
"È bello rimanere invischiati in una ragnatela di parole. Con Tonino Guerra accadeva e accade sempre. Le sue parole, profferite da una voce di narratore senza tempo, Omero di campagna, lontano dal fragore del mare e dal candore delle cime innevate coi piedi pesanti e le mani rugose del contadino, costruivano un’intelaiatura invisibile da cui non volevi più scappare. C’eri dentro con tutto te stesso e non volevi andare, lì desideravi restare. L’incantesimo si ripeteva anche quando il racconto era ben noto e già impresso nella memoria più o meno recente. Anche quando la sua storia era la stessa da trent’anni ma mai uguale. Cuore parlava a cuore, mente a mente, voce e sguardo dirette come lance a orecchie e occhi, arrivando a colpire anche quelli talvolta un po’ distratti, intanto il filo prezioso di seta luccicante andava costruendo la ragnatela. Ora, con questo libro dal peso specifico leggero, lo dico solo perché ha poche pagine, anche coloro che non hanno avuto la fortuna e il piacere di avvicinarlo o di leggerlo, potranno sfiorarlo con lievità, senza l’impegno di una lettura concentrata come richiede la poesia, determinata come vuole un racconto lungo o un romanzo. Vi è contenuta una raccolta di aforismi e di massime, pensieri conclusi e maturi, che ha donato nel corso della sua lunga vita, proposta in una selezione costruita graficamente per tematiche, così da tramutarsi in un invito stimolante a entrare nel mondo di un autore nato con la camicia del narratore".
GERMANA BORGINI, nata a Sogliano al R. (FC) il 26/5/52, da madre Zani Maria e padre Giuseppe, trascorre infanzia e adolescenza a Rimini, coniugata nel '70 con Franceschi Faliero diventa santarcangiolese, ha due figli Fabiano e Franco e quattro nipoti Pietro, Rocco, Lorenzo e Leonardo, per anni si è dedicata al volontariato con un gruppo di amici, ha collaborato con la Provincia di Rimini per l'iniziativa "in zir per la Rumagna - ricordando Marco Magalotti" scrivendo testi dialettali e recitando insieme al gruppo della Valmarecchia, per poi terminare con una commedia casalinga "I Palétt" scritta, recitata con il gruppo Passioninsieme. Con lo stesso gruppo ha curato la pubblicazione "Du pàs tra i déti", raccolta di detti romagnoli e "La Bionda ad Santarcanzal ad Rumagna - Zuola da aqua" all'interno pubblicate due prime sue poesie dialettali. Oltre alla passione per la poesia dipinge per hobby, volontaria Pro Loco locale, ha lavorato come istruttore amministrativo presso Ufficio Tecnico del Comune di Santarcangelo di Romagna, ora è in pensione. Ha pubblicato: nel 2013, "E' mond datonda" (il mondo attorno) frutto di una vincita di un concorso a Ravenna; nel 2017, "Sénza vultès indri" (Senza voltarsi indietro) Editrice La Mandragora, prefazione di Paolo Borghi e due parole di Gianni Fucci; nel 2020 "Acsè al Doni" (Così le donne) postfazione di Ennio Grassi, Il Vicolo Editore Cesena nel 2021 "Sgarnè e' témp" (sgranare il tempo) prefazione di Gianfranco Lauretano editore Il Vicolo Cesena; nel 2024 "Tin bota" (resisti) nota di lettura di Francesco Gabellini, (lettera dell'attore/regista Fabio De Luigi) Pazzini Editore Verucchio.
Questo piccolo libro, arricchito da delicate illustrazioni, apre alla speranza il cuore di chi è nel lutto per la morte di persone care. Con brevi riflessioni che suggeriscono serenità, accompagna a vivere il dolore, senza tuttavia negare la sofferenza presente nelle situazioni di distacco. Invita a focalizzarsi sull'amore che, nonostante la perdita, ci lega ai cari defunti e a contare sulla forza della relazione che comunque resta, seppur trasformandosi. La morte è infondo l'inizio di nuova vita. Accoglierla, elaborarne l'esperienza, può diventare una sorgente di luce.
