
Frutto di un ampio e lungo lavoro di una Comunità di ricerca formata da docenti di varie aree disciplinari e dai partecipanti al corso che ne è scaturito, il presente volume offre una proposta metodologica in prospettiva transdisciplinare, affrontando la sfida della fondazione antropologica della teologia morale, attraverso l'analisi del concetto di persona e il suo possibile fondamento relazionale. Attraverso lo studio di alcuni Autori rilevanti per la comprensione della persona, si cerca di individuare come le comprensioni del tema in oggetto abbiano lasciato un segno in tutti gli ambiti del sapere e in modo peculiare nella teologia morale. Successivamente, confrontandosi con alcuni "paradigmi extra-teologici", si intende indagare in che modo, a partire da una comprensione relazionale della persona, possa scaturire una visione più integrale dell'essere umano, arricchendo l'elaborazione di un'etica teologica all'altezza del tempo presente.
Nel tentativo di conciliare la presenza del male nel mondo con la sua creazione a opera di un Dio che è amore, prendendo in considerazione dapprima il mondo fisico, poi i vegetali, gli animali e l'uomo, l'autore giunge a formulare una ipotesi sull'esistenza di Dio soffermandosi sulla sua caratteristica principale cioè l'amore. Considerando la natura del male fisico, e perciò esaminato il mondo fisico e le sue caratteristiche, poi, gli esseri viventi, vegetali e animali, mettendo in risalto che non hanno nel loro modo di agire alcuna libertà, ed infine l'essere umano e la sua duplice natura materiale e spirituale, l'autore afferma che le relazioni umane, che permettono alla persone di vivere in modo associato, frutto di scelte libere, si ispirano e traggono la loro linfa vitale da una tensione verso il bene che è una espressione della natura divina cioè l'amore.
In questo volume Jean Delumeau, storico tra i più conosciuti e apprezzati, tratta l'idea di paradiso e delle sue rappresentazioni nel cristianesimo occidentale. L'opera è divisa in due parti: la prima ripercorre il tentativo, durato vari secoli, di localizzare il luogo fisico del paradiso terrestre dal quale, secondo il racconto della Genesi, vennero cacciati Adamo ed Eva. La seconda affronta la tematica del punto di vista della trascendenza. L'ampia documentazione presente nel volume è funzionale a una meditazione, su base storica, del tema della speranza. Il cristianesimo ha sempre contrapposto alle incomprensioni e i conflitti del mondo l'anelito a un avvenire d'amore e di comunione. Il paradiso è il luogo del riconoscimento e dell'amore dei nostri cari davanti a Dio. Questa speranza ha saputo resistere al crollo di popoli e di civiltà ed è insita nella fede cristiana nella resurrezione, ma è anche presente nel cuore di ogni uomo.
Sebbene condividano metodi e oggetti d'indagine, lo storico e il filologo hanno compiti diversi: le fonti sono per l'uno strumenti di conoscenza, per l'altro punti d'arrivo per comprendere valori e ideali della civiltà che in esse si esprime. Con il discorso pronunciato il 18 dicembre 1914 all'Università di Basilea - dov'era stato chiamato, a soli ventisei anni, a ricoprire la cattedra di Filologia classica -, Werner Jaeger scioglie la filologia dal legame con le scienze dell'antichità e le riconosce un'alta funzione pedagogica: preservare e custodire i beni eterni degli antichi, immergersi quanto più possibile nel loro mondo e «conservarlo puro per i contemporanei e per i posteri come somma eredità culturale». Mosso dal dovere del rispetto e della cura responsabile, il filologo sarà capace di «guidare gli uomini del proprio tempo verso l'eterno». Werner Jaeger (1888-1961), allievo di Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff e suo successore sulla cattedra di Filologia classica all'Università di Berlino, ha segnato la storia degli studi classici nel Novecento. Tra le sue opere maggiori ricordiamo Paideia. Sulla formazione dell'uomo greco (1934-1955), pubblicata in tre volumi da La Nuova Italia (1953-1959), poi in volume unico da Bompiani (2003).
