
Nel saggio "Il fenomeno del tragico" (1914), qui per la prima volta tradotto, coevo all'opera maggiore Il formalismo nell'etica e l'etica materiale dei valori, Scheler afferma che l'idea di tragico rappresenta una "categoria etica" prima ancora che estetica. Il fenomeno del tragico diventa comprensibile in riferimento al mondo dei valori e alle diverse relazioni tra di essi. Sopravviene perché si dà un conflitto tra valori ugualmente positivi, quando si assiste alla distruzione di un valore positivo ad opera di un altro valore anch'esso di carattere positivo. Qui la necessità tragica convive allora con l'esperienza umana della libertà, in un paradossale intreccio dove ogni evento tragico, la cosiddetta "catastrofe", avviene nonostante ciascuno abbia compiuto il proprio "dovere" e non sembrerebbe esserci alcuna colpa. Un'originale riflessione sulla tensione, sulla disarmonia che l'uomo riconosce tra il procedere del destino e l'effettivo affermarsi delle sue istanze valoriali.
Fenomeno intellettuale che ha segnato profondamente la cultura cattolica tra xvi e xviii secolo, la Seconda Scolastica non è stata soltanto la prosecuzione della tradizione medievale, ma la sua riattualizzazione, in un tempo di nuove sfide: l'Umanesimo, la Riforma, la nuova scienza, il razionalismo. Questo libro non si limita a ripercorrere i grandi nomi - da Suárez a Vázquez, da Báñez a Molina - ma ricostruisce le dinamiche istituzionali e didattiche che hanno dato vita a un intero sistema di pensiero. Università, collegi e conventi diventano il cuore di una storia che intreccia dottrina e prassi, mostrando come la scolastica sia stata insegnata, trasmessa e trasformata in tre grandi fasi: la stagione creativa (1512/1517-1607/1617), il tempo del confronto serrato con scienza e Riforma (1607/1617-1665/1670) e l'epoca della ripetizione e dispersione (1665/1670-1773). L'indagine si apre alla pluralità delle scuole - tomiste, scotiste, bonaventuriane - e agli autori eclettici, senza trascurare il dialogo con pensatori come Erasmo, Galileo, Descartes, Newton, né le questioni al centro della riflessione: analogia, ente di ragione, prove dell'esistenza di Dio, primato di Cristo, Immacolata Concezione, secondo una prospettiva globale che supera i confini nazionali e riconosce alla "seconda scolastica" il suo ruolo nella storia del pensiero moderno. Il volume si conclude con l'analisi della "terza scolastica" (1773-1965), fino alle riformulazioni ottocentesche e novecentesche in chiave neo-tomista promosse dalla Chiesa cattolica dopo l'enciclica Aeterni Patris (1879) e alla stagione critica del Novecento post-conciliare.
Quest’opera riscopre Pavel A. Florenskij come uno dei grandi anticipatori del pensiero complesso. Radicato nella fede trinitaria e insieme aperto al dialogo con scienza, filosofia e arte, Florenskij invita a guardare la realtà nella sua profondità simbolica e relazionale. Il volume mostra sorprendenti consonanze con Edgar Morin e con l’epistemologia transdisciplinare di Basarab Nicolescu, offrendo al lettore una chiave attuale e feconda per ripensare il pensiero stesso.
Mentre il primo tomo del volume "Mistero ed ermeneutica" trattava di mito, simbolo e culto, tre forme attraverso le quali l’uomo si apre al mistero della Realtà, il secondo tomo è dedicato alla fede, all’ermeneutica e alla parola come espressione di questa apertura. La prima sezione si articola intorno alla fede, alla sua natura, e cerca di rompere la monopolizzazione della fede ad opera di una certa sua interpretazione ristretta. Solo il carattere simbolico delle parole e il loro uso in senso mitico può vincere la tendenza della nostra ragione ad arrogarsi il monopolio sul significato delle parole. La seconda sezione cerca di applicare l’ermeneutica ad alcuni dei problemi presenti nell’odierno incontro tra religioni e nel confronto tra le varie visioni del mondo. Lo sforzo qui è di integrare le interpretazioni, dettate dalla situazione contemporanea, della cosiddetta teologia fondamentale. Da questa prospettiva ermeneutica viene esaminato un esempio fornito principalmente dalla religione cristiana. L’ultimo capitolo analizza un aspetto importante di ogni religione, che sembra essere stato spesso indebitamente trascurato. La secolarizzazione e la religione trovano certamente un punto di incontro nel sottolineare l’importanza non solo della liberazione, ma della libertà. La terza sezione è composta da quattro testi che affrontano il tema del rapporto tra Uomo, Realtà e Parola, ciascuno da una particolare prospettiva.
