
Uno studio critico che espone le petrine ragioni della fede in Cristo e offre una visione della civiltà umana, non allineata al pensiero oggi dominante, ben documentata grazie ai titoli universitari dell'autore, ai suoi studi e al suo vivere cristiano. Dopo aver letto questo libro non si potrà facilmente associare a Cristo nessuno degli umani inventori di religioni o rimanere nell'ignoranza nella società moderna. Il libro cancella le pseudoragioni escogitate contro Gesù considerato come figlio di Dio. Un affresco veramente innovativo e critico sulla costruzione del mondo in cui viviamo che presenta la modernità in una veste assolutamente originale e depurata dalle mistificazioni del pensiero dominante. Il libro è un valido strumento per educatori, insegnanti, persone che vogliano usare lo spirito critico per capire il mondo attuale.
Un libro che interpella la vita, lo stare al mondo e il lavorare: scritto nel 1948, dopo la seconda guerra mondiale, la prima in cui i bombardamenti colpirono deliberatamente città e civili, propone una modalità di ricostruzione che, in contrapposizione al marxismo, tenga conto di uno sguardo più profondo sulla natura umana, che comprenda anche la dimensione spirituale. Cuore della riflessione è il concetto di otium, strettamente legato alla capacità di contemplazione, approccio alla realtà di cui solo l'uomo è capace, liberandosi dalla schiavitù della prestazione, dell'affermazione di sé contro gli altri e di una visione del lavoro alienante. Non si vive per lavorare, ma, seguendo Aristotele, si lavora per avere otium, che è tale in quanto legato a un tempo altro, quello della festa e in particolare della festa religiosa - cristiana - che ha il suo culmine nel culto di Dio.
Il volume contiene lettere e documenti del periodo (1939-1942) in cui Edith Stein visse nel monastero di Echt in Olanda, presso il quale era riparata nella speranza che in tal modo potesse sfuggire alle persecuzioni antiebraiche. La guerra scoppia però nel settembre 1939, e l’Olanda stessa viene invasa e occupata nel maggio 1940. Le lettere rispecchiano la tragicità della situazione: quella di familiari e amici costretti alla fuga o invece impossibilitati a farlo, i suoi stessi tentativi di espatrio in Svizzera, fino agli scarni biglietti scritti dal campo di raccolta, dopo l’arresto. Inoltre, esse danno testimonianza del permanere di intensi legami con colleghi e amici, soprattutto con l’amato monastero di Colonia, e contengono anche una ricca documentazione sulle opere di Edith Stein - la stampa di Essere finito ed essere eterno che si è rivelata impossibile, la redazione di Vie della conoscenza di Dio e di Scientia Crucis -. Nota costante è quella di una serena e lieta fiducia in Dio.
Chi è un clandestino? O una rifugiata? Cosa differenzia l'integrazione dall'accoglienza? Quali logiche si nascondono dietro l'uso del termine sicurezza? Le parole intorno al fenomeno della migrazione utilizzate prevalentemente dai media stanno determinato il cambiamento culturale in atto imponendo un linguaggio comune in fatto di migranti, rapporto con lo straniero, asilo etc. Il volume (che ospita contributi di sociologi, teologici, storici e filosofi italiani) si presenta come una sorta di "dizionario ragionato" che include termini vecchi e nuovi diffusi nella comunicazione sociale e nell'uso comune, evidenziando per ciascuno la storia della parola, le sue recenti evoluzioni semantiche ed, eventualmente, i suoi usi mistificati al fine di ristabilire un senso adeguato per il bene comune.
