
Per ripensare la forma del mondo. Un dialogo filosofico su disordine globale e ordini possibili. La politica contemporanea vive della tensione irriducibile tra la potenza della tecnica, volta a omologare il globo ai propri protocolli astratti e la resistenza dei grandi spazi politici, impegnati a difendere il proprio residuo potere sovrano. In questo scontro, in cui tutti gli imperi, compreso quello americano, sembrano perdere il controllo del proprio destino, il Kaos diventa la forma stessa del mondo. Anche la geopolitica, che mira a organizzare realisticamente i rapporti internazionali, lo assume come condizione di partenza, mai del tutto superabile, da cui però può nascere un ordine possibile. Ma quale? La politica riuscirà a fronteggiare le potenze congiunte della tecnica e dell'economia, che insidiano la sua stessa presenza? I due saggi che compongono questo libro interrogano tali questioni nella loro genealogia profonda e nel loro sviluppo epocale, mettendo allo scoperto le irresolubili aporie che ne discendono.
Un libro che interpella la vita, lo stare al mondo e il lavorare: scritto nel 1948, dopo la seconda guerra mondiale, la prima in cui i bombardamenti colpirono deliberatamente città e civili, propone una modalità di ricostruzione che, in contrapposizione al marxismo, tenga conto di uno sguardo più profondo sulla natura umana, che comprenda anche la dimensione spirituale. Cuore della riflessione è il concetto di otium, strettamente legato alla capacità di contemplazione, approccio alla realtà di cui solo l'uomo è capace, liberandosi dalla schiavitù della prestazione, dell'affermazione di sé contro gli altri e di una visione del lavoro alienante. Non si vive per lavorare, ma, seguendo Aristotele, si lavora per avere otium, che è tale in quanto legato a un tempo altro, quello della festa e in particolare della festa religiosa - cristiana - che ha il suo culmine nel culto di Dio.
Di fronte alla secolarizzazione e alle recenti scoperte scientifiche, il cristianesimo attraversa una crisi di credibilità. L'idea di un Dio personale, separato dal mondo, che pianifica il corso della storia e interviene arbitrariamente nella creazione, è per molti difficilmente conciliabile con la cosmologia e la fisica quantistica, che descrivono l'universo come esito di processi evolutivi e la realtà come struttura di relazioni. Per dialogare con la modernità, la fede ha bisogno di linguaggi e paradigmi nuovi, radicati nella tradizione ma aperti al confronto con la scienza. Il post-teismo propone un'immagine di Dio come forza creativa che permea la realtà, l'evoluzione della natura e la storia degli uomini: tutto il mondo è in Dio, ma Dio non si esaurisce nel mondo. La questione se il post-teismo possa ancora dirsi cristiano dipende da come si definisce l'essenza del cristianesimo, in continuo cambiamento e capace, nel corso dei secoli, di ripensarsi senza tradire il cuore del proprio messaggio: Dio si svuota della sua divinità per incarnarsi nell'uomo e così rendere l'uomo e il mondo simili a sé.
Lo psichiatra e psicoterapeuta viennese Bonelli racconta 70 casi clinici e offre una rassegna di malattie immaginarie di pazienti impantanati dentro fisse e manie di vario tipo: dalla bellezza alla magrezza, dall’ansia di prestazione alla salute a tutti i costi. Da qui emerge che l’utopia di riuscire a fare tutto nel modo giusto e di essere impeccabili di fronte agli altri assicura fallimento e delusione di ritorno. Il quadro delle sofferenze spirituali odierne che Bonelli dipinge, dimostra che solo chi è in grado di accettarsi con i propri difetti e la propria imperfezione ha la possibilità di essere felice.
La storia dell'ontologia come dottrina e logica dell'essere che Sofia Vanni Rovighi propone è quanto mai attuale perché ricostruisce alcune tappe fondamentali che, in fondo, attendono di essere ulteriormente approfondite. Sono tracciate le origini del termine nel secolo XVII fino alla discussione contemporanea in Brentano, Husserl, Heidegger, Hartmann, nella neoscolastica e nella filosofia analitica. Il linguaggio chiaro, che mai rinuncia alla competenza tecnica, alla conoscenza di prima mano delle fonti e ai contesti filosofici, rende questo scritto uno strumento utile per chi intende avvicinarsi ai temi ontologici e conoscerne le possibili declinazioni.