Giuseppe Zilli non si limita a parlare di angeli: li fa sentire passare. Il peso essenziale è un viaggio sul confine tra visibile e invisibile, tra il quotidiano e il mistero che lo attraversa. Gli angeli di queste pagine non consolano da lontano: sono presenze sottili che abitano le stanze in penombra, i ricordi improvvisi, i silenzi che cambiano il respiro. La scrittura di Giuseppe Zilli, mistica e meditativa, è lieve come un tocco d’aria e insieme necessaria: sfiora e lascia un segno. Qui la fede non è teoria, ma esperienza concreta, radicata nella memoria, nell’educazione. Gli angeli custodiscono e inquietano, aprono varchi nell’abitudine, ricordano che la realtà è più ampia dell'orizzonte del nostro sguardo. Prefazione di Gerardo Trisolino. Postfazione di Alessandro Grande.
Daniele Mencarelli e Franco Nembrini presentano Misurazioni di Cecilia Benassi, monaca clarissa e dottore di ricerca in filosofia alla LUMSA. Dalla Quarta di copertina di Daniele Mencarelli: «La poesia di Cecilia Benassi discende dalle grandi voci femminili del nostro Novecento, da Antonia Pozzi a Giovanna Sicari, una consanguineità di sguardi e capacità di tendere la parola sino al suo limite, laddove la parola si fa ponte fra uomo e sacro, fra l’abisso del dolore e la luce prima e ultima di Dio. Una grazia aspra, mai doma, corre dentro queste poesie spesso di pochi versi, capaci di raggiungere vette memorabili. Se la poesia deve spogliare l’uomo dalle sue ipocrisie, la Benassi ci denuda completamente. Per farci rinascere».
Un libro spezzato in due, come il suo titolo e la sua partitura, per delineare la separatezza tra i tempi del vivere e del contemporaneo. Questo è La Linea spezzata di Fabrizio Lombardo. E spezzata in due appare anche l'unica poesia possibile oggi, come il suo linguaggio. Da un lato gli anni settanta e ottanta, nel ricordo di un bambino, poi di un ragazzo, cresciuto osservando la lotta operaia e il conflitto di classe, attraverso la ribellione artistica del punk; dall'altro la vita adulta nella genitorialità del nuovo millennio, nell'amore della vita coniugale, e il lavoro di una professione qualificata con il salto, e il rientro, all'interno di una dimensione dell'abitare opposta alla prima: una zona solo borghese, e solo apparentemente borghese. Nel ridisegnare una impossibile memoria intergenerazionale, questo libro - affatto scontato sulla scena contemporanea - rimarca la scissione e l'unione salda tra esperienza individuale e storia collettiva, in un viaggio che corrode e divarica in due l'Italia: l'epoca appena successiva all'utopia del Sessantotto e il senso imprendibile del presente. Una prima parte, come storia primitiva, racconta la vera e propria linea spezzata (nel richiamo al terrorismo di prima linea) ed è a sua volta concepita in capitoli, dove la vicenda privata si fonde con il paesaggio politico e culturale degli anni settanta, fino a confluire in Ionio, sezione stratificata in cui il lutto per la morte del padre, e il legame con la Calabria, si sovrappongono in un movimento temporale fluido. Una seconda vicenda, Strategie di fuga, rallenta l'andatura del racconto catturando ritratti brevi, testi pensati come fotografie in bianco e nero con volti, luoghi, istantanee che lo sguardo coglie passando in auto, accanto a figure celebri di poeti e di scrittori quali frammenti di una geografia emotiva e culturale. Con lo sfondo in movimento e stasi dell'amore. Ed è questo Atlante dei giorni a far emergere un «noi» generazionale, mai dichiarato ma profondamente presente, pagine come un'eco condivisa. Un libro duplice e reversibile, nello sforzo più alto di una voce già distinta e distinguibile come quella di Lombardo. Ma un libro mai doppio, che apre a una visione potente del contemporaneo, attraverso il racconto di un lento e silenzioso crollo della società e della cultura occidentale, della poesia come strumento di descrizione del mondo. E che si muove tra narrazione, fotografia, riflessione, con l'ambizione di restituire la complessità del tempo vissuto. Pur sempre immaginato.
Raccolta antologica dedicata agli scritti meno noti di Gibran, che costituiscono tuttavia il substrato imprescindibile della sua opera principale, Il Profeta. Pur essendo presenti numerosi temi - dal dolore alla gioia, dall'amore all'amicizia, dalla libertà alla saggezza -, un aspetto fondamentale è la relazione con il divino, che trova in Gibran una formulazione del tutto personale. Un altro filone rilevante è quello della poesia, intesa come creazione di bellezza. La bellezza, per lo scrittore libanese, ha un valore morale, è una condizione spirituale. Infine, particolarmente attuale risulta la sua attenzione per il creato e tutte le creature, in una visione che oggi potremmo definire ambientalista.