L’obiettivo fondamentale di questo lavoro è intraprendere una meditazione intorno alla forma dell’intelletto, nell’insieme della dinamica conoscitiva, e intorno al tendere verso il proprio fine di tale dinamica. Abbiamo scelto di partire dall’analisi della proposta filosofica di Joseph Maréchal, autore da molti considerato fra i maestri di metafisica della neoscolastica, almeno in quegli ambiti nei quali maggiormente si è sviluppata una riflessione attenta da un lato ai risultati della scienza, soprattutto psicologica, coeva ai momenti aurorali dell’impresa neoscolastica successiva all’Enciclica Aeterni Patris (1879) di Leone XIII, e dall’altro consapevole che la riproposizione della sintesi tomista non possa eludere il confronto con le sintesi più durature della filosofia moderna e delle relative critiche e riprese contemporanee. Il suo tentativo di ripensare la metafisica nasce da profonde esplorazioni proprio di quelle filosofie della modernità che più di tutte avevano «minato» la possibilità di costruire una metafisica dell’essere, la quale non si risolvesse in un idealismo inteso come una metafisica della mente, sia che si trattasse di un idealismo delle condizioni della conoscenza, sia che si trattasse di un idealismo delle forme dell’ente, sia che si trattasse infine di un idealismo organicista e paradossalmente monista. Di fronte a questo panorama, la meditazione maréchaliana ha mirato a pervenire ad una affermazione dell’esistenza, prima dell’ente e poi in generale dell’Essere, radicata irrefutabilmente nella considerazione metafisica dell’oggetto mentale, quell’oggetto che proprio la modernità aveva proposto come unico oggetto adeguato all’esercizio delle facoltà e, in ultima analisi, come l’unico parto dell’intelletto. Il tentativo del nostro pensatore è allora proprio quello di ricercare nella dottrina del concetto, del giudizio e della mediazione razionale in generale, un nucleo incontrovertibile di apertura alla conoscenza della metafisica del reale: una necessità che renda intellegibile la contingenza.
Fenomeno intellettuale che ha segnato profondamente la cultura cattolica tra xvi e xviii secolo, la Seconda Scolastica non è stata soltanto la prosecuzione della tradizione medievale, ma la sua riattualizzazione, in un tempo di nuove sfide: l'Umanesimo, la Riforma, la nuova scienza, il razionalismo. Questo libro non si limita a ripercorrere i grandi nomi - da Suárez a Vázquez, da Báñez a Molina - ma ricostruisce le dinamiche istituzionali e didattiche che hanno dato vita a un intero sistema di pensiero. Università, collegi e conventi diventano il cuore di una storia che intreccia dottrina e prassi, mostrando come la scolastica sia stata insegnata, trasmessa e trasformata in tre grandi fasi: la stagione creativa (1512/1517-1607/1617), il tempo del confronto serrato con scienza e Riforma (1607/1617-1665/1670) e l'epoca della ripetizione e dispersione (1665/1670-1773). L'indagine si apre alla pluralità delle scuole - tomiste, scotiste, bonaventuriane - e agli autori eclettici, senza trascurare il dialogo con pensatori come Erasmo, Galileo, Descartes, Newton, né le questioni al centro della riflessione: analogia, ente di ragione, prove dell'esistenza di Dio, primato di Cristo, Immacolata Concezione, secondo una prospettiva globale che supera i confini nazionali e riconosce alla "seconda scolastica" il suo ruolo nella storia del pensiero moderno. Il volume si conclude con l'analisi della "terza scolastica" (1773-1965), fino alle riformulazioni ottocentesche e novecentesche in chiave neo-tomista promosse dalla Chiesa cattolica dopo l'enciclica Aeterni Patris (1879) e alla stagione critica del Novecento post-conciliare.
Mentre il primo tomo del volume "Mistero ed ermeneutica" trattava di mito, simbolo e culto, tre forme attraverso le quali l’uomo si apre al mistero della Realtà, il secondo tomo è dedicato alla fede, all’ermeneutica e alla parola come espressione di questa apertura. La prima sezione si articola intorno alla fede, alla sua natura, e cerca di rompere la monopolizzazione della fede ad opera di una certa sua interpretazione ristretta. Solo il carattere simbolico delle parole e il loro uso in senso mitico può vincere la tendenza della nostra ragione ad arrogarsi il monopolio sul significato delle parole. La seconda sezione cerca di applicare l’ermeneutica ad alcuni dei problemi presenti nell’odierno incontro tra religioni e nel confronto tra le varie visioni del mondo. Lo sforzo qui è di integrare le interpretazioni, dettate dalla situazione contemporanea, della cosiddetta teologia fondamentale. Da questa prospettiva ermeneutica viene esaminato un esempio fornito principalmente dalla religione cristiana. L’ultimo capitolo analizza un aspetto importante di ogni religione, che sembra essere stato spesso indebitamente trascurato. La secolarizzazione e la religione trovano certamente un punto di incontro nel sottolineare l’importanza non solo della liberazione, ma della libertà. La terza sezione è composta da quattro testi che affrontano il tema del rapporto tra Uomo, Realtà e Parola, ciascuno da una particolare prospettiva.
