
La distinzione tra potestas ordinis - di natura e origine sacramentale - e potestas iurisdictionis - di natura e origine extrasacramentale - sembra appartenere da sempre alla Tradizione della Chiesa, essendo presente, seppur in modo irriflesso, già a partire dall'epoca sub-apostolica. Questa distinzione si è progressivamente formalizzata nel secondo millennio, con la nascita della scienza canonistica, fino a essere recepita nel Codice di diritto canonico del 1917 e riconosciuta da canonisti e teologi come dottrina certa a unanimità morale. Il Concilio Vaticano II non ha voluto definire l'origine della potestà di governo né abolire la tradizionale distinzione tra le due potestà, che infatti permane anche nella seconda codificazione, pur con alcune incertezze. Tale distinzione emerge ancora oggi nelle scelte di governo e nei recenti testi legislativi del Romano Pontefice, confermandone la rilevanza e l'attualità.
Tempo e carità sono principi o movimenti legati l'uno all'altro e proprio nella loro strutturale apertura al trascendente diventano costitutivi della comunità ecclesiale. Mentre la preghiera cristiana è comunemente denominata "liturgia delle ore" proprio perché è un tutt'uno con il tempo che passa, la carità o amore per il prossimo è un comandamento e quindi pure legato inscindibilmente al tempo e alla sua origine. Entrambi sono un dono divino a edificazione di tutti e come tali essenziali «per l'edificazione della comunità» (1 Cor 14,12). È in questa prospettiva che sempre entrambi acquistano una rilevanza per tutto il diritto canonico. Nello spirito del canone 839 del CIC/1983 si desidera quindi aiutare a comprendere come «la carità con la quale Dio ha amato il mondo» (LG 41) spinge ogni fedele a compiere sempre "opere di carità", perché esse «aiutano grandemente a radicare e corroborare il regno di Cristo nelle anime e contribuiscono alla salvezza del mondo». Ecco il senso ultimo di queste annotazioni canonistiche su tempo e carità. Come afferma in modo autorevole ed efficace san Paolo: «La carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8).
È difficile affrontare il tema degli abusi e delle violenze sessuali nella Chiesa. Eppure è necessario. Per giustizia verso le vittime e per evitare che si ripetano. C'è già un patrimonio di conoscenze che può essere condiviso. Esso getta luce sulle cause strutturali grazie alle quali le violenze e gli abusi si realizzano: la gestione del potere, la sessualità, la formazione dei candidati al sacerdozio e dei battezzati, il rapporto con la giustizia e il perdono, la rilettura del passato. Sono temi cruciali per la vita del credente. Affrontarli porterà ad alcuni cambiamenti e a camminare più speditamente verso una vita ecclesiale trasparente, in uno stile più conforme al Vangelo.
La sinodalità, dimensione costitutiva della Chiesa, è chiamata a esprimersi stabilmente nei processi decisionali del popolo di Dio in cammino. In queste pagine Carmen Peña mostra come tale espressione dipenda non soltanto da futuri cambiamenti strutturali, ma anche dallo sviluppo delle potenzialità già presenti nel Codice di diritto canonico, ancora in parte poco valorizzate. L’ordinamento vigente offre, in realtà, strumenti concreti di partecipazione: dalla valorizzazione dei ministeri dei laici alla presenza di uomini e donne nei processi di governo, fino al ripensamento delle strutture di consultazione a livello diocesano e sovradiocesano. Nella seconda parte del volume questa riflessione viene tradotta in un itinerario operativo di iniziazione alla sinodalità. Attraverso schede per la riflessione personale, percorsi per i consigli pastorali e proposte per diocesi e parrocchie, il testo offre non semplici indicazioni tecniche, ma autentiche occasioni di discernimento comunitario. Ne risulta un contributo rigoroso e insieme profondamente pastorale per accompagnare le Chiese locali verso una configurazione sempre più strutturalmente sinodale, nella quale il diritto canonico diventi garanzia dei diritti dei fedeli e sostegno a una Chiesa realmente corresponsabile e ministeriale.