Pubblicato in inglese a New York nel 1923, Il Profeta è unanimemente considerato il capolavoro dello scrittore-pittore libanese. Si tratta — come scrive il curatore del volume, Francesco Medici — di un "inno sublime di lode alla vita, a Dio e soprattutto all’uomo che, avendo le sue radici in Dio, non può in alcun modo essere malvagio" e anzi è destinato lui stesso "a trascendere i confini dell’esistenza verso la luce di un assoluto infinito e senza limiti". Questa edizione con testo originale a fronte è arricchita da un’ampia introduzione.
Una delle voci più alte della poesia del Novecento, eppure sono state indagate più le migliaia di lettere inviate, le decine di suoi viaggi, i tanti incontri intellettuali e sentimentali, che la fluviale produzione poetica. Chi fu davvero questo omino praghese che scrisse sempre in tedesco (e in francese dall’ultimo rifugio svizzero)? Perché viene etichettato come mistico, anche se dal suo Dio e dai suoi angeli ebbe solo conflitti e ansie? Troppi editori l’hanno proposto come decadente, senza ampliarne la reale conoscenza. Lo scavo stesso delle enigmatiche Elegie ha finito per limitarne l’impatto. Raffinato, ma mai crepuscolare, certamente la prima guerra mondiale ne segnò per sempre scelte e ispirazione. Questa antologia di 60 poesie vuole aiutare a costruire un nuovo rapporto col lettore. Non è solo cronologica, ma per temi anche sorprendenti: Amanti, Angeli, Creature, Il dolore di Dio, Persona e altri. Accanto a due testi sulla filosofia/psicologia di Rilke e sulla sua tumultuosa vita, presentiamo qui anche nove delle decine di Rime di Michelangelo Buonarroti tradotte per proprio esercizio da Rilke, nonché una splendida sua versione de L’Infinito di Giacomo Leopardi.
Che cos’è davvero il Natale? I poeti, nei secoli, hanno cercato di raccontarlo ognuno a modo suo, mettendo in versi il loro legame — a volte forte, a volte in crisi — con Dio. Questa raccolta di poesie sul presepe ci porta in un viaggio nel tempo: parte dal IV secolo, quando il cristianesimo cominciava a prendere forma, e arriva fino al Novecento, tra le due guerre mondiali, quando l’umanità si sentiva smarrita e si interrogava su Dio e sul senso della vita. Un cammino fatto di parole, immagini ed emozioni, per riscoprire il mistero e la tenerezza del Natale.
In questo libro compaiono tre piccole e preziose raccolte inedite di Alda Merini emerse dagli archivi della casa editrice, tutte risalenti al biennio 1988-1989, anni molto intensi sul piano personale e creativo per la poetessa: "La piccola Spoon River", con ritratti di personaggi dei Navigli milanesi; "Breviario sconsacrato", che ruota attorno al Centro psico-sociale frequentato dopo il manicomio, ai medici, ai pazienti, alla percezione che dal "di fuori" si ha della malattia mentale; "I filibustieri della follia", con versi dedicati ad amici e amori; e altre poesie, anch’esse inedite, in cui protagonista indiscussa è la passione, declinata in varie sfumature ma sempre colore dominante dell’esistenza.
La mente afferra, ordina, possiede. Il cuore si apre, accoglie, si lascia possedere. La mente non sa tacere, il cuore attende, ascolta, sente la sacra Presenza dentro di sé. Troppo spesso, stretti nelle maglie del puro ragionare, facciamo della ragione l'unico e indiscutibile metro di misura della realtà, riducendola a ciò che vediamo, o che crediamo di vedere, o che, sottovalutando il nostro sentire, trascurando le ragioni del cuore, ci vogliono far vedere (di frequente anche sotto le mentite spoglie della religione), non dando voce al nostro personalissimo, unico, essere interiore. Le poesie non contengono risposte, ma domande. Domande che, spesso, non hanno risposte ma che si depositano nel mio intimo per provocarne altre. Sono le domande e non le risposte che ci mantengono in vita. Avere, o credere di avere ormai tutte le risposte importanti e definitive per la nostra vita significa essere morti, inariditi, almeno interiormente. E io non sono un guru, una guida spirituale, un maestro di vita o di discipline orientali. Sono solo un poeta!

