
Il nostro tempo sembra suggerire che una vita politica buona sia impossibile. Eppure, la speranza va riattivata proprio dentro la concretezza dell'esistenza sociale. Da qui nasce l'interrogativo che attraversa queste pagine: il potere è destinato a ridursi a mera forza o può trasformarsi in uno spazio di servizio e responsabilità condivisa? L'autore non guarda solo alle élite, ma al potere che ognuno esercita nella propria quotidianità. Attraverso una rilettura attuale del De civitate Dei di Agostino, il saggio mostra come l'impegno personale possa farsi ministerium e la politica un'occasione di offerta all'altro. In questa prospettiva, la Chiesa come «comunità di perdona» assume un ruolo decisivo per abitare la città dell'uomo, ripensando il legame profondo tra fede, cittadinanza e responsabilità civile.
Riflessioni raccolte durante l'insegnamento del catechismo o in chiesa, semplici frasi, confidenze a parrocchiani, coadiutori, pellegrini che hanno incontrato Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars. Un prete sconcertante e straordinario, del quale il suo vescovo diceva: «Io non so se sia istruito, ma quello che so bene è che lo Spirito Santo si prende cura di illuminarlo».
La straordinaria eloquenza che valse a Giovanni Crisostomo (349-407), già celebre presbitero di Antiochia, l'elezione a patriarca di Costantinopoli, gli meritò anche l'appellativo di "bocca d'oro": Crisostomo, appunto. Accanto alle doti oratorie, egli mostrò una incrollabile fedeltà alla Parola, che risuonava nella sua vita non meno che nei suoi discorsi, e un'attenzione amorevole per i poveri e per gli ultimi. Questo atteggiamento gli procurò molti nemici tra i ricchi e i potenti, anche nei ranghi del clero, che lo avrebbero ripagato con l'esilio. Persino nella cattiva sorte, tuttavia, Giovanni rimase lieto nella speranza, paziente nella tribolazione e perseverante nella preghiera. Questa antologia propone i passi più belli della sua vastissima produzione letteraria, solo in parte già tradotti in italiano.
"La Storia di san Domenico" di Humbert Vicaire, per rigore critico e costante attenzione all'oggettività storica, si distacca nettamente dal genere devozionale e letterario di una certa agiografia del passato. In essa il celebre domenicano si prefigge di far emergere, senza forzature né manipolazioni, l'uomo vivo, compassionevole ed esigente, operoso e contemplativo, schietto e diplomatico; riesce a evidenziare il santo autentico, con drammi e limiti, nella sua rigorosa coerenza e intuitiva genialità; giunge a coglierne il genuino messaggio di amore per la povertà, che trova in Domenico la fedele realizzazione della prima beatitudine evangelica. L'interesse di questo volume supera perciò quello della pura e semplice biografia, facendo luce sull'intera società civile religiosa dell'inizio del secolo XIII.
Il volume affronta uno dei drammi più attuali della vita spirituale, il contrasto tra apparenza e verità, attraverso le figure di Bucharev e Rasputin. L’archimandrita Teodoro Bucharev è stato uno dei più importanti teologi russi dell’Ottocento; Grigorij Rasputin è stato un religioso e mistico, consigliere privato dei Romanov e figura molto influente su Nicola II di Russia nei primi anni del Novecento. Seguendo i percorsi di questi due personaggi, vengono presentati due modi opposti di vivere il monachesimo e, più in profondità, la stessa esistenza cristiana. Da una parte, il monachesimo interiore, nascosto e autentico; dall’altra, una religiosità esteriore, carismatica ma priva di vera trasformazione del cuore. Sullo sfondo, la tradizione del monachesimo russo e i suoi elementi fondamentali aiutano a comprendere il contesto storico e spirituale. Il libro invita il lettore a riscoprire il discernimento e a scegliere la verità davanti a Dio, oltre ogni maschera.
In un panorama teologico che talvolta fatica a conciliare l'esperienza del divino con il rigore della dottrina, in queste pagine Luigi Borriello ricompone l'inscindibile unità tra vita mistica e riflessione teologica nell'opera di San Giovanni della Croce. Se la mistica è una scienza divina che si apprende per amore, e la teologia ha il compito di interpretare e strutturare razionalmente, nel volume il Santo carmelitano è presentato nella sua duplice e indivisa veste di mistico e teologo. In un percorso che analizza il linguaggio dell'ineffabile — dove la poesia diviene il veicolo privilegiato per comunicare il Mistero —, l'autore esplora i nuclei fondanti della spiritualità sangiovannea: la via della fede come unico mezzo per l'unione, la purificazione attraverso la "notte oscura" e l'unione trasformante nel Dio Amore. La figura di Giovanni della Croce emerge da queste pagine come "profeta- dell'Assoluto, capace di guidare l'uomo contemporaneo dalla frammentarietà dell'esistenza alla pienezza della vita divina partecipata: un maestro che indica la via per l'Infinito aprendo la ragione agli orizzonti del Mistero. Prefazione di Ignazio Sanna.
