Scegliendo il nome di Francesco, papa Bergoglio scelse una visione di Chiesa e di mondo decisiva per il terzo millennio: seppe discernere e indicare la via per vivere il cristianesimo secondo lo stile francescano di amore per i poveri, impegno per la pace, semplicità, umiltà, trasparenza, forza, concretezza e coerenza. CredereOggi si interroga sull’eredità lasciata da papa Francesco con il suo stile di vita "francescana", prima ancora che con le scelte concrete magisteriali e riformiste. Quali trasformazioni, in nome di san Francesco d’Assisi, si riconoscono nelle scelte riguardanti dottrina sociale, dialogo, visioni ecclesiologiche, spirituali, culturali e socio-politiche (povertà, ecologia integrale, potere, riforma, fraternità)? Il francescanesimo di papa Francesco ha segnato uno stile di pontificato e di Chiesa. Ha anche avviato un modo nuovo di leggere il francescanesimo oggi?
Qual è la via più efficace per reimpostare il delicato rapporto tra ragione e fede? Nel giocare la partita del confronto culturale con la modernità, la Chiesa ha sempre avuto a disposizione due squadre: la "titolare" e la "riserva". Per lungo tempo è scesa in campo di preferenza la "prima squadra", che ha fatto uso dello schema aristotelico-tomista e si è avvalsa della geniale regia dell'Aquinate; essa ha posto la verità a fondamento dell'Essere e ha considerato la ragione quale strumento capace di raggiungerla. Che sia giunto il momento di schierare la "squadra di riserva", quella di indirizzo francescano? Sorto nella Chiesa grazie al genio di Francesco d'Assisi, sviluppato lungo i secoli da molti dei suoi figli e portato alla ribalta da papa Francesco, il "pensare francescano" mostra la sua attualità e suscita un crescente interesse perché non enfatizza il peccato originale ed è più propenso ad ascoltare le esigenze del cuore e a mantenere la ragione aperta alla luce della fede.
"I Fioretti sono una meravigliosa raccolta di miracoli e di episodi della vita di san Francesco e dei suoi primi compagni. Sono scritti in volgare toscano, alla fine del Trecento. Lo stile è semplice, narrativo, mistico, gioioso, popolare, pedagogico e morale, e vi si intravede un grande influsso della letteratura dei frati spirituali, il movimento all'interno dell'Ordine più rigoroso sulla Regola di San Francesco". (Dal Commento di fra Emiliano Antenucci)
Fede, speranza e carità sono tre virtù che oggi, in una società dominata dal vuoto e dal non senso, appaiono superate. Al contrario, l'Autore le presenta come tre vie per la libertà, per ritrovare Dio, sé stessi e gli altri. La fede non nasce dalla paura, ma in risposta all'amore di un Dio che mi ama più di quanto io ami me stesso. Ma la fede da sola non basta: nei momenti difficili può aprirsi alla speranza, che è aspettarsi da Dio ciò che non ci si può aspettare da nessun altro, perché solo lui è affidabile. E, allora, si può smettere di avere paura e si comincia ad amare; questa è la carità: amare sé stessi e gli altri come si è amati da colui che è Amore.
È difficile affrontare il tema degli abusi e delle violenze sessuali nella Chiesa. Eppure è necessario. Per giustizia verso le vittime e per evitare che si ripetano. C'è già un patrimonio di conoscenze che può essere condiviso. Esso getta luce sulle cause strutturali grazie alle quali le violenze e gli abusi si realizzano: la gestione del potere, la sessualità, la formazione dei candidati al sacerdozio e dei battezzati, il rapporto con la giustizia e il perdono, la rilettura del passato. Sono temi cruciali per la vita del credente. Affrontarli porterà ad alcuni cambiamenti e a camminare più speditamente verso una vita ecclesiale trasparente, in uno stile più conforme al Vangelo.