La mediazione è da sempre presente nelle relazioni umane come tentativo di sanare controversie che rischiano di non arrivare a una soluzione. E da qualche tempo ha avuto anche un riconoscimento istituzionale, assumendo un ruolo ‘professionale’ all’interno della società. Il che è molto importante, visto il sovraccarico degli iter giudiziari e la necessità di pace e di nuove forme di convivenza geopolitica. A individuare la specificità della mediazione, si dedica qui François Jullien, partendo dall’idea che lo ha reso uno dei più conosciuti filosofi e sinologi del nostro tempo, e cioè che occorra decostruire il modo di pensare occidentale basato sulle contrapposizioni - essere/ non essere, giusto/ingiusto, io/altro - aprendo un cantiere teorico che accolga spunti dal pensiero cinese, dal suo modo di guardare alla realtà «di sbieco», cercando un «tra» che sorpassi la frontalità agonistica. Ecco allora che il mediatore, a differenza del giudice che stabilisce la ragione e il torto valutando dall’esterno, guarda piuttosto alle potenzialità della situazione, individuando i fili da seguire senza un progetto già stabilito, per aprire varchi accettabili da entrambe le parti. Sollecitare senza mai forzare, non seguire una procedura fissa ma un processo vivo che rimetta in movimento una situazione bloccata, abbandonare il compromesso che porta solo a una non-sconfitta, per un «compossibile» che apra a una viabilità futura. Questo è il lavoro della mediazione alla luce degli insegnamenti del tao. Questa è la strada, spesso nascosta e silenziosa, del mediatore che alla fine può davvero sciogliere i nodi più stretti e sbloccare cammini di vita nuovi, e persino inauditi.
Il libro espone in modo chiaro e sintetico concetti, teorie e strumenti metodologici della disciplina semiotica, che permettono di affrontare in modo consapevole e critico i fenomeni dell’innovazione digitale che toccano tutto il sistema contemporaneo dei mezzi di comunicazione di massa. In particolare, sono approfonditi tre ambiti: la progettazione della User Experience (UX) per le interfacce software, la comunicazione interpersonale mediata da tecnologie digitali (dall’e-mail alle applicazioni di instant messaging, ai social media), la creazione di campagne di digital marketing e di comunicazione strategica integrata. Un efficace strumento, utile a chi studia e fa ricerca, ma anche a chi lavora, a vari livelli, nel marketing, nella comunicazione strategica, in pubblicità, nel sistema dei media.
La tendenza suscitata dal progetto di una meditata riappropriazione sapienziale dell’ethos della finitezza sollecita la teologia del cristianesimo a mettersi alla prova di letture difformi - non necessariamente ostili o negative - della sua stessa tradizione veritativa e del suo repertorio simbolico, nel solco di una stimolazione già in atto ad opera di alcuni intellettuali di riferimento della cultura laica. A partire dall’esplorazione analitica del pensiero di quattro autori (F. Jullien, S. Natoli, W. F. Otto e J.-P. Vernant) il saggio si orienta verso la riconsiderazione di un Umanesimo non estraneo alla drammatica teologale del sacro. Prefazione di Pierangelo Sequeri.
A chi si rivolge questo libro? A coloro che si sentono diversi, a coloro che vanno insicuri nel mondo, a coloro che si nascondono, tormentati da un’ombra che non ha volto ma potere di dominio sulla loro esistenza. A coloro che pensano di essere i soli a portare il peso del Nulla e della mancanza. Quelli che vivono sotto un cielo troppo basso e che rischia di essere lacerato con un dito. A coloro che sono arrabbiati e non sanno perché. A coloro che invidiano i normali, di cui è questa vita. A coloro che hanno paura di amare, quelli per cui la vita non è facile, quelli che si sentono soli ed è solitudine cosmica. A questi si rivolge per dire: non accade solo a te, non sei tu, non è colpa tua. E infine, non è cominciato con te: l’Ombra che ti opprime viene da molto lontano, è di tutti, ma tu la ricordi di più. Libertà è sapere che cosa ci determina. Questo è ciò che ha tentato la psicologia e ciò che hanno fatto da sempre la filosofia e tutte le interpretazioni del mondo: costruire mappe per orientarsi, sapere dove siamo e da lì decidere i percorsi. L’ipotesi di un "trauma originario alla specie" è uno di questi tentativi. Risponde all’esigenza di capire quali passioni ci rendono infelici, paurosi, diffidenti e infidi e possono rendere la nostra vita un inferno, e ci permette di capire perché l’uomo può essere cattivo, che cosa ci disconnette dagli altri e ci porta a danneggiarli. Con una novità, che ci viene dalla biologia e che porta alla speranza. Ma questo lo lasciamo alla lettura.
