazioni e i reciproci arricchimenti intercorsi tra Islàm e Occidente. Offre così gli spunti per una riflessione “ecumenica” o interculturale, che abbraccia molteplici ambiti storici e spirituali del mondo orientale e occidentale: dal pensiero cristiano alla filosofia moderna, dalla mistica sufi alle idee della scienza contemporanea, con riferimenti a Sant’Agostino, Kierkegaard o Albert Einstein.
Chiude il volume un saggio illuminante che ricostruisce le origini storiche e culturali delle false convinzioni maturate in Occidente sull’Islàm e il Profeta Maometto, ancora oggi alla base di tensioni e conflitti di stretta attualità.
Massimo Jevolella studia da oltre trent’anni la cultura islamica medievale. Ha tradotto dall’arabo e curato Il libro dei cerchi di Ibn as-Sid (1984) e l’Alchimia della felicità di Ibn ‘Arabı (1996). È autore di numerosi saggi, tra i quali ricordiamo Non nominare il nome di Allah invano (2004), Le radici islamiche dell’Europa (2005), Saladino, eroe dell’Islàm (2006), e Rawa (2008). Per Urra ha tradotto dall’arabo e curato Il collare della colomba di Ibn H.azm (2010).
Questa pubblicazione ha la pretesa di far conoscere meglio le tradizioni liturgiche e spirituali, e di permettere di scoprire e attingere ai tesori che sono tramandati dalla Grande Chiesa bizantina.