"La costellazione femminile di cui si compone il testo trova sintesi nel titolo Meno male che tu ci sei, che indica la propensione materna all'accudimento e incarna la certezza di una prossimità grata e promettente." dalla Prefazione di don Alberto Frigerio Attraverso un racconto autobiografico questo libro illumina il valore della maternità in riferimento al significato della vita e al suo destino. Il "cambiamento d'epoca" in cui stiamo vivendo ha forse il suo tratto più significativo in una concezione della maternità che viene sfigurata e ridotta, complice un contesto ideologico e una deriva tecnologica che ha interessato il processo di procreazione. In risposta all'illusione che l'uomo possa farsi da sé, la maternità si pone come la rappresentazione più incisiva del fatto che ogni "io" è generato da un "tu" e che di un "tu" ha bisogno per compiersi. A questa verità perviene l'autrice per il suo essere figlia, madre, nonna… e per la conoscenza di esperienze di maternità spirituale o di mamme incarcerate. Un particolare riverbero di questa verità nasce dall'incontro con madri che hanno vissuto il dolore per la perdita di un figlio o che hanno scelto l'aborto. Pur nella drammaticità dell'esistenza, queste pagine testimoniano la bellezza, la bontà e l'utilità per il mondo di un materno autentico, in qualsiasi forma esso si manifesti.
Questa monografia ripercorre l’intera filosofia di Emanuele Severino, mettendone in luce la sostanziale compattezza attorno al tratto essenziale della verità: l’apparire dell’incontrovertibile identità di ogni essente con se stesso. Tale identità implica l’eternità dell’essente in quanto essente: di ogni istante, cosa o relazione è necessario predicare l’impossibilità che non sia. A partire da questo nucleo solidissimo, il libro segue le articolazioni di un discorso capace di indicare le principali implicazioni della verità dell’essere: dalle molteplici fondazioni dell’eternità degli essenti e della necessità dell’accadere, fino al significato della "Gloria" e al complesso rapporto tra apparire finito e apparire infinito. Sullo sfondo, i grandi temi del nichilismo, della tecnica, del linguaggio, dell’ethos dell’Occidente, nel costante dialogo del Filosofo con i giganti del pensiero: Parmenide, Eschilo, Platone, Aristotele, Tommaso d’Aquino, Hegel, Marx, Leopardi, Nietzsche, Gentile, Heidegger. Arricchisce il volume la Postfazione inedita di Emanuele Severino, qui pubblicata per la prima volta: un documento prezioso che testimonia la profondità del legame teoretico tra il Filosofo e l’Autore.
Il testo analizza la natura multidimensionale del corpo umano: essere corpo, avere corpo e stare nel corpo, distinguendolo in questo modo dal corpo animale per elevarlo a fondamento dell’identità personale e relazionale. L’autore esplora il contrasto tra la visione classica dell’unità tra anima e corpo e le derive contemporanee che tendono a oggettivare o dematerializzare l’essere umano. Attraverso una critica serrata alla teoria queer e al transumanesimo, viene denunciata la perdita di senso del desiderio e della corporeità, spesso ridotta a pura performance o merce. Queste teorie pongono sfide radicali all’identità personale e relazionale, muovendo da una comune visione del corpo come pura materia plasmabile o come prodotto sociale privo di un significato intrinseco. Entrambe le prospettive tendono a risolvere l’identità nell’autonomia assoluta del soggetto, negando la dimensione del corpo come dono e legame relazionale. Al centro della riflessione dell’autore emerge un’ontologia relazionale attorno al concetto di corpo come dono, ricevuto attraverso una dipendenza generazionale che abilita l’individuo all’autonomia e alla capacità di donarsi a sua volta. La prospettiva antropologica proposta integra diversi fenomeni come la nascita, l’abitare il mondo, l’amore e la morte non come limiti tecnici, ma come momenti cruciali in cui si manifesta la trascendenza della persona e la sua capacità di trovare senso anche nella sofferenza. L’opera invita a riscoprire una cultura della cura e della responsabilità, fondata sulla verità di un essere che è intrinsecamente relazionale.
