Bruno Forte, in poche pagine, traccia le line fondamentali dell'eredità spirituale di Benedetto XVI, condividendo anche una lettera, intima e personale, che il Papa teologo gli aveva scritto per spiegargli le motivazioni che lo avevano portato a lasciare il ministero petrino e a ritirarsi nella meditazione e nella preghiera.
L'Autore consegna ai lettori un intenso profilo di Benedetto XVI che riprende il suo percorso teologico e il messaggio delle encicliche. Propone, poi, gli elementi fondamentali che lo caratterizzavano, lo stile, la fede e l'umanità, come le chiavi per coglierne il pensiero nel grande valore che conserva come eredità preziosa per la Chiesa e per la famiglia umana. Il testo si chiude con la bellissima preghiera che il Papa scrisse a un anno dalla Sua visita al Santuario del Volto Santo di Manoppello.
Chi fu davvero Gesù di Nazareth, il giovane predicatore della Galilea che con la sua prima venuta ha cambiato per sempre la storia del mondo? Quale significato può assumere, per l'umanità del terzo millennio, il Regno di Dio che Egli ha annunciato? Ed è possibile che fenomeni della nostra epoca, unici e diversi, come gli sconvolgimenti climatici, l'accelerazione esponenziale della tecnoscienza, l'esplosione demografica, l'apostasia dell'Occidente, gli scandali nella Chiesa e gli avvistamenti di Ufo nei cieli, abbiano qualcosa a che fare con il messaggio profetico di Gesù? E inoltre: è plausibile che riusciremo a potenziare le nostre capacità fisiche e cognitive fino a raggiungere da soli, con i prodigi della scienza, una felice immortalità, come promettono i moderni profeti del transumanesimo, o accadrà prima, secondo quanto affermano le Sacre Scritture, un evento cosmico trascendente che trasformerà radicalmente le nostre esistenze? Questo libro vuole offrire delle risposte a queste domande, indagando il più grande dei misteri, quello che illumina tutti gli altri: l'Èschaton, il futuro ultimo, decisivo, che si manifesterà, come un nuovo inizio, alla fine della storia universale. Gesù di Nazareth duemila anni fa lo ha rivelato ai suoi discepoli. Oggi, in un mondo stregato dalla tecnica e inondato da tragedie e ansie "apocalittiche", questo futuro è l'unica speranza che ci invita a vivere il presente con audacia e fantasia.
"Il centro vitale della fede cristiana è il Verbo incarnato (cf. Gv 1,1-18), la sua relazione con il Padre e lo Spirito Santo, il vincolo di amore consolidato con l'umanità e l'intero creato. La passione che caratterizza lo studio teologico relativamente alla dimensione storico-culturale nei confronti del Galileo non vuole suscitare maggiore adesione al messaggio da lui proposto, quanto comprendere sempre meglio la portata delle sue parole e della sua opera. Esse rappresentano un'unità inscindibile con la persona divina-umana di Gesù di Nazaret, riconosciuto e confessato Cristo dalla comunità dei discepoli». dalla Prefazione di Mons. Domenico Battaglia. «L'essenza di questo libro è contenuta nella citazione in capite, tratta dal Vangelo secondo Giovanni: "Se tu conoscessi il dono di Dio". Un'espressione presente nel dialogo tra Gesù e la Samaritana al pozzo (cf. Gv 4,1-42). In questo invito c'è l'indirizzo, la bussola, la strada del percorso cristologico offerto dall'autore che ricorda a tutti la vera dinamica di ogni processo conoscitivo proposto dalla teologia. Chi più si avvicina a Dio, anche grazie all'approfondimento speculativo del dato rivelato, sente maggiormente la responsabilità e la cura per ogni dimensione umana, per ogni persona». dalla Postfazione di Carmine Matarazzo.
Vladimir Solov'ëv, tra i massimi filosofi russi dell'Ottocento, più giovane di Dostoevskij di oltre trent'anni, ne fu il grande discepolo spirituale, tanto che Anna Dostoevskaja paragonò il rapporto tra il giovane filosofo e il marito con quello del monaco Zosima con il giovane Alësia de I fratelli Karamazov. Tra il 1881 e il 1883 scrisse tre discorsi in memoria di Fëdor Dostoevskij, nei quali la sola questione che gli sta a cuore non è riferita alla sua vicenda personale, né alla critica delle sue opere, ma da quale idea fu ispirata tutta la sua opera: «A me pare che non sia lecito guardare solo e semplicemente a Dostoevskij come a un autore di romanzi, come a un letterato dotato di talento e d'intelligenza. C'era in lui qualcosa di più grande, e quel "di più" dà luogo alle sue peculiari caratteristiche e aiuta a spiegare l'azione ch'egli esercita sugli altri». In occasione del bicentenario della nascita di Fëdor Dostoevskij, rileggere il ritratto spirituale di un amico e discepolo, onora la memoria di «un apostolo e di un profeta che come nessun altro nella letteratura russa, è riuscito a dischiudere ai suoi contemporanei sino a noi oggi la bellezza della fede cristiana» (Hilarion di Volokolamsk, dalla Prefazione).
Settimane 18-25, anno dispari. Un percorso di lectio divina": le preghiere antiche sono riproposte e ripresentate in una veste nuova e affascinante, non meramente religiosa e teologica, ma con sguardi ad altre discipline antropologiche e agganciandosi alla sensibilita e alla condizione sociale contemporanea. Tutto l'anno liturg ico e`scrupolosamente seguito e sequenziato. La collana rappresenta un contributo spiritu "
Un piccolo libro per conoscere, attraverso la narrazione del simbolo degli apostoli, i principali contenuti della fede cristiana. Età di lettura: da 6 anni.