L'Esposizione della predicazione apostolica è uno tra i più importanti scritti delle origini cristiane: si tratta dell'opera della piena maturità di Ireneo di Lione - è citato il trattato Contro le eresie: già redatto, dunque, quando fu composto questo testo -, e qui viene tentato, per la prima volta, il singolare esperimento di un catechismo per chi è già battezzato. L'Esposizione presenta una struttura attentamente progettata: dapprima la regula fidei, il Credo, e poi l'intera storia della salvezza - con le sue profezie. Al culmine di tutto Ireneo pone il fine provvidenziale di tutta questa vicenda: «Perché l'uomo fosse a immagine e somiglianza di Dio». Si tratta di un imponente lascito spirituale, una sorta di testamento ideale e religioso di uno tra i più influenti autori cristiani delle origini, rivolto non ai "teologi di professione", ma a tutti i battezzati, per ricordare a ciascuno la bellezza della fede professata in Cristo. Questa edizione è la prima di una versione del testo armeno, totalmente rivisto, pubblicata in italiano con testo a fronte in armeno.
Matteo Galloni, in questo libro assai ben documentato, riesce a farci scoprire e gustare il genio di Clemente Alessandrino che ha contribuito, insieme a Panteno e Origene, all'elaborazione di una nuova cultura di eccellenza utilizzando le categorie della filosofia greca che saranno, in seguito, necessarie per le formulazioni dogmatiche dei vari Concili Ecumenici. Galloni ci aiuta a comprendere che la Scuola di eccellenza di Alessandria era una comunità di vita che, utilizzando le categorie filosofiche, ci apre le profondità del mistero cristiano e ci divinizza realizzando qui in terra la familiarità perché il Logos ci genera figli/e dell'eterno Padre tramite lo Spirito Santo. Clemente nel Protrettico (Esortazione), si inserisce nel solco di una tradizione consolidata (si pensi al Protrettico di Aristotele o all'Hortensius di Cicerone che tanto colpì il giovane Agostino), ma l'Esortazione centrale si manifesta irrompendo sin dall'inizio con forza: «Il Verbo (Logos) di Dio è divenuto uomo affinché anche tu da un uomo apprendi in quale maniera un uomo diventi Dio» (Pr I,8,4). L'attualità del testo è allora evidente perché siamo invitati a iniziare una nuova vita liberandoci dalle varie forme di idolatria che da duemila anni schiavizzano l'essere umano. Clemente e Galloni si augurano che, progredendo nella lettura, ci sentiamo elevati, trasformati e chiamati a costruire insieme, animati dal Logos divino, una nuova cultura di amore, pace, libertà, solidarietà e fratellanza per rendere noi e il creato sempre più belli (kalòs) e buoni (agathòs) per vivere la felicità eterna già qui ora in terra! Prefazione di Sergio Zincone.
In Mongolia i cristiani rappresentano una minuscola minoranza della popolazione. La Chiesa cattolica locale, fondata dopo la caduta del regime comunista, è una delle più piccole al mondo. In questo reportage d’inchiesta, la giornalista Marie-Lucile Kubacki segue il cardinale Giorgio Marengo in una duplice ricerca: comprendere come i cattolici vivano la loro condizione minoritaria in un contesto asiatico plurireligioso e interrogarsi su ciò che questa Chiesa nascente può suggerire a un Occidente sempre più secolarizzato. Tra steppe sconfinate, montagne innevate e ger trasformate in luoghi di culto, emergono storie concrete: donne e uomini che scelgono il battesimo in un ambiente sociale e familiare talvolta complesso, missionari che annunciano il vangelo con discrezione e umiltà, comunità ancora fragili ma in crescita. Come un germoglio nella steppa, questa Chiesa prende forma lentamente, nella sobrietà e nell’essenzialità. Un racconto che interpella anche chi non crede: cosa rimane quando una fede si spoglia di ogni abitudine, di ogni potere e struttura consolidata, di ogni conforto culturale? Forse proprio l’essenziale. E quell’essenziale, nelle steppe mongole, ha ancora un volto umano.