"Forma di vita" è espressione che designa in ambito cristiano la "vita religiosa". Giorgio Agamben ne ha fatto un tema della sua filosofia cui ha assegnato una posizione e un ruolo eminenti. Nell'orizzonte teorico che egli ha cominciato a descrivere con il primo volume della saga filosofica Homo sacer (Einaudi, 1995), il concetto di "forma-di-vita" è introdotto quale contraltare al concetto di "nuda vita" e designa la vita inseparata e inseparabile dalla sua forma. Il presente libro si sofferma sul momento in cui il concetto di "forma-di-vita" giunge a più piena definizione, momento che coincide per Agamben con l'incontro con la tradizione letteraria e spirituale del monachesimo cristiano e la pubblicazione di Altissima povertà. Regole monastiche e forma di vita (Neri Pozza, 2011). All'interno del suo progetto filosofico tale incontro costituisce una "svolta": essa viene ripercorsa nei suoi tratti fondamentali cogliendo l'occasione per mostrare l'originalità e la fecondità dell'approccio di Agamben al monachesimo insieme ai limiti della sua interpretazione.
Pronunciate a Parigi nel 1273, le Collationes in Hexaëmeron di Bonaventura si collocano in un contesto universitario in cui le nuove ermeneutiche aristoteliche avevano depennato l’esemplarismo dall’orizzonte filosofico, marcando, in tal modo, un’irrimediabile dicotomia tra Dio e il mondo, molto pericolosa pure sul piano dottrinale. A fronte di un tale rifiuto, Bonaventura riafferma con forza la centralità dell’esemplarismo mediante il quale si può rileggere, e interpretare in modo corretto, il rapporto tra la Trinità e la creazione, tra la Trinità e il decursus mundi, tra la Trinità e le varie gerarchie. Benché il mistero del Dio trino e uno sia presentato con differenti strumenti teologici che vanno dalle processioni intradivine alla circumincessione, l’esemplarismo permane quel filo rosso che rende ragione del rispecchiarsi del mistero di Dio in ognuna di queste realtà, siano esse la creazione, la storia o i vari ordinamenti gerarchici, diventando così quel legame imprescindibile che congiunge la Trinità con il mondo.
Nell’anno 1938 uno dei più grandi teologi del XX secolo, Hans Urs von Balthasar, allora trentetreenne, pubblicava quest’opera che intitolava "Spirito e fuoco". Dalla sterminata opera letteraria di Origene aveva tratto un’antologia ragionata divisa per temi, così da poter cogliere nella sua completezza il pensiero del grande scrittore del III secolo. Nel 1952 von Balthasar ne pubblica una seconda edizione ampliata che tiene conto di alcune opere di Origene che al momento della prima edizione erano ancora sconosciute. Nella collana Studia Ephemeridis Augustinianum viene ora proposta una nuova edizione italiana: la traduzione è stata interamente rifatta da Elisa Zocchi e si basa questa volta sulla seconda edizione tedesca, senza operare alcun taglio. Impreziosisce la pubblicazione un’ampia introduzione di Marco Rizzi, uno dei massimi esperti attuali di Origene.
Testo classico della letteratura patristica. Affronta temi etici e spirituali di grande respiro come l’esercizio della virtù, della libertà, il piacere fisico e psichico, il piacere mondano e spirituale, la liberazione dalle schiavitù terrene, il superamento del matrimonio tramite la via superiore della verginità. È anche un documento chiave nella comprensione dei rapporti tra fede e ragione. In particolare Gregorio sviluppa con grande originalità temi filosofici propri della tradizione platonica in chiave cristiana. È la prima edizione italiana con testo greco a fronte. Introduzione, traduzione e note di Daniele Iezzi.
Il testo si prefigge di delineare la pneumatologia ad intra bonaventuriana, esposta principalmente in alcune distinzioni del Commento al Primo Libro delle Sentenze di Pietro Lombardo e ripresa nel Mistero della Trinità, nel Breviloquio e nelle Collazioni sull'Exameron. L'indagine si avvale della ontologia relazionale ossia del punto di vista ontologico che riconosce alla relazione il primato nella costituzione degli enti. Lo Spirito Santo è duplice relazione (habitudo) con il Padre e con il Figlio, i quali - nella reciproca distinzione personale e come unico principio originante (notio) - lo spirano ab æterno. Scopo del presente lavoro è quello di approfondire il contributo del Dottore serafico in ordine alla categoria relazione nella perichoresis e la sua attualità per la contemporanea ricerca teologica.