Nel saggio "Il fenomeno del tragico" (1914), qui per la prima volta tradotto, coevo all'opera maggiore Il formalismo nell'etica e l'etica materiale dei valori, Scheler afferma che l'idea di tragico rappresenta una "categoria etica" prima ancora che estetica. Il fenomeno del tragico diventa comprensibile in riferimento al mondo dei valori e alle diverse relazioni tra di essi. Sopravviene perché si dà un conflitto tra valori ugualmente positivi, quando si assiste alla distruzione di un valore positivo ad opera di un altro valore anch'esso di carattere positivo. Qui la necessità tragica convive allora con l'esperienza umana della libertà, in un paradossale intreccio dove ogni evento tragico, la cosiddetta "catastrofe", avviene nonostante ciascuno abbia compiuto il proprio "dovere" e non sembrerebbe esserci alcuna colpa. Un'originale riflessione sulla tensione, sulla disarmonia che l'uomo riconosce tra il procedere del destino e l'effettivo affermarsi delle sue istanze valoriali.
Fenomeno intellettuale che ha segnato profondamente la cultura cattolica tra xvi e xviii secolo, la Seconda Scolastica non è stata soltanto la prosecuzione della tradizione medievale, ma la sua riattualizzazione, in un tempo di nuove sfide: l'Umanesimo, la Riforma, la nuova scienza, il razionalismo. Questo libro non si limita a ripercorrere i grandi nomi - da Suárez a Vázquez, da Báñez a Molina - ma ricostruisce le dinamiche istituzionali e didattiche che hanno dato vita a un intero sistema di pensiero. Università, collegi e conventi diventano il cuore di una storia che intreccia dottrina e prassi, mostrando come la scolastica sia stata insegnata, trasmessa e trasformata in tre grandi fasi: la stagione creativa (1512/1517-1607/1617), il tempo del confronto serrato con scienza e Riforma (1607/1617-1665/1670) e l'epoca della ripetizione e dispersione (1665/1670-1773). L'indagine si apre alla pluralità delle scuole - tomiste, scotiste, bonaventuriane - e agli autori eclettici, senza trascurare il dialogo con pensatori come Erasmo, Galileo, Descartes, Newton, né le questioni al centro della riflessione: analogia, ente di ragione, prove dell'esistenza di Dio, primato di Cristo, Immacolata Concezione, secondo una prospettiva globale che supera i confini nazionali e riconosce alla "seconda scolastica" il suo ruolo nella storia del pensiero moderno. Il volume si conclude con l'analisi della "terza scolastica" (1773-1965), fino alle riformulazioni ottocentesche e novecentesche in chiave neo-tomista promosse dalla Chiesa cattolica dopo l'enciclica Aeterni Patris (1879) e alla stagione critica del Novecento post-conciliare.
Quest’opera riscopre Pavel A. Florenskij come uno dei grandi anticipatori del pensiero complesso. Radicato nella fede trinitaria e insieme aperto al dialogo con scienza, filosofia e arte, Florenskij invita a guardare la realtà nella sua profondità simbolica e relazionale. Il volume mostra sorprendenti consonanze con Edgar Morin e con l’epistemologia transdisciplinare di Basarab Nicolescu, offrendo al lettore una chiave attuale e feconda per ripensare il pensiero stesso.
Mentre il primo tomo del volume "Mistero ed ermeneutica" trattava di mito, simbolo e culto, tre forme attraverso le quali l’uomo si apre al mistero della Realtà, il secondo tomo è dedicato alla fede, all’ermeneutica e alla parola come espressione di questa apertura. La prima sezione si articola intorno alla fede, alla sua natura, e cerca di rompere la monopolizzazione della fede ad opera di una certa sua interpretazione ristretta. Solo il carattere simbolico delle parole e il loro uso in senso mitico può vincere la tendenza della nostra ragione ad arrogarsi il monopolio sul significato delle parole. La seconda sezione cerca di applicare l’ermeneutica ad alcuni dei problemi presenti nell’odierno incontro tra religioni e nel confronto tra le varie visioni del mondo. Lo sforzo qui è di integrare le interpretazioni, dettate dalla situazione contemporanea, della cosiddetta teologia fondamentale. Da questa prospettiva ermeneutica viene esaminato un esempio fornito principalmente dalla religione cristiana. L’ultimo capitolo analizza un aspetto importante di ogni religione, che sembra essere stato spesso indebitamente trascurato. La secolarizzazione e la religione trovano certamente un punto di incontro nel sottolineare l’importanza non solo della liberazione, ma della libertà. La terza sezione è composta da quattro testi che affrontano il tema del rapporto tra Uomo, Realtà e Parola, ciascuno da una particolare prospettiva.