Il saggio approfondisce la concezione panikkariana della mistica come esperienza integrale della realtà, nella quale il divino, l’umano e il cosmico si compenetrano in un’unica visione non dualistica. Attraverso categorie centrali come l’intuizione cosmoteandrica, la differenza simbolica e l’advaita, Panikkar supera la frammentazione del pensiero moderno e propone una sapienza che riconcilia filosofia, religione e vita. La mistica, intesa non come fuga ma come pienezza dell’essere, diventa linguaggio del silenzio, apertura al Mistero e via di liberazione dall’ego. In questa prospettiva la contemplazione e l’ortoprassi coincidono, indicando un cammino di conoscenza trasformativa, capace di restituire alla filosofia la sua dimensione sapienziale e all’uomo contemporaneo la consapevolezza del proprio radicamento nel divino.
"Apoftegmi dalla Natura. Terra" non è un libro, ma un'esperienza. Qui il concetto di libro nella sua struttura classica come supporto di pagine da leggere viene superato nel concetto di vissuto, di relazione: il presente libro non è più soltanto un testo da leggere, ma un testo da vivere. Com'è possibile questo? In primo luogo, al suo interno sono inserite delle musiche (Audio-Apoftegmi), per cui il libro si presenta come un testo da ascoltare. In secondo luogo, sono inserite al suo interno anche delle illustrazioni strutturate secondo un percorso icastico: nello sfogliare il libro, la persona si trova calata in un cammino corredato da incontri figurati dalle stesse illustrazioni. In ultima istanza, sotto ogni apoftegma sono presenti degli spazi lasciati appositamente per chi si accosta a «leggerli», così da permettere al lettore-ascoltatore di scrivere, abbozzare, disegnare ciò che gli stessi frammenti gli hanno provocato, rivelandosi così un taccuino oltre che un libro. Dunque, chi acquista "Apoftegmi dalla Natura. Terra" in realtà non sta acquistando un libro, ma un'esperienza.
In occasione dell'VIII centenario della morte di san Francesco d'Assisi, questo libro offre uno sguardo ecumenico molto prezioso su un versante in gran parte ancora sconosciuto, uno sguardo teso a riscoprire e ricomprendere il suo genio spirituale alla luce della grande tradizione cristiana orientale e della teologia ortodossa greca. Sono gli stessi Ortodossi a riconoscere in lui un profeta unico che testimonia l'anima indivisa di tutta la cristianità diventando di fatto il punto in cui s'incontrano le due anime culturali e spirituali della cristianità, quella latina e quella bizantina. San Francesco è certamente il santo occidentale più popolare e più amato nell'Ortodossia, sia greca che slava, anche in ragione delle molteplici affinità con le loro forme più tipiche della vita ascetica e della santità. Queste pagine, che raccolgono i frutti di alcune importanti ricerche avviate dall'Autore già da quasi un trentennio, intendono offrire un contributo significativo alla riscoperta di san Francesco come maestro di riconciliazione, profeta e simbolo di unità tra Oriente e Occidente. Così Francesco ci indica la via dell'unità dei cristiani, a partire dalla riscoperta del comune patrimonio spirituale, ascetico e mistico. Questa comunanza non è solo una promessa, ma anche un impegno e una responsabilità: siamo chiamati, sulle tracce di Francesco a essere icone del mistero, della profezia, della nostalgia dell'amore di Cristo, fino a rispecchiarci pienamente in Lui.
Sono pagine nate dall’ascolto e dall’incontro, frutto di una vita dedicata all’azione pastorale animata dal dialogo ecumenico e dalla conoscenza reciproca con i fratelli ortodossi. L’Autore ci invita a entrare dentro questa esperienza di fede con sincerità e curiosità per conoscere più a fondo e da vicino le relazioni tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa in Grecia. È un invito a lasciarsi interrogare da una testimonianza che non pretende di avere risposte definitive, ma che desidera offrire un contributo autentico a una strada di comunione che ancora oggi continua a sorprendere e a sfidare.