Etica antispecista presenta il campo dei cosiddetti animal studies - disciplina che analizza le radici teoriche e storiche dei movimenti animalisti - dalla prospettiva della filosofia morale. Rintracciando le origini del pensiero animalista e mantenendo come sfondo teorico le scoperte darwiniane e le attuali conoscenze scientifiche, intende fornire una solida base filosofica a coloro che condividono la visione antispecista. Per l’antispecismo etico la lotta per la giustizia riguarda tutte le categorie oppresse, umane e non umane. La difesa degli ultimissimi, di chi non può difendersi né vendicarsi, all’interno di un sistema socioeconomico intriso di violenza, rappresenta infatti l’ultima frontiera di un percorso di resistenza e di liberazione che attraversa l’intera storia umana ma che solo da pochi decenni ha iniziato a includere anche gli animali. Senza evitare una riflessione critica sulle differenze all’interno del movimento animalista, che si declina in posizioni anche radicalmente opposte in politica e in economia, il libro propone un’etica materialista che abbraccia la vita senziente in tutte le sue forme.
Come sempre, domina nel mondo la dialettica degli opposti: a fronte di una sempre più incisiva logica del consumo, che identifica la felicità con il possesso di beni materiali, prende forma il desiderio, oggi largamente diffuso, di esperienze spirituali. Si avverte la necessità di andare alle origini della tradizione filosofica occidentale per riscoprire fonti antiche di spiritualità. Se nel recente passato oggetto di ricerca sono state correnti filosofiche come lo stoicismo e l’epicureismo, è venuto il momento di riportare l’attenzione sul pensiero di Socrate. I dialoghi socratici scritti da Platone rivelano un’interpretazione densa delle pratiche spirituali perché, mentre le sottraggono a una declinazione individualistica, di un soggetto ripiegato su di sé, disegnano mappe per orientarsi nell’incertezza della vita, per comprendere l’esperienza umana e agire su di essa.
In questo libro il lettore potrà incontrare la parola orale di Massimo Recalcati raccolta in varie interviste e dialoghi. Tutti i temi che caratterizzano la sua ricerca vengono qui esposti in modo, insieme, chiaro e denso: i legami familiari, la clinica delle istituzioni, la lettura della vita politica e civile, la psicopatologia dell'anoressia e delle cosiddette nuove forme del sintomo, la melanconia e la nostalgia, il rapporto della psicoanalisi con la pratica dell'arte e con la tradizione biblica. Accanto ad essi sono discussi ed evocati i debiti di Recalcati nei confronti dei suoi più rilevanti maestri: Freud e Lacan innanzitutto, ma anche Pasolini, Sartre, Beckett, Basaglia e Fachinelli. Infine, il lettore potrà conoscere la sua biografia intellettuale raccontata attraverso la passione per i libri e quella per il teatro, l'esperienza dei Lessici televisivi, gli incontri intellettuali, la formazione psicoanalitica e la sua pratica clinica. "Non siamo fatti d'altro: di splendore e di polvere."
Esistenza, identità, persistenza, modalità, proprietà, casualità: articolati in sei sezioni tematiche, questo volume raccoglie i testi più significativi e influenti che la filosofia di orientamento analitico ha dedicato ai temi centrali della metafisica, da indiscutibili classici del pensiero novecentesco, come Moore, Russell, Carnap, Anscombe e Quine, ad autori più noti per i loro apporti nei campi della logica e della filosofia del linguaggio, come Davidson, Dummett, Putnam, Kripke e Lewis, fino alle voci più recenti e tuttora in prima linea nel dibattito filosofico internazionale. Testi di Anscombe, Armstrong, Black, Carnap, Chisholm, Davidson, Ducasse, Dummett, Evans, Geach, Kripke, Lewis, Lowe, Mellor, Moore, Putnam, Quine, Russell, Ryle, Sellars, Sider, Stalnaker, Strawson, Wiggins, Williams.
Dopo il successo di "Resurrezione. Fisica quantistica, teologia e mistica a confronto", torna la proposta che vede come autori alcune tra le menti più brillanti e avanzate presenti in Italia. E' convinzione degli autori che Coscienza, Conoscenza e Relazione costituiscono, insieme, i fondamenti di ogni autentico processo di Esistenza e Umanizzazione. In queste pagine il grande tema della Conoscenza e della Coscienza viene affrontato in un dialogo fecondo e convergente tra Scienza e Spiritualità. Alla luce dei diversi ambiti della scienza contemporanea - dalla fisica e informazione quantistica, alle scienze della psiche e delle neuroscienze - e alla luce delle diverse tradizioni spirituali - bibliche, orientali, mistiche ed eco-teologiche - il testo affronta il tema della Conoscenza come processo universale, che attiene in qualche modo al "divino", ovvero all’Uno, ma anche come percorso di crescita e maturazione di ogni essere umano in relazione al Tutto e agli altri. Prefazione di Claudia Fanti. Postfazione di Elizabeth E. Green.