La società contemporanea affronta una profonda crisi del concetto di fedeltà in un contesto culturale che eleva la libertà a valore primario. Ciò solleva una questione fondamentale: l’amore può configurarsi come oggetto di un vincolo obbligatorio? La problematica richiede un’analisi del significato stesso di libertà e della sua articolazione nella sfera decisionale, nonché una riconsiderazione del concetto di amore, frequentemente identificato con la dimensione emotiva. Le radici di questa crisi affondano in una cultura che privilegia il benessere materiale e la gratificazione immediata, generando confusione tra soddisfazione momentanea e autentica libertà. Nell’ambito ecclesiale, inoltre, si tende a percepire la fedeltà come un’imposizione esterna della norma ecclesiastica che vieta la poligamia e sanziona l’adulterio. La fedeltà, tuttavia, trascende queste concezioni riduttive. Essa costituisce una proprietà intrinseca della relazione coniugale, un vincolo che scaturisce da un atto d’amore e da una scelta libera di donarsi integralmente all’altro. La fedeltà rappresenta una promessa che si radica in un momento specifico ma si attua progressivamente attraverso l’esercizio della libertà. Il percorso coniugale, pur costellato di difficoltà, manifesta la dignità della libertà nell’impegno a mantenere la parola data. Compete alla comunità sociale ed ecclesiale valorizzare la bellezza del matrimonio, che esercita un’attrazione universale poiché bellezza e verità possiedono una forza attrattiva intrinseca. Il presente volume, che raccoglie i contributi della VII Giornata di Studio del Centro di Studi Giuridici della Famiglia della Pontificia Università della Santa Croce, intende essere un contributo a questo approfondimento della fedeltà matrimoniale.
Dopo un excursus storico circa l’esercizio della potestà giudiziale da parte dei laici, la tesi cerca di analizzare il rapido fenomeno dell’apertura ai fedeli laici degli uffici nei tribunali ecclesiastici, specialmente quello di giudice, dal Concilio Vaticano II fino al motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus di papa Francesco (2015). La legislazione canonica rispecchia una certa ecclesiologia e risponde altresì alle necessità pratiche della Chiesa, cercando sempre un sano equilibro tra gli estremi. La tesi mostra, mediante il contributo di diversi autori, come lo sviluppo di tale normativa va infatti di pari passo con l’attuazione del Vaticano II, specialmente attraverso le categorie di popolo di Dio e Christifidelis, corresponsabilità nella missione e comunione gerarchica, munus e potestas. L’interpretazione condotta della normativa canonica, soprattutto della prassi della Segnatura Apostolica e della giurisprudenza della Rota Romana, nonché del magistero post-conciliare, tenta di dare risposta ad alcuni interrogativi circa l’esercizio della potestà giudiziale da parte dei fedeli laici, rintracciando il senso e i limiti di tale presenza insieme a quella dei chierici, nei tribunali della Chiesa.
The dissertation is divided into three chapters. The first chapter traces the history of written documents as a type of evidence in courts, beginning with Roman Law, through Medieval canon law, into the early modern period, and finally to contemporary American civil law. The course of a civil trial, and the different types of evidence that can be presented, is then considered. Finally, the requirements to produce affidavits, and the ways that they can be used are considered. The second chapter is divided into four parts. The first part examines the canons on proof in the 1983 Code of Canon Law. The second part examines the canons on the judicial examination. The third part considers the historical context that gave rise to the canonical trial, and the marks of the canonical trial. The last part looks at principium V, that is, the fifth of the ten guiding principles of the Code revision, which established uniformity in procedural law. The third and final chapter looks at the use of affidavits in American ecclesiastical tribunals. The term «affidavit» does not appear in the 1983 Code of Canon Law, nor in legislation outside of the Code; it does, however, appear in the sentences and decrees of the Tribunal of the Roman Rota, when referring to the «American way» of collecting proofs. The chapter ends with an analysis of affidavits from the perspective of procedural law, and the proper use of an affidavit while evaluating proofs, in light of the standard of moral certitude.