Il libro, primo frutto di un lungo e appassionato confronto di Italo Mancini con il pensiero kantiano, nasce con l'intento da lui stesso espresso di una "iniziazione filosofica" a Kant, che ruota attorno al tema di Dio e della sua conoscenza. Questa limpida introduzione riporta il discorso di Kant a una vivace attualità, che incrocia le questioni della conoscibilità di Dio e del male radicale, del legame tra religione e morale, della tolleranza religiosa. Si delineano il profilo e l'originalità di Mancini filosofo della religione, che attraverso Kant offre un modello di teologia pensante. In Appendice le annotazioni e le sottolineature presenti sulla Bibbia usata da Kant. Introduzione di Andrea Aguti.
Questo volume raccoglie i manoscritti redatti da Cassirer tra il 1932 e il 1942, durante l’esilio dalla Germania nazista, e pubblicati come Band 13 dell’edizione delle opere postume. Questi testi - inediti in italiano - rappresentano un’ulteriore fase della sua riflessione sulla filosofia del Rinascimento, i quali arricchiscono le note tesi già espresse nell’importante opera del 1927 Individuo e cosmo nella filosofia del Rinascimento, ma con nuove prospettive maturate dopo la formulazione della Filosofia delle forme simboliche (1923-1929). Cassirer non soltanto smussa l’idea di una frattura netta tra Medioevo e Rinascimento, ma pone anche particolare enfasi sul rapporto filosofia-scienza e su figure emblematiche come Galilei e Pico della Mirandola. Tali materiali non rappresentano semplici appendici documentarie, bensì dischiudono una topografia concettuale ove si rinvengono le tracce di un cantiere teorico aperto, dove Cassirer esprime la sua maturità teoretica con l’urgenza di difendere l’eredità umanistica europea. Un’edizione indispensabile per cogliere gli sviluppi finali del suo pensiero.
Ogni malattia, soprattutto nelle fasi più avanzate, può generare dolore fisico e sofferenza emotiva: oltre a un certo livello di sostenibilità, i pazienti possono arrivare a esprimere desideri di morte. Nascosto dietro questo, però, si trova il loro vero bisogno: non tanto anticipare la fine della propria esistenza, quanto vivere senza soffrire, sentendosi curati, rispettati e accuditi sino all’ultimo giorno. È quanto sostiene Pietro Angelo Rossi, pseudonimo di un medico palliativista, che ricorda alcune delle migliaia di persone che ha assistito professionalmente. I suoi vividi e commoventi racconti testimoniano che la morte può non essere un tabù, ma un momento naturale a cui guardare con serenità, non facendo mai mancare le cure appropriate e l’affetto profondo a chi sta giungendo al termine del proprio cammino.
Questo è il testo di una conferenza di Jacques Derrida tenuta a Roma nel 1996. "Mentire è voler ingannare l’altro, talvolta anche dicendo la verità. Si può dire il falso senza mentire, ma si può anche dire la verità con lo scopo di trarre in inganno, cioè mentendo. Ma non si mente se si crede a ciò che si dice, anche se è falso". Derrida affronta il problema della verità, tema filosofico per eccellenza, attraverso lo "spettro" della menzogna. Da una sorta di "storia" della menzogna - della quale il filosofo discute innanzitutto la possibilità stessa - emerge il tema, anch’esso fondamentale per la filosofia, del rapporto tra verità e politica. Al centro del discorso ci sono le posizioni di Koyré e di Hannah Arendt, ma Derrida fa partire la sua "storia" da Nietzsche e, attraverso Platone, Sant’Agostino, San Paolo, Kant, Hegel e Heidegger, arriva fino alle guerre d’Algeria, del Golfo, del Ruanda e dell’ex Jugoslavia. Nel suo denso saggio di commento Lucio Saviani fa emergere molti temi nascosti tra le pieghe del discorso di Derrida chiarendone tutta l’attualità, a distanza di anni, per il nostro tempo di fake news, A.I., propaganda politica e comunicazione in tempo di guerra.