Che cos’è il bene comune? La sommatoria dei beni individuali di un gruppo sociale? Il maggior benessere del maggior numero di persone? Oppure il bene dello Stato? Si potrebbe - e si dovrebbe - rispondere che il bene comune non corrisponde a nessuna di queste cose. Tommaso d’Aquino averebbe detto piuttosto che il bene comune è certamente superiore al bene privato, ma rimane il bene più proprio dell’individuo stesso, dato che implica la più profonda condivisione con gli altri e la più intima comprensione del mondo. Tommaso lo descrive come un bene per la politica, ma non come un bene soltanto politico. L’esigenza di tenere fede a questo insegnamento tomista, di fronte ad un mondo come non mai minacciato dalle derive individualiste e totalitarie, ha spinto il filosofo belga-canadese Charles de Koninck a pubblicare nel 1943 Il primato del bene comune contro i personalisti, di cui offriamo qui la prima traduzione italiana. A quasi un secolo di distanza, quest’opera resta un’insuperata presentazione della posizione di Tommaso d’Aquino ed offre, nello stesso tempo, una riflessione acuta e profonda sull’autentica natura del bene comune. Immerso nel contesto polemico del suo tempo, De Koninck ci presenta un’analisi lucida - e profetica - dell’abisso a cui conduce la separazione tra il bene comune e il bene degli individui. Totalitarismo e «tirannia degli io» - come la chiama De Koninck - non sono che le due facce di una stessa medaglia: quando scompare il senso autentico del bene comune, si perde di vista anche la vera dignità di ogni persona.
Il volume indaga il concetto di entropatia (Einfühlung), centrale nel pensiero di Edith Stein, nell’orizzonte della fenomenologia, mostrando il modo in cui si costituiscono l’individuo e la comunità. Attraverso un’analisi sistematica delle principali opere steiniane, l’entropatia è interpretata come un vissuto sui generis, caratterizzato da una presentificazione non-originaria, non riducibile a una semplice forma di partecipazione emotiva, che consente l’accesso all’esperienza dell’altro. In questa prospettiva, il volume mette in luce la correlazione tra entropatia, individuo e comunità, mostrando come tali elementi non costituiscano realtà separate, ma momenti costitutivi di una struttura dinamica e necessaria. Si propone così una rilettura sistematica dell’antropologia steiniana, evidenziando come l’essere umano si costituisca nella relazione con l’altro, nella sua irriducibile alterità. Il volume, infine, riconsidera l’entropatia come condizione necessaria per la costituzione dell’individuo e della comunità, offrendo una nuova prospettiva sistematica e fondativa nel dibattito contemporaneo sull’intersoggettività e sulla comunità.
La consapevolezza che la morte è inevitabile diventa per l'uomo necessità di dare comunque un senso alla vita, «sempre bella se la si pone in rapporto con l'esistenza, dall'inizio alla fine». I percorsi filosofici di Leopardi, Kierkegaard, Nietzsche, Heidegger e Bonhoeffer convergono nell'idea che esistere è più del semplice esserci. E' vita che aspira a essere più che vita: non immortalità o felicità eterna, ma orizzonte di significato capace di «rendere urgente ogni attimo». Se Socrate è stato il primo ad affermare che l'esistenza è irriducibile a cosa fra le cose, Gesù ha insegnato ad aprirsi a ciò che la eccede, a scoprirla capace di amare nonostante tutto e sempre di più. La fede cristiana offre allora un sostegno non soltanto per vivere nel tempo, ma per vivere il tempo, senza averne paura. Quest'opera postuma di Umberto Regina - scrive nella Prefazione Francesco Totaro - è «una valorizzazione appassionata dell'esistenza, da pensare e anzitutto da vivere nella sua dignità radicale, aperta al possibile e al dinamismo della propria realizzazione».