In questa edizione riveduta e ampliata, con un linguaggio e uno stile immediatamente comprensibile a tutti, l’Autore illustra le competenze e la metodologia del quotidiano, silenzioso, discretissimo impegno della Penitenzieria Apostolica, il modo corretto di ricorrere ad essa e inoltre, allo scopo di facilitare al massimo i confessori e i direttori spirituali, riproduce anche modelli di lettere per rivolgersi a questo Tribunale "sui generis".
Lo studio analizza i conflitti tra le associazioni private di fedeli e l’autorità ecclesiastica nel Diritto Canonico latino, conflitti basati su rivendicati diritti di legittimità ed opportunità nell’agire da parte di entrambe le parti e giuridicamente fondati sul can. 323 che sancisce sia l’autonomia delle associazioni private che la vigilanza ed il governo dell’autorità. Esso parte dall’analisi di questi concetti per fornire un quadro di come sono applicati nel vigente ordinamento canonico. Viene poi studiato il processo che porta alla nascita della nuova forma giuridica delle associazioni private, non presenti nel precedente Codice, per giungere ad analizzare la normativa promulgata. La ricerca prosegue esaminando alcuni casi di conflitti reali, anche recenti, trattati dai Dicasteri della Curia Romana o dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Si giunge così alle ultime due parti della ricerca ovvero: l’analisi delle possibili azioni che l’autorità può compiere per tentare di sanare il conflitto - soffermandosi in modo approfondito sulla questione del commissariamento delle associazioni private e su altri provvedimenti come la rimozione del moderatore - e, dall’altra parte, le possibili azioni che può compiere l’associazione per difendere i suoi diritti in risposta all’azione dell’autorità.
L’Istituto Teologico "Pio XI" della Diocesi di Ventimiglia - San Remo il 1° giugno 2024 ha promosso una Giornata Studio sulla proporzionalità della pena, tema analizzato in chiave interordinamentale tra diritto civile, diritto canonico e diritto canonico. Queste pagine ne raccolgono gli atti, con gli scritti del Card. Dominique Mamberti, di Mons. Juan Ignacio Arrieta, dei Professori Maria D’Arienzo, Luciano Eusebi e Francesco Viganò. L’ampio scenario nel quale è studiato il tema della proporzionalità della pena aumenta di molto la platea dei lettori interessati a questa monografia, soprattutto perché il suo contenuto è di altissima levatura giuridica, come è logico attendersi dai suoi cinque autori che figurano tra i maggiori maestri di pensiero in materia a livello internazionale. La preziosità della presente opera è arricchita dallo stile espositivo e metodologico che, sempre con il rigore scientifico richiesto, presenta un linguaggio chiaro, curato e lineare favorendo la comprensione del suo contenuto. All’eleganza della trattazione sono associati molti riferimenti bibliografici registrati nelle note del testo, sicuramente apprezzati dai cultori del diritto.
Il Codice di Norme Vaticane contiene una raccolta di oltre un centinaio di documenti normativi attualmente vigenti nello Stato della Città del Vaticano che costituiscono il fondamento dell'ordinamento dello Stato. In questo volume vengono pubblicate le norme promulgate dal legislatore vaticano, o concordate con lo Stato italiano, mediante criteri redazionali scelti al fine di rendere più agevole la comprensione del peculiare sistema giuridico vaticano: vengono proposti inoltre commenti e richiami ad altri testi, generalmente riportati nel volume, utili per l'interpretazione o per eventuali integrazioni. Questa nuova edizione, la terza, del Gennaio 2022, contiene le novità introdotte nel diritto dello Stato vaticano dopo l'edizione del Marzo 2021.