Dio solo stabilisce il nostro cuore nella pace. La pace è il vero miracolo per la nostra umanità. Ne abbiamo bisogno come l'acqua e come l'aria, ogni giorno.
La Vita di Cristina l'Ammirabile assomiglia a un romanzo gotico di Italo Calvino. La principale differenza con Il barone rampante sta nel fatto che la Vita è stata scritta nel 1232, otto anni dopo la morte della protagonista. I prodigi di Cristina erano conosciuti pubblicamente in tutta la regione sino a Liegi; le folle erano accorse per vederla arrampicarsi sulla cima degli alberi o sulle colonne delle chiese, infilarsi nei forni in cui ardeva la legna, o rimanere per settimane intere in inverno immersa nella Mosa ghiacciata. Cristina era u/Volumes/SSD500 macmini ufficio/System/Volumes/Data/Users/macminiufficio/COPERTINE-ABSTRACT/abstracts/ultimi_abstracts/978887962418.txtna delle numerose donne della diocesi di Liegi di cui parlano i documenti poco dopo il 1200, indicate di solito con l'espressione latina "mulieres religiosae". La loro vita ruota attorno al desiderio di santità, in linea con un modello evangelico; sono anche donne libere, il cui gesto fondatore è stato quello di sciogliersi dalla tutela del clero per rivendicare l'autonomia di una via femminile di accesso al divino; sono frequentemente soggette ad esperienze estatiche. Cristina, pur molto conosciuta, solo raramente è stata posta al centro dell'attenzione: quando il racconto della sua vita non viene tacciato di affabulazione, allora è il comportamento della protagonista ad essere interpretato come frutto di disturbi mentali. Il punto di vista di questo libro è differente: l'invito è quello a mettere da parte l'incredulità di fronte al racconto di fenomeni inverosimili.
Anche in questo caso si rivela più feconda una lettura benevola delle fonti, una volta che siano state passate al vaglio della critica documentaria.
Sono uscito di casa e mi sono messo in strada, sulla "Via di di Francesco". Ho chiuso la porta alle spalle con uno zaino di pochi chili, dicendo a me stesso: «Quello che mi serve per i prossimi giorni sta tutto qui dentro».
E nove giorni di cammino sono diventati nove parole, nove modi per cercare e custodire nella vita quotidiana qualcosa che passo dopo passo mi è rimasto tra le mani, come un'eredità preziosa.
Nove parole o forse nove passi, quelli che danno sostanza alla vita
MARCO BOVE è sacerdote della Diocesi di Milano dal 1987. Ha lavorato nella formazione dei giovani preti sino al 2007 quindi è stato parroco Milano. Attualmente è presidente della Fondazione Sacra Famiglia Onlus, che da oltre 120 anni si prende cura di persone fragili; è assistente di Fede e Luce, associazione che riunisce oltre 1600 comunità in più di 80 paesi, formate da persone con disabilità mentale e da familiari e amici.
Il libro tratta un argomento profondamente attuale: una corrente di pensiero francescano che, attraverso un vigoroso bisogno di semplicità e di ritorno all'essenziale, continua a ispirare il mondo delle arti contemporanee, letteratura, cinema, teatro, arti plastiche e fotografia - delineando un immaginario della povertà. Come spiegare l'interesse, a volte la passione totale di personalità tanto diverse, italiane e francesi, per san Francesco, figura di un Medio Evo lontano, nomi come Palazzeschi, Pasolini, Fo, Merini, Pistoletto oppure Delteil, Cheng, Bobin o Simone Weil. Frutto di un lavoro di ricerca decennale, il libro esplora l'attualità del Poverello di Assisi: la figura di un santo gioioso, il primo poeta della lingua italiana, l'inventore di un sentimento medievale della natura, colui che fu all'origine di una rivoluzione mentale oggi resa cruciale dalla crisi esistenziale e ambientale della nostra società.
Il piccolo Giulio ha la mamma malata di depressione, Cloe invece il papà. Perché i loro genitori sono sempre tristi? Perché non giocano più con loro? Giulio e Cloè non capiscono: quello che sta succedendo sarà colpa loro? Il libro presenta ai bambini il difficile tema della depressione dei grandi, subdola malattia che rovescia un carico di dolore anche sui figli, soprattutto se piccoli, perché arrivano a pensare di averne qualche colpa. Le voci dei due piccoli protagonisti, con i loro perché e dubbi, si alternano alle spiegazioni dei grandi, che mediano ai bambini alcuni concetti importanti: in che cosa consiste questa malattia, quali sono i suoi meccanismi, come si può guarire, come stare accanto a mamma o papà. Età di lettura: da 6 anni.
Non è raro percepire sfiducia verso la politica. Cosa ci ha portati ad averne un'idea scadente? Perché la nostra partecipazione alla vita pubblica è sempre più limitata? Questa la domanda degli autori, giovani con la passione per la buona politica. A partire dai diciassette obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell'Agenda Onu 2030, il testo vuole riscattare la politica perché sia costruttiva e a servizio dei cittadini. Per questo viene proposto uno stile differente impostato sulla necessità di leggere la complessità, di pensare globale e agire locale, di dare voce a chi non ne ha e di favorire la nonviolenza attiva in un clima di dialogo. Gli obiettivi? Promuovere lo sviluppo sostenibile, abbattere i pregiudizi con un'informazione pulita e coinvolgere tutti per aprire strade nuove.