La questione della parità di genere non è una "moda" destinata prima o poi a essere superata: ha a che fare con la qualità della democrazia e della società che vogliamo affidare alle future generazioni. Proprio intervenendo su questo terreno, con scelte concrete, volute da donne e uomini insieme, si può innescare un processo virtuoso capace di incidere anche sul drammatico fenomeno della violenza contro le donne e dei femminicidi. La consapevolezza della pari dignità e la pratica della parità di genere, a tutti i livelli della società, civile, ecclesiale e politica, è il passo fondamentale per sconfiggere la cultura del possesso e del dominio da cui si generano comportamenti delittuosi e di cui si alimentano relazioni predatorie. Ecco dunque lo scopo di questa pubblicazione, che esce a ottant’anni dall’Assemblea Costituente e dal primo voto delle donne: suscitare riflessione, dibattito e confronto sul tema, nei gruppi informali, nelle comunità, nei luoghi di formazione e negli ambiti istituzionali. Per poi dare vita a modelli di convivenza e pratiche nuovi, capaci di vera inclusione e pari opportunità per ogni individuo, rimuovendo le cause che «di fatto» (come sottolinea la nostra Costituzione) lo impediscono.
Il libro, primo frutto di un lungo e appassionato confronto di Italo Mancini con il pensiero kantiano, nasce con l'intento da lui stesso espresso di una "iniziazione filosofica" a Kant, che ruota attorno al tema di Dio e della sua conoscenza. Questa limpida introduzione riporta il discorso di Kant a una vivace attualità, che incrocia le questioni della conoscibilità di Dio e del male radicale, del legame tra religione e morale, della tolleranza religiosa. Si delineano il profilo e l'originalità di Mancini filosofo della religione, che attraverso Kant offre un modello di teologia pensante. In Appendice le annotazioni e le sottolineature presenti sulla Bibbia usata da Kant. Introduzione di Andrea Aguti.
Il volume raccoglie tre saggi di Italo Mancini (1925 -1993), tra i filosofi più significativi del Novecento italiano, passato dalle ricerche di ontologia fondamentale all’elaborazione di una filosofia della religione intesa come ermeneutica della rivelazione e come epistemologia teologica (o coscienza critica della teologia). Un intenso e rigoroso itinerario, che ha avuto una lunga gestazione, del quale non sempre si sono colte le molteplici implicazioni teoretiche, metodologiche e spirituali nel mondo della cultura e in quello della fede. La preziosità di questi tre scritti del grande filosofo urbinate, da tempo non più reperibili, risiede anzitutto nel portare alla luce alcuni aspetti fondamentali e ancora poco conosciuti della sua ricca riflessione: da una sintetica e densa trattazione dell’ermeneutica nel suo sviluppo storico recente, all’approdo ad una originale strutturazione della medesima che offre alla filosofia la possibilità di interpretare la religione senza dissolverla, ma rispettandone la sua essenza rivelativa, portando in evidenza il tema della prassi, «dell’efficacia pratica come momento della verità della religione». In questa prospettiva si colloca l’intervento finale dedicato alla questione, tuttora viva, della demitizzazione biblica, con particolare riferimento alla celebre proposta esegetica di Rudolf Bultmann, della quale Mancini ne chiarisce la portata, ma anche i limiti, sottolineando il pericolo di una dottrina minata da un irrimediabile riduzionismo di una fede senza dogmi da credere, leggi da osservare, riti da compiere, futuro da costruire.
Questo volume è un'introduzione alla metafisica intesa come scienza dell'essere. Più precisamente, il testo vuole introdurre alla filosofia prima nella forma di un manuale di carattere fondamentale. Come pensare che l'uomo possa sul serio rinunciare ad impegnarsi in un'indagine sul significato complessivo della sua vita? E questo non implica inevitabilmente interrogarsi sul fondamento ultimo della vita, e del mondo in cui la vita è inserita? Questa indagine porta con sé, necessariamente, la riflessione sull'intero, sulla totalità dell'essere, e, con ciò, il pensamento dell'essere in quanto tale.
Un libro che farà certamente discutere. Un saggio che, per decisione dell'autore e per fortuna del lettore, non traccia esplicitamente una dottrina ma riassume un'esperienza e analizza una situazione, quella di una società ormai fondata sui principi frivoli ed effimeri che non lasciano più spazio ad una morale fondata su principi e valori condivisi. In questo quadro qual è il ruolo del credente anche non cristiano? Quale contributo può ancora dare la religione ad una società che è figlia del materialismo e del consumismo, in cui tutto si usa e tutto si getta? Come si può riaffermare il bene comune